Pensieri politici II

Abbiamo visto, l’altro giorno, che

Quasiasi governo non è migliore degli uomini lo compongono.
Un uomo non è migliore dello scopo per cui vive.

Ma questo non ci esime per niente dal fare politica. La nostra consapevolezza della imperfezione umana ci può ammonire nel non riporre false speranze, nel non credere di riuscire noi a raddrizzare il mondo, ma non può distruggere la speranza stessa.

Anzi, semmai il contrario: ci deve spingere sempre di più alla ricerca dello scopo più alto, e di chi lo vive. Perché condividiamo lo stesso destino di uomini: noi e chi sceglie di fare politica.
Quello che guida nelle scelte, vale a la ricerca del vero, della giustizia, del bene, è identico sia che lo usiamo per amministrare sia che lo adoperiamo per scegliere chi amministra per nostro conto. Che, essendo uomo, non potrà fare a meno di deluderci. Dato che anche noi siamo uomini, capiamo che possa anche non riuscire. Lo dobbiamo mettere in conto. Ma l’alternativa è dare per scontato che il bene non possa essere né raggiunto né praticato. Quel cinismo scettico che sa solo distruggere, che vive di rabbia e depressione.

Se supponessimo che è tutto marcio, che niente si salva, che non vale la pena impegnarsi, staremmo di fatto affermando che il vero e il giusto non esistono, e che non vale la pena cercarli e renderli presenti. Ci daremmo in mano del più forte; teorizzeremmo la necessità della sopraffazione.
Ma il più forte è sempre qualcun altro. Ci daremmo consapevolmente schiavi ad un potere che per sua natura non ci vuole bene e teorizza la malvagità.

Domandiamoci: non è che la sfiducia è talvolta creata ad arte, proprio perché al potere conviene avere sudditi che non vogliano interessarsi di chi realmente è? Chiusi nel loro scetticismo, nel loro cinismo, capaci di distruggere ma non di costruire?

Ma non è vero che non abbiamo la speranza. Ogni volta che compiamo un poco di bene, quella speranza l’affermiamo.

Occorre solo trovare chi la costruisca assieme a noi.

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 15 maggio 2014 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 11 commenti.

  1. Ma non si fa prima a dire esplicitamente “W la teocrazia”?

  2. @ Marcoz per strano che possa sembrare, questa cosa qui sotto non è stata pensata da una teocrazia

  3. Mi dispiace, ma non comprendo il nesso.

  4. Ma non si fa prima a dire esplicitamente “W la teocrazia”?

    Caro Marcoz delle ore 7:00, quel TEO che tu nomini si traduce Dio e non c’è una sola persona al mondo (inclusa Vanna Marchi) che non conosca questo concetto. Ho detto CONOSCA e non ho detto APPROVI. Sull’appalto del possesso di Dio si sono cimentati in parecchi, e molti anche con fini disonesti o addirittura truffaldini o violenti dicendo ovviamente di non essere Dio ma di conoscerne le istruzioni per l’uso. La citata Vanna Marchi non va ascritta tra i violenti (se te ne serve qualcuno cerca facilmente in oriente e non solo) ma codesta signora la si può considerare una vera dilettante provinciale della truffa se messa a confronto con tale Gesù Cristo autentico re dei truffatori. Pensa caro Marcoz, che Lui ci crede così coglioni da dichiararci che egli stesso UOMO è Dio, oppure rigirando la frase “Dio si è incarnato” e come se non bastasse ci ama !!!! La tua parola Teocrazia non la puoi applicare al Cristianesimo cioè a quella roba fondata da quell’imbroglione : dapprima quel Teo è anche uomo, e poi quel “crazia” cioè “potere coercitivo” non esiste. Dice Gesù (e altresì dice il Cristianesimo) “Non mi vuoi nei tuoi pensieri ? Pazienza”. Io sono così coglione da avergli creduto e posso trarre a oggi delle conclusioni. Ovviamente questo incontro mi ha permeato e il mio essere quando fa scelte politiche tiene di conto di questa sapienza aggiunta (secondo me – secondo te sarà anche coglionaggine aggiunta) ed è mio dovere parlartene. Se sei un gentiluomo ti prego di ammettere che alla fine della fiera non ti sto imponendo niente ma solo offrendo se vuoi.

  5. Io sono diabolico, nel senso che separo, distinguo.
    Qui sopra non mi pare che l’argomento sia Dio, filosoficamente parlando, ma politica e religione come strumento politico.

  6. Caro Marcoz io ho parlato con chiarezza e non sono stato fumoso. Tu hai delle valide ragioni per avere sullo stomaco la Chiesa e il Dio dei cristiani che fanno capo al Papa, cioè i cristiani cattolici. Ma la politica è fatta anche di uomini, e se un uomo è juventino o gay o disoccupato o alto 1,88 o CATTOLICO o laureato o vigile del fuoco, non può non portare il suo contributo del suo essere totale alla politica, e non va assolutamente imbavagliato. Poi i numeri ne approveranno o respingeranno qualche sua richiesta (si spera per il bene comune). Ma tu non puoi impedirmi di dire cose che non ti obbligo con nessuna forza reale o indotta ad accogliere. Mi ricordo che una volta Luxuria eletta/eletto nella tua zona politica presentò una proposta per fornire (con la mutua) tette siliconiche ai maschi che le desideravano poichè la natura cattivona non aveva fornito loro. Non trovo una sola ragione al mondo per imbavagliare Luxuria. Dopo che aveva parlato ognuno traeva le sue conclusioni (io da casa mia mi commossi e pensai al fatto che è stato necessario che un Dio morisse sulla croce per offrire la sua innocenza infinita al nostro arraffare immersi in incoscienza satanica) e comunque mi consolai che almeno questa proposta non fosse stata approvata.

  7. Io non ho affermato che viviamo in una teocrazia, e nemmeno che non esistano cattolici – perché ne conosco – che abbiano introiettato* princìpi di stampo democratico.
    Però, che bello, se tutti seguissero le regole del Signore! Il vero, il giusto e il bene che ha in mente l’estensore del post è sostanzialmente questo, e sarebbe teocrazia.
    Don’t get mi wrong: penso sia un’aspirazione comprensibile, non una volontà mossa necessariamente dal desiderio di imposizione. Tuttavia, se a questa aspirazione corrispondessero i numeri favorevoli sul campo politico, l’imposizione si materializzerebe d’incanto, a vari livelli.

    * princìpi che, storicamente, non sono stati interiorizzati in maniera indolore

  8. Errata corrige: “non un sentimento mosso necessariamente da…”

  9. Marcoz, temo che tu non abbia capito bene cosa sia una teocrazia e perché io stia dicendo qualcosa di completamente diverso. Non mettermi in bocca qualcosa che non ho detto.
    Non esistono bello, giusto, vero diversi. Esistono piuttosto gradi diversi di avvicinamento alla bellezza perfetta, alla Verità, alla Giustizia. Che io chiami questa perfezione Dio non ha niente a che vedere con la teocrazia, in quanto non sto affatto dicendo che il potere politico debba avere una base religiosa (che è la definizione di teocrazia).
    Dire che c’è bisogno di giustizia non vuole dire che debbano essere i religiosi a indicare e praticare la gestione della giustizia. Ciò è completamente contrario a quanto il cristianesimo asserisce da un paio di millenni.
    Che ne dici di stare a quanto il post dice, invece che sulla tua interpretazione?

  10. Berlicche, sono lieto che la mia interpretazione del sottotesto fosse sbagliata e che da queste parti non si coltivi intimamente il desiderio di una restaurazione del potere temporale.

    Buona giornata

    P.S.: sì, mi pare di avere presente, a grandi linee, cosa sia una teocrazia (diretta o indiretta); ciò che ancora non mi risulta cristallina è la differenza tra teocrazia e ierocrazia.

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