Blu oscuro

Guardava il mare, una ininterrotta successione di creste di spuma bianche su un blu oscuro. Tirava vento.
Qualcosa danzava su quelle onde di merletto severo. Un detrito, spazzatura come ne vedi tanta. Anche in mare aperto, come ora. Pozze oleose, sacchetti con nomi di supermercato stinti. Rami. Bottiglie senza nessun messaggio salvo quello del disprezzo.
Giù dalla fiancata, a guardare, era un abisso, che scendeva dove la luce non arrivava mai, chilometri sotto. In qualche maniera quella pressione immensa, in grado di piegare il metallo e schiacciare gli uomini sembrava risalire come l’oscurità di una notte senza luci e senza stelle nel suo animo. Senza fondo sembrava il mare, e l’ombra della nave l’oscurava ancora di più.
Il detrito si avvicinava. Un ciuffo d’alghe? Qualcosa di piccolo, rosa. Una bambola.
Cosa fa una bambola in mezzo al Mediterraneo?, si chiese. Chissà quale bimba l’avrà perduta. Si immaginò la scena, la manina distratta che si apre, il giocattolo che precipita verso il blu ed è già lontana dal pianto. Perduta.
Ripensò a quei bambini su una spiaggia assolata, non molto tempo prima, fradici di onda, incapaci persino di versare lacrime ormai. Lontano da casa, così lontano che non avrebbero saputo neanche indicarne la direzione. Per i più piccini neanche ricordo. Attraverso il mare, attraverso tanti inferni di sole e sabbia e bombe e odio e fame e sete. Ricordò come una delle piccole stringesse al petto una bambola, anzi, la testa staccata di una bambola. Un tesoro trascinato attraverso inimmaginate distanze, e perciò inestimabile.
Non per la prima volta, si chiese perché tutto ciò avvenisse. Si ricordò di popoli antichi e meno antichi, partiti in cerca di vita e che avevano trovato la morte. Nel freddo, nei fiumi, nei deserti, in navi trasformate in cimiteri. Sempre in fuga da qualcosa, o alla ricerca di qualcosa. Contro mani tese a fermare, contro parole e fucili e spade, tempeste, mari di un blu oscuro.

Ancora una volta si chiese se quel fiume di uomini in cammino con la sua scia di corpi morti fosse nel conto delle cose, inevitabile come una la pioggia che non vorresti, o fosse voluta, studiata, pensata. Se le barche fossero colme di agnelli mandati a morire in un consapevole sacrificio. Per dissuasione. Per odio. Per denaro. Per potere. Ancora una volta si domandò come fosse possibile mandare una bambina con una testa di bambola cieca stretta in un abbraccio nell’abbraccio di queste vedove onde vestite di merletto e luttuoso buio.
Quale genere di uomo è un uomo del genere, che non accarezza capelli, che spinge, che chiude, che non fa niente, che senza lacrime uccide e guarda morire?

Il bambolotto ormai era vicino, venne preso dalla spuma alzata dalla prua, si rigirò a mostrare il suo volto bianco e cieco.
Stette a guardarlo danzare, ammutolito d’orrore e consapevolezza. Braccia e gambe e voce incapaci a muoversi, appesantiti come da tre chilometri d’acqua, schiacciati nel fango dell’abisso buio. Solo gli occhi seguivano il corpicino che ora si allontanava, era sempre più distante, avvolto da onde bianche di schiuma e da un mare di un blu oscuro.

stock-footage-ocean-waves-storm

Advertisements

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 20 aprile 2015 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. lavitasempreintorno

    Amen

  2. Terribile ma, nela Sua resa artistica, anche di una bellezza commovente.
    Poi, le mani saranno anche “tese a fermare” quel rigurgito della spietatezza umana più ignobile e ingiustificabile che si possa concepire, ma gli squali che ultimamente si ripoducono nel “Mare Nostrum” con inusitata prolificità sembrano molto meno schizzinosi, visto che si spingono fino a lambire quelle mani tese da vigili del traffico marittimo fin sull’orlo delle nostre spiagge liguri e laziali, nel bel mezzo della ‘movida’ estiva.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: