Tra pesi e parassiti

Volevo dire quattro parole sull’epocale ridisegno del nostro assetto bicamerale a cui si sta mettendo mano in questi giorni.
E le parole sono: me ne importa poco.

Se devo fare una classifica degli argomenti di maggior interesse per me, questo si colloca più o meno tra “abitudini riproduttive dei platelminti” e “regole dei campionati di lancio del peso“.
Non è che non sia conscio che quello che si deciderà dalle parti del Parlamento avrà ricadute sulla mia vita; è che non sono convinto che faccia poi quella grande differenza.
Se diamo un’occhiata in giro per il mondo e per la storia è abbastanza evidente che non è un certa forma politica a fare la distinzione. Un governo vale quanto gli uomini che lo compongono, sempre. Scambierei in qualsiasi momento una democrazia di imbecilli con una saggia monarchia. E, se provate a fare una classifica di chi è a capo nei paesi migliori in cui vivere, potreste dovere rivedere qualche idea.

Il successo o meno di una nazione non è determinato dal tipo di governo, ma da quello che il governo fa – compatibilmente con tempi e circostanze. Ad un cestode importa abbastanza poco di quale sia il suo ospite, purché gli fornisca il cibo e un ambiente confortevole da vivere.
Posso capire che la classe politica sia tutta in fermento. Fossi un lanciatore di pesi  e si dovessero definire le regole di accesso alla massima competizione sarei anch’io in fibrillazione. Io però preferirei che si lavorasse duro per toglierli, i pesi, per non penalizzare chi vuole creare lavoro, chi ha voglia di fare. Preferirei si cercasse di rendere il paese un posto migliore da vivere. Questa è la cosa che mi interessa di più da un governo, insieme a tante altre, ma non le chiacchere.

Quindi, signori politici, organizzatevi tra voi come volete. Non avvertitemi quando avrete fatto. No, chiamatemi dopo, dopo avere lavorato.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 15 luglio 2014 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 17 commenti.

  1. Berlicche, a parte il fatto che si dice “getto” del peso e non “lancio” del peso sono totalmente d’accordo con te. Diverso però il discorso sulla legge elettorale: come scegliere chi dovrebbe poi lavorare mi interessa quasi quanto interessa a chi vorrebbe essere scelto.

  2. Aggiungerei una classe di giudici che non siano partitici e sappiano applicare quanto di loro competenza. Aggiungerei poi una classe di informatori giornalisti etc etc sposati con la verità la quale paga sempre, anche nella cattiva sorte. Poi, ben informato e ben tutelato e con i tuoi politici, anche io appenderei alla maniglia della mia camera da letto

    DO NOT DISTURB

  3. Personalmente gradirei anche che si trovasse un criterio di collocazione politica degli esseri umani un po’ più recente della distribuzione dei sedili agli Stati generali del 1789

  4. Ormai la politica se la canta e se la suona da sola. Li lascerei nel loro brodo, se loro mi lasciassero in pace invece di inventarsi sempre nuove complicazioni e nuovi modi per prendersi i miei soldi.

  5. Sono d’accordissimo con la prima parte del tuo ragionamento, secondo cui non è una riforma dell’assetto costituzionale a migliorare un paese, essendoci stati efficienti e corrotti, ricchi e poveri che sono indifferentemente parlamentari o presidenziali, maggioritari o proporzionali, bicamerali o meno ecc. ecc.

    Un po’ meno d’accordo con la seconda proposizione (che, mi rendo conto, è un’inevitabile semplificazione):
    “Il successo o meno di una nazione non è determinato dal tipo di governo, ma da quello che il governo fa – compatibilmente con tempi e circostanze.”

    Secondo me il successo di una nazione non è determinato da quello che il governo fa, ma dalla funzionalità del rapporto tra cittadini e istituzioni. La qualità morale ed intellettuale dei governanti, e la loro operosità e buona volontà, non salverà dalla corruzione e dai soprusi dei sistemi in quei questo rapporto è inevitabilmente disfunzionale, come le autocrazie, le monarchie assolute, i sistemi monopartitici ecc. ecc.

    Nella lista che linki il primo paese a non essere una democrazia rappresentativa compiuta (NB: le monarchie costituzionali sono democrazie rappresentative) è al 20° posto.

    Ovviamente, l’applicazione del sistema democratica all’Iraq non l’ha fatto risalire di molto in quella o in altre classifiche simili. Perchè un ingrediente fondamentale di questo rapporto tra cittadini e istituzioni è, purtroppo (per noi), culturale e non formativo. Nella tua lista (come in molte analoghe) c’è una caratteristica che spicca: 7 delle prime 10 posizioni sono monarchie costituzionali.

    Questo vuol dire che avere un re (per quanto più o meno privo di poteri) è una forma di garanzia e di autorevolezza delle istituzioni? Non è una teoria che si possa escludere a prescindere, ma secondo me la spiegazione può essere un’altra. Tutti i paesi d’Europa o quasi sono stati delle monarchie. Quelli che lo sono rimasti sono stati caratterizzati da riforme in senso democratico graduali e da stabilità politica secolare (la Spagna è, per ovvie ragioni, l’eccezione che conferma la regola). Le repubbliche in Europa (con l’eccezione della Svizzera) hanno un passato recente turbolento e violento.

    Quindi un parlamento che fa, composto da persone capaci, intelligenti e in buona fede, purtroppo secondo me serve a poco se non c’è il background istituzionale e culturale propizio.

    Comunque anch’io non mi aspetto molto dalle grandi manovre dell’attuale governo (che poi, l’impressione è che vogliano cambiare con cambiare, giusto per mettere la firma su qualche rivoluzione epocale). Li aspetto al varco su altre cose (tipo riforma del lavoro).

  6. Quente:
    A mio parere il punto che tu privilegi, ovvero il rapporto tra governo e cittadini, in realtà non è così significativo. Molto più indicativo è, sempre a mio parere, la maniera in cui i governanti stessi vedono il potere. Nel caso della democrazia, in cui i governanti sono espressioni popolari, per una semplice questione statistica questi saranno figli del loro tempo. Nel caso di oligarchie più o meno ristrette ci sarà invece la possibilità dell’emergere di personalità eccezionali – nel bene e nel male. Se guardiamo in una prospettiva storica le democrazie hanno un “rating” che di solito va dal mediocre al pessimo; raramente sono al di sopra della media, e solo in seguito alla spinta di uomini o circostanze particolari.
    Se invece del “top” guardiamo il “down”, vedremo una significativa rappresentanza di democrazie rappresentative. Anche dittature, certo, anche se c’è da domandarsi se sia la dittatura a causare la posizione o l’inverso. Certamente in alcuni casi la dittatura è causata dal completo fallimento democratico. In questo senso anche un’autocrazia o altro regime dispotico, nel senso di uomo solo al comando, può essere un buon governo. La storia ce lo insegna; anzi, alcuni dei più grandi esempi di buon governo sono tali. Ovviamente anche l’estremo opposto.
    Su questo sto elaborando una teoria, che esporrò quando l’avrò pensata meglio.

  7. cachorroquente

    Parlando della prospettiva storica posso darti ragione. Difatti l’esportazione della democrazia ha i successi che conosciamo. Sarebbe interessante analizzare la storia dei paesi con maggiore benessere e vedere cosa li caratterizza; sicuramente la stabilità politica nell’ultimo paio di secoli, e poi? Monarchi illuminati? Tradizione di autogoverno cittadino su piccola scala (ci metto in mezzo anche tutte le organizzazioni religiose)? Movimenti d’opinione riformisti non violenti?

  8. Pensiero vagante infilzato al volo in quest’anno centenario, buttato là per provocare (la riflessione, non l’astio o il disprezzo…). C’erano cent’anni fa due imperi antichi; per cento e più anni ci hanno insegnato a esecrarli entrambi come simbolo e rappresentanti della più abietta oppressione della libertà dei popoli. Sono stati spesi quattro anni di guerra e milioni di morti per abbatterli e ne è scaturito il Novecento delle ideologie assassine. E guarda un po’, i due ultimi imperatori degli imperi “del male” oggi sono, uno beato, l’altro santo. E le Potenze che li distrussero oggi sono …

  9. @senm_webmrs: una risposta banale al tuo commento sarebbe farti notare che cento anni fa il beato e il santo di cui tu parli combattevano uno contro l’altro, e che il santo è stato ucciso da una rivoluzione materialmente aiutata dall’alleato del beato.

    Fatta questa precisazione quanto dici non fallisce nel suscitare la riflessione, anche perchè con me (che sono triestino, e quindi per inclinazione filo-asburgico) hai gioco facile.

    E’ vero che la Ia Guerra Mondiale è stata letta, anche all’epoca, come una lotta tra potenze liberali (con la Russia zarista come imbarazzante alleato – esattamente come nella IIa) e imperi reazionari. Ed è vero che questo schematismo lascia molto a desiderare.

    L’esempio del fronte italiano è per me emblematico. Da una parte abbiamo il Regno d’Italia, dall’altra l’Impero Austro-Ungarico. Il primo aveva una costituzione di stampo blandamente liberale, che riconosceva libertà di culto e parità di trattamento tra cattolici, protestanti ed ebrei; il secondo seguiva modelli più antiquati e concedeva alle minoranze religiose determinati privilegi (spero che si colga la differenza). Molti ebrei triestini (giovani), nonostante i loro antenati parlassero il tedesco o l’yiddish e venissero dalle varie province dell’impero, passarono le frontiere per combattere con gli italiani.

    Il Regno Italiano però non portava solo valori liberali, ma anche il nazionalismo ottocentesco. L’Impero Austroungarico si fondava sulla convivenza di svariate popolazioni di lingua e cultura diversa; il Regno di Italia sulla precaria identità nazionale italiana. Dopo la vittoria di quest’ultimo, le minoranze slave e di lingua tedesca furono bistrattate già prima dell’avvento del fascismo (che era una logica conseguenza del nazionalismo). E’ interessante la posizione di socialisti triestini di lingua italiana che operavano sotto il dominio asburgico (come Vivante o Puecher): ben lungi dall’essere irredentisti, aspiravano a un modello federalista sulla falsa riga dell’impero già esistente.

    Secondo me però la glorificazione dell’impero asburgico, per quanto allettante, è uno schematismo ugualmente inadeguato per descrivere la realtà. La verità è che Trieste era un’isola relativamente felice ma che, ben prima della vittoria delle ideologie novecentesche, almeno dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, in Austria esisteva un antisemitismo diffuso e organizzato. E che gli imperi centrali e la Russia non sono caduti per le trame dei massoni risorgimentali, ma per la loro politica aggressiva e le profonde contraddizioni interne (sociali, etniche, culturali) che hanno fornito il carburante ai successivi totalitarismi.

  10. PS ovviamente il santo non combatteva direttamente con il beato, ma con il suo predecessore. Ma ci siamo capiti.

  11. xQuente:
    mi pare che la tua analisi contenga alcune inesattezze. Quando affermi che “gli imperi centrali e la Russia (…) sono caduti (…) per la loro politica aggressiva” non tieni conto che le potenze “liberali” avevano in media una politica decisamente più aggressiva di Austria e Prussia. Queste ultime avevano tutto l’interesse a muovere il meno possibile le acque nei Balcani; al contrario degli altri avvoltoi sul corpo del Sultano. L’entrata in guerra dell’Italia, nonostante l’offerta di Trieste e Trento in cambio della neutralità, fu salutata sulle ali di un rampante militarismo.
    Lo Stato italiano era ancora ostile al cattolicesimo; sebbene lontano dagli eccessi della seconda metà dell’ottocento, sarà solo dopo la guerra che ci sarà una sorta di riconciliazione. In effetti sarà proprio il disastro (perché di disastro si tratta, nonostante la vittoria) a causare il superamento di quell’elite massonica che aveva dominato incotrastata per decenni. Spero non mi causi un’accusa di razzismo la nota che senza la grande finanza ebraica difficilmente ci sarebbe stato l’intervento USA, la rivoluzione d’Ottobre e tanti altri fatti decisivi. Se le cadute del “santo” e del beato sono causate da molti fattori, è vero però che determinate forze molto potenti hanno fatto di tutto per ottenerle.

  12. Sulla stabilità politica non ci giurerei: non mi pare che Germania, o l’Italia del boom, rientrino in questa casistica.

  13. “non tieni conto che le potenze “liberali” avevano in media una politica decisamente più aggressiva di Austria e Prussia.”

    Bè certo, se la guerra l’avessero persa l’Inghilterra, l’Italia e la Francia attribuirei il motivo della loro caduta alla loro politica aggressiva, e non all’opera degli imperi centrali o di imprecisate “potenze”. Della serie: se la sono cercata, tutti (i governanti, si intende, non i milioni di fanti morti); e chi l’ha trovata nello specifico sono l’Impero Ottomano (un relitto), la Russia (poco meglio), la Germania (una grande nazione con una leadership inadeguata) e l’Austria-Ungheria (che è il mio impero preferito di sempre, ma aveva decisamente fatto il suo tempo). Le “potenze” in questo caso sono un ente ockhamianamente non necessario.

    “Spero non mi causi un’accusa di razzismo la nota che senza la grande finanza ebraica difficilmente ci sarebbe stato l’intervento USA, la rivoluzione d’Ottobre e tanti altri fatti decisivi.”

    Sull’intervento USA proprio non saprei. Sulla Rivoluzione d’Ottobre (a parte il fatto che segue quella di Febbraio: non è che l’impero russo fosse in gran salute) la finanza ebraica (cioè Rothschild) ha fatto il ruolo che gli ebrei hanno svolto in Europa per secoli: intermediari finanziari. Spesso e volenteri per gli affaracci sporchi di potenti e governanti (anche nello stato pontificio). Non era la finanza ebraica a volere Lenin in Russia, ma il governo tedesco, per quanto il Kaiser fosse il cugino di Nicola II (il santo) e alleato dei cattolicissimi asburgo, beati inclusi.

    “L’entrata in guerra dell’Italia, nonostante l’offerta di Trieste e Trento in cambio della neutralità, fu salutata sulle ali di un rampante militarismo.”

    You’re preaching to the choir here. E’ stato uno dei momenti più indegni della storia italiana – che non è dire poco -.

    “Lo Stato italiano era ancora ostile al cattolicesimo; sebbene lontano dagli eccessi della seconda metà dell’ottocento”

    Il link risorgimento laico –> nazionalismo ottocentesco –> fascismo, implicato da senm_webmrs, te lo concedo come ho detto (interventiste furono anche personalità progressiste peraltro da me molto stimate, come Emilio Lussu). Però…

    “sarà solo dopo la guerra che ci sarà una sorta di riconciliazione. In effetti sarà proprio il disastro (perché di disastro si tratta, nonostante la vittoria) a causare il superamento di quell’elite massonica che aveva dominato incotrastata per decenni”

    …era ora! Difatti poi è andata benissimo no? Della serie: aridatece i massoni.

    “Sulla stabilità politica non ci giurerei: non mi pare che Germania, o l’Italia del boom, rientrino in questa casistica.”

    La Germania è sicuramente un’eccezione; tra i paesi europei è uno di quelli che hanno avuto la storia peggiore ed è oggi un paese fiorente. Diciamo che ha dalla sua delle fondamentali economiche e geopolitiche non da poco. L’Italia del boom non mi pare un esempio tanto pertinente: i boom economici ce li hanno tipicamente i paesi che prima erano a terra. Naturalmente l’Italia non è l’Angola (che ha una crescita economica pazzesca ma che non figura in nessuna lista di paesi verso cui la gente emigra) e il boom aveva delle basi solide, ma i problemi che ha avuto nel corso della sua storia recente secondo me avallano la mia teoria.

  14. La rivoluzione russa (generalmente parlando) fu finanziata (ci sono le indiscutibili prove) dai banchieri ebrei non solo germanici, ma soprattutto americani e inglesi. Tale finanziamento precedette e seguì la rivoluzione stessa “nominalmente” contro il capitalismo. Il fatto che i finanziamenti siano proseguiti anche dopo la fine della guerra qualcosa dice. Cosa ci avessero da guadagnare, ecco una domanda sulla quale bisognerebbe porre attenzione.
    Qualcuno, comunque, pagava.
    Arridateci i massoni, più o meno. Non hai molto presente, forse, lo stato dell’Italia in quegli anni. Chi poteva, emigrava. E ci furono ben più morti nelle repressioni anteguerra che in quelle fasciste.

  15. cachorroquente

    Se parlamo di ‘rivoluzione russa’ in generale, non so chi l’abbia finanziata ma direi che se me lo chiedevano all’epoca una cinquantina di euro li mettevo anch’io.

    La rivoluzione d’ottobre, o meglio l’arrivo di Lenin in Russia, è stata una trasparente operazione dell’intelligence tedesca per liberarsi del fronte orientale (Kerenyi & co. non volevano arrendersi; nè peraltro intendevano fucilare pincipesse adolescenti ecc. ecc.) e ricollocare le truppe sul fronte orientale, contro i liberalmassoplutocrati.

  16. Mettendo una cinquantina di Euro dimostri l’efficacia delle campagne di disinformazione condotte nell’ultimo secolo. Nicola è male a prescindere dai massacri senza precedenti, superati per dimensioni solo dai cinesi, che i suoi abbattitori hanno intrapreso.
    Chiamare “trasparente” quell’operazione su Lenin è quantomeno azzardato. Senza i cospicui finanziamenti americani e inglesi (oltreché germanici) Lenin e i suoi compagni di viaggio non avrebbero trovato nessuno ad aspettarli. In altre parole, i fornitori di armi erano sull’uno e sull’altro fronte le stesse persone. Ribelli sovvenzionati dagli alleati del governo.
    Il che, se ben guardiamo, non è poi così differente da quanto sta avvenendo in questo stesso istante in medio Oriente.

  17. @ cachorroquente quando mi fa notare che “una risposta banale al [mio] commento sarebbe farti notare che cento anni fa il beato e il santo di cui tu parli combattevano uno contro l’altro, e che il santo è stato ucciso da una rivoluzione materialmente aiutata dall’alleato del beato”

    Ecco, vedi: non a caso scrivevo che sono cent’anni che ci indottrinano (in effetti di più: mia nonna mi diceva, del tutto pianamente,” “a scuola ci insegnavano a odiare l’Austria”; era del 1901, quindi si parla del 1907-1914…). La tua osservazione sarebbe da indottrinato a puntino, ma ti faccio credito del fatto che tu stesso la definisci banale. Per documentarti sul beato e su quel che fece per cercare di far finire la guerra, non cominciata da lui (diventò imperatore d’Austria a fine 1916) potresti leggere “Requiem per un impero defunto” di François Fejto.
    Lu rifiutò il passaggio in suolo austriaco al celebre vagone che riportò Lenin in Russia (su iniziativa della Germania, per far saltare l’impero russo). Lui cercò in tutti i modi, tramite i cognati Borbone Parma che militavano nell’esercito francese, di arrivare a un armistizio con la Francia.
    Sembri una persona intelligente, cerca di non mandare il cervello all’ammasso.

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