Noi, fratelli

Ormai è diventato abbastanza evidente che quelli più massacrati, in giro per il mondo, siamo noi cristiani. Massacrati in senso letterale: bruciati vivi, buttati a mare, se ci va bene soltanto sgozzati. Da queste parti è qualche annetto che lo si dice, ma forse non morivamo in modo abbastanza spettacolare. Poi ci sono altre categorie che si dicono trattate male e per carità, è così devastante che c’è apparentemente bisogno di leggi speciali e trasmissioni televisive e corsi nelle scuole per sensibilizzare tutti. Per noi cattolici spesso le trasmissioni tivù e le lezioni a scuola sono invece occasione per venire diffamati un altro po’, ma di fronte allo sterminio di cui sopra non viene neppure da lamentarsi. A noi urlano contro, gettano cose e picchiano anche se stiamo in silenzio a leggere, figurarsi se parlassimo ancora.

Quello che più mi colpisce è però il modo con cui vengono date certe notizie. “Cristiani uccisi da una bomba”, “cristiani arsi vivi”, “cristiani giustiziati”…molto impersonale. Quel tono con cui si parla di altri. Di estranei che fanno parte di uno strano culto di cui talvolta si è sentito parlare. “Ah, sì, cristiani, una volta ne abitavano anche vicino a me”. “Sai, ne avevamo uno in ufficio, qualche anno fa. Andava anche a Messa”. “Cristiani? Ma ce ne sono anche qui?”
Perdonate, ma sembra che i giornalisti di video e carta stampata che danno queste notizie siano tutti cresciuti nella Russia sovietica. Pare sia tutta gente che com’è fatta una chiesa l’abbia visto solo su internet. E magari è vero.

Da queste parti, invece, quei morti ci piace ricordarli come fratelli.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 17 aprile 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. lavitasempreintorno

    L’ha ribloggato su lavitasempreintornoe ha commentato:
    Tutti i morti sono uguali.
    Alcuni, molti a quanto pare, sono meno uguali degli altri.

    Giorg Oruell jr

  2. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    “Perdonate, ma sembra che i giornalisti di video e carta stampata che danno queste notizie siano tutti cresciuti nella Russia sovietica. Pare sia tutta gente che com’è fatta una chiesa l’abbia visto solo su internet. E magari è vero.

    Da queste parti, invece, quei morti ci piace ricordarli come fratelli.”

  3. “Quello che più mi colpisce è però il modo con cui vengono date certe notizie. “Cristiani uccisi da una bomba”, “cristiani arsi vivi”, “cristiani giustiziati”…molto impersonale. Quel tono con cui si parla di altri.”

    Mmmmh, secondo me sei diffidente in maniera ingiustificata. Al contrario, le notizie date in questo modo sono fatte per aumentare l’empatia nel pubblico (è difficile interessare i lettori a drammi lontani) e/o per sottolineare una divisione facilmente comprensibile ed evocativa (cristiani/musulmani, noi/loro).

    Se l’obiettivo fosse quello che dici tu, leggeremmo piuttosto ‘Copti uccisi da una bomba’, ‘Giacobiti decapitati’, ‘Massacro di presbiteriani in Kenya’ (o, nel mondo protestante, ‘Cattolici perseguitati in Cina’) ecc. ecc.

  4. Quente, non mi pare proprio che le notizie vengano date per sottolineare una divisione facilmente comprensibile (cristiani/musulmani, noi/loro). Si trova infatti scritto: “cristiani uccisi dall’Isis, da estremisti, da Boko Haram, da terroristi ecc”. e mai, o quasi, da musulmani tout court come in teoria sarebbe corretto. Che poi le notizie siano date in questo modo per aumentare l’empatia nel pubblico mi risulta davvero difficile crederlo anche perché non trovo praticamente mai all’interno degli articoli ulteriori elementi che vadano in questa direzione. Riusciresti per favore a citami almeno un esempio? Scegli tu il giornale tra Repubblica e il CorSera.

  5. levesloquuntur

    Siamo generazioni cresciute giudicando padri, nonni o bisnonni per aver permesso, per non aver fatto niente, e abbiamo giudicato anche chi ha fatto tutto il possibile, ma ha dovuto farlo di nascosto, trovandosi esposto. Non sarebbe mai più accaduto, per questo ricordiamo e commemoriamo. Invece si è ormai compiuta la pulizia etnica in gran parte di Siria ed Iraq (e lo scempio prosegue e dilaga) senza che, pur non essendo noi direttamente esposti, facessimo assolutamente niente. Però non posso credere sia stata solo indifferenza generalizzata: c’è anche il sentimento d’impotenza di cui ha parlato il Papa, e questa impotenza ha delle nerissime responsabilità. Ci sono state scelte, a livello politico e dei mezzi d’informazione: è stata una frustrazione terribile per mesi e mesi (quando ancora si sarebbe potuta esercitare un’azione efficace) sapere in rete cosa accadeva e trovare puntualmente il telegiornale di prima serata reticente, chiassosamente puntato su qualsiasi altra notizia (alcune quasi sembravano suscitate o enfatizzate ad arte). Reticenza a cui si è recentemente cercato di tornare, con la scusa di non assecondare la propaganda islamista (la propaganda non è nelle notizie e nelle voci delle vittime da soffocare, ma nei siti dedicati di arruolamento: che ci voleva, se davvero si fosse voluto, perlomeno ad impegnare per tempo i nostri servizi in attività di contrasto e contropropaganda sul web?).
    Tuttavia, senza approfondire le ragioni di certe scelte politiche, l’acquiescenza che queste trovano nei mezzi di informazione, che sono fatti di persone, e nell’opinione di una parte della cittadinanza che davvero sembra indifferente, poggia su un sostrato ideologico, sull’automatismo ozioso che liquida volentieri qualsiasi crimine si compia soprattutto nei confronti di cristiani in quanto tali, come il contrappasso di presunte alterne vicende storiche. In proposito si parla da anni di “odio di sé” occidentale: a me sembra una formula equivoca, perché si tratta piuttosto dell’amore di sé particolare e individuale, il solito egoismo, per il quale prediligere il lontano al prossimo, il mondo alla patria, è molto più comodo e meno impegnativo; e questo vale pure dal punto di vista morale e religioso: la morale ricevuta è molesta e ti chiede conto, per le altre basta una generica graziosa tolleranza. Però l’insofferenza per la nostra propria matrice religiosa non se ne sta nell’alveo di un fenomeno normale, somma di esperienze e percorsi individuali, bilanciata da sentimenti ed esperienze di segno opposto, ma riceve impulso e alimento, in modo metodico, sistematico, continuo: una propaganda ideologica che ha sortito il suo effetto, rendendo un popolo estraneo a sé stesso.

  6. fratelli, fratelli che parlano con parresia, fratelli corraggiosi se solo se ne prendesse un pochino anche noi….

  7. @ Levesloquuntur, parole sante.

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