Lavoro, che passione

Per farvi un esempio di cosa significhi lavorare bene voglio andare in quel meridione che in questi giorni ci viene raccontato un po’ ovunque con il consueto catastrofismo a comando. Precisamente a Modica, lì dove di più a sud trovi solo il mare e l’Africa. Modica è una stretta forra orlata di case e chiese, di strade antiche e giardini segreti che perforano la montagna. La sola salita a S.Giorgio con il suo intrecciarsi di scale e fiori vale la visita.
Ma non è di chiese barocche che vi voglio parlare, bensì di formaggio.

Mia moglie è una patita del formaggio. In viaggio di nozze in Francia mi costrinse a comprare, sulla strada del ritorno, un formaggio di capra. L’automobile dopo due anni puzzava ancora come avessi trasportato cadaveri.
Ad ogni buon conto, mentre stiamo mangiando la mia consorte adocchia un’insegna giù, sul corso: “Casa del formaggio“. Sarà aperta? E’ aperta.
Dalla bottega – delle dimensioni di un modesto negozietto – usciamo dopo mezz’ora con la convinzione che il formaggio sia una forma d’arte. Il titolare è un autentico innamorato del suo lavoro. Ci spiega, ci fa assaggiare, ci consiglia, si rifiuta anche di darci quella particolare varietà perché non reggerebbe al viaggio. L’ora di chiusura è passata, ma il suo entusiasmo non gli fa vedere l’orologio. Se pure continuo a preferire altri generi alimentari, adesso guardo una forma di toma con altri occhi.

Forse è proprio questo l’essenza del lavorare bene: fare che chi ci guarda possa imparare qualcosa di nuovo da quello che facciamo.

Potrei citare, per restare a Modica, le gentilissime persone della Bottega Sicula, il loro cioccolato e il loro caffé; la minuscola trattoria Basilicò; e poi gli inconsueti e deliziosi Gelati Divini di Ragusa, o Adelfio di Marzamemi dove ci raccontavano del desiderio di risollevarsi dopo il devastante incendio della primavera. Lì, e altrove, dal fabbricante di ceramiche a quella di granite, ho visto gente decisa a mettersi in gioco, a non cedere alla lamentela ma a mostrare il viso alle difficoltà e alla sorte avversa.

Ma ci vuole passione; ci vuole cuore. Un cuore che non ceda ai trabocchetti e alle trappole che un certo modo di vedere la vita ci mette davanti. Un cuore che possa essere ispirazione per gli altri cuori; per il futuro, e soprattutto per il presente.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 29 ottobre 2014, in meditabondazioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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