Dannate virtù – III – Uomini forti

Cari demoni miei, com’è bello vedervi anche oggi qui. Vogliosi di imparare come sia possibile ospitare i mortali virtuosi nelle nostre case d’accoglienza infernali. Come estimatore della buona tavola vi posso assicurare che pochi piaceri sono paragonabili a succhiare lentamente un’anima finita quaggiù praticando quelle che in vita pensava essere virtù. Questi dannati hanno un sapore forte, inconfondibile. E tra tutte le virtù cardinali, a mio parere, quella il cui gusto è più gradevole e persistente è

3 – La fortezza

Voi sapete che la fortezza è la capacità con cui un mortale resiste alle tentazioni e persegue il bene contro tutte le difficoltà. Contro un animo forte noi possiamo lanciare la pigrizia, la viltà, la paura; possiamo servirci, come abbiamo visto in precedenza, della virtù della Prudenza, alterandola opportunamente.

Tutte queste tecniche sono ampiamente sperimentate e danno ottimi risultati, ma il sapore distinto e caratteristico di cui vi dicevo prima, sommamente gradito ai nostri palati arcidiabolici, si ottiene non demolendo la fortezza, ma fortificandola ancora di più.

Pensate a un mortale che abbia paura dei ladri. Comprerà per l’ingresso di casa sua una porta blindata. Poi metterà due, tre, dieci serrature e catenacci. Le sbarre alle finestre. Allarme in ogni stanza, e anche perimetrale. Alzerà i muri esterni. Sopra ci metterà cocci di bottiglia, anzi, filo spinato. Elettrificato. Cani da guardia. Telecamere…

Alla fine, la sua dimora diventerà un fortilizio da cui non si vede cosa accade fuori. Al cui interno morirà disseccato e abbandonato perché non ha lasciato mai entrare nessuno. Tranne noi demoni, che nessun muro ha mai tenuto fuori perché siamo già dentro.

Credo che abbiate capito dove voglio arrivare. Ancora una volta alla virtù che sconfigge se stessa. All’uomo che resiste alle tentazioni perché non ne ha nessuna. Impermeabile a tutto quello che la vita offre. Che non sbaglia mai perché sta già sbagliando tutto. Pietrificato, chiuso dentro se stesso. Chiuso anche al Nemico-che-sta-lassù, a tutte le sue creature.

Qui, e parlo per i tentatori, occorre fare bene attenzione. E’ davvero sottile la distinzione tra un santo in clausura e la chiusura del dannato. Tutto consiste nella ragione per cui lo si fa, la direzione in cui fugge chi scappa dal male. Se la direzione è verso l’alto, allora aiuto! Più salgono e più vedono oltre le loro muraglie, il loro orizzonte si amplia, e poveri noi.
Se il forte però si fortifica non per amore, ma per timore nostro…la paura è qualcosa che conosciamo molto bene, e che amiamo.
Al sicuro dietro le porte serrate questi campioni si complimenteranno l’un l’altro per la loro fermezza, esercitandosi per una battaglia che non combatteranno mai. E’ inutile bussare, non apriranno. Troveranno ogni scusa per non rimuovere i chiavistelli. Custodiranno la loro fortezza di confine anche quando l’avversario li avrà oltrepassati e invaso il paese che avrebbero dovuto difendere.

Esiste poi un’alternativa per noi altrettanto succosa: quando i mortali dalla difesa passano all’attacco.

Quanto ci piacciono i giusti che si sostituiscono al Giudice. Ma ci entusiasmiamo ancora di più se brandiscono lo spadone del paladino e menano fendenti in nome del loro principio supremo preferito.
Vorrebbero affettare quanto secondo loro è male, e se la prendono con coloro che a loro parere lo incarnano.

Ma i loro colpi si limitano a ferire uomini come loro, non certo noi o il male che portiamo.
Ah, i cavalieri senza macchia e senza paura. I vendicatori, i supereroi, più forti di ogni essere umano.
E per questo inesistenti.

Si illudono di togliere il male distruggendo i malvagi. Non lo sanno quanto gioiamo quando uno di quelli che abbiamo corrotto viene spedito a noi? Sono i nostri martiri: senza pentimento, in peccato mortale, li accogliamo a braccia e bocche spalancate come si conviene a dei figli spirituali. E quando anche non si giunga a questi estremi, pochi argomenti sono così poco convincenti come quelli che i giusti e i forti cercano di imporre con le sberle, i divieti, il disprezzo o l’indifferenza.

Lo sappiamo bene: se c’è una cosa che può distaccare del tutto un’anima dal Nemico-che-sta-lassù è provare a inculcare a forza la sua legge. Tutto ciò che è imposto è estraneo, e l’estraneo che non ha amore viene sempre rifiutato. Persino quando ne fa le spese la felicità terrestre o eterna.

Il Nemico si serve della debolezza, lo sappiamo bene: non è mai così presente come quando noi facciamo inciampare qualcuno. E’ lì che cerca di rialzarlo e, se lo tira su, per noi è un guaio. Non possiamo quindi che essere grati a quegli uomini forti che si pigliano l’incarico di calpestare al posto nostro i caduti, per farli restare a terra.

Come un carrarmato vanno avanti per la loro strada. Schiacciando quanto trovano lungo il percorso, senza domandarsi se per caso la direzione sia quella sbagliata. Appena possono, sparano cannonate ai nemici e agli amici di ieri.

Se anche loro stessi cadono, questo non li trattiene dall’essere forti con gli altri. Se supplicati, non recedono: ascoltano solo ciò che vogliono, perché considerano il resto debolezza. I puri e duri parlano solo tra loro, e se uno di loro ha dubbi lo cacciano via dal consesso. E’ stato un debole! Non può più essere uno di noi!

Che ridicoli. Non si rendono conto di quanto deboli siano in confronto a noi demoni, i veri forti, esseri superiori che non sbagliano mai e per questo esiliati da un potere ostile qui in quest’inferno. Esiliati da un Nemico che ama farsi debole, e che perciò alla fine perderà contro noi perduti. E’ questo che dà tanto gusto a quegli umani: ci assomigliano, in fondo.

Pensano che l’essere forti voglia dire imporsi con la forza su tutto e tutti. Finirà che si vorranno imporre anche sul Nemico, dettare a lui e a tutti ciò che ritengono meglio. Non è quello che ha fatto anche nostro Padre che sta Quaggiù? A noi piacciano tanto gli imitatori. Quello è il sapore che preferiamo!

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 26 marzo 2015 su Dannate virtù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Terribilmente realistici questi “dadi al glutammato di Fortezza”; terribili sì, ma indubbiamente realistici.
    E poi quel “a noi piacciono tanto gli imitatori” è proprio ghignante al punto giusto.
    Ecco, e adesso speriamo che la (mia) settimana santa sia efficace almeno quanto la piscina di Betzaetà. O morirò d’invidia per quell’asino figlio d’asina (di cui sopra — molto sopra).

    Buona settimana delle settimane, mister, e soprattutto buona Pasqua, al di là del guado.

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