Memoria

“Nonna, nonna, perché tieni le finestre chiuse e le tende tirate?”
“Perché non c’è niente da vedere, cara.”
“Ma nonna, è una magnifica giornata! Il mare è stupendo, e il panorama toglie il fiato.”
“Ah, cara, pensi così perché non hai mai visto il mare di quando ero giovane io! Quello era davvero mare. Non c’è paragone con quello di adesso.”
“Nonna, scusa, non capisco. Cos’aveva di diverso da quello di oggi?”
“Se lo avessi visto capiresti. E’ passato tanto tempo, ma lo rammento perfettamente. Non potrò più dimenticarlo.”
“Anche oggi però è veramente bello.”
“Cosa, cara?”
“Il mare, nonna.”
“Ah, il mare! Mi piacerebbe farti vedere il mare di quand’ero bambina. Lo ricordo perfettamente. Ho una buona memoria, sai”.
“Nonna, ma perché non guardi fuori dalla finestra adesso? Sono sicura che ti ricorderebbe i tuoi tempi. Ti piacerebbe.”
“Sciocchina, non ho bisogno di vedere per ricordare. Vieni qui, che ti racconto. Il mare era una stupenda tavola blu e verde, mosso da un vento leggero…”
“Proprio come oggi!”
“Ah, no, non potrà mai essere uguale. Dai, vieni, che continuo a raccontarti…”

“Signorina, forse è meglio che venga via adesso. Sua nonna è affaticata.”
“Ma volevo farle vedere il mare! E’ così bello, oggi, che sono convinta le ricorderebbe quand’era piccola.”
“Non è il caso, signorina. Sua nonna sta meglio con le finestre chiuse a rammentare i giorni passati. L’emozione di scoprire che oggi è come il suo ieri potrebbe essere troppo per lei.”
“Non mi sembra giusto vivere solo di ricordi”
“Quando crescerà, signorina, capirà che i vecchi che non desiderano più niente esistono solo nel passato, per ignorare il presente e non pensare al futuro.”
“Nonnina è ancora giovane! Sono sicura che se lei vedesse…”
“Ma non vuole, signorina, non insista. Io sono qui perché è mio compito tenerla tranquilla, senza emozioni che le potrebbero risultare fatali. Le tende devono restare chiuse. E lei, signorina, farebbe meglio ad andare, adesso.”
“Non è giusto!”
“Ma è così che deve essere. Quando in futuro verrà a trovare sua nonna si ricordi di non inquietarla più con queste sciocchezze, o sarò costretto a vietarle di visitarla. Faccia come dico, su. Le chieda del passato, si faccia raccontare, che le fa piacere, ma non tiri più fuori il presente. Dia corda alla nonnina. Tanto, non sarà ancora per molto.

1905

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 gennaio 2015 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Io sono nonna da poco, ma il passato non mi interessa granché, preferisco il presente: è molto più interessante!
    Ma credo di essere una mosca bianca… :-)

  2. quando non si riesce ad amare il presente è più facile vivere nel passato, nei momenti sereni che ci donavano senso di appartenenza , per amare il presente si deve sentire di appartenergli a quella realtà…

  3. Forse ho capito male, ma quel che mi viene da dire “Se Dio si è incarnato nella storia, Dio in questa storia vede un valore positivo e ha un atteggiamento positivo e ottimistico verso il tempo” (Marco Tangheroni, Cristianità, modernità, rivoluzione, 2009, p. 160).

    Quindi senza il passato come si vive nel presente? E senza il presente come si apprezza il passato? (Giusto i miei due centesimi…)

  4. La cosa principale che volevo evidenziare è che talvolta il passato viene idolatrato e si cessa di vivere il presente, si fallisce di vedere come il presente magari abbia lo stesso di un tempo se non di più. E’ un filtro ideologico che ci rende impossibile capire il passato, certe circostanze del passato, e ci chiude gli occhi sul presente.
    Ad esempio: tutti antifascisti, tutti che si chiedono come abbia potuto il popolo tedesco, l’europa, il mondo essere cieco di fronte a certi orrori.
    Come? Basta guardare a quello che accade. In alcuni luoghi c’è ben di peggio di quello che accadeva allora. Allora come ora, c’è chi sostiene che siano scelte di libertà.
    Si fanno giornate della memoria, bisognerebbe fare giornate “aprite gli occhi”. Ma ci sarà sempre un infermiere premuroso a dire che dobbiamo darci una calmata.

  5. So’ proprio de coccio :-)
    Ora è tutto più chiaro. Condivido ampiamente e in effetti un pochino ci avevo preso: senza il presente non si capisce il passato. Sarebbe MOLTO OPPORTUNO fare un ciclo di lezioni di storia alla “aprite gli occhi”. Non credo che Rai Storia o gli Angela ci si mettano, ma forse potrebbe essere una cosa da fare per altri canali.
    Dopodiché non c’è peggior sordo e cieco…

  6. Per dirla con Lewis, il presente è ciò che c’è di più vicino all’eternità. Ma il presente si nutre di passato e di futuro. Ecco perché chi-tu-sai se la prende soprattutto con i bambini (che rappresentano il futuro e la speranza) e con gli anziani (che rappresentano passato e tradizioni). L’obiettivo è quello di “sganciare” l’essere umano sia dal passato che dal futuro e tenerlo sospeso in un finto presente comatoso. Compito dei “premurosi infermieri” è costringere i “pazienti” a “vivere” o nel passato, o nel presente, o nel futuro ed evitare ad ogni costo che possano avere la percezione della continuità del tempo (e quindi risvegliarsi). Grazie a Dio possiamo ogni giorno chiedere il nostro pane quotidiano grazie al quale rimanere svegli…

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