Realtà distillata

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La letteratura – che è arte sposata al pensiero, e realizzazione senza la macchia della realtà – mi sembra il fine verso il quale tutti gli sforzi umani devono dirigersi, se sono veramente umani e non il superfluo del nostro io animale. Esprimere qualcosa è conservare la sua virtù e buttare via il suo terrore. I campi sono più verdi nella loro descrizione che nel loro verde reale. I fiori, se descritti con frasi che che li definiscono nell’aria dell’immaginazione, avranno colori con una durata non ritrovabile nella vita cellulare.
Fernando Pessoa, “Il Libro dell’inquietudine”

Permettetemi di dissentire da Pessoa. Sì, è vero che leggere un libro non è paragonabile a nient’altro. Le parole creano dentro noi mondi di arcana bellezza, città indimenticabili, luoghi e personaggi che sono il distillato delle forme che abbiamo nel cuore. Gli occhi del lettore li vedono, voltandosi all’interno. Più oscuri, più luminosi, più affascinanti di quanto li riescano a vedere i nostri occhi esterni.

Eppure questo è possibile solo a partire dalla realtà stessa. Senza la realtà non ci sarebbe neanche la realtà del romanzo. Il romanzo pesca dentro di noi, nei nostri archetipi, e crea immagini potenti. Ma la realtà ha la virtù di poterci stupire, perché attinge a serbatoi dove l’acqua non è stagnante ma scorre viva. Non realizzazione non toccata dal reale, dunque, ma realtà distillata che di realtà si nutre, e che senza realtà sarebbe solo un sogno senza significato.

A me sembra che sia quello il vero fine degli esseri umani: seguire i fili del mondo in cui viviamo per giungere alla sua filigrana, a ciò che lo fa esistere ed essere bello, grande, vivo, vero. Quella Parola.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 maggio 2014 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. “Quello che noi ci immaginiamo bisogna che sia o una delle cose già vedute, o un composto di cose o di parti delle cose altra volta vedute.”

    Galilei era d’accordo con te

  2. Caro Berlicche, mi scuso se posto qui – un po’ fuori luogo – una risposta che ti devo da tantissimo tempo, quando tu leggesti anni orsono questo racconto http://ambricourt.iobloggo.com/414/terrestri/&cid=231380 (non sono bravo con l’informatica) e me ne chiedesti la provenienza. Non è stato facile (ho dovuto rileggere qualche decina di libri prima di ritrovarlo.
    Oggi l’ho trovato anche online, più precisamente a questo link: http://leggendo.sitiwebs.com/page237.php.
    Se ti piace, come a me piace, buona lettura.
    Alla prossima.
    Buona serata a tutti.

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