Vivere inquieto

Ho sentito recentemente affermare che per trovare la felicità basta accettarsi per quelli che siamo. Trovare una propria regolarità, nel lavoro, nel cibo, nel sonno…

La regolarità, per me, può essere utile al gabinetto, ma in ben altri pochi ambiti. Forse sarò strano, ma non penso che la gioia risieda nel seguire i consigli di un dietologo e andare a letto presto. Conosco poi molta gente che si accetta per quello che è,  mentre io li trovo inaccettabili.

La regolarità si trasforma in uniformità, l’uniformità in routine, che si interrompe solo quando un mattino la sveglia suona e noi non ci svegliamo. Mai più.

Solo un imprevisto ci può salvare. Uno specchio che ci faccia vedere non quello che siamo, ma ciò che non siamo.
Io non mi accetto. Non voglio cambiare la realtà, non voglio essere diverso, voglio essere di più.

E’ quello che mi fa muovere, che mi fa uscire di casa. Non per correre dietro ad idee, ma per cercare di essere. Dare un senso ad ogni parola detta, ogni gesto fatto, ogni secondo vissuto.

Vivere inquieto, con la vita che non basta mai.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 marzo 2014 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. “Finché si è inquieti, si può stare tranquilli”. Julien Green.

  2. Chi è inquieto e non è tranquillo,
    è infelice… ma perché?

    Perché essere inquieti, irrequieti, ansiosi,
    è vivere in uno stato di agitazione fisico, psichico,
    che non trova pace neanche nel sonno…

    è Vivere da nevrotici.

    Allora la regolarità ci da calma e ci dona benessere.
    Ad esempio:
    se Berlicche non potesse più scrivere regolarmente sul suo Blog
    vivrebbe in uno stato di inquietudine…
    e non sarebbe felice.

    O mi sbaglio?
    No, non credo: La regolarità ci offre sicurezza,
    mentre una regolarità di vita non buona è causa di inquietudine.

  3. Inquieto, non tranquillo, non vuol dire infelice.
    Io non sono tranquillo, cerco un di più, ma dormo benissimo. E son felice nei limiti della possibilità umana – lieto, sarebbe meglio dire.
    Scrivere regolarmente qui sopra è un impegno liberamente preso, non un obbligo; non potessi farlo troverei un altro modo di dire le cose. Non ho certo intenzione di diventare nevrotico perché non posso mantenere una regolarità.
    Se devo fare qualcosa, qualcosa di prezioso, all’inferno la regolarità.
    E’ ciò che è importante che è importante. Essere regolari, o una sicurezza fasulla, non lo è.

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