Di cani, figli, padroni

Si dice che i cani assomiglino ai loro padroni. Ed è vero, generalmente. Tendiamo sempre a proiettare noi stessi sulle cose che ci circondano. Vorremmo cambiarle perché ci riflettano. Vale per gli animali. Ma vale anche per gli uomini.

In un rapporto di coppia, la prima cosa che si impara è che occorre rispettare la libertà dell’altro, l’essere dell’altro. Non cercare di imporsi. Se ciò accade, si smette di essere una coppia. L’uomo è un solido incomprimibile. L’altro non è una nostra estensione. Se lo diventa, consegna a noi la sua umanità, diventa meno che umano. Quello che ci lega cessa di essere amore, se mai lo è stato.

Quello che descrive una famiglia è usare la propria libertà per un bene comune. Quando ciò non avviene vi è una sofferenza. Una violenza.
I figli sono deboli. La caratteristica del bambino è proprio quella di essere completamente dipendente dall’adulto, dalla forza dell’adulto.
L’adulto può cercare di proiettare su di lui i suoi desideri, le sue aspirazioni, proprio come potrebbe fare su di un cane. Ma il bambino è un cucciolo d’uomo, e quindi è anch’esso incomprimibile. E qualsiasi genitore se ne rende conto presto.

I nostri figli sono altro. Sono altro da noi, dai nostri desideri. Un genitore è tale solo se riconosce questa diversità e, per amore, l’aiuta a svilupparsi.
Quante volte abbiamo fatto il gioco “a chi assomiglia questo bambino”, il preferito delle vecchie zie. Ma l’arrestarsi alla fisicità della somiglianza può impedirci di vedere ogni preziosa differenza.
Se una persona osasse dire “questo figlio deve essere così, o non essere”, vuol dire che non è un genitore. Perché il genitore è colui che accoglie, ed accoglie perché ama.
In caso contrario è solamente uno che sceglie il cane che più gli piace. Il giocattolo fatto a sua immagine, di cui essere padrone. E lo abbandona la prima volta che sporca il tappeto, o bisogna partire per le vacanze.
E’ il test di Salomone. Amare il figlio più del nostro desiderio di esso.

Se si fallisce, meglio comprarsi un cane.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 settembre 2014, in meditabondazioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Assolutamente d’accordo, l’accoglienza non sceglie.

  2. Temo, dopo l’ok di Aleudin, i soliti ideologici interventi al veleno, ai quali il mio caratteraccio replicherà sfiorando l’ennesima ammonizione o l’espulsione. Mi conviene aggirare l’ostacolo accogliendo e lodando il tuo articoletto con una sola parola che “simulata in dialetto siciliano” dedico nel contempo anche al primo veleno che si accoderà. E questa parola è

    M’inchino

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