I delitti rassicuranti

Con questo articolo inizio la collaborazione a Pepe.

Non ci sembrava più possibile. Ci sembrava relegato alle gesta dei nazisti di ben prima che nascessimo, o alle imprese di pochi psicopatici. Il male come malattia mentale: anche Hitler era pazzo, no? E questo era rassicurante. Molto rassicurante.

Il male si può curare. Quel poco male che c’è, quel male che forse non c’è. Nessun bisogno di scaldarsi. Quello che avevamo nel cuore non era davvero male. O forse lo era, ma era solo una questione di educazione, di rapporti. Perché nel caso potevi venire rieducato. Potevi venire curato, se ti comportavi male. In molti casi non era neppure necessario. Perché quello che un tempo veniva chiamato male, in fondo era una questione di scelta. Un diritto, in alcuni casi.

No, il male non esisteva realmente, era una costruzione sociale. Colpa dei ricchi, o forse no, dell’ingiustizia, o della religione. Ecco, era certamente così. Colpa della religione, che con la sua nozione di peccato aveva inquinato le nostre scelte. Aveva cercato di convincerci che esistono i buoni e i cattivi, che le nostre scelte non sempre erano buone. Cazzate, cosa si decide è sempre buono, se non infrange la legge. Nel caso, si può multare.

La soluzione al problema del male? Eliminare quelle costruzioni obsolete. Niente male, niente problema. Immagina se non ci fosse il paradiso, o l’inferno, solo il cielo sopra di noi. Questo Lennon lo cantava pure in parrocchia.

Il problema del male con questo ci sembrava risolto. Non c’era il male, solo il comportamento antisociale di pochi politici, alcuni dittatori irrecuperabili e sicuramente pazzi, nostalgici nazisti e fascisti, e dei cristiani.

Poi, in medio oriente, in posti lontani e poi sempre più vicini, hanno cominciato ad ammazzare.

Ci abbiamo provato, eh. Con le analisi sociologiche. E’ questione di povertà, di imperialismo, sono gli americani o i russi. Sono pazzi.

Ma lo vediamo che non funziona. Lo vediamo che stride. Capiamo che questa nostra pretesa non sta in piedi. Perché quando vediamo gente che si filma mentre ammazza e distrugge, chiamando bene quello che noi un tempo chiamavamo male, che possiamo fare?

Possiamo dire che non è male, quello? Di fronte ad una stanza piena di studenti innocenti massacrati, i cadaveri pieni di sangue ammassati uno sull’altro, riusciamo ancora dire che il concetto di male è relativo? Che sono liberissimi di chiamarlo bene, tutto quel sangue, ne hanno il diritto? Sostenere che sono pazzi o disadattati, mentre in migliaia si esaltano per le strade?

O piuttosto ci tocca ammettere che ci hanno riempito la testa per anni di balle e di fumo? Che non tutto quello che desidero è bene? Che ci sono azioni che non posso chiamare bene, senza negare chi sono?

E questa consapevolezza, riusciremo ad estenderla? Riusciremo a dire, ad ammettere, che forse anche altre azioni che possiamo compiere sono male? Che il male non si limita ad un’area geografica, a un uomo di pelle più scura della mia, a una religione?

No, forse no. Ci puliremo la coscienza dicendo che è cosa loro, che non ci riguarda. Daremo la colpa a quello stato, a quella organizzazione. Ci puliremo la coscienza: non ci riguarda. Il caso è diverso, eh. La strage finirà in settima pagina, e la prima sarà dedicata a delitti molto più rassicuranti.

Che ci impediscano di riconoscerci in coloro che muoiono. Che non ci facciano pensare: potremmo essere noi al posto loro. Delle vittime. Dei carnefici.

Che non ci facciano provare un brivido clandestino di sollievo: ma lì ammazzano i cristiani. Io mica credo a quella roba là. Il bene, il male, come si chiamavano. Robe superate. Il male, io, manco so cos’è.

massacro-kenia

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 10 aprile 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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