Gente come me e te

Non ho bisogno di strateghi pastorali o di tattici dell’omelia. Non ho necessità di gente che svecchi la Chiesa o di guerriglieri della tradizione. Non sento la mancanza di chi vorrebbe insegnare al Papa e manda in castigo i fratelli.
Non vedo perché reiventare il Messale e riscrivere le litanie se il cuore è altrove. Non si possono raccogliere frutti da alberi che non ci sono.

Quello di cui ci sarebbe proprio bisogno sono dei santi. Che mi facciano vedere la grandezza della vita, la bellezza dell’amore, la forza dell’appartenenza. Gente che si lamenta poco, e fa.
E ne conosco, che lampeggiano per qualche attimo. Poi magari spariscono, nascosti dentro gente normale. Gente come te e me.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 26 giugno 2014 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 29 commenti.

  1. «Più santi e meno filantropi!» (GKC)

  2. Qualche amico non cristiano che frequenta questo blog ci può dare la sua definizione di “santo” al netto di Treccani e di “si dice” ? Che cos’è un santo secondo te ? Con questa definizione offertaci, ci sono “santi” fuori del circuito cristiano ? Si potrebbe avere qualche esempio presente o passato ?

    Grazie.

  3. Senza avere la pretesa di parlare a nome di tutti i non cristiani, visto che anche stamattina frequento questo posto*, rispondo: il santo è un esempio, un punto di riferimento.
    E sì, la vita è costellata di “santi”, nella definizione di cui sopra; “santi” positivi e negativi, cioè modelli a cui ispirarsi e modelli da cui stare alla larga.

    *in particolare, questa mattina, passare da Berlicche mi è particolarmente utile a far rientrare nei ranghi il metabolismo, messo a dura prova da necessità lavorative, che mi impongono il vaglio di decine e decine di foto di ragazze avvenenti in costume da bagno.

  4. Già, è certamente un grande problema quello che pone Berlic: che (praticamente) tutta la Chiesa pensa alle “strategie pastorali” e non a piacere a Dio (a mio parere questo Papa in primis, ma è mia personale opinione), ma piacere a Dio è la sola cosa veramente importante, e la sola cosa che ai santi veramente sta a cuore.

    Ma come si crea questo cuore? Se vediamo le storie di tanti santi, tantissimi (non tutti, certo, ma molti) si sono convertiti e si sono santificati con la preghiera e coi Sacramenti “segni efficaci del Divino nella storia”.

    Il nutrimento della spiga rende forte il contadino; il contadino forte riuscirà a coltivare più spighe e avrà più nutrimento. Non c’è PRIMA un Cuore Santo, POI la preghiera, i Sacramenti, la Messa (il Messale, ecc.). I Sacramenti e la preghiera forgiano un Cuore Santo, un Cuore Santo forgia la preghiera.

  5. https://berlicche.wordpress.com/2005/10/05/facciamo-la-festa-al-santo/ (uno fra tanti)
    Il santo non è mai negativo, perché santità è cammino di perfezione.

    Oggi, salvo ulteriori note, niente post: sono in ferie.

  6. “Il santo non è mai negativo”
    Per te. Per me, il “santo”, cioè un “punto di riferimento al di fuori del contesto religioso”, può essere negativo.

    “santità è cammino di perfezione”
    Buon viaggio.

    ” niente post: sono in ferie.”
    Ti capisco. Anch’io non ho tempo per il cazzeggio, quando non sono alla postazione di lavoro.

  7. Lo so, e’ tutta colpa nostra.
    Ma a dire il vero, a quanto pare siamo stati creati proprio male. in un mondo creato male, visto che non siamo strutturalmente capaci di combinare nulla di buono

  8. Ale, meno male che c’è la Grazia che ci salva in questo mondo dove con ogni respiro dici che è così bello vivere.

    Certo, Marcoz. Capisco che a te la perfezione non attiri. Per il resto, temo che il mio PC sia troppo ingombrante per portarlo sui sentieri.

  9. “Capisco che a te la perfezione non attiri”.
    Non è che non mi attiri in sé, soltanto non mi faccio illusioni, né sulla mia né su quella degli altri.
    Vabbé, poi c’è il rischio noia (della perfezione), ma quello dipende dal campo di applicazione.

    “temo che il mio PC sia troppo ingombrante per portarlo sui sentieri”
    E io che ho detto?

  10. Sono appena tornata da un viaggio di lavoro in uno splendido posto, dove c’è una chiesa con esposizione permanente del Santissimo e nella settimana successiva al Corpus Domini ci sono una serie di manifestazioni culturali e religiose legate all’Eucaristia. Per ragioni professionali mi è capitato di frequentare molti preti e seminaristi di età e paesi diversi e ho notato quanto segue:
    -c’erano preti che non sembravano preti, non vestivano da preti e non parlavano di Cristo, e si capiva che vedono se stessi come “operatori sociali”, intenti più che altro ad “attirare”
    -c’erano preti che sembrano preti, colletto, clergyman, alcuni persino talare; anche nei loro discorsi più terra a terra il riferimento ultimo era Dio e la loro preoccupazione “convertire”
    Mi ha colpito la perfetta corrispondenza tra “abito” e “atteggiamento”.
    Mi chiedo come vestono i santi…
    Buona vacanza, Berlicche.

  11. Ho letto il link antico di Berlicche in cui cita padre Kolbe, San Francesco, Madre Teresa etc e ho letto il tuo commento cara LidiaB. Mi sono posto la domanda “Ma perchè tutto per Dio ovvero per Gesù – sua immagine alla nostra portata prima del gran balzo”.

    La mia onesta risposta a me stesso è che innanzi tutto se lo merita.

    Poi c’è una ragione aggiunta : mi ha amato per primo, mi ha amato quando ero suo nemico (e fin qui lo sapevamo) ma – e questa è la mezza novità – mi ama davvero, e la più grande lotteria che si possa vincere (diciamo pure la più grossa Grazia che si possa accogliere) è capirlo.

    Fare quel che fecero i santi del link Berlicche o agire come i tuoi preti con l’abito (che fa davvero il monaco) è anche un omaggio che Gesù merita.

    Tempo fa scrissi un articoletto sull’amore di Dio (erano durante i mondiali vinti da noi, quindi 8 anni fa) e se lo ritrovo lo linko

  12. La più grande Grazia, riconoscere che Dio ci ama.
    E quanto diventa sensata, vera, ricca, stimolante, unica la vita dopo questo riconoscimento!
    Tempo fa ascoltavo una persona che mi spiegava in modo appassionato e alla luce delle ultime scoperte della scienza quanto è immenso l’universo e quanto noi siamo piccoli e insignificanti sia in termini di materia che di tempo. Questa immagine di se mi ha fatto compatire questa persona e ho cercato di spiegarle quanto io invece mi sentivo fortunata perché personalmente amata da Dio. Alla fine ho capito che questa persona preferiva invece sentirsi piccola e insignificante, era come affascinata da questa idea, e ho finito per pregare tra me e me affinché Dio gli facesse la grazia di convertirsi.
    Grazie Mario dell’articolo (e onore a “San Pirlo”!!! :-))

  13. “Alla fine ho capito che questa persona preferiva invece sentirsi piccola e insignificante”

    Gentile Lidia, magari non si trattava di preferenza ma semplicemente di consapevolezza. Mi spiego. Nel riconoscere una qualsivoglia “grandezza” (dal talento acclarato di un singolo essere umano fino alle maestosità della natura che abbiamo modo di osservare), la sensazione di nullità sorge piuttosto spontanea; io, per esempio, mi ritengo tale al confronto di un Bach, di un Maradona, di una montagna o di un quasar – con tutte le distinzioni che i casi richiedono -, e non ci trovo nulla di male, di sconveniente.
    Quello che sarebbe male è pensare di avere, in capitolato, minor dignità come persona rispetto alle personalità geniali, o mettersi a fare una classifica – sempre di dignità – con le montagne e i quasar. Se qualcuno fa ciò, ha buoni motivi per dare lavoro agli psicoanalisti (per quel che valgono).

  14. @Marcoz

    sono d’accordo con il tuo ultimo commento.

    Ora bisognerebbe capire cosa sia la dignità e da cosa derivi, penso che per LidiaB derivi dal fatto di esistere, questo per un cristiano significa essere pensati/amati da quel mistero che molti chiamano Dio e altri preferiscono non nominare.

  15. La dignità è la condizione che il soggetto ritiene che gli altri individui debbano riconoscergli, e che deriva originariamente dalla valutazione del rapporto tra le azioni proprie e altrui, sulla base del senso di giustizia di cui gli uomini sono dotati.
    Poi, tale sentimento si è evoluto culturalmente (come è avvenuto per tutte le sfaccettature del sentire dell’essere umano) è ha assunto ulteriori significati.

  16. ok tutto bello ma a mio avviso deriva prima di tutto dall’accorgersi di esistere anziché no, cioè di aver ricevuto l’esistenza.

  17. correggo
    di “accorgersi” di aver ricevuto l’esistenza.

    poi da “cosa” da “chi” sappiamo bene essere un altro discorso.

  18. Naturalmente, quanto ho scritto implica innanzitutto l’esistenza in quanto tale e la facoltà di riconoscere un sia in noi stessi che negli altri.

  19. si giusto,
    volevo comunque rimarcare il fatto di essere creati e non creatori, almeno per me non era così ovvio come può sembrare.

  20. Non ho capito: creatori di cosa?

  21. creatori di sé stessi, passare da “penso dunque sono” a “sono pensato dunque sono”, da sono il prodotto del mio pensiero a sono il prodotto di qualcosa che mi precede infinitamente e mi sorpassa infinitamente.

    forse al posto di prodotto è meglio utilizzare il termine risultato, non so.

  22. Gentile Marcoz,
    non è detto che nel riconoscere qualsivoglia grandezza sorga spontanea la sensazione di nullità. Per un credente, per un cristiano, nel riconoscere la grandezza sia di un Bach, che di un Pirlo (scusi se preferisco un esempio calcistico nostrano:-)), che di un paesaggio mozzafiato, sorge spontanea piuttosto la gratitudine, perché in tale grandezza riconosciamo Dio, lo stesso Dio che ci dona l’esistenza e la capacità di riconoscerlo in ogni cosa grande e piccola. Lei parla di “senso di giustizia di cui gli uomini sono dotati” da cui deriva la dignità, ma da dove arriverebbe questo senso di giustizia?
    In un’altra conversazione con la stessa persona di cui parlavo nel precedente commento si era discusso dell’esistenza dell’anima; lui sostiene che l’anima non esiste perché non misurabile ne tracciabile con alcun mezzo, e che la coscienza è soltanto un epifenomeno del lavorio del cervello. Ovvio che io la penso diversamente e quindi è difficile trovare punti di incontro, ma ciò che alla fine mi rimane di queste conversazioni è la compassione per una vita votata al nulla o ai “soltanto”, sia per consapevolezza o preferenza, non fa differenza. Continuo a fare queste conversazioni perché anche io un tempo ero in questo modo “consapevole”, poi, circa quando avevo 33 anni (ora ne ho 45) Dio mi ha fatto la grazia della fede e tutto è cambiato. Se guardo agli anni precedenti la “conversione” ricordo una perenne tristezza di fondo anche nei momenti più “felici”, e tutti i ragionamenti e tutta la “consapevolezza” non riuscivano a cancellare questa malinconia, che era anelito di qualcos’Altro. Solo quando ho trovato questo Altro la tristezza è sparita e posso dire lieti questa dozzina di anni, anche nei momenti più difficili. Questo è proprio quello che vorrei far capire al mio amico, quando perdiamo tempo cercando punti di incontro in conversazioni come quelle descritte, perché conosco la sua sete, avendo avuto io stessa sete, che cerca di saziare con il sapere, la scienza, la conoscenza.
    Scusate il lungo commento.

  23. LidiaB,
    non mi metterò di certo a discutere il suo sentire – né a fare improbabili classifiche di tristezza/felicità – però desidero esprimere il mio (sentire) a proposito di un dettaglio: io sarei grato se avessi il talento, di Bach o di Pirlo (invece, talenti non ne ho, e mi tocca fare il buono, o tentare di essere il meno dannoso possibile, per avere la benevolenza del prossimo).

  24. Dimenticavo questo: “ma da dove arriverebbe questo senso di giustizia?”
    Al pari della coscienza, a quanto pare tale senso è un risultato dell’evoluzione.
    Diverse osservazioni hanno confermato* la presenza di un senso di giusto/sbagliato anche in animali superiori diversi dall’uomo; come alcuni primati e pachidermi, i quali reagiscono all’ingiustizia ben oltre a quello che può essere considerato un semplice istinto, mostrando frustrazione a seguito di un’aspettativa disattesa (per via dell’azione dolosa di un proprio simile), fino ad arrivare alla rappresaglia, alla vendetta: o ripagando con la stessa moneta il colpevole o astenendosi dal collaborare con lui in seguito.

    *ovviamente, se non consideriamo l’ipotesi che scientisti laicisti abbiano pilotato e falsificato esperimeti e risultati, eventualità che non si può escludere al 100%.

  25. A quanto pare, Marcoz, salti alle conclusioni. Esattamente, cosa dice che il senso della giustizia è “risultato dell’evoluzione” e non il modo in cui è stato creato il tutto?
    E, visto di cosa stavamo parlando, la faccenda della maiuscola ti dovrebbe essere ben chiara. Riformulo la domanda: c’è qualcuno che ti dice cos’è il bene e cos’è il male, o te lo dici da te?

  26. Evvai di maieutica!

    Non vedo cosa c’è di male nel saltare alle conclusioni (anche pensare che qualcuno ci abbia infuso un’anima e il senso di giustizia è “saltare alle conclusioni”), che, in un’ottica scientifica, sono sempre provvisorie.
    Comunque, penso di essere incline alla prima opzione perché non ritengo impossibili i percorsi che la Teoria dell’Evoluzione descrive, insieme al fatto che non provo uno spontaneo “desidero dell’aldilà” (è una definizione di comodo, che spero basti: non posso dilungarmi troppo, oggi).

    “c’è qualcuno che ti dice cos’è il bene e cos’è il male, o te lo dici da te?”
    Qualcuno in particolare, no. Ma neppure è tutta farina del mio sacco, anzi: c’è il cablaggio del cervello, l’indole; poi, la cultura in cui sono cresciuto, l’esperienza personale, il contatto con gli altri; alla fine, di mio, spero di riuscire a metterci spirito critico quanto basta.

  27. Credo sia necessario un chiarimento, Marcoz, non vorrei essere stata fraintesa. Quando scrivo commenti anche in risposta ad altri commenti, così come quando converso con chi ha idee e esperienze diverse dalle mie, non intendo mai cercare di convincere qualcuno di qualcosa. Cerco solo di esprimere con gli scarsi mezzi a mia disposizione qualcosa che ritengo importante e che mi pare sia importante per altre persone. Nel caso degli amici con i quali mi capita di discutere a proposito di determinati argomenti (in genere religiosi ma non solo) il desiderio di farmi capire parte dall’affetto che mi lega a loro. Nel caso dei commenti su un blog, non essendoci legami tra i commentatori al di la di un generico rispetto, cercare di farsi capire può sembrare a qualcuno un invadente e improprio tentativo di convincere. Non è così e mi scuso con lei se così ha inteso quanto da me commentato, capisco e rispetto le sue posizioni anche se non le condivido. Buona serata.

  28. Lidia, posso garantire che non ho percepito alcun tono sinistro (se mi passa il termine) nei suoi commenti, e che ho proprio inteso il nostro breve carteggio come semplici manifestazioni dei rispettivi modi di sentire. In noi due non ho visto, insomma, interlocutori che gareggiassero per qualcosa e che desiderassero imporsi l’uno sull’altra. Tra l’altro, è stata una occasione che mi ha visto a mio agio, dato che già condivido serenamente ampi spazi della mia vita “reale” con persone dalla sensibilità e dalle opinioni molto differenti dalle mie, su certi temi, e con le quali capita di… “confidarsi”. Non sono proprio necessarie scuse.
    Buona serata a lei.

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