Dannate virtù – VI – Uomini speranzosi

Compagni demoni, lo so che è dura lavorare di questi giorni. Ma le feste che tutti gli anni i servi del Nemico mettono su per schernirci non ci devono distrarre dal nostro compito. Non dimenticate perché ci siamo riuniti oggi: perché io possa illustrarvi le maniere migliori per prendere la virtù della

6- Speranza

e insegnarvi ad usarla contro quel Cielo stesso da dove proviene.

Che è cosa non facile. Quante volte l’abbiamo provata, poveri noi, quell’orribile sensazione! Tu getti addosso agli uomini ogni sorta di male, distruggi quello che hanno di caro, aizzi contro di loro i peggiori tra i nostri accoliti; ti aspetteresti di trovarli devastati, di avere eliminato in loro ogni certezza di bene…e invece no! Continuano a sperare. Oh, il Nemico-che-sta-lassù li ha impastati bene di luce e carne. Vita e speranza si accompagnano.

Allora impariamo a farla usare male, quella speranza. Ci proveremo con una esercitazione pratica.

Ecco Tommaso, in custodia dai nostri tentatori da ventinove anni. Non trova lavoro, ed è appena stato lasciato dalla ragazza. Il demone che si occupava del suo caso ha tentato di fargli provare autocommiserazione e rabbia, ma i suoi consigli non stanno suscitando i risultati voluti. Il soggetto ha degli amici che lo sostengono e lo incoraggiano, e più cerchiamo di abbatterlo più questi gli sono vicini. Rischiamo di perderlo: si impone quindi un cambio di strategia. Cosa suggerireste? Avanti!

Come dici, Curcunnuto? Sussurrargli che tutto si aggiusterà comunque? Buona risposta. L’irragionevole certezza che alla fine andrà tutto bene è uno dei punti deboli dell’animo umano, e lo possiamo sfruttare a nostro vantaggio. Ma non basta, occorre essere più precisi. Altri?

Ha alzato l’artiglio il diavolo rosso in terza fila…Come? Sì, certo. Che sia tutto dovuto. Che il posto di lavoro arriverà in qualsiasi modo, anche se ha smesso di fare colloqui. Che troverà un’altra ragazza, anche se non prova neanche a cercarla. Che diventerà ricco. Che vivrà a lungo – sapesse!
Qui bisogna fare molta attenzione. Il Nemico provvede alle necessità quotidiana dei mortali, e quindi ciò su cui bisogna agire è…chi lo dice…esatto! La speranza che le cose si concretizzino esattamente come loro vogliono.

La speranza non di un posto di lavoro qualsiasi, ma quello dei desideri: non una donna qualsiasi, ma la donna come se la immagina nei sogni. Portarli a sperare, insomma, in una menzogna.
Per farlo dovranno ignorare ogni cosa che possa abbattere il loro ottimismo, rifiutare ogni cosa che non rientri in quanto immaginano. La pretesa di avere a che fare non con il reale, ma con un’immagine creata da loro stessi.
Sì, Zeblolaffo, proprio così: “Tu sei il meglio, e meriti il meglio”. Se li portiamo a pensare che devono sperare non perché c’è qualcuno che ha avuto misericordia del loro niente ma perché l’universo deve loro qualcosa, è fatta.

Questa della speranza come egoismo possiede altri vantaggi. Gli amici pronti ad aiutare, uno dei flagelli più grandi per la nostra impresa, saranno allontanati perché ritenuti inutili, e sentiti come nemici se osano far presente mancanze e ragionevolezza. La speranza altrui sarà vista come avversaria della propria. Il brutto, lo sporco, il cattivo semplicemente cesseranno di esistere per i nostri uomini speranzosi, se non come un fastidio da ignorare.

C’è altro su cui possiamo agire? Qualcuno vuole completare?

Speranza negli uomini? Giusto anche questo. Spingerli a credere che il tale personaggio politico, il tale principe possa realizzare quel paradiso terreno che si aspettano è uno dei nostri pezzi forti. Tutta la storia del Messia l’abbiamo gestita così. I nostri migliori talent-scout stanno sempre all’occhio per individuare colui al quale fare avere tutte le fortune, il divo da far seguire dal maggiore numero possibile di mortali verso l’inevitabile disastro.

Questa tecnica ha però alcuni inconvenienti.
Nell’istante in cui la persona in cui ripongono la speranza viene meno, a seguito della delusione provata i mortali possono intuire che non si deve sperare negli uomini. E’ un momento pericoloso, che si può evitare semplicemente…chi suggerisce?
Esatto. Facendoli sperare non in uomini, ma in qualcosa di più vago.
La scienza. Il futuro. Qualsiasi ideologia che abbiamo mai inventato.
Un’ideologia ha di solito una vita più lunga di qualsiasi mortale, ed è infinitamente più utile. Può essere mantenuta anche molto tempo dopo che si è dimostrata completamente sballata; anzi, ai nostri fini più è palesemente errata meglio è.
Gli umani vi si dedicano, e delegano ad essa la loro vita. Si fermassero un secondo e provassero a ragionare su cosa accadrebbe se quello in cui sperano si realizzasse davvero, sarebbero orripilati. Ma è una capacità che pochissimi mortali possiedono.

Continuano invece a sperare nelle cose terrene, invece che chiedere di avere la forza di realizzarle. Invece di affidarsi al Nemico confidano nelle cose che il Nemico fornisce. E’ un po’ come se mangiassero l’involucro del pacchetto invece del dolce che vi è contenuto. Pace, cibo, lavoro, futuro migliore: la loro speranza è tanto più forte quanto più debole è la loro fede, mentre dovrebbero andare a braccetto. E’ una speranza che corre ma rimane presto senza fiato, dato che si tratta di una specie di bugia pietosa. Non sono per niente liberati dall’angoscia, anzi, è dall’angoscia stessa che si nutre e cresce dalla loro speranza.

Tornando al nostro caso di studio, faremo aderire il nostro Tommaso a qualche bella associazione, circolo, movimento che si proponga di risolvere la situazione con iniziative e discorsi, sperando che basti cambiare il mondo perché tutto si metta ad andare bene. Convegni, cortei, manifestazioni: qualcosa a cui delegare il compimento dell’attesa, grazie alla quale possa evitare di paragonarsi seriamente con ciò che accade, e cambiare.

Abbiamo rimpiazzato la speranza nel Nemico con la speranza nel mondo. Quando fallirà, a chi credete che darà la colpa?

Proprio così. O, almeno, speriamo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 16 aprile 2015 su Dannate virtù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Forte, in chiusura, la genesi della “bestemmia”, sia pure in sordina, come d’altronde si addice ai mefistofele da convention in doppiopatto — pardon, in doppiopetto.
    Per il resto, è sempre attuale l’ammonimento di Geremia profeta: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”. E’ questo un motto che potrebbe suggerire una versione infernale dell’indomabile lamp(i)one redivivo.

  2. levesloquuntur

    VI? Meno male che hai quasi finito, Berlicche, fanno tutte un male cane queste tue lezioni…

  3. levesloquuntur

    …(ma sono ciascuna un capolavoro!)

  4. Se fanno male a leggerle, immagina a scriverle…era la ragione per cui avevo un poco smesso di praticare le lettere. Per fare le cose bene, devi pensare alla maniera migliore di fare il male. E poi ti stupisci del risultato.
    Comunque, tra poco si ricomincerà da I. Se riesco, indagherò su come pervertire le opere di misericordia corporale.

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