Salva il tuo servo

Anche dall’orgoglio salva il tuo servo, perché su di me non abbia potere
Salmo 19, v.14

Sul Foglio di qualche giorno fa c’è un interessante articolo il cui titolo recita: “Nessuno è così stupido quanto un uomo intelligente davanti al medico“. L’articolo parte dalla constatazione che a farsi del male negandosi vaccini e cure scientifiche per seguire discutibili pratiche alternative sono spesso le persone che, per capacità e studi, dovrebbero più rendersi conto della irragionevolezza del loro atteggiamento. Si fa l’esempio di Steve Jobs, che preferì curarsi il cancro con le erbe piuttosto che con rimedi di tipo classico.

Un commentatore puntualizza: non “un uomo intelligente”, “un uomo istruito”. Mi permetto di correggere entrambi: non è l’istruzione a causare questo particolare tipo di stupidità, né l’intelligenza, ma l’orgoglio della propria intelligenza favorito dalla propria istruzione. Orgoglio intellettuale, si usava dire un tempo: ovvero l’intima convinzione che siano tutti gli altri ad essere stupidi, compresi gli esperti.

Il fatto che di questo flagello siano colpiti soprattutto soggetti con mente ed educazione superiore è un sottoprodotto della filosofia attuale, che nell’insegnamento trova il suo punto più alto. Il dubbio sistematico, la negazione del principio di autorità portano a credersi superiori all’autorità stessa, senza domandarsi se essa abbia dopotutto qualche ragione. Ogni dilettante si crede esperto. E per potersi ritenere migliore lui deve negare ciò che l’autorità o la tradizione (che per lui, chiaramente, non capiscono niente) affermano.

E’ un circolo perverso: rifiutando l’autorità si crede alla bubbola, che potrà venire smentita, paradossalmente, solo quando assurgerà a status quo.
Finché rimane di nicchia, l’idea balzana è di moda e la usano tutti. L’esclusivo di massa. Quando diventa il paradigma si comincia a metterla in dubbio, e vengono riscoperte le ragioni che i veri esperti avevano tirato fuori fin dal primo momento. Metteteci dentro ogni cosa: dal “bio” al riscaldamento globale.

Basterebbe un poco di umiltà, riconoscersi per quello che si è, per evitare la trappola. Bisognerebbe rendersi conto che si è sì intelligenti, ma non basta. Che si è laureati, ma non basta. Per questo chi si è già scontrato con il proprio limite è più immune.

Se ci insegnano però che proprio il dubbio sistematico e l’orgogliosa autoaffermazione sono gli atteggiamenti di successo, è chiaro che ad essere stupidi lo si impara a scuola.

Stay foolish, ci viene detto: perché meravigliarsi poi se lo siamo?

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 18 luglio 2014 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 9 commenti.

  1. Come no: Sabin avrebbe dovuto stare zitto, fare il muratore o il pizzicagnolo e lasciare che con la poliomielite se la sbrigasse Salk.

  2. Molto più semplicemente: avresti dovuto leggere meglio prima di parlare.

  3. Quanto dici è per me esperienza quotidiana, oltre che evidenza statistica.

    Però, essendo un medico e quindi suscettibile a irritazione e frustrazione ogni volta che devo pazientemente demolire le teorie lette su internet o anche quelle fai-da-te (ho male alla schiena, penso che dipenda da questo farmaco visto che sul bugiardino dice che può danneggiare i reni), mi sono imposto di mettermi nei panni di chi mi sta di fronte in quel momento. Secondo me sei un po’ ingiusto nel parlare di “orgoglio intellettuale”.

    Non è solo una questione di sentirsi più furbi, ma anche di essere spaventati dal cedere controllo rispetto a qualcosa di intimo come il proprio corpo o quello di un caro, senza lottare, senza provare a mettere del proprio. E il “proprio” dipende da ciò di cui disponi: alla fine l’intellettuale che pretende di seguire un trattamento alternativo basato sull’antroposofia non è così diverso dalla vecchietta con la prima elementare che non si smuove dal capezzale del marito 24 ore su 24 per controllare capillarmente ogni manovra delle infermiere.

  4. Ancora più semplicemente: se tu avessi pensato meglio, non avresti scritto “Il dubbio sistematico, la negazione del principio di autorità portano a credersi superiori all’autorità stessa”.

    Infatti, il principio di autorità non esiste più. Di fronte a una malattia un po’ più complessa dell’influenza, troverai 4 medici che ti indicano 4 diverse diagnosi e 4 diverse cure: e come si fa a scegliere? O ti rivolgi a un inesistente quinto medico infallibile o sei costretto a scegliere, anche se non sai nulla di medicina. Oramai per quasi tutte le questioni rilevanti (dalle scelte energetiche alla viabilità all’inquinamento) ci sono scienziati e specialisti che suggeriscono soluzioni opposte o incompatibili le une con le altre: chi è in grado di sapere quale sia la scelta migliore? Il principio di autorità poteva funzionare nel medioevo, forse, quando il monopolio del sapere era ferreo ed effettivo: oggi le autorità sono diffuse, quindi inesistenti. Chi scegli, tra Keynes e Say, per cercare di risolvere la crisi economica? A meno che il tuo obbiettivo non sia l’imposizione forzata di un’unica autorità, temo che la tua posizione sia del tutto fuori dalla realtà.

  5. Bene Quente, un conto è riconoscere un’autorità e nello stesso tempo vegliare che non accada niente di strano; un’altra presumere. Se anche l’imbianchino che mi sta pitturando casa è un esperto e sta facendo un buon lavoro, lo stesso butterò un occhio. Non è orgoglio intellettuale, è attenzione al (proprio) particolare. Non basta che qualcuno si definisca esperto perché sia un esperto: l’autorità non si basa su pretese, ma sui fatti. Quello che fa superare il dubbio è la verifica. Verifica sperimentale, sostanza di cose vedute. Un’autorità, se è tale, deve riconoscere di non avere mai il controllo totale: che c’è un’autorità più alta. L’orgoglio intellettuale è presumere di non avere bisogno di un controllo. Sapere già.
    Personalmente, se di qualsivoglia teoria o tesi non c’è almeno un caveat, un bugiardino che dice di fare attenzione ai reni, io mi insospettisco.

  6. Mi sono chiesto, poco fa prima di collegarmi, come avresti confutato la mia obiezione: non che mi aspettassi chissà quale acrobazia intellettuale – conosco abbastanza bene come funziona la mente cattolica – ma un minimo di vita cerebrale confesso che me la aspettavo.

    Invece, nulla.

    D’altro canto, confutare la realtà funziona solo con chi ha sostituito la realtà con un’ideologia.

    E non puoi neanche invocare la comoda scusa che hai usato un paio di post addietro (io sarei un troll da non nutrire), dato che solo poche ore fa non hai resistito alla tentazione di replicare al mio primo intervento.

    Di fronte a quest’ultimo, invece, hai scelto il silenzio: e non perché io sarei un troll, ma perché tu non hai argomenti.

    Che miseria.

    Ti lascio volentieri nel tuo brodino tiepido, a rimescolare la zuppa.

    Per i miei denti, ho bisogno di sostanza: la pappetta dolciastra che spacci su questi schermi ve la lascio volentieri.

    A mai più rileggerti, mi auguro, anche se – sono un debole, lo so – abyssus abyssum invocat.

  7. Signore, ti ringrazio che ci hai tolto dalle palle questo servo alle ore 21:43 di ieri sera. Nessuno di noi sarebbe stato capace, anche per una forma di rispetto.

  8. Tanti anni fa lessi, su una biografia di don Bosco, che il santo non di rado era oggetto di attentati. In una di queste occasioni, aggredito alle spalle, prima stese a cazzotti il suo aggressore e poi lo soccorse. Stupito, chiesi al mio direttore spirituale se ciò non contraddiceva il porgi-l’altra-guancia. Risposta: don Bosco era un maestro; talvolta è carità dare una lezione. Ne ho fatto tesoro.

    E ora veniamo a noi. Caro Paolo Rossi, non lasciare questo sito troll o non troll, rompi o non rompi. C’è una parola magica nella Bibbia e questa parola è

    ASCOLTA

    che sottindente anche “… e per piacere stai zitto ….”

    Oggi la parola è

    LEGGI

    in quanto non si usa un predicatore ma un web con scrittura e l’analfabetismo del leggere e scrivere dei tempi biblici non è più presente nella massa..

    LEGGi (tal quale ascolta) e amici come prima.

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