Star desti

Non mi piace leggere le preghiere artigianali. Tanto per fare un esempio, quelle del mio ultimo post. Cose del genere mi sembrano sempre troppo didascaliche, come certe pubblicità. Scritte più per il pubblico che altro.
Voi mi direte; ecco, hai questa opinione e ce le infliggi? A questo punto vi devo una spiegazione. La spiegazione di come possono diventare, essere vere quelle parole.

Quella non è farina del mio sacco. E’ un distillato di quello che un nostro amico ci ha detto, a me a ad alcuni altri, alcuni giorni fa.
Vi avevo già parlato di lui. Per guardare lontano è salito nel posto migliore, un monastero benedettino. Siamo tornati a trovarlo. Rileggo gli appunti, schematici, che ho preso:

Domanda: quali passi stai facendo adesso?
Sto cercando di convertirmi.
Più passa il tempo e più non riesco a giudicare gli altri.
Più passa il tempo più quello che succede agli altri diventa una domanda su di me.
Perche loro sì e io no; perché a loro sono accadute certe cose e me certe altre, senza merito o colpa.
Potrebbe succedere anche a me. E quindi cerco di immedesimarmi con quello che incontro, con ciò che mi raccontano.
La tentazione sarebbe quella di dare loro la risposta, di risolvere i loro problemi. Quando invece occorre trovare il vero, la cosa che colpisce più di tutto.
Il modo più bello di rispondere è che quello che l’altro ti dice sia una occasione per te.
Il rapporto con una persona cambia se ci si immedesima con il suo bisogno, se si fanno proprie le sue problematiche. La fede cresce sia quando l’incontro è positivo che quando è negativo, quando ti trovi davanti uno che ti bestemmia contro.

Domanda: cosa ti aiuta di più nella vita che fai?
Rischiamo di pensare di poter salvarsi con la forma. Ma il rischio è di metter Cristo in una scatoletta. In questo caso sei un cadavere.
Rischi di non fare perché hai già tanto. E per questo occorre trovare un momento in cui fare le cose assieme.
Per poter guardarsi tra di noi. Non è scontato, il rapporto con l’altro, perché c’è sempre un quid di mistero che tu non possiedi. Io non sono tu, tu non sei me. Questa distanza, per cui tu non puoi prendere possesso dell’altro ma rispetti il suo essere, si chiama verginità.
Ciò che c’è da guardare nell’altro è sempre quell’angolo di mistero. Comunque sia fatto. E’ il passo che Dio mi da. Sia in negativo che in positivo. Se c’è la carità c’è il paradiso. Ti metti in ginocchio come i santi davanti al crocefisso.

Domanda: Come si sfugge alla routine?
Ci si circonda da rompiballe.
Si fa fatica, ma se è fatica per il destino…e se ci si scontra non si arriva alla rottura ma ci si ferma prima, si chiede perdono e si riparte.
Noi ci stanchiamo di chiedere misericordia, lui non si stanca di darcela.

Domanda: Ma come si fa a stare desti nella giornata se ogni cosa è programmata?
Ma ci sono sempre momenti in cui tutto appare più chiaro, ad esempio uno che chiede una preghiera.
Con l’altro tu devi entrare in rapporto. Se ti respingono è tutto nelle mani di Dio.
Se no ritorna la pretesa di essere tu la risposta.
Fà loro una gentilezza, un gesto di gratuità.
Non ci deve essere la vita privata almeno tra noi, bisogna aprire la porta.
La solitudine prima era un ostacolo, ora è oggetto di preghiera.
Malinconia perché quello che hai non ti basta e quindi è segno di Dio.
Qualunque cosa tu faccia, non basta: la sola risposta è in Cristo.
Non bisogna crogiolarsi nell’autocompatimento, ma nel momento in cui te ne accorgi devi ripartire.
Bisogna arrivare al giudizio. Se mi fa mettere in ginocchio corrisponde, se non corrisponde ti tira fuori da tutto.
Se hai coscienza di essere amato da Cristo non sei definito dai problemi. La mia certezza è nel fatto che io sono stato amato.
E quindi devo portare certezza, questa certezza, dove c’è buio.

Ci racconta fatti, avvenimenti, incontri. Alla fine ci congeda raccomandandoci di leggere il Vangelo, perché “lì c’è tutto”.

Questi, riassunti e ripuliti, sono gli appunti di un’ora di conversazione. Alla fine mi veniva da pensare che se facessi il blog con questa piena coscienza sarebbe una cosa grande per tutti. Da qui quell’ultimo post.
Quand’è che le preghiere non son solo parole? Non sono solo parole quando sono il mio bisogno che si fa preghiera.

cascinazzarid2

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 9 giugno 2014 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Ma le domande chi le ha fatte? Le risposte sono affascinanti ma le domande sono fondamentali.
    Quello che mi ha colpito: “Qualunque cosa tu faccia non basta: la sola risposta è Cristo”. Mi ha fatto venire in mente S. Teresa de Avila “Quien a Dios tiene nada le falta”, è una frase che anche in momenti di sconforto o vuoto routinario mi da sempre tanta serenità, come una medicina per l’anima.
    Grazie del post.

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