L’ultimo soldato del Re

Osservatorio Caterina: le farfalle.
Ne venivano spesso, aleggiando, a posarsi sui bordi di terra smossa della nostra trincea, forse per suggerne l’umidità. Un pomeriggio ne arrivò una particolarmente bella: era nero-velluto, striata di fuoco, con macchie bianche. La mia attenzione fu attirata dalla leggiadria di quei colori, i quali – mi resi conto – non erano disposti a caso: anzi anche un grande pittore soltanto in un momento di particolare grazia avrebbe saputo comporli con tanta arte.
La considerai attento: quanto a lei, certo, non era così per propria scelta, non sapeva neppure di essere una farfalla, non se ne accorgeva. Nemmeno d’esistere si accorgeva: esisteva e basta, e ferma sul bordo di terra della trincea muoveva ritmica le ali, come uno che respiri nel sonno, inconsciamente lieta del miracolo grande dell’estate di cui faceva parte. Quando però di lì a poco ne comparve un’altra della stessa specie, la farfalla si alzò in volo e prese a volteggiarle intorno, mostrando si sarebbe detto con intenzione all’altra i propri colori, ostentandoli, nascondendoli, ostentandoli di nuovo con somma grazia, come una provetta attrice.
Insetto, concretamento di qualcosa che la trascendeva infinitamente, anche lei come noi. Specchio – minimo come il luccichìo d’un granello di sabbia al sole – della gioia e del colore che stanno nella mente di Dio. Una farfalla, mi resi improvvisamente conto, basterebbe da sola a dimostrare l’esistenza di Dio.
Godevo di quell’inattesa festa di colori. La gioia incomparabile che dev’esserci in Dio … Ecco, afferrai, ecco perché siamo stati creati noi uomini e gli angeli, chissà quanti miliardi d’esseri intelligenti e dotati di sensibilità: perché tutti si possa partecipare a una così incommensurabile gioia!
Prima però, riflettei, c’è la prova (che ci dà merito: per il quale non siamo solo passivi), e per noi terrestri c’è anche la morte. Già …
Presto le due farfalle sarebbero morte. Con un’ombra di turbamento immaginai le spoglie di tutte le farfalle morte, povere cose gualcite e rotte che le formiche, moriture anch’esse, sul finir dell’estate frettolosamente trascinano via. Che bene, per noi, che le farfalle esistano. E com’è giusto che loro non si accorgano d’esistere (non si accorgano dunque neanche di morire … )

Eugenio Corti, “Gli ultimi soldati del Re”, Ed. Ares pg 204-205

Oggi è morto un grande scrittore italiano, di cui non ci hanno voluto fare accorgere: al potere conviene molto più valorizzare buffoni, comparse e lacché. Un uomo di grande fede, che con questa fede ha scritto. Che è passato attraverso la ritirata di Russia, la guerra civile italiana, che è stato emarginato perché diceva verità scomode. Eppure…

Come ha fatto a mantenere una fede così granitica?
«Esperienze come quella russa hanno rinforzato la mia fede. Ho sperimentato che Dio non abbandona l’uomo. Siamo noi casomai ad abbandonare Lui. Nel romanzo Gli Ultimi soldati del re (1994) racconto di quando stavo in trincea nelle Marche e pensavo a quando sarebbe finita quella maledetta guerra. Vidi alcune farfalle che mi dettarono questa riflessione: questi insetti non sanno nemmeno di esistere eppure danno dimostrazione di come la realtà dipenda da qualcosa di trascendente. La loro bellezza mi faceva pensare a quanta felicità deve esserci in Dio».

Così diceva qualche tempo fa. “Per me la cosa più importante è la misericordia divina. Ho fatto tanti errori, ma quando mi presenterò a Dio credo che mi riterrà ancora uno dei suoi.
Indubbiamente, Eugenio, prega per noi che siamo ancora qui.

Annunci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 5 febbraio 2014, in gusto e disgusto con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. L’ha ribloggato su filia ecclesiae – carpe gratiame ha commentato:
    Per ricordare un grande, umile servo di nostro Signore: Eugenio Corti!

  2. Stamattina in treno mi è venuto in mente che ora si sono ritrovati tutti insieme, lui, Don Gnocchi e tutti quelli che dalla Russia non sono più tornati.

  3. Come nella conclusione de “Il cavallo rosso”…in una misericordia che, Dio sia lodato, non è la nostra.

  4. Grazie Berlicche, per aver ricordato questa splendida figura!

  1. Pingback: Scrittori conservatori - Pagina 6

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: