Curiosi

Mentre ero là, con le sentinelle in piedi, alzavo di tanto in tanto gli occhi dal libro per guardare i passanti. Alcuni si interessavano, chiedevano. Altri tiravano dritti, come fossimo stati invisibili. Mi chiedevo: ma in costoro non suscitiamo nessuna domanda, nessun moto di curiosità?  Non penso tutti sapessero, avessero già capito chi fossimo.

E se invece di noi ci fosse stato Cristo, lì in piazza che parlava? Come dev’essere successo venti secoli fa. Immagino una certa folla, e i passanti che si avvicinano incuriositi. Che succede? Ah, è quel nuovo profeta. Uff, queste cose non mi  interessano, grazie – e via.
Io sono un poco strano, mi interesso a tutto. Ma mi rendo conto di essere, appunto, strano. Ho conosciuto tanta gente che si accontenta di quello che già conosce, e gira bene al largo delle novità. L’annuncio più grande del mondo, l’unico annuncio veramente importante passa loro accanto e loro se ne disinteressano. Non per cattiveria, per inerzia.
Non vogliono grane, oppure hanno poco tempo. E mica lo sanno, loro, del valore di quello che si perdono.

Invece c’è un loro amico, un loro conoscente, un parente, che ha fatto parte di quel gruppo di curiosi. Impossibile non rendersi conto che è cambiato. Come fosse una persona diversa. Parla loro dell’incontro che ha fatto – ah, ma dài, c’ero anch’io in piazza ma non mi sono avvicinato. Anche tu? Peccato, non sai cosa ti sei perso.
E qualcosa comincia a destarsi in loro. Quell’annuncio che pareva assurdo e distante improvvisamente diventa più vicino. Qualcosa, forse, da non fuggire. Una possibilità.
Poi incontrano un altro conoscente. Anche lui parla di questa novità. Anche lui è colpito. C’è ancora scetticismo, ma è evidente che sta accadendo qualcosa di speciale.
La prossima volta andranno a controllare di persona.

Ecco perché esiste la Chiesa. Perchè l’indifferenza, la naturale ritrosia dell’uomo a lasciarsi coinvolgere da una realtà sconosciuta sia annullata da una familiarità.
Senza la Chiesa non ci sarebbe annuncio. In una certa maniera, non ci sarebbe Cristo.

 

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 1 aprile 2014 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Difficilmente le cose buone ci coinvolgono
    e ci stimolano ad essere curiosi: perché sono ovvie.

    Una cosa buona non ti obbliga, non pretende,
    e chiede solo con cortesia, perché rispetta la tua libertà.

    Una cosa cattiva invece ti intimorisce, ti sfida,
    ti provoca e ti prende in suo possesso:
    non sei più libero del tuo pensiero…
    che potrebbe offendere la loro spavalderia.

    Se fosse stata una manifestazione del gender,
    dei gay, e roba del genere…
    avrebbe catturato i curiosi… e gli avrebbe resi partecipi passivi.

    Il Cristo invece, ci lascia liberi… di andare all’inferno.
    Vero Berlicche?

  2. Non hai torto, Armando

  3. Concordo con Armando.

    Il post mi ha fatto venire in mente questa citazione:

    “Se vuoi conoscere Cristo, devi essere disponibile ad un incontro.”
    Pavel Florenskij

  4. gattorandagio

    Se posso lasciar andare libero il mio vetero-marxismo, direi che nessuno se ne interessa perché Cristo in piazza che parla non riempie la pancia (forse). Oggi poi che la nostra pancia è ben piena, se c’è qualche rimorso di coscienza si può al limite manifestare per i DIRITTI (quali? be’ quelli che non tolgono nulla a me o quelli “di moda” o … fate voi). Troppo severo? non penso.
    Io posso solo ringraziare chi (con tutti i suoi limiti, siamo o no vasi di creta?) Cristo me lo ha trasmesso, e quindi in fin dei conti quell’entità che si chiama Chiesa. Fosse dipeso solo da me, forse sarei anch’io passato oltre senza approfondire.

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