Le 7 opere di crudeltà spirituale – 1 – Consigliare i dubbiosi

Cari lettori, come forse sapete mi è stato chiesto di riportare sul quotidiano La Croce, di cui vi ho già parlato, una serie di conferenze che ho tenuto nella IX Bolgia sul tema “Le opere del Nemico: come sovvertirle”. Mentre è in edicola la seconda parte vi propongo qui la prima. Per ragioni di sicurezza ho dovuto assumere uno pseudonimo umano, ma voi sapete chi sono davvero.

 
***

Colleghi demoni, diavoli, tormentatori e incubi

Ho deciso di esporvi, per vostra corale domanda, una serie di considerazioni che vengono dalla mia plurimillenaria esperienza di tentatore nel mondo degli esseri umani. Già in passato le mie esperienze hanno avuto veste letteraria, e causato innumerevoli tentativi di imitazione. Ma nel rassicurarvi con tutta la mia onestà di arcidiavolo sull’autenticità di quanto state per ascoltare, vi ammonisco: prendete sul serio le mie parole. Spesso il confine tra condurre un’anima a condividere per l’eternità la nostra tavola e invece vederla involarsi dal Nemico che sta lassù è sottilissimo. Tra l’essere una portata al nostro eterno pranzo ed essere fuori dalla nostra portata il passo è breve. Quindi, attenti e pronti. Ne va della dannazione.

La traccia che intendo seguire è l’elenco di quelle che tra gli umani devoti al Nemico sono note come “Sette opere di misericordia spirituale“. Capisco il vostro senso di disgusto e repulsione. Ma tutto ciò che ha un verso può essere rovesciato. Eccovi, quindi, le

Sette opere di crudeltà spirituale

Recto: 1- Consigliare i dubbiosi

Prima di tutto sgomberiamo dal campo un equivoco: non è vero che il Nemico che sta lassù disprezzi il dubbio.

Al contrario: lo provoca continuamente, si direbbe quasi che lo esige.

Pensate a quando ha mandato il suo Figlio qui da noi. Nostro Padre Infernale lo aveva consigliato correttamente: se proprio vuoi farlo, aveva detto al Nemico, fallo per bene. Fallo nascere dove tutti possano vederlo, figlio di un Imperatore e della più bella umana che riesci a creare. Accompagna la sua nascita con prodigi tali che nessuno possa dubitare che ci sei tu in mezzo. E se qualcuno ancora fosse incerto dopo tutto questo, bene, i fulmini sono fatti apposta no? E cosa ti servono le tue legioni di angeli, allora?

Niente. Non ha voluto ascoltare ragioni.

Lo ha fatto venire al mondo nella più sfortunata periferia della Terra, in una stamberga, da due oscuri sempliciotti locali. Ditemi, allora: questo non fa forse venire dei dubbi su chi fosse realmente?

Ma tale Padre, tale Figlio. Noi siamo stati perfettamente onesti con lui. Nel deserto, gli abbiamo offerto massima visibilità. Il comando su tutti i regni della Terra. Nessuno avrebbe avuto dubbi: lui era il Messia. Pensate abbia accettato? Macché! Ha preferito andare avanti a guarire quattro storpi e due ciechi.

Da tutto questo, cari compagni, potete capire che al nostro Nemico il dubbio non dispiace poi tanto. Sembra anzi che cerchi di provocarlo. Ma, demoni miei, qui sta la differenza con noi.

Perché vedete, quello a cui tiene è che l’essere umano quel dubbio poi lo sciolga. Lo spinge a farsi le domande, e poi risponde. Conta sul fatto che il dubbioso usi la ragione per uscire dalla sua incertezza e arrivare a lui.

Questa è la vera differenza tra il Nemico e noi. Noi non sopportiamo le scelte, quella cosa chiamata libertà. La libertà che piace a noi è quella del suicida: una libertà che mette fine a tutte le libertà. A noi non va chi si fa domande.

Come si fa ad impedire le domande? Si nega che ci possa essere una risposta. Per questo possiamo contare proprio su quel dubbio che sembra piacere tanto al Nemico, dipingendolo come fine e non come mezzo.

Per confermare i dubbiosi il Nemico si fa forte della realtà, dell’evidenza, della verità. Sono ormai anni che la nostra strategia principale è proprio questa: negare la realtà, distruggere l’evidenza, assicurare che la verità non si può conoscere.

Il tentatore esperto sa bene come si fa. Anche se ogni giorno l’umano respira bellezza e vita si può fargli credere che il mondo in cui vive è brutto e colmo solo di morte. La menzogna di uno diventa quella di tutti. La diffidenza è nostra amica.

Il dubbio può rendere la vita di un uomo così simile all’Inferno che quando scenderà da noi respirerà di sollievo.

Che i cristiani abbiano torto: solo su questo non si deve tentennare. Tutto deve essere reso incerto, per i nostri protetti, salvo la certezza del dubbio.

Ci abbiamo messo secoli, ma ormai gli uomini di sicurezze non ne hanno più alcuna. Grazie alla nostra opera non sono neanche convinti del loro stesso sesso, o del fatto che un bambino nasca da un uomo e una donna. Cosa c’è di più evidente? Eppure dubitano anche di questo.
La mamma è certa? Ormai neanche quella. Se pure questo hanno smarrito, non riusciranno a raggiungere certezze assai più profonde.

Siamo ragionevolmente certi che, se il crocefisso tornasse, i tommasi moderni non perderebbero la loro incredulità neanche mettendo tutto il braccio nei buchi dei chiodi.

Ormai abbiamo fatto breccia pure tra gli agenti del Nemico, quelli che la domenica dovrebbero predicare le certezze della fede e consigliare i dubbiosi. Un’omelia che declini il dubbio che tutte le religioni siano in fondo uguali, che tutte abbiano fallito, vale più di diecimila atti impuri per distruggere la residua fede del popolo.

Confermare i fratelli è fuori moda. Confidiamo che resti tale.

Uno dei migliori risultati della nostra propaganda è proprio fare credere che la misericordia sia solo quella materiale. Che nessuno abbia il diritto di dire a qualcuno che sbaglia, che vive male, che le sue convinzioni sono errate. E’ curioso vedere come non ci arrivino, neanche dopo avere verificato che non basta essere ricchi per essere felici. Anzi.
Cosa vi dicevo sul negare la realtà?

Se i pastori del Nemico si occupano solo più del corpo, facciano pure: basta che l’anima la lascino a noi.

Alcuni di voi potranno obiettare che l’anima ondivaga, al palato, vale molto meno del sano peccatore che bestemmia il Nemico con ineffabile convinzione. Posso essere d’accordo per il gusto, invero scipito, ma dovete ammettere una cosa: con questa strategia il cibo non ci manca assolutamente. Poca qualità, ma volete mettere la quantità?

Quindi ecco la versione infernale di quelle opere di misericordia spirituale di cui dicevamo all’inizio:

Verso: 1- Consigliare il dubbio

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 gennaio 2015 su Crudeltà spirituale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 12 commenti.

  1. chi dà per certo l’incerto non dice il vero

  2. x ba: complimenti per la tua certezza.

  3. sveglia mica quello che ho scritto vuol dire che nulla è certo, ma che occorre distinguere tra certo e non certo

  4. Grazie per avermi svegliato. Come si raggiunge la certezza?

  5. personalmente è qualcosa che mi appare evidente in coscienza ma non saprei spiegarlo bene. se dovessi far credere a una persona di essere certo su ciò che non so per certo, mi sembrerebbe di fare qualcosa di sbagliato, anche se potrei ingannarmi pensando di mentire ‘a fin di bene’. allo stesso modo quando sono stati occultati i casi di pedofilia nel clero, anche se presumibilmente è stato fatto per non compromettere il buon nome della chiesa, mi sembra che il risultato è stato peggiore aggiungendo nelle vittime al danno subito anche la derisione di essere fatte passare per bugiarde con vere e proprie campagne volte a screditare queste persone già vittime in modo che se gli fosse passato in mente di dire la verità sarebbero state facilmente messe da parte come pazze o visionarie. un po’ quello che accadde ai superstiti dei campi di concentramento.

  6. Ba,
    mi scusi, si può anche condividere quanto da lei scritto in questo ultimo commento, ma per parte mia, trovo che non c’entri molto col contenuto del post. Sinceramente, il “chi dà per certo l’incerto non dice il vero” mi sembrava molto più in tema.
    Non so, forse sarò più cretese che cretina, ma la vedo così.
    Saluti cordiali, marilù.

  7. xBa: “Evidente in coscienza”.
    In un certo senso siamo sulla strada giusta: infatti è la coscienza (l’esperienza elementare del vero e del giusto) che mi permette di dare un giudizio. Ma per arrivarvi occorre fare un lavoro: ovvero confrontarsi con l’esperienza, vale a dire con la realtà. Perché anche se la coscienza è nel giusto ed infallibile, non lo sono le informazioni che le forniamo.
    Per fare un esempio: lei accenna ai casi di occultamento, ma mi sa indicare davvero queste campagne di cui parla? E’ sicuro dell’informazione? Perché, da converso, io so di casi precisi in cui persone innocenti sono state accusate di abusi. Sui campi di concentramento intende quelli sovietici, o cinesi? Perché su quelli nazisti fu data subito ampia pubblicità, e anzi gli eventuali negazionisti fuono imprigionati.
    Vede, quindi: è giusto quanto afferma in teoria, ma per arrivare alla verità non basta. Occorre un lavoro. Approfondire, scavare, verificare, e non scandalizzarsi di essa.

  8. lo racconta Primo Levi a proposito della difficoltà di molti reduci ad essere creduti e ascoltati dalla gente comune negli anni del dopoguerra, lo dice anche nella poesia che dà il nome al libro se questo è un uomo. queste persone si trovavano con la loro storia che non avevano spesso neanche voglia di raccontare, per motivi di salute psicologica non volevano tenere aperte ferite del passato, ma allo stesso tempo avvertivano il dovere di testimoniare e in questo si scontravano con la difficoltà a ricevere questa testimonianza da parte di persone che si ritenevano bravi cristiani e bravi italiani e che vedevano scoperto da che parte erano stati per effetto della vita di queste persone. in questo caso a livello istituzionale è stata data pubblicità perché era utile far comprendere che la legge, la maggioranza, la chiesa, il capo, ecc tutti questi possono sbagliare, e più di tutto occorre avere la coscienza formata e vigile. nelle persecuzioni di persone cristiane ad opera della chiesa dal suo interno è allo stesso modo difficile testimoniare in quanto per molte persone credenti vi è una naturale difficoltà a vedere la chiesa come carnefice, eppure che il nemico della chiesa sia anche al suo interno non dovrebbe essere una novità. personalmente tra agnelli, lupi travestiti da agnelli, agnelli travestiti da lupi travestiti da agnelli, lobby gay travestiti da sacerdoti onesti, sacerdoti onesti travestiti da drag queen, lobby di travestiti, gesuiti travestiti da francescani travestiti da macho-man, etc etc in una chiesa-poliedro il dubbio su quale sia la faccia vera è d’obbligo.

  9. Ba, in realtà non è così difficile arrivare alla verità: basta volerlo fare.
    Una cosa è quello che Primo Levi dice, che certi racconti sembravano incredibili; ma io ho una raccolta di Epoca, data di un anno posteriore alla guerra, in cui ci sono parecchie foto esplicite e la cosa è un po’ diversa dalla tua prima affermazione. Così come il proseguo della tua altra accusa mi pare, come dire, un po’ generica e anch’essa differente. Non è facendo confusione che si arriva a quel che è vero; e neanche dando per certo quello che non lo è, come anche tu facevi notare.

  10. dipende, basta che ci sia volontà di farla conoscere da parte di chi ha il potere di occultare ciò che appare ‘non opportuno’. il criterio ecclesiastico di testimonianza è ‘non sappia la destra ciò che fa la sinistra’: il corpo di cristo ha (almeno) due braccia e solo chi è a capo di entrambe conosce i movimenti di entrambi (ammesso che abbia un’unica testa). un braccio è dietro il corpo ed è quello che crea i documenti falsi e distrugge quelli veri (back office), un braccio è davanti al corpo ed elabora teorie su quello che gli passa il primo braccio (front office) e le presenta al corpo che siamo noi. per fare un esempio storico, alla verità vera per quanto concerne la donazione di costantino si è arrivati dopo settecento anni, e ce ne sono voluti altri trecento prima che se ne traessero le conseguenze. alla fine, come tu rilevi, si è arrivati alla verità, perché si è voluto farlo. non era difficile, eppure non conveniva farlo prima. nel caso della shoah invece vi era l’utilità pubblica a tramandare queste storie per favorire l’affermarsi della democrazia e prevenire un ritorno dei fascismi e pertanto la diffidenza che queste persone incontravano tra la gente comune è stata superata dalle istituzioni attraverso i media. questo fatto suggerisce come anche le storie siano oggetto di ‘selezione naturale’ in base al criterio di ‘trattenere ciò che edifica’, un concetto di verità opportunistico, che non può non lasciare il dubbio circa la verità vera, che vorrebbe che si trattenga tutto ciò che è conforme ai fatti, che sia opportuno o importuno.

  11. ba, mi sembra che stai andando a finire a rettiliani. Mi sarebbe piaciuto ragionare più in concreto, magari che tu parlassi di qualcosa che realmente sai invece di dare per certo quello che non è.

  12. questo è pressappoco quello che diceva la gente a Primo Levi, il quale se non fosse stato per un interesse delle istituzioni verso storie simili alla sua non avrebbe avuto alcuna prova concreta per testimoniare la sua esperienza. un po’ come gli apostoli dopo che Gesù era morto. l’unica loro ricchezza una storia improbabile, di cui erano certi soggettivamente, con il dovere di instillare nel prossimo il dubbio che fosse vera, senza poter disporre in concreto di prove materiali per farlo. così la sapienza di questo mondo appare nella sua stoltezza di pretendere prove concrete a sostegno di un’esperienza che è stata disarmata in modo che solo una coscienza priva di false certezze può accoglierla.

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