Una piccola ipotesi

Probabilmente mi metto nei guai. C’è in giro gente che riesce a distorcere ed equivocare anche i concetti più semplici. Ma ci provo lo stesso. Chissà se sapranno usare la loro intelligenza per riuscire a capire.

E’ un’idea che mi è venuta. Un’ipotesi. Provate a giudicarla, a vedere se è tanto peregrina. Senza cadere nel preconcetto.

Cominciamo dall’incesto. Cos’è l’incesto? E’ il rapporto sessuale tra parenti prossimi. Al di là di considerazioni morali – aspetto che oggi proprio non vorrei trattare – c’è una precisa ragione fisiologica per evitarlo.
I figli nati da rapporti incestuosi hanno infatti molto spesso gravissimi problemi a livello genetico. Non è questo il posto per spiegare il perché: mi limiterò ad affermare che sia dal punto di vista  teorico che da quello pratico è un fatto reale e confermato. Una specie, se si vuole conservare sana e prosperare, deve evitare assolutamente l’incesto. I figli di rapporti incestuosi, geneticamente parlando, sono mine vaganti.

Tuttavia esiste un momento cruciale, nell’organizzazione sociale dei mammiferi, in cui il pericolo che tale prole venga al mondo è molto alto. E’ il momento in cui i piccoli, che presso i mammiferi vengono allevati dai genitori, raggiungono la maturità sessuale.
I genitori sono sufficentemente giovani per accoppiarsi con loro; i giovani stessi hanno abbastanza ormoni per essere attirati da qualsiasi essere di sesso opposto, anche le loro stesse madri, i loro stessi padri. Soprattutto se vivono in gruppi ristretti.
La natura ha un modo molto efficiente per superare questo periodo critico: si chiama adolescenza.
A partire dalla pubertà, e perciò prima che la sessualità sia pienamente sviluppata, i figli cominciano a nutrire una sempre maggiore ostilità verso i genitori, a rifiutarne l’autorità, e quindi ad allontanarsi da essi. L’adolescenza ha proprio lo scopo di favorire l’allontanamento dei figli dal nucleo familiare e ridurre al minimo il pericolo di incesto massimizzando la mescolanza genetica.
Ma.
Ma, c’è un pericolo. Che è quello che i genitori, per qualche ragione, non forzino il distacco né permettano ai figli di distaccarsi.
La figura paterna è predisposta per favorire il distacco di cui parlavo prima, rendendo i figli indipendenti; contrastando la figura materna che invece, specie nei primi anni di vita, è dedicata alla protezione della prole.
Se la figura materna è troppo forte tenterà di tenere i propri figli attaccati a sé, per proteggerli anche se sono cresciuti; se la figura paterna è troppo debole non riuscirà a contrastarla. Se quel sano distacco non avviene, il pericolo di incesto si moltiplica.

La mia ipotesi è che la natura abbia un sistema di riserva per evitare che nascano figli incestuosi, che potrebbero compromettere il patrimonio genetico della specie. Ovverossia l’omosessualità.

Come credo saprete, non si è ancora trovata una vera ragione per l’omosessualità. Quello che si sa è che è spesso legata a problemi con la famiglia di origine – per l’omosessualità maschile madre forte, padre debole o assente, il caso di cui sopra. Se le spiegazioni psicologiche appaiono deboli, tutte le spiegazioni di tipo genetico hanno finora fallito, anche perché non sanno rispondere ad una domanda fondamentale: perché l’eventuale tratto genetico omosessuale non sia sparito per la selezione naturale, dato che è evidentemente controproducente per la trasmissione del proprio patrimonio genetico.
C’è una sola risposta possibile. Se la possibilità dell’omosessualità si trasmette tra le generazioni vuol dire che è favorevole, se non per l’individuo, per la specie nel suo complesso.
L’anemia falciforme, ad esempio, pur essendo un tratto genetico sfavorevole, si tramanda perché protegge dalla malaria. Se l’ipotesi è corretta, l’omosessualità si trasmette perché protegge dalle conseguenze di una stretta convivenza durante la maturità sessuale tra parenti prossimi.
Il giovane che ha raggiunto la maturità sessuale in un piccolo nucleo famigliare chiuso non si troverà così attratto dal parente di sesso opposto. La natura preferisce perdere il patrimonio genetico degli individui coinvolti piuttosto che metterne in giro di potenzialmente pericoloso.

L’ambiente esercita sicuramente una spinta sulla maturazione sessuale (e non solo) dell’individuo. In natura vi sono molteplici casi in cui le circostanze ambientali modificano la crescita o la sessualità. Lo studio dell’epigenetica ha esplorato anche alcuni  possibili meccanismi con cui questo potrebbe accadere. Non so quali possano essere esattamente gli attivatori di questo fenomeno; sono probabilmente assai complessi, ci possono essere varianti e anche attivazioni errate – come per ogni meccanismo fisiologico animale. Quella che vi ho esposto è solo un’ipotesi, basata sull’osservazione e sui fatti.

Badate bene, io non sto affatto sostenendo che, nel caso umano, queste relazioni incestuose siano accadute o fossero davvero possibili. Sto parlando di una reazione fisiologiche animale, antecedente lo sviluppo della società e della morale, dovuta a stimoli puramente ambientali, come uno sbadiglio che ne suscita un altro anche se non si ha sonno. La struttura sociale umana, per come si sta evolvendo, rischia di fornire moltissimi falsi positivi e azionare questo interruttore molto più spesso del necessario.

Questa idea mi è venuta in mente mentre leggevo un articolo di etologia su alcune popolazioni di manguste africane che vivono in gruppi ristretti. E’ talmente semplice che dubito di essere il primo a formularla; ma non sono riuscito a trovarla esposta da nessun altra parte. Semplice, eppure ha il merito di spiegare i fatti. Non sono riuscito a vedere obiezioni fondate.
Riassumo:

1-L’omosessualità è una reazione fisiologica indotta da circostanze tali per cui viene percepita la presunta possibilità di incesto.
2-Lo scopo dell’alterazione della sessualità è diminuire la possibilità di nascite incestuose
3-E’ un tratto svantaggioso per l’individuo, almeno dal punto di vista della selezione naturale, ma favorevole alla specie nel suo complesso

L’ipotesi
1-Spiega il permanere genetico del tratto omosessuale
2-E’ conforme con l’osservazione delle modalità di attivazione
3-E’ verificabile, almeno in parte

Sulle conseguenze di questa mia ipotesi per il momento non mi soffermo. Vorrei prima conoscere la vostra opinione sulla sua verosomiglianza. Obiezioni fondate, grazie, non insulti.
Mi va benissimo che mi diciate che è una vaccata, e potrei anche darvi ragione, ma dovete motivarmi perché.

gorillaepensiero

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 19 gennaio 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 50 commenti.

  1. Non saprei quanto la sua ipotesi sia verosimile.
    L’unica cosa certa e’ che i naturalisti hanno censito almeno 500 specie di mammiferi (dai conigli alle scimmie) dove sono stati osservati comportamenti omosessuali.
    Saluti Giovanni

  2. In assoluta correttezza vorrei dire questo: l’omosessualità tra animali maschi – che io sappia – e’ un fatto di dominanza e comunque e’ un fatto minimale. Non sto facendo lo spiritoso ma vorrei sapere se esiste l’omosessualità animale tra femmine e mi chiedo altrettanto seriamente, in caso affermativo, come si esplica

  3. proposta per una risposta

    “Non sto facendo lo spiritoso ma vorrei sapere se esiste l’omosessualità animale tra femmine e mi chiedo altrettanto seriamente, in caso affermativo, come si esplica”
    E’ il tuo soverchio fascino che accende i cuori, marione.

  4. proposta per una risposta 2

    Comunque fra i bobobo si fanno delle allegre parouzes: http://news.nationalgeographic.com/news/2004/07/0722_040722_gayanimal_2.html

  5. Anche i troll, se è per questo. Ma non è una risposta seria, Panciroli, è solo un link per chi piace guardare queste cose.

  6. La tesi è interessante ma a me sembra che l’elemento comune rilevabile tra il link sulle manguste africane e quello successivo, da Lei aggiunto al punto 3) di descrizione della Sua ipotesi, realtivo agli esseri umani, non stia tanto nella preservazione del patrimonio genetico da alterazioni “giudicate” compromettenti per la specie nel suo insieme, quanto nel fatto che entrambi i gruppi sociali (animale e umano) osservati sono gruppi chiusi, autoreferenziali, isolati per paura o altro dal resto degli individui della propria specie.

    In pratica, mi sembra di dover constatare che sia l’isolamento, dettato da preoccupazioni per la salvezza o sicurezza personale dei singoli individui di determinati gruppi sociali in cui si registra con più frequenza il fenomeno incestuoso/omosessuale, a favorire l’insorgenza di questi comportamenti sessuali non-riproduttivi o anti-riproduttivi PIUTTOSTO CHE NON una lungimirante manovra dell’ “inconscio collettivo” (se posso esprimermi così) diretta a proteggere LA SPECIE NEL SUO COMPLESSO, a discapito della fecondità dei singoli e della riproduzione del loro particolare patrimonio genetico reso difettoso dall’accoppiamento tra consaguinei.

    Nel caso delle manguste, è la paura percepita dai SINGOLI INDIVIDUI della specie a favorire l’incesto, i cui guasti genetici per la specie sono posposti, in ordine di importanza, al pericolo di vita o di subire aggressioni e conseguenti gravi handicap personali cui andrebbero incontro le singole manguste in cerca di un compagno/compagna di un gruppo estraneo, nel periodo dell’estro.

    Tutt’altro discorso rispetto a quello osservato nei salmoni che ‘eroicamente’ risalgono la corrente di fiumi impetuosi e infestati di voraci predatori, per andare a depositare le loro uova, rimettendoci le…pinne in tanti, senza che però questa strage annuale serva di sprone a modificare in senso auto-protettivo (per i singoli, come per la specie) questo loro comportamento sessuale.

    E’ comunque molto interessante, tutto ciò. Grazie di aver sollevato la questione.
    Saluti cordiali, marilù.

  7. per il tribadismo – versione aulica del lesbismo, marione – puoi utilmente leggere http://www.repubblica.it/scienze/2014/11/25/news/l_omosessualit_utile_per_l_evoluzione_umana-101404020/

    per la “diversità” nella Wildlife c’è

    it.wikipedia.org/wiki/Omosessualit%C3%A0_negli_animali

    http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/animali-omosessuali/animali-omosessuali/animali-omosessuali.html

  8. diversi omosessuali dicono che si sono scoperti così fin da piccoli come per il manifestarsi di una peculiarità innata (genetica?). nei casi dell’esempio dovuti a pressione ambientale quello che può accadere è che si può avere difficoltà a relazionarsi verso le persone dell’altro sesso, e si cercano modi di realizzarsi che minimizzano tali relazioni, magari una vocazione religiosa (per dire, s. Agostino…) che se vogliamo è una sottospecie di omosessualità (nel senso che tra Dio e l’anima chi fa la femmina, spiritualmente parlando, è sempre l’anima)

  9. La teoria è legittima e interessante, ma ho vari appunti da muoverti.
    “I figli nati da rapporti incestuosi hanno infatti molto spesso gravissimi problemi a livello genetico.”
    Bisognerebbe quantificare ‘molto spesso’ (le manguste se la cavano…), ma sicuramente il rischio c’è ed ha motivato tutta una serie di comportamenti innati e tabù culturali a prevenire l’incesto.
    “Se la possibilità dell’omosessualità si trasmette tra le generazioni vuol dire che è favorevole, se non per l’individuo, per la specie nel suo complesso.”
    Ineccepibile. Aggiungo al tuo discorso che è molto probabile che l’omosessualità abbia almeno una base genetica (e quindi non sia solo ‘ambientale’) perché il tasso di concordanza dell’orientamento sessuale è significativamente più alto tra i gemelli omozigoti che tra quelli eterozigoti.
    Quello su cui non sono troppo d’accordo è che l’omosessualità sia così utile come strategia di prevenzione dell’incesto. Immaginiamo una una famiglia di mammiferi X che, per qualche motivo, si ritrova confinata con tutti i cuccioli nella stessa tana/albero/appartamento di Manhattan. Secondo la tua teoria è possibile che alcuni di questi cuccioli abbiano una predisposizione genetica all’omosessualità e che la vicinanza con i consanguinei ne stimoli l’espressione. Alla fine cosa si ottiene? Che alcuni esemplari (perché non tutti i mammiferi sono portatori di predisposizione genetica) non si riprodurranno, ma il pool genetico della comunità sarà comunque quello che può derivare da generazioni di endogamia.
    E’ verosimile ed è stato ipotizzato (non so se in maniera convincente) che invece l’omosessualità sia una reazione fondata su una predisposizione genetica e attivata dal sovraffollamento in genere. Quindi nella famiglia di cui sopra, magari bloccata in un’isola o in un’oasi isolata, il fatto che alcuni figli si accoppino con consanguinei dello stesso sesso (anziché consanguinei del sesso opposto) non salverebbe dalle conseguenze dell’endogamia e dall’alta incidenza di malattie genetiche recessive ma quanto meno ridurrebbe il numero di bocche da sfamare.
    Altri problemi: “Quello che si sa è che è spesso legata a problemi con la famiglia di origine – per l’omosessualità maschile madre forte, padre debole o assente, il caso di cui sopra.”
    Sei sicuro che questa sia un’affermazione scientificamente dimostrata?
    Riguardo poi lo studio sulla relazione tra incesto e omosessualità che citi, forse non mi concentrerei tanto sull’aspetto ‘incesto’ quanto su quello di ‘abuso sessuale’. Una review più recente che affronta il problema: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22976519 (dovrebbe essere disponibile anche il full text http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3535560/).

    @Marilumari: non penso Berlicche parli di ‘inconscio collettivo’, i comportamenti istintivi (tra cui rientra anche almeno in parte l’orientamento sessuale) sono ereditati, e la prevalenza di un certo tratto all’interno di una comunità o di una specie può favorirne la sopravvivenza collettiva. Pensando all’esempio delle manguste: è probabile che la mangusta come individuo abbia paura di allontanarsi dalla tana e per tanto si ‘riduca’ ad accoppiarsi con i consanguinei, ma è anche verosimile che, a livello di popolazione, la repulsione istintiva all’incesto sia parzialmente scomparsa dal pool genetico perchè non è favorevole alla riproduzione (data l’alta mortalità sperimentata dalle manguste che, in cerca di partner non consanguinei, si allontanano dalla tana).

  10. Questa ipotesi non mi convince: il concetto di “natura” che ne viene fuori mi pare quantomeno problematico.
    In primo luogo, non penso che ci sia una reazione epigenetica o “naturale” alla base dell’insorgere dell’omosessualità, propendo di più per una spiegazione che riguardi il vissuto del singolo, che metta in ballo l’individuo piuttosto che la natura.
    Se ho ben capito, l’adolescenza viene poi utilizzata come “impedimento” all’incesto, in quanto in questa fase, entrando in conflitto coi genitori, si evitano certi comportamenti; come spiegazione non mi pare regga, per il fatto che l’adolescenza così definita è una invenzione recentissima: in passato (parlo di un secolo e mezzo almeno) si passava dall’essere bambini all’essere adulti, senza una fase intermedia dedicata al conflitto generazionale.
    Inoltre, ripeto, non mi convince il concetto di natura perché mi pare a cavallo tra una concezione materialista (natura vista come reazione epigenetica/genetica) e una che assorbe troppo l’individualità nella natura stessa (una natura troppo “naturalista”, se mi è permesso il gioco di parole). La mia impressione è che siffatto concetto di natura sia padrone dei singoli, una legge che bypassa anche la volontà umana, i cui meccanismi peraltro non si sa come agiscano: come avviene il trigger che porta all’omosessualità? Nel post si oscilla tra una spiegazione materialista e una naturalista, e per questo non sono per nulla convinto da tale ipotesi.

  11. Grazie degli appunti.
    Intanto una premessa: i due link che ho riportati non sono correlati tra loro, nel senso che l’articolo sule manguste è solo la scintilla che m ha fatt venire l’idea, mentre l’altro è il solo articolo di qualche rilevanza che sia riuscito a trovare sui due argomenti di cui si parla.
    Articolo interessante perché evidenzia, nel caso dell’omosessualità, una tasso di rapporti incestuosi dieci volte superiore alla media. Nell’ottica del mio ragionamento questo indica che un ambiente favorevole all’incesto è presente in molti casi di omosessualità; gli estensori fanno un discorso di tipo diverso.

    ba: non sto parlando di pressione ambientale, sto parlando di un automatismo comportamentale derivante da circostanze ambientali. E’ una differenza sottile ma fondamentale.

    Allo stesso modo, sto parlando di selezione naturale, non di inconscio collettivo (definizione che mi ha sempre reso perplesso).

    Quente, non è l’affollamento il trigger: se no l’omosessualità sarebbe enormemente più diffusa dove questo è maggiore, in certe città e villaggi dove si vive appicicati uno sull’altro, o in certe antiche famiglie numerose; mentre se vogliamo abbiamo spesso un riscontro opposto. Ugualmente nel caso di scarsità di cibo.
    Gli abusi dell’infanzia potrebbero rientrare invece nel trigger dell’incesto di cui parlavo. Né uno né l’altro poi hanno molto senso dal punto di vista della selezione naturale: anzi, direi il contrario.
    Ribadisco che non sto parlando di problemi di affollamento, ma di casi in cui fallisce (o sembra fallire) il meccanismo di “fuga dal nido”. Qualunque sia il motivo, la selezione si occupa di eliminare tale comportamento per la generazione successiva.
    “Sei sicuro che questa sia un’affermazione scientificamente dimostrata?”
    Da osservazione personale, tutti e dico tutti i “casi” di cui sono a conoscenza rientrano in questo schema. Non so se basta a dimostrarlo scientificamente, ma quantomeno a correlare sì. Se poi ho ragione con la mia ipotesi, questo può spiegare anche i riscontri che non vi rientrano direttamente: il punto non è la forza o l’assenza del geniore, ma il legame non rescisso in età puberale\prepuberale.

    .

  12. Ago, adolescenza e giovani ribelli non sono certo invenzione recente: basta leggere la Bibbia. Se poi l’adolescenza come distacco in certi periodi storici veniva saltata e si passava direttamente al distacco, tanto più.
    La preferenza del singolo va bene, ma va spiegata e giustificata. Io propongo un meccanismo, ma comunque non affermo che debba essere esclusivo.
    Quello che affermo è solo la possibile presenza di un meccanismo di autodifesa della specie che ha come risultato uno squilibrio ormonale che inibisce la riproduzione. Sto prescindendo, per il momento, da considerazioni di carattere etico o morale. Ovvero: “ho questa cosa, che ci faccio?”
    Sarà, forse, oggetto di post successivo.
    A mio modo di vedere, posso indicare tre cause per la tendenza omosessuale:
    1-Il meccanismo che propongo
    2-Uno squilibrio interno (tutti i sistemi animali hanno casi di deformità o alterazione spontanei, non vedo perché la sessualità no)
    3-Cause psicologiche/imitative
    La natura non bypassa spesso la volontà umana?

  13. In generale, mi pare una spiegazione troppo deterministica. E’ quanto hai puntualizzato in un commento, ossia “sto parlando di un automatismo comportamentale derivante da circostanze ambientali” che mi pare piuttosto problematico, perché non so quanto ci sia di automatico in tal senso dentro la mente umana. Ma io non sono un esperto, è solo una domanda personale.

  14. qualcosa di simile si diceva nel film jurassic park, dove i dinosauri erano stati prodotti tutti femmine ma per effetto della circostanza ambientale inappropriata alla riproduzione alcuni individui cambiavano spontaneamente sesso (automatismo fisico derivante da circostanze ambientali). così “ogni donna che si fa uomo entrerà nel regno dei cieli’” (vangelo di tommaso) l’anima, che ha naturalmente l’attitudine alla ricettività (femmina), per la latitanza di dio si trasforma in un soggetto proattivo inventandosi un percorso ascetico per squarciare il cielo e penetrarlo dal basso verso l’alto

  15. La mia candida domanda e’ rimasta senza risposta e i vari links di Pancitrolli ovviamente non dicono niente e servono solo a far perdere tempo. Ergo giuro che da lui non leggerò più niente per tutta la vita. La mia domanda era : 2 leoni immagino cosa possono fare tra loro, due cani neppure lo immagino perché li ho visti, idem per gatti, coccodrilli, cavalli etc etc. Non riesco a immaginare cosa facciano fra loro leonesse, cagne, gatte, coccodrille, cavalle etc prese dal raptus omosessuale. Ergo mi sa che mentre nel mondo umano il 100 % degli individui e’ omosessuale tant’è che e’ la cosa più normale al mondo (verbo di Luxuria e Scalfarotto) ed e’ talmente normale che gli animali fanno la stessa cosa. Il che mi puzza di bruciato poiché il conforto zoostatistico esiste solo per gli animali maschi. Come la mettiamo con l’ideologia che non vuole sentire ragioni? Se c’è un rappresentante degli animali perché non lo denunciamo per semiomofobia che in inglese si traduce omophobyfifthyfifthy ?

  16. to’, va’ là, marione: “Sempre nel bonobo, le interazioni sessuali coinvolgono tutte le classi d’età e sesso, non sono infrequenti le interazioni omosessuali fra maschi (ad esempio il rump-rump rubbing, vedi etogramma) mentre sono molto frequenti le interazioni omosessuali fra femmine, in particolare il genito-genital rubbing, (Kano, 1980; Kuroda, 1980). Questo comportamento è in un certo senso l’emblema della sessualità femminile del bonobo e, contemporaneamente, il punto di maggior contrasto con la sessualità dello scimpanzé. ”
    http://www-3.unipv.it/webbio/api/progrillo.htm

  17. “in particolare il genito-genital rubbing” definiscesi “tribadismo”

  18. Benissimo, Panciroli. Adesso che hai reso noto che ne sai di porcherie, e ti piace ostentarlo, non ci saranno problemi per quelli che vorranno rivolgerti a te, altrove.

    Mario, le tue “innocenti domande” sono fuori luogo e fuori tema. Ti sarei davvero grato se, almeno talvolta, potessi scrivere qualcosa di veramente tuo sull’argomento del post.

    ba, il “Vangelo di Tommaso” è una vaccata gnostica, Jurassic park un (bel) libro di fantascienza, e in generale, il tuo commento non si capisce proprio.

    Ago, se le circostanze ci rendono zoppi, ciechi, sordi, trisomici, omosessuali la libertà è però più grande.

  19. è solo che l’omosessualità
    1) non è condizione esclusiva né per gli uomini né per i pan
    2) lo è per i cattolici, magari, ma per Achille, Alcibiade, Alessandro, Cesare e Adriano invece la bisessualità sembra naturale e avrebbero riso di te – e magari anche di me – che dividi l’umanità in etero e omo come se fossero interisti o milanisti quando invece le sfumature paiono esser numerose
    3) e ti linko anche questo sulle ipotesi genetiche: http://www.academia.edu/2337139/DARWIN_E_IL_PARADOSSO_DEI_GENI_OMOSEX
    4) e anche questo: “Studi di genetica hanno dimostrato come l’omosessualità sia ereditata primariamente per via materna e con le caratteristiche di un carattere multifattoriale, infatti i soli geni non sono sufficienti a sviluppare un orientamento sessuale di quelli esistenti, ma l’ambiente da solo (come si evince nello studio dei gemelli separati alla nascita) non è in grado di determinarne lo sviluppo.Un gruppo di ricercatori italiani composto dai professori Andrea Camperio Ciani, Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, Giovanni Zanzotto, Dipartimento di Metodi e Modelli matematici dell’Università di Padova, e Paolo Cermelli, Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino ha cercato di dimostrare le basi biologiche dell’omosessualità. Il modello delle “selezione sessualmente antagonista” è stato selezionato tra i tanti messi sul tavolo ad inizio della ricerca e prevede che almeno un fattore genetico deve essere contenuto nel cromosoma sessuale X, quello trasmesso ai maschi solo dalle madri. Ma i geni trasmessi devono essere due, uno appunto nel cromosoma X, e un secondo contenuto in un altro cromosoma non sessuale. In sostanza, sembra che la natura “metta in naturale conto” alcuni casi di omosessualità maschile pur di garantirsi un alto numero di probabilità di avere femmine feconde che mantengono e diffondono la specie.Questo tipo di evoluzione, che è uno dei fattori che contribuiscono al mantenimento di un’alta variabilità genetica, era stato dimostrato negli insetti, negli uccelli e in alcuni mammiferi ma, fino ad oggi, mai nell’uomo.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_sulla_differenziazione_dell'orientamento_sessuale

  20. E’ un’ipotesi che però non spiega tutti i casi di persone che hanno sempre saputo da prima dell’adolescenza di avere certe inclinazioni.
    Inoltre, una cosa che hai un po’ trascurato, è che non esiste il gene gay ma esiste una buona correlazione tra l’essere gay e la quantità di ormoni nel proprio corpo.
    Per dire, dato che viviamo in periodi piuttosto tranquilli da una settantina d’anni a questa parte è del tutto normale ipotizzare (ma lo vedi anche te a giro) che il maschio nerboruto e peloso è passato di moda. Mentre prima il c.d. “macho” era anche uno status necessario in condizioni di vita molto difficili (guerre, basso sviluppo della medicina, risorse meno diffuse, etc) ora che la sopravvivenza è garantita a molti la possibilità per uomini più femminei di trovare moglie sono aumentate (sì, sto escludendo le lesbiche dal discorso, scusate) anche solo per un fatto estetico. Ci stiamo spingendo verso una società il cui l’uomo attraente non è molto muscoloso, non è molto peloso ed è molto meno macho, quindi meno virile, che vuol dire che i suoi estrogeni sono più alti ed aumenta la probabilità che sia gay.

    Ma questo solo uno dei possibili fattori che entrano in ballo in questo discorso.

  21. Personalmente la trovo un’ipotesi molto interessante, che renderebbe conto di quanto profondamente radicata può essere la tendenza omosessuale nonostante essa sia evidentemente deleteria per la propagazione della specie e quindi segregata dalla natura. Rende conto del fatto che NON sia genetica, ma che con qualche meccanismo fisico, o genetico, effettivamente c’entri; e rende conto del fatto che sia correlata anche a fattori epigenetici (ambiente) e psicologici, sebbene questi, si sa, da soli non siano sufficienti.
    Insomma, a naso direi che è un’ipotesi ottima, perché mette insieme un po’ tutto… ma evidentemente occorrerebbe fare delle ricerche molto approfondite per dimostrarla scientificamente. E qui ci scontreremmo con le lobbies omosessualiste, che distruggerebbero chiunque andasse in questa direzione…

  22. mentre per il vangelo di tommaso (gnostico) ogni donna che si fa uomo entrerà nel regno dei cieli penetrando edipicamente un dio madre, per il cristianesimo papista e tridentino entrerà nel regno dei cieli piuttosto ogni uomo che si fa donna siciliana, sottomessa alla santa madre chiesa gerarchica perinde ac cadaver, a imitazione del Figlio-yin che è passivo rispetto al Padre-yang.

  23. Buongiorno.

    Volevo partecipare al discorso ma olevo evidenziare previamente che se ci si pone il problema dell’affinità , ci si deve porre anche il problema della dispersione, mi pare inevitabile

    Per quanto mi riguarda credo non si possa approcciare il discorso appunto solo geneticamente. Tralasciando che il termine natura ormai è usato equivocamente , la problematica di un difetto di natura , naturata o naturante , formale o materiale , ma comunque sia dell’UOMO in quanto sostanza composta vivente non solo è irriconducibile ad un difetto escludente il proprio correlativo, ma è comunque sia sempre un qualcosa che può essere chiamato deviante ed improprio in ogni caso.
    Pensiamo ad un cieco nato. Ci si è dimenticati che è certo , penso agli studi di Spadafora, che i peccati sul piano spirituale comportino degenerazioni , e così anche i propri stili pratici, e prima di tutto ovviamente un accoppiamento sbagliato.
    Non credo però che si venga a dichiarare un cieco normale sul piano umano.
    Quindi la discussione c’è ma và presa semplicemente come un caso di studio.

    Per quanto riguarda la riflessione di per sé stessa è alquanto interessante.
    C’è però in qualcuno una totale incomprensione di cosa sia l’uomo nel paragonarlo agli animali ed ai loro moduli e comportamenti vincolati ( esempio del lesbismo o frocismo animale assieme all’esempio dei salmoni )

  24. Per quanto riguarda Ba spero stia scherzando perché davvero si fà un torto così anche agli gnostici.
    Non avevo mai riflettuto al “seno” del Padre, chissà lui come se lo spiega…

  25. ba, forse nella chiesa che hai in mente tu, non in quella che conosco io (e in ogni caso qualcosa sulle donne siciliane ci sarebbe da dire).

    Fasullo, il meccanismo deve scattare prima dell’adolescenza per essere efficace. E non c’è da prescindere, comunque, dalla pura e semplice alterazione come facevo notare nel precedente commento.
    Circa il maschio macho, è un corso e ricorso: a me vengono in mente almeno due periodi in cui era tornato di moda. Direi che prescinde dal discorso.

    Panciroli, personalmente penso che “ogni buco è buono” vada bene per chi pone il prorio orizzonte nel godimento personale e nella volontà di potenza, e che il risultato sia una infelicità dove nessun buco è quello veramente buono.
    Di dividere l’umanità come dici non me ne importa niente. Le persone non le giudico per il sesso da cui sono attirate, ma per chi decidono di essere.
    Grazie per l’articolo del punto 3, interessante anche se specie nella prima parte ci sono alcune affermazioni errate. I dati sperimentali non sono incompatibili con la mia ipotesi, ma naturalmente non è stato considerato quell’aspetto. Il wiki testimonia il fatto che in realtà non si sia raggiunto nessun risultato decisivo, e che la mia ipotesi non sembra essere stata avanzata da nessuno delle teorie analizzate.

  26. @Constantinus “E qui ci scontreremmo con le lobbies omosessualiste, che distruggerebbero chiunque andasse in questa direzione…”

    Veramente ci sono studi sulla causa dell’omosessualità, ivi compresi quello che ha citato Berlicche e altri che l’associano a maltrattamenti infantili, senza grossi sconvolgimenti delle lobbies omosessualiste (parola il cui uso meriterebbe una condanna di almeno un anno di lavori socialmente utili all’accademia della Crusca per quanto è brutta).

    @Berlicche “Quente, non è l’affollamento il trigger: se no l’omosessualità sarebbe enormemente più diffusa dove questo è maggiore, in certe città e villaggi dove si vive appicicati uno sull’altro, o in certe antiche famiglie numerose; mentre se vogliamo abbiamo spesso un riscontro opposto. Ugualmente nel caso di scarsità di cibo.”

    Non sono sicuro che il riscontro sia opposto (ma neanche che disponiamo di dati veramente confrontabili transnazionalmente e transculturalmente sull’omosessualità). Probabilmente come comportamento è più diffuso nelle grandi metropoli e nei paesi industrializzati ad alta densità di popolazione che non in quelli rurali.

    “Da osservazione personale, tutti e dico tutti i “casi” di cui sono a conoscenza rientrano in questo schema. Non so se basta a dimostrarlo scientificamente, ma quantomeno a correlare sì. Se poi ho ragione con la mia ipotesi, questo può spiegare anche i riscontri che non vi rientrano direttamente: il punto non è la forza o l’assenza del geniore, ma il legame non rescisso in età puberale\prepuberale.”

    Mah, a me è difficile provare a ricostruire il vissuto dei miei amici omosessuali senza rischiare un ‘recall bias’. Pensando a loro mi verrebbe da dire che la parte più importante è una predisposizione (innata o poco via), e il trigger familiare-ambientale può essere molto sfumato. Io non ho problemi a immaginare che ad esempio, in un maschio molto legato alla madre nel periodo puberale, l’omosessualità possa essere una reazione alla minaccia dell’incesto; metto in dubbio i vantaggi evolutivi sui grandi numeri di questa reazione (perchè evitare l’endogamia non migliora il pool genetico, quanto evita la nascita di prole affetta da malattie recessive che probabilmente non arriva neanche all’età riproduttiva; ai fini evolutivi forse è meglio che, in condizioni di isoalmento, due fratelli di sesso diverso si accoppino producendo un 25% di cuccioli malati che non se lo facciano due fratelli dello stesso sesso non figliando del tutto).

    Secondo me la tua posizione e quella di Costantinus sono viziate da un pregiudizio di fondo, e cioè che l’omosessualità sia ‘deleteria’ per la propagazione della specie. In realtà, in tutte le specie sociali (dai leoni alle scimmie, dai lupi all’uomo) non tutti i membri di un gruppo si riproducono (che siano o meno attirati da esemplari del sesso opposto). Come propagano i propri geni (com’è possibile, cioè, che rimangano nel pool genetico i geni di persone non predisposte alla riproduzione, ad esempio perchè timide o omosessuali)? In due modi:
    a) contribuendo alla comunità e quindi alla sopravvivenza di cuccioli geneticamente affini
    b) qualora i geni che li predispongono alla condizione di scarsa fertilità siano linkati a geni di effetto diverso. Ad esempio alcuni studi (non so se la teoria sia ancora in voga) suggeriscono che gli stessi geni che ‘rendono’ gli uomini omosessuali aumentano la fertilità delle donne

  27. @Federico Fasullo: penso che (volendo semplificare grossolanamente un’infinita variabilità di vissuti) ci sono persone che fin dalla prima infanzia hanno un’identità ‘effeminata’ o ‘mascolina’ (all’estremo dello spettro ovviamente i disturbi di identità di genere), ma credo che nella maggioranza dei casi di omosessualità si possa cominciare a parlare quando comincia un’attrazione matura per il sesso opposto nei coetanei eterossessuali, cioè nell’adolescenza.

  28. ber, chiama la tua amica Miriano

    perché anche questi vorrebbero curare l’omosessualità: il mondo è pieno di comici persino migliori di te.

    “La ricerca dimostrerebbe come in realtà l’essere gay si erediti come il colore dei capeli o il taglio degli occhi, scatenando immediate polemiche fra gli accademici. ……..La prova del nove, però, si è avuta con l’esperimento condotto dai ricercatori che hanno studiato un campione di 400 omosessuali: una percentuale abbastanza alta di essi presentava un’anomalia genetica del cromosoma X, precisamente dell’ Xq28, che continua a passare di madre in figlio condizionandone l’orientamento. Secondo Bailey, i geni sarebbero sopravvissuti alla selezione naturale perchè hanno a che fare con la fertilità delle donne.
    Cochran, dal canto suo, ha affermato che nel giro di qualche anno si potrebbe operare a livello genetico, già all’interno della pancia della madre, per risolvere il “problema”. L’idea è stata aspramente condannata dal mondo LGBT, che la addita come ripugnante e immorale, ma Bailey ha risposto in modo fermo: “Vogliamo dare ai genitori un giorno la possibilità di scegliere, in base alla società in cui vivono, quale orientamento dare ai propri figli”.
    http://www.ilgiornale.it/news/esteri/lomosessualit-decisa-dai-geni-ricerca-michael-bailey-993486.html

    se interessa qui c’è il lavoro precedente – http://en.wikipedia.org/wiki/The_Man_Who_Would_Be_Queen

    e qui l’originale: 250 pagine; auguri, ber
    http://faculty.wcas.northwestern.edu/JMichael-Bailey/TMWWBQ.pdf

  29. comunque, ber, questi percorrono un'altra strada

    e non è la tua – “Il giovane che ha raggiunto la maturità sessuale in un piccolo nucleo famigliare chiuso non si troverà così attratto dal parente di sesso opposto. La natura preferisce perdere il patrimonio genetico degli individui coinvolti piuttosto che metterne in giro di potenzialmente pericoloso” – quanto invece quella di aumentare i figli pro capite femminile con un modesto, percentualmente, costo aggiuntivo di omo: il pragmatismo immorale della Natura stride un po’ con la tua teleologia biologica però puoi sempre consolarti con la Legge Naturale: fatti un Cynarone, ber.

  30. Non è la mia, Panciroli, ma non è neanche detto che questa sia giusta e la mia sbagliata. In ogni caso, un tentativo.
    Sulla “perché anche questi vorrebbero curare l’omosessualità” faresti meglio a leggere cosa è successo davvero, e non le menzogne ad arte di Repubblica o Corriere. Perché quando un giornale dice che erano 400 dentro e 2000 fuori a contestare, mentre era vero il contrario (anzi, fuori erano decisamente meno) vuol dire che mente sapendo di mentire, senza scuse. E chi continua a credergli è fesso (e dovrebbe farsi due domande).

    Quente, la teoria che citi al fondo è in uno dei documenti linkati.

    Ricordo a tutti che più di 2 link in un commento lo manda in “non approvato” o direttamente in spam, occhio.

  31. elargire pugni e calci nelle palle come estrema espressione di attaccamento alla madre è machismo di ritorno da lobby gay

  32. Cosa dovrebbe invece fare un figlio normale se gli insultano la madre, secondo te?

  33. mah, ber, quand'ero giovane

    cantavo coi miei compagni di liceo:
    oh che gioia oh che gioia
    esser figli di t….
    ci ho la mamma maial. e il babbo g..
    e via così
    eppoi si passava a redigere graduatorie sulla p……… delle madri e delle nonne addirittura;
    e non eravamo drogati: io manco fumo tabacco;
    eravamo politicamente scorretti ma non ci siamo mai scazzottati, ber

  34. quando mai un cristiano è stato “normale” ?

  35. Immagino, Panciroli, che ciò spieghi molte cose.

  36. questo è libertàepersona

    Se io credo che il Signore della vita è Dio, che Lui è mio padre, che un figlio nasce sulla terra per volontà di Dio, che ha una missione da compiere e un destino di vita eterno, non avrò difficoltà ad essere aperto alla vita: può Dio, che è mio Padre, volere il mio male? Può farmi nascere un figlio senza aiutarmi a provvedere a lui?» (don Leonardo M. Pompei, Sacramentum Magnum).
    ma tu lo conosci questo libertàepersona? perché il don leonardo è un prete e non lo sa ma io, che ho fatto il servizio civile al servizio sociale sezione handicap dell’ausl, l’ho vista l’angoscia per il futuro dei genitori dei ragazzi per i quali lavoravo: pensavano sempre al futuro dei figli dopo la loro morte; una pena infernale, ber. E mi pare che proprio non sia umano uno che citi don leo

  37. Panciroli, cosa pensi sia la Chiesa?

  38. Hey Panciroli,
    ho letto liberta’ e persona e sono rimasto un po’ esterefatto.
    L’unico commento che mi sento di fare e’: contenti loro….
    Saluti
    Giovanni

  39. Un po’ esterrefatto, un po’ incinto… ;-)

  40. Se gli unici argomenti che avete contro il post di libertà e persona è il vostro istintivo preconcetto, siete proprio messi male quanto ad argomenti.

  41. Panciroli, sei pregato di riformulare il tuo commento in modo non offensivo. Una cosa è attaccare un argomento, l’altra l’estensore dell’argomento.

  42. Aristotele ago86

    l’egregio ber mi invita a modi più urbani e m’adeguo: vedi, ago86, non ti auguro di dover mai rispondere all’arduo quesito ““Può farmi nascere un figlio senza aiutarmi a provvedere a lui?» perché nemmeno tu te lo meriti; ma io, avendo conosciuto genitori che invece ha dovuto tentare di trovare una risposta, t’assicuro che ti converrebbe non trovarti nelle loro condizioni;
    sempre solerte ai tuoi richiami son, ber.

  43. Al tuo ultimo commento, Panciroli, rispondo che non conosco una singola persona vivente che non abbia bisogno degli altri. Il cuore del messaggio cristiano è proprio questo: che noi tutti figli dobbiamo occuparci gli uni degli altri. Quelli che talvolta sono chiamati “il prossimo”. In un certo senso, è cristiano proprio chi riconosce di avere questa necessità di tutto.
    Solo per precisare: di persone che hanno necessità molto grandi, o totali, ne ho conosciute e ne conosco parecchie.
    Non è by chance, è by project.
    Suggerimento: prova a cercare qualcosa scritto da Aldo Trento.

  44. Mi spiace, sopraggiungo piuttosto tardi a rispondere, quando la discussione si è sviluppata già parecchio: ne chiedo scusa.

    Gentili Cachorroquente e Berlicche, il mio riferimento all’ “inconscio collettivo”, peraltro virgolettato nel mio precedente commento, era volutamente un po’ ironico: infatti, da questo punto di vista, mi riconosco abbastanza nella percezione generale dell’impostazione del problema scelta da Berlicche, che manifestava ago86: al posto di inconscio collettivo avrei potuto scrivere “Madre Natura” o “Destino” e sarebbe stato lo stesso.

    Avrei però avuto delle remore a usare, in alternativa, il termine di “Divina Provvidenza”, se non altro perché la capacità di scelta in base a convenienze prettamente individuali mostrate da mammiferi apparentemente più semplici di noi umani, quali sono le manguste, avrebbe già inficiato in qualche modo il meccanismo, ponendo subito in evidenza il fattore “libertà”. Mi è parso presuntuoso, da parte mia, riuscire a capire come la Divina Sapienza riesca a equilibrare questo fattore con l’esigenza di conservazione della specie già in un piccolo animale come la mangusta; come riesca a farlo in noi mortali “superiori” (cosiddetti, a partire dalla soverchiante volontà d’amore e di dedizione del nostro Creatore nei confronti degli umani e dal nostro non meno sorprendente tasso di ribellione a questo stesso Amore) mi è parso ancora più problematico. Ma devo anche ammettere che nutro una particolare — ahimé pregiudizievole — repulsione per concetti come “selezione naturale”, ed evoluzione darwiniana, forse per le ripercussioni davvero malefiche che questa dottrina scientifica ha avuto sul piano sociale, nella nostra specie.

    A proposito di libertà individuale, vorrei farLe notare, gentile Cachorroquente, che l’incesto, nel caso delle manguste, non ha avuto influsso così marginale nel tasso di conservazione e sopravvivenza della specie. Infatti, il dato osservato è che esso si verifica molto più frequentemente tra maschi adulti e consanguinei femmine, perché queste ultime sono per lo più già morte quando i cuccioli di sesso maschile raggiungono la maturità sessuale. Non Le pare, questo, un indizio della maggior fragilità del ramo femminile della specie? Se questa tendenza dovesse stabilizzarsi o affermarsi con sempre maggior rilievo, la vedo grigia per la conservazione del “clan” delle manguste. A meno che queste non…mangino la foglia, e ricomincino ad avventurarsi fuori dal “villaggio” di origine, per cercare, anche a prezzo di grossi sacrifici personali, partner sessuali di altre “tribù”.

    Per ora chiudo qui, perché sono molto curiosa di leggermi gli altri interventi sul tema che nel frattempo si sono accumulati.
    Grazie a tutti per i contributi (anche per i links, sebbene non sempre abbia il tempo di dedicargli la dovuta attenzione).
    Saluti cordiali, marilù.

  45. “Può farmi nascere un figlio senza aiutarmi a provvedere a lui?”

    Abramo il figlio lo doveva uccidere. La questione cade ed è mal posta

  46. Premetto che l’argomento non rientra tra quelli di cui ho grandi conoscenze, per cui porto solo un contributo di tipo bibliografico. Ho un vecchio di libro di Ian McHarg: “Progettare con la natura” (1989, Franco Muzzio Editore – originale “Design with Nature” 1969) in cui nel capitolo finale “La città: salute e patologia” (in particolare a pag. 242 della mia edizione) riprende gli studi di John Calhoun e Jack Christian fatti sui topi.
    In questi studi si era fatta una correlazione tra sovraffollamento e comparsa di fenomeni che inibiscono la crescita della popolazione (tra cui l’omosessualità ma non solo quella).
    Quanto sopra è solo per fornire qualche informazione in più sull’argomento, anche se mi pare contrasti con l’ipotesi (peraltro interessante) di Berlicche.
    Saluti.

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