Ragionevolezza

Sempre più mi sto rendendo conto che quello che manca oggi, nei discorsi, negli atteggiamenti, in quello che crediamo e pensiamo di sapere, è la ragionevolezza.

Ragionevole è stare davanti a quello che accade, a quello che è, senza metterci del nostro. Senza cominciare subito ad incasellare, schematizzare, rifiutare.
Se la ragione è rapporto tra noi e la realtà, allora irragionevole è quando sostituiamo alla realtà quello che noi pensiamo di essa. Il nostro io ha il sopravvento, e non c’è più un rapporto. In altre parole, quello che sosteniamo non ha rapporto con quello che davvero è.

Questo accade quando noi amiamo noi stessi più di quello che abbiamo davanti. Incontriamo la verità ma preferiamo attenerci alla nostra menzogna. Accade mille volte al giorno. Quante volte non mettiamo in pratica ciò che sosteniamo? E non ce ne accorgiamo.
Da soli, non ce ne accorgiamo. Ci dev’essere qualcuno che ce lo dice, che ce lo fa notare, che ci salva da noi stessi. Che ci vuole bene perché vuole il nostro bene. A cui importa di noi.
Che ci richiama al fatto che il reale si è allontanato dal nostro cuore.
Ascoltiamo il vero, che non ha la forma di un pensiero.

Dove ci conduce il nostro pensiero? Ad accettare che uno possa essere Napoleone anche se è evidente che non lo è, a fingere che una cosa sia vera solo perché rientra nel nostro schema. Quando basterebbe starci di fronte per ammettere la sua menzogna.
In definitiva, vivere nella falsità, in un luogo non fatto per noi, invece che accettare la convocazione del Mistero, di ciò che non siamo noi a fare.
E il nostro rifiuto ci travolge.

Mentre, se si sta a quello che accade, si rimane su una strada disegnata per noi. Fino ad arrivare al suo termine, oltre l’orizzonte, al suo entrare in quella città non costruita da mani d’uomo che ora possiamo solo intuire.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 11 dicembre 2014 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. “Sempre più mi sto rendendo conto che quello che manca oggi, nei discorsi, negli atteggiamenti, in quello che crediamo e pensiamo di sapere, è la ragionevolezza”

    E’ quello che dice sempre mia nonna, che è la persona più irragionevole del mondo.

  2. Viva le nonne, semplici ma salde sui principi.

  3. Per la irragionevolezza della nonna tua e mia

    No problem poiché noi abbiamo pronta l’eutanasia

  4. Rendersi conto di una mancanza è comunque un primo passo. Molto più grave sarebbe non accorgersene.
    Nessuno di noi è adeguato, o perfetto. Ma è l’orgoglio di considerarsi tali che frega.

  5. @Ettore: mia nonna è stata militante fedelissima del PCI ed è tuttora violentemente anticlericale. Le sue invettive in genere cominciano con ‘Quello che manca nel mondo è il buonsenso’, esempio tipico (reale) ‘Possibile che nessuno si renda conto che dovunque andava Woytla scoppiava una guerra?’.

    Viva le nonne indeed, e lo dico senza ironie che alla mia voglio un sacco di bene. Ma per carità non tiratemi fuori i ‘saldi principi’ (a meno che non stessi scherzando…).

    Tornando in topic:
    @Berlicche
    “Dove ci conduce il nostro pensiero? Ad accettare che uno possa essere Napoleone anche se è evidente che non lo è”

    Mmmh secondo me è il contrario. Nel momento in cui “sostituiamo alla realtà quello che noi pensiamo di essa” saremo i primi a crederci Napoleone se ce ne viene l’uzzo, ma gli ultimi ad accettare che il prossimo lo sia quando questo va contro il nostro sistema di credenze.

    Ragionevolezza per me è: mettere sempre in conto di poter essere in torto. Persino quando un marcantonio di 110 Kg per 190 cm ti dice di essere Napoleone.

  6. Quente, gli ultimi ad accettare? Basta che lo dica Repubblica, che è trendy…
    Se non si sta alla realtà vince sempre il più forte, che non siamo noi. Guardi come in trent’anni soli si è riusciti a far credere l’impossibile.
    La sua definizione di ragionevolezza è un poco carente. Due e due fa quattro, posso affermarlo con ragionevolezza oppure no?

  7. Grazie del bel post, c’è sempre bisogno di sentirsi dire certe cose…
    “Ascoltiamo il vero, che non ha la forma di un pensiero”… sembra una canzone di Jovanotti ;-)
    Scherzi a parte, è così, spesso si fa tanta fatica a togliersi di mezzo, a far tacere quel nostro io saccente e tronfio! Siamo però fortunati perché almeno ogni domenica possiamo ascoltare “parole di vita eterna”, ma anche questo ci riesce a malapena.
    Buon fine settimana.

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