Su e giù per la scala

Sono sull’ultimo gradino della scala, in equilibrio precario nel tentativo di afferrare quel caco troppo alto. La pianta è ancora piena di foglie, ma la scorsa notte si è sfiorato lo zero. Meglio raccogliere adesso.
Sono sudato marcio a forza di scendere e salire in continuazione quei gradini resi sdruccioli dai frutti caduti. Rischiare la vita per raccogliere un caco in più penso sia in qualche maniera inscritto nel DNA maschile. Come è nel DNA femminile non capire il valore del gesto atletico del proprio consorte e chiamarlo per una commissione proprio nel momento in cui è impegnato allo spasimo.
Deve essere così da tempi immemorabili. Probabilmente mentre Urgu delle caverne stava lottando contro la tigre dai denti a sciabola si dev’esser sentito chiedere:
“Urgu, caro, hai quasi finito?”
“Grmpff” (schivando una zampata della belva)
“Allora, quando hai terminato lì potresti andare vicino al fiume a procurarti un po di erba cipollina? Voglio cucinare il mammuth stasera”
“Gbngn – va bene, un attimino… (tenendo a distanza la tigre con la lancia dalla punta di pietra)
“Senza fretta, caro, ma sai quanto ci vuole a cuocere il mammuth.”

La stessa scena si è probabilmente ripetuta simile innumerevoli volte nel corso dei secoli: “Tullio, caro, quando hai finito con i Visigoti, puoi aggiustare il triclinio? Ha una gamba che zoppica un po’, e stasera vorrei invitare Lavinia a cena”.
Esatteamente come l’uomo è generalmente incapace di cogliere certe sfumature e sottigliezze dell’universo femminino così le donne spesso non sembrano afferrare la drammaticità e l’impegno necessario a certi lavori della loro controparte. O meglio, la colgono perché sembrano sempre aspettare per la loro richiesta il momento peggiore.
“Caro, potresti mica andarmi a comprare del lievito, prima dell’una meno un quarto?”
“Ma che ore sono?” faccio io, cercando di smorzare l’oscillazione della scala con le caviglie
“E’ mezzogiorno e un quarto”.
Sospiro. Avevo calibrato il lavoro perchè fosse finito prima di pranzo. Adesso dovrò abbandonarlo a metà, rientrare in casa, cambiarmi velocemente dagli abiti da fatica, e quindi di corsa fino in centro paese a comprare il lievito prima che il negozio chiuda. Tornare, ricambiarmi, tentare di concluderlo comunque…
Sbuffo fino al piccolo supermercato. Il lievito è nel bancofrigo, mi faccio indicare dove. Confezione da due, costo zeroventisei centesimi, pago con cinque euro. La cassiera non sa se fare lo scontrino, regalarmelo o tirarmelo sulla testa.
Torno accaldato e  trionfante con il mio bottino. Lo consegno a mia moglie, avvisandola: “Di questo faccio un post”.

Un post che dica: ecco cos’è il matrimonio. Puoi accettare che l’altro sia tanto diverso da te da chiederti ciò che ti sembra assurdo – e forse lo è – e continuare a volere bene?
Se la risposta è no, se non sei disposto a perdonare e ad essere perdonato allora è meglio pensarci su meglio prima impegnarsi per la vita. Dato che questo è il matrimonio: un “per sempre” malgrado nessuno dei due sia perfetto. Ci si può trovare chi in alto e chi in basso, ma occorre essere disposti per incontrare l’altro – sempre – a scendere la scala. O a salirla.
Se non si è pronti a questo allora tuttalpiù si è compagni di avventura: un’avventura che dura un po’ e finisce male.
Ma se si mette in conto la scala, si raccoglieranno i frutti.

Poi, il lievito, mica l’ha usato.

cachi

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 ottobre 2014, in meditabondazioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. Bellissimo post; da sposo fresco fresco di 3 mesi mi ci sono ritrovato parecchio :) A volte si fatica, ma ne vale la pena!

  2. Sì sì sì, tutto condivisibile e stimolo di grande riflessione, ma io a questo punto mi ergo a rappresentante del sesso femminile per esemplificare il livello 2 di alterità.
    Se tua moglie ti ha costretto a mollare i cachi per comprare il lievito in fretta e furia, e poi manco l’ha usato, è colpa tua.

    Infatti, il lievito da bancofrigo fa schifissimo (a me, quantomeno). Ammuffisce appena lo guardi, e dà al pane un gusto nauseabondo. Molto meglio il lievito secco in bustine, che si conserva per anni e di cui si può fare abbondante scorta in dispensa, così è pronto all’uso anche mentre il coniuge sdrucciola fra i cachi.
    Ergo, tu hai comprato il lievito sbagliato (sia per il gusto, sia perché non si conserva e settimana prossima sei di nuovo daccappo); ergo, quanto è successo è colpa tua, e ciò dimostra un’altra caratteristica insita nel DNA femminile: per quanto il maschio si sforzi e sia anche convinto di far bene, in realtà sbaglia lo stesso.

    :-P :-P :-P

    Da profana, suppongo che anche questo insegni molto sul matrimonio, correggimi se sbaglio :-P

  3. Risponde tantissimo, cara Lucia! Anche relativamente al fatto che è stata la mia mogliettina a chiedermi quel particolare lievito. Che poi ha usato il giorno dopo, comunque (e non dirò una parola di più sull’argomento).
    Tu allora mi dirai: avresti dovuto prevederlo e comprarlo prima, quel lievito. Ed io: hai ragione. E quest’ultima risposta insegna anch’essa tantissimo sul matrimonio…
    ;-)

  4. Ho letto da qualche parte la traduzione di una massima Egizia di circa 3000 anni orsono:

    “Se non trovi le cose non tediare tua moglie, sicuramente saranno al loro posto giusto, dove lei le ha messe con cura.”

    Non mi pare sia cambiato molto da allora.

  5. Vabbè, cara Lucia, è sempre divertente fare queste battute, ma se una donna ritiene di potersi davvero comportare così ogni giorno, e non solo per scherzo, finisce fuori da casa mia molto in fretta…

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