Quelle cose un po’ folli

Sono quelle cose che possono sembrare un po’ folli a chi non le ha mai fatte. Due notti in treno, fatica, panini, spese e ipotermia per un incontro di pochi minuti.
Son le cose un po’ folli che fa chi è innamorato.
Lo siete stati anche voi, talvolta? Sapete di cosa parlo? Qualsiasi sacrificio sembra nulla, quando il cuore desidera.
Potreste dire non ho più l’età per gli innamoramenti, e forse neanche per i pernottamenti un po’ all’addiaccio. Nel mio caso l’invecchiare è una faccenda di scorza: è questa che sopporta il peso degli anni, l’interno permane bambino come un tempo. La scorza si adegua.
E a Roma volevo esserci, per vederla. No, non sono più un innamorato di primo pelo. Ho trascorso due terzi della mia vita con questa signora. L’innamoramento con gli anni è diventato qualcosa di più intenso, consapevole, speciale. Io sono quel che sono grazie a lei, e cosa sarei stato senza non so dire: ma sarebbe stato un di meno.

L’avete capito di cosa sto parlando? Massì, quella compagnia sui generis chiamata Comunione e Liberazione. Vivo con lei da tanto tempo, e so che i suoi momenti migliori sono quelli dove diventa popolo, una bellezza percepibile anche al più ottuso commentatore. Come certe signore, si veste bene e si riempie di quel fascino che le quotidiane conversazioni possono in una certa maniera avere offuscato.

L’occasione? Incontrare il Papa. Vederlo, per me, la prima volta dal vivo. Sentire cosa abbia da dirci.
Così mi preparo. Con tre amici, trentadue ore via, la metà di viaggio. Riempio lo zaino. Due seggiolini, per me e un altro. Panino. Cambi, ombrello e mantellina antipioggia pesante – esagerata? Sono ancora umido dal Giubileo delle Famiglie del 2000. Libri da leggere che non leggerò, libretti dei canti e delle ore che non userò, carte per passare il tempo che passerà comunque, caricabatterie, pila a manovella…starò prendendo troppo?

La prima notte in cuccetta trascorre mezza insonne. A chi guida il treno devono avere dato da poco la patente, a giudicare dagli scossoni. Meno male che sono abituato a dormire poco, ma i miei compagni di viaggio hanno occhiaie tipo Fossa delle Marianne. Arriviamo presto in piazza, si fraternizza con dei salentini, entriamo tra i primi, ad appena otto file dalle sedie più avanzate. Già, sedie. E dieci chili di seggiolini che me li sono portati a fare? Ma va bene, e va bene anche che in cielo non ci siano nuvole. Peccato che tiri un vento gelido, che neanche la settimana scorsa nella neve in cima ai monti faceva così freddo. Ringrazio in cuor mio di aver diffidato della quasi primavera romana e non esser passato al giubbotto.

Mamma mia quanti siamo, di tutte le età. E’ un peccato che il Papa arrivi che ci siamo appena scaldati la voce. Quasi mio malgrado faccio foto al Pontefice che passa, non si twitta più perché i telefoni sono i tilt. Il vento fa scrocchiare i microfoni e invola le berrette dei vescovi. E poi il Papa parla.

Ci sono stati parecchi commenti sul fatto che il Papa ci abbia rimproverati, corretti. Qualcuno si è anche fregato le mani, sperando in divisioni. Gente che gioisce se pensa che un altro soffra: ve li lascio.
Di fronte ad un tuo difetto che vede, chi ti vuole bene che fa? Viene, e te ne parla. Il nemico che fa? Va, e ne parla a tutti.
Il Papa ci vuole bene. Da uno che mi vuole bene accetto tutto, specie quando ha ragione.
Ha ragione che talvolta siamo troppo autoreferenziali; ha ragione sul fatto che dobbiamo “svuotare lo stivale”; ha ragione che è Cristo quello che dobbiamo seguire innanzi tutto. Vi ricordate don Giussani no? Non ci chiedeva di essere d’accordo con quello che ci diceva. Ci ha insegnato un metodo per confrontarci con tutto, e un metodo va usato, non chiosato.
A dirla tutta, quante volte il Gius stesso ci ha “pettinati” in maniera anche parecchio più decisa di così! Metà delle Equipe – conversazioni con i responsabili – sono lui che dice che non abbiamo capito niente…

Qualche anno fa mi domandavo: “Che accadrebbe se invece di un pontefice amico come Giovanni Paolo II e Benedetto ci fosse qualcuno a noi ostile?” E mi sono sempre risposto: se andiamo via di qui, da chi andremo, Signore? Non è che se non vengo accarezzato quello che ho detto fino a cinque minuti prima sulla fedeltà alla Chiesa e al Papa deve cessare. Il Gius stesso ne ha patite parecchie; e con lui praticamente ogni santo della Chiesa. Sono in una certa maniera convinto che sia quasi obbligatorio, per la santità, venire perseguitato dagli amici. Ben vengano, allora, un po’ di bastonate. Se ci sono vuol dire che lo Spirito ci pensa abbastanza forte da sopportarle; e di crescere attraverso di esse.
In fin dei conti, il Papa è un gesuita, e i gesuiti vennero addirittura sciolti…

E poi il discorso è finito, e ci tocca andare via. Che bella giornata. Giornata piena di vero e di bellezza. E se lo zaino era troppo pesante, pieno di roba inutile, la prossima volta imparerò a viaggiare più leggero, con meno preoccupazioni. Però i seggiolini alla fine mi sono serviti, nel deserto della notte alla stazione Ostiense.
Al ritorno, ho dormito come un bambino.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 10 marzo 2015, in tra lassù e quaggiù con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 14 commenti.

  1. Excelente argumento, gracias.

  2. lavitasempreintorno

    Perfetto. Ho solo un pensiero, che mi ronza quando tutti dicono, giustamente per carità, che ci “ha fatto un marzo tanto”: non è che le preoccupazioni che ha avuto sono esattamente le stesse che ha Carron da un po’ di tempo in qua? Mi sbaglio? Non dico certo che Carron è il ghost writer del Papa, ma forse il dialogo tra i due in questi anni a questo a portato…

  3. lavitasempreintorno

    Un mazzo, non un marzo… Che quello lo da Dio

  4. ma le sgridate, più che in piazza, che tutto il mondo sente, perchè non farle in privato, come fa un buon padre…. come dici giustamente chi ti vuole bene di fronte a un tuo difetto viene e te ne parla, un nemico invece ne parla a tutti….

  5. Eravamo in privato: parlava proprio a noi. Che poi ci siano altri che hanno ascoltato quello che diceva…

  6. @lavitasempreintorno Anche io ho avuto la stessa impressione.
    Rileggendo i due interventi di Carron (l’Introduzione ed il Saluto) ma anche quello che ci sta dicendo da tempo, ho trovato una sintonia inattesa.
    Devo dire, ad onor del vero, che anche tra di noi, parlandone da tempo, si sente il bisogno di ritrovare la freschezza indicata, e la sensazione è che spesso ci parliamo addosso con un linguaggio talvolta non facilmente abbordabile per una persona incontrata per caso.
    Ci aspetta un tempo interessante e pieno di sfide. Sempre se saremo sostenuti da quel cuore irrequieto auspicato dal Giuss. L’alternativa sono chiacchiere in poltrona con amici.

  7. “E’ un peccato che il Papa arrivi che ci siamo appena scaldati la voce.”

    E’ vero anche a me sono mancati i canti.

  8. Berlicche hai sperimentato la perfetta letizia francescana (dopo fame, freddo é sonno ti prendono a bastonate per nostro Signore) fai un commento di cosa si prova.

  9. Perfetta letizia, Blas.

  10. Scusate, ma a me sembra che anche Gesù “bastonasse” parecchio e non la mandasse proprio a dire (anche in pubblico), e per fortuna dico io. Se quello che si cerca è solo complimenti e compiacimento tanto vale fare gli atei o darsi alla religione fai da te. Questo lo dico in generale, da non ciellino.

  11. sinceramente, non ho capito né il motivo per cui CL è stato “ripreso” né il compito che ci è stato indicato… e finora nessuno me lo ha saputo spiegare, se non con discorsi generici e un po’ “paraculo”, scusate l’espressione. Non che mi senta esente dal peccato, per carità, anzi, prendo atto… ma quanto mi manca l’abbraccio paterno del Gius anche quando riprendeva con forza… indicando la strada… (l’ho avvertivo anche se a tu per tu ci ho avuto a che fare solo una volta)

  12. Patrizia, fare quello che abbiamo sempre fatto nei nostri momenti più consapevoli (e ce ne sono stati, se no non saremmo qui).
    Fare diventare quel bello che abbiamo intravisto qualcosa che sia dentro ogni avvenimento della nostra vita, e non solo una dotta discussione alle Scuole di Comunità.
    Se posso osare, questo permette a noi stessi di diventare “l’abbraccio del Gius”, come l’abbraccio del Gius era l’abbraccio di Cristo.

  13. Cavaliere di San Michele

    Cari fratelli (perché tali vi ho sempre considerato) di CL,
    ricordate che dopo l’Osanna viene il Crucifige e dopo il Venerdì Santo viene la Pasqua.

    Appartengo al Cammino Neocatecumenale, da sempre, e se è vero che pochi giorni fa il Papa si è rivolto ad una nostra assemblea con un discorso che sembrava copiato di peso dai nostri Statuti (tanto che anche quella serpe-semina-zizzannia di Magister, non potendo trovarci nulla a cui appigliarsi ha scelto, almeno fino ad ora, di ignorarlo) è pur vero che un anno fa ci ha rivolto parole che invece sono state interpretate come dure critiche, rimproveri, ecc.
    Forse quelle sono state un po’ meno pubblicizzate, perché noi abbiamo il privilegio, a livello italiano, di essere meno noti di voi (e quindi di stare sulle scatole a meno gente),ma hanno generato molto smarrimento in molti di noi.
    Ma come mi ricordava una santa sorella, se un figlio non viene corretto, è un bastardo, non un figlio.
    Per cui, fatevi i vostri esami di coscienza (quelli servono sempre!), accettate quanto c’è di meritato nei rimproveri e accettate anche per amore a Cristo e al Papa quento c’è di immeritato in quelle parole… e ci rivediamo magari tra un anno! State però sicuri che non troverete le smentite degli invidiosi acidoni…

    Con auguri di Buona Pasqua che n ascono dal cuore

    Cavaliere di San Michele

    (tanto, se non ci fossero questi episodi, molti scribacchini farebbero la fame…)

  1. Pingback: Si cestina Don Giussani per sdognara don Milani – Le cronache di Papa Francesco

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