Sei un asino

Sei un asino, mi diceva sempre mia madre. E’ meglio che tu te lo metta in testa. Non puoi aspirare ad essere qualcosa di più di quello che sei.
Ma io non ci stavo. Ero sempre arrabbiato, un brutto carattere dicevano tutti. E mia madre: crescerà.

Quando qualcuno mi chiedeva un lavoro io facevo sempre il diavolo a quattro. E poi vennero quei due. Vennero, e fecero per portarmi via. Che vogliono questi? Mi chiesi. “Che fate?”, chiese il mio padrone. “Te lo riportiamo subito”, dissero. Il mio padrone non rispose niente. Forse era stupito nel vedere che non li pigliavo a calci.
Ero stupito anch’io.

No, veramente, non so perché. Forse perché non erano il mio padrone, forse perché non li avevo mai visti. Avevano un viso gentile, abbronzato, i piedi sporchi di fango come chi arriva di lontano. Mi portarono con loro, non distante. E c’era questo tipo strano, che quando mi vide si avvicinò, e mi parlò.

Capite, non sono abituato a che qualcuno mi parli. Non gentilmente, almeno. Di solito sono urla. Non mi capiscono. Lui, invece…
Non so perché, ma gli credetti. Gli permisi qualcosa che avevo negato ad ogni altro, ribellandomi con tutte le mie forze. Sottomettendomi a quella che mi era sempre sembrata un’insopportabile umiliazione.
Va bene, ve lo dico: lui mi cavalcò.

Non ero mai stato tanto imbarazzato ma, in qualche maniera, era…glorioso. Ricordo tanta gente, tantissima gente, che neanche al mercato. E grida e canti. Io andavo avanti, lui in groppa, e non mi pareva pesante affatto. La gente buttava davanti a noi, sulle pietre e sulla fanghiglia di primavera, mantelli, rami di palma e di olivo, e parlava del figlio di non so chì.

Io sono ignorante, io sono un asino. Ma non ricordo una giornata del genere, né penso che ci sarà mai più. Ad un certo momento, ben dentro la città, lui scese, mi ringraziò, e mi riportarono indietro.
Non l’ho più rivisto. Di tanto in tanto incontro qualcuno di quelli che l’acclamavano. Certi quando mi vedono voltano la testa.

Cosa mi disse per farmi cedere, chiederete. Mi disse che quello sarebbe stato il giorno più importante della mia vita, anzi, di parecchie vite. E non perché io sarei diventato più di quello che ero, ma perché sarei stato esattamente quello che ero.
Un asino, figlio d’asina.
E di quello, in quel momento, aveva bisogno il mondo.

Asino che sa ascoltare - foto di Gustavo Piccinini

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 marzo 2015 su Apocrifatti, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. Mi sono commossa!!! Grazie. Tutti noi siamo quello che siamo ma l’incontro vero con Gesù ci cambia la vita. Buona settimana santa .

  2. Il miglior commento che conoscevo su questo attore della Domenica delle Palme lo avevo incontrato anni fa e recitava così:

    Finchè il Signore ha bisogno degli asini possiamo stare tranquilli

    Tramite quello straordinario e sapientissimo mattacchione che è il cardinale Giacomo Biffi che con la sua sola presenza mi avvalora l’ipotesi di fede che “Cristo è veramente risorto”.

    Caro Berlicche, hai superato Biffi. L’intervista che tu hai catturato nel tuo spirito è uno scoop migliore del buonumore e della allegria scanzonata del nostro caro cardinale.

  3. lavitasempreintorno

    L’ha ribloggato su lavitasempreintornoe ha commentato:
    La nostra cocciutaggine non ci impedirà di essere salvati.
    Evviva

    Articolo di Berlicche.

  4. …e dal quel giorno l’asino, consapevole della sua identità iniziò a fare: “iooooo ioooooo”

    Storia molto bella, ben pensata e ben realizzata.

  5. era proprio un asino vero :)

  6. AMARSI ASINI e fare il lavoro pesante….

  1. Pingback: Sei un asino | manuroma86

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