Non si va in cielo…

Mi hanno riferito che la stessa cosa è stata detta in almeno due omelie di differenti sacerdoti questa domenica a messa. In cui il Vangelo del giorno era proprio quello su pecore e capri di cui abbiamo parlato qualche giorno fa.
Ciò che è stato detto durante la predica è stato”Non sarà chi va messa tutte le domeniche, o dice rosari a raffica, che andrà in Paradiso, ma chi dà bicchieri d’acqua a chi ne ha bisogno.”

Il che è evangelicamente corretto. Il giudizio a cui verremo sottoposti sarà sulla misericordia che avremo avuto, non sul nostro allenamento a sgranare coroncine. Ma permettetemi a mia volta una chiosa.

Ci sono sicuramente coloro che scambiano l’essere cristiani con una serie di atti da compiere, come negli antichi politeismi. Sullo stile dello scongiuro, del formulario da riempire per stare sicuri, del ticket di presenza. Probabilmente questo avveniva più un tempo di adesso, dato che ora l’essere cristiani è diventato progressivamente più scomodo e persino socialmente scandaloso.

Ma, mi domando, non può essere lo stesso per la carità? Il bicchiere dato non per venire incontro ad un bisogno ma per togliersi di torno qualcuno; l’elemosina come obolo per non essere disturbati; il grande gesto filantropico fatto per mandare avanti una nostra idea, un nostro concetto, un nostro progetto. Per cui si danno i soldi alla richiesta di fondi che ha i cuccioli più carini.
Si può anche partire con generosità noi stessi per imporre al mondo ciò che pensiamo. Più spesso, ciò che pensa qualcun altro.

L’esperienza e la storia insegnano che, tolto il cristianesimo, questa misericordia verso il prossimo la si incontra raramente, quasi mai. Non la si trova né dentro né fuori nessuna altra grande religione. Se è pure connaturata nell’uomo non trova la maniera, o il coraggio, di esprimersi.
Nel mondo di oggi alla misericordia si è sostituita la filantropia volontaristica. Che, siccome è fondata sul nostro bisogno e non sul bisogno dell’altro, sfocia in amari paradossi. Pacifisti che usano violenza, animalisti che inneggiano alla fine dell’uomo, chi cerca di eliminare la povertà eliminando il povero. Gli ideali si disfano tra le mani e si tramutano nel loro opposto. Ci si perde credendo di conoscere la via.

Non è l’atto in sé che salva, ma per chi e perché lo si fa.  Anche senza averne piena coscienza, anche senza averci fatto il dibattito e le pubblicazioni, anche senza averne discusso la filosofia. Semplicemente seguendo. Magari ascoltando quel Vangelo, o vedendo qualcuno che lo segue.

E’ vero che non sarà il dire il rosario a mandarci in cielo, ma dire il rosario può insegnarci ad andare in cielo. Non sarà andare a messa che ci aprirà le porte del Paradiso, ma probabilmente ci insegnerà la strada per arrivarci.

sv

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 25 novembre 2014 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 11 commenti.

  1. Dunque dovremmo chiudere tutti i conventi in cui l’unica attività è la preghiera?

  2. 61angeloextralarge

    “E’ vero che non sarà il dire il rosario a mandarci in cielo, ma dire il rosario può insegnarci ad andare in cielo. Non sarà andare a messa che ci aprirà le porte del Paradiso, ma probabilmente ci insegnerà la strada per arrivarci.”: ottimo!
    Sgraffigno… Smack! :-D

  3. Consiglio a tal proposito due libri di Ugo Borghello:

    – Liberare l’amore
    http://ares.mi.it/products-liberare-lamore-77.html

    – Saper di amore
    http://ares.mi.it/products-saper-di-amore-576.html

    Qualche buona lettura x “supplire” ad eventuali “deficienze omiletiche” divenute ormai (ahinoi!) più la regola che l’eccezione! !!

  4. Caro Berlicche, ti leggo sempre con piacere, anche se di solito non intervengo nel tuo blog, ma visto che anche io nella mia omelia di Domenica ho detto una frase simile a quella che tu stigmatizzi mi sento provocato ad intervenire.
    Ciò che ho detto esattamente (e che presumo anche i miei confratelli abbiano detto) è che la preghiera e le devozioni sono utili nella misura in cui educano all’amore, cioè che la prassi della carità è la cartina di tornasole che dimostra la verità della preghiera.
    Se osservo le mie assemblee domenicali io noto tanta gente devota, ma pochi realmente disposti a mettersi in gioco, ad accogliere lo straniero il povero, il debole e il carcerato e di questo parlavo

  5. Good point, Una.

    Grazie, Davide.

    Caro don Bartoli, non dubito che quello sia il tuo punto di vista. Ho un pochino più di dubbi, fondati, che sia anche quello di qualcun altro.

  6. “… Nella misura in cui educano all’amore”: all’amore di Dio! All’amore per il Signore. E, da qui, all’amore per il prossimo. O no?

  7. Un uccello non vola senza le ali.

    Che serve essere buoni con uno sconosciuto se poi non ci impegniamo con Dio?
    Se diamo un bicchiere d’acqua ad un assetato, per quale ragione lo facciamo?

    Se veramente siamo buoni, dobbiamo anche pregare e andare a Messa, altrimenti dove troviamo la forza di fare il bene anche con chi ci odia? La S.Messa e il rosario sono fondamentali per il (buon) cristiano.

    Padre Pio ci dice:
    “Gesù ti conforti nelle tue afflizioni. Sii di Dio in tutto e sempre come fin dal principio della tua vocazione.
    Non volere sperperare l’affetto che hai consacrato a Dio solo.
    Per riformare gli uomini non è sufficiente l’amarli. E’ necessario amare prima Dio e il sacrificio.
    Come sarà caldo per la terra, se egli è freddo per il cielo?”

    Badiamo di non perderci in un bicchiere d’acqua.

  8. Io ho un’altra piccola chiosa, che è una cosa che dico spesso quando amici e conoscenti mi fanno obiezioni simili (sia sull’andare a Messa alla domenica, sia sui miei due “chiodi fissi” che sono l’astinenza e il digiuno nei giorni di astinenza e digiuno, e la castità prematrimoniale. “Chiodi fissi” nel senso che sono argomenti che mi stanno a cuore, quindi ne parlo spesso).

    E spesso la gente mi ribatte: “beh, ma il cristianesimo non è mica tutto lì, non va in cielo solo chi va a Messa tutte le domeniche, digiuna il venerdì santo, e arriva vergine al matrimonio”.
    No, certo che no: non basta quello, ovviamente.
    Però io in genere ribatto: okay, il cristianesimo è molto più di queste cose – chiede di esercitare carità, amare il prossimo tuo come te stesso, ecc.
    Di fronte a una “missione” così enorme, andare a Messa tutte le domeniche e snocciolare rosari non è forse poca roba? “Poca roba” non nel senso “okay, è talmente insignificante che non lo faccio” – “poca roba” nel senso che ti richiede uno sforzo minimo, un sacrificio minimo, un impegno minimo. Se ci metti proprio un minimo sindacale di buona volontà, ce la fai a compiere il tuo dovere in questo campo, non ci va chissà che cosa. Ragionevolmente penso che tutti converremo sul fatto che andare a Messa una volta alla settimana è più facile che perdonare i propri nemici.

    E allora io chiedo: ma se tu non sei disposto a metterti in gioco nemmeno in queste piccole cose, davvero ce la farai a eseguire gli insegnamenti del Signore nelle cose più “scomode” (tipo amare Dio in un criminale in carcere, ecc)?
    Magari sì, eh, e allora tanto di cappello, ma diciamo che secondo me non parti con le premesse migliori. Quantomeno, parti poco allenato.

    Quindi, sì: senz’altro non sarà andare a Messa che ci spalancherà le porte del Paradiso, ma uno che non si prende nemmeno il disturbo di andare a Messa, riuscirà davvero a mettersi al servizio di Dio in “modi” ancor più pesanti e scomodi?

    (Ripeto: magari sì, eh! Però…)

  9. @ Lucia

    Bene, hai dato una buona testimonianza.

    Il tuo nome è anche luce.

  10. Concordo con Lucia.
    Per quanto mi riguarda andare a messa e pregare per me è fondamentale per riuscire ad amare il prossimo, soprattutto quel prossimo che a volte mi rende le cose difficili o mi turba con i suoi bisogni. E’ guardando Cristo in croce e pregando davanti al tabernacolo che pian piano accetto quel prossimo e riesco a guardarlo come fratello perché in loro c’è il Suo volto. Solitamente è dopo la messa o dopo aver pregato che talvolta divento generosa in modo attento, perché non sono solo io ad essere generosa e attenta, ma è solo grazie a Lui se mai lo sono.

  11. Ma il Primo Comandamento cosa recita ? Ed è il Primo, non uno tra gli altri. La fede dei nostri Padri e dei nostri Nonni che che per millenni consisteva nel timor di Dio e nella “sfilza di Rosari” (termine dispregiativo che a me sinceramente non piace, come può un prete parlare così ?) è dunque stata fasulla o vana ? Siamo proprio sicuri che che la vera devozione sia nel buonismo molto di moda e che attinge più a certe ideologie iperfallite ?
    Io qualche dubbio ce l’ho.

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