Il gioco della morte

Un ascensore scende vertiginosamente. La porta si spalanca. Un uomo scende, sembra stupito. Da un altro ascensore scende una donna: i due si conoscono, sono legati tra loro. Ma non sanno perché sono lì, né come ci siano finiti. Percorrono un breve lussuoso corridoio, che dà su un bar sfavillante. Dietro al bancone c’è un individuo dai capelli bianchi che si inchina e dice loro: “Benvenuti a Quindecim”.

Questo è l’inizio di Death Parade, un anime – cartone animato giapponese – che è trasmesso laggiù in questi giorni. Miracoli dell’informatica, ormai anche noi a pochi giorni di distanza possiamo gustarla sottotitolata. Normalmente non parlerei di qualcosa a cui pochi possono essere interessati, e con una certa difficoltà dato che passeranno ancora sicuramente mesi prima che si possa vedere doppiata in italiano*. Ma devo ammettere che questa serie è eccezionale, e merita una recensione anche se non è ancora chiaro, a sole due puntate dal termine, dove andrà a parare.

Il tema è annunciato dal titolo: infatti i due smemorati verranno informati dal barista che non potranno lasciare quel luogo fino a che non prenderanno parte ad un gioco che avrà come posta le loro stesse vite.

Segue lieve spoiler del primo episodio, che conoscete già se avete visto qualsiasi altra recensione sul titolo. Evidenziare per leggere o saltare a dopo

***

Il barista non dice il falso, ma sta nascondendo loro qualcosa. La posta sono sì le loro vite, ma in senso diverso da quello che viene in mente di primo acchito.
Il barista è infatti un arbitro. Incaricato di giudicare la sorte delle anime dei defunti. I suoi due ospiti sono in effetti già morti in un incidente stradale. Il gioco che si accingono a fare, abbastanza truculento, ha il compito di “far emergere l’oscurità” di chi vi partecipa. Il giudizio non avviene per cosa si è fatto in vita, ma sulla maniera in cui  ci si pone durante il gioco. Si sacrificherà l’avversario, pur di vincere? Naturalmente le esperienze vissute, che ricorderanno poco a poco fino a rammentare la propria fine, influenzeranno il loro comportamento e quindi la decisione del giudice stesso.

A fine gioco i giudicati riprenderanno l’ascensore, diretti verso il nulla o la reincarnazione – così almeno è detto.

Sebbene il giudizio non sia quello cristiano, i problemi sono abbastanza simili per suscitare molti interrogativi. Come potete immaginare, spesso siamo di fronte a veri casi limite, che mettono a dura prova anche le nostre coscienze. Tutto ciò intrecciato con la trama principale, che coinvolge l’arbitro già citato, il suo superiore e una misteriosa ospite umana.

Cosa occorre per giudicare bene un uomo? Com-patire con lui, la misericordia, o il distacco impersonale scevro da emozioni? E che cosa giudicare, una vita di sacrifici o di dissoluzione oppure la singola decisione che rovescia ogni cosa?

*** fine spoiler***

La trama è avvincente e mai banale, intensissima, e suscita tanti interrogativi, ad ogni livello. Il disegno e le animazioni sono eccellenti, di quella Mad House che è probabilmente la migliore tra le case giapponesi. La sigla d’apertura, in stridente contrasto con il tema trattato, è una delle migliori che abbia mai visto.
E’ possibile, certo, che negli ultimi due episodi che rimangono da trasmettere (sempre che non sia prolungata) mi sia riservata una delusione. Ma finora siamo andati di bene in meglio. Guardatela, se potete: così potremo discuterne.

*doppiato (Dynit): se no, potete vederlo in streaming sottotitolato in italiano ad esempio qui

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 17 marzo 2015 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 14 commenti.

  1. “Non tutti gli uomini dopo la morte vanno al Paradiso o all’Inferno.
    Alcuni arrivano al Quindecim,…
    Qui si deciderà chi avrà la vittoria e chi la sconfitta, chi vivrà e chi morirà…”

    Ma se sono morti, dove vogliono andare?

    Certi cartoni non vanno riciclati ma sono da bruciare…

  2. Ancora una volta, Armando, dovresti vedere prima di giudicare.

  3. Caro Berlicche, sei proprio un “diavoletto” tentatore…

    Non sento il bisogno di “vedere”…
    Quando appena scorgo la sensualità in modo palese, so che essa mi porterà dove io non voglio e su strade che non conosco.

    Allora rimango nel mio guscio, e a Pasqua uscirò.
    (spero di poter resistere a tutte le tue tentazioni) Grazie.

  4. Sulla suddetta serie si può dire molto, ma non certo accusarla di essere sensuale. In effetti, l’opposto. Quei due secondi di minigonna della sigla sono il massimo che si concede – l’ho detto che il contrasto è stridente. Chi volesse vederla per le ragazze…in quel caso, credo che avrebbe ben cocente delusione.

  5. Grazie Berli per le tue rassicurazioni, di te mi fido e non dubito.

    Il punto è un’altro.
    Vedere la vita come un sadico gioco dove si vince se l’altro soccombe;
    E’ il contrario di quello che ha fatto Gesù con noi: dare la propria vita per gli altri.

    Mi sa allora che Gesù era un cattivo giocatore.

  6. Armando, senza fare spoiler…non è così. Il gioco è un pretesto. Questo ad esempio è evidentissimo nell’episodio pilota, fuori dalla serie e intitolato “Death Billiards” (è facilmente reperibile sottotitolato in rete). In effetti, le reazioni dei giocatori sono dovute spesso al fatto che credono che sia proprio null’altro che un gioco sadico. Ma è molto di più.

  7. Ho visto qualche episodio, interessante anche se non è un genere che mi appassiona.
    Mi ha stupito la visione “cosmica” di fondo. Questo aldilà sembra basato sul buddismo ma i due possibili delle anime destini sono come invertiti. In una visione buddista fedele ai principi originali il destino della reincarnazione dovrebbe essere l’evento “spiacevole” mentre l’annullamento quello “desiderabile”. Scelta degli autori o è la cultura giapponese ad essere cambiata, dopo 150 anni di contatto con gli occidentali?

  8. Lo adoro \o/ anche la sigla è una figata

  9. @zimisce: a voler essere pignoli, anche il buddhismo dal punto di vista di un giapponese è frutto di un contatto con gli ‘occidentali’…

  10. E’ una cosa anche fatta notare da altri, Zimisce. Da notare, oltra alle maschere, i bassorilievi alla “stazione”. Si aggiunga che, nel pilota, ci sono più prosaicamente i duei luoghi “classici” di destinazione – sempre che non si tratti di approssimazione dei traduttori, non ho verificato. Mi auguro una imminente migliore spiegazione.

  11. Approfitto del commento di Fasullo per notificare che (possibili lievi spoiler tra le righe):
    -Death Parade è finito
    -Non c’è stata la temuta caduta. La serie termina in salita, con un episodio finale strepitoso. La conclusione chiude effettivamente la serie. Sebbene ci siano ancora parecchie cose non spiegate, non credo che ci sarà una seconda stagione. Potrei anche sbagliarmi; non so se sperare di sbagliarmi, perchè quando una cosa è praticamente perfetta occorre dire “toca pi niente” (non toccare più niente)
    -La serie giunge a questa conclusione: che per il Giudizio c’è bisogno dell’Incarnazione. E lo fa partendo da una prospettiva non cristiana.
    -Questo, naturalmente, non è detto così esplicitamente, tanto è che nessuno dei commenti che ho letti lo ha colto. E’ di un’evidenza solare, ma l’ignorarlo testimonia la lontananza di larga parte del suo pubblico dall’idea cristiana (io sono saltato dalla sedia quando uno dei protagonisti lo ha detto, usando certo altri termini).
    -L’altra cosa che possiamo dedurre è il criterio per il giudizio: ovvero, valutare la propria vita ma non sopra gli altri. Quelli che contano non sono gli atti, ma i motivi per i quali si compiono gli atti. Un atto apparentemente generoso ma compiuto per fini egoistici è il passaporto per il Vuoto, che – ora si capisce meglio – è realmente l’Inferno: l’eternità in compagnia solo dei propri errori. Naturalmente c’è più di così, ma non voglio dilungarmi. Se qualcuno fosse interessato scriverò ancora.

    Per concludere: serie da vedere, assolutamente.

  12. Già non credo ci sarà una seconda stagione, anche io mi auguro nn accada una cosa del genere ma non si sa mai, hanno fatto seconde stagioni più improbabili.
    Non ho capito qui

    – per il Giudizio c’è bisogno dell’Incarnazione. […]
    Questo, naturalmente, non è detto così esplicitamente, […] E’ di un’evidenza solare, ma l’ignorarlo testimonia la lontananza di larga parte del suo pubblico dall’idea cristiana (io sono saltato dalla sedia quando uno dei protagonisti lo ha detto, usando certo altri termini).

  13. xFasullo
    *spoiler*

    Adesso non riesco a citare esattamente, ma Nona dice esplicitamente che gli arbitri devono sentire e soffrire come gli umani per potere giudicare correttamente.
    E’ l’usuale obiezione al Giudizio finale cristiano: cosa ne sa Dio delle sofferenze degli esseri umani, lui che il mondo l’ha creato ma ne è fuori? Risposta: si fa carne, vive una vita di uomo, fa scelte umane e muore nella sofferenza più atroce. Questo lo qualifica come “arbitro” più di qualsiasi angelo (dummy) che abbia creato, perché capisce cosa significa essere uomini da tutti i punti di vista.
    Per il Giudizio, anche per Death parade, l’incarnazione è una necessità.
    NB: Oculus invece pretenderebbe l’astrazione completa dal dolore e da ogni sentimento umano. Non per niente ha la barba a fiore di loto, simbolo buddista.

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