Le parole che non so dire

Con le parole me la so cavare. Di solito. Ma in alcun casi no, non ce la faccio.
Magari si può pensare che io sia scortese, chiuso, scontroso. Che non ci tenga. Che sia indifferente.
Non è così. Semplicemente non riesco a trovare parole adeguate per esprimere quello che provo.
Ogni frase che mi viene in mente mi sa di vuoto, di artificiale.
“Mi dispiace”, penosamente inadeguata.
“Ti sono vicino”, quando è chiaro che non posso esserlo come vorrei.
“Coraggio”, ma che coraggio? Certi eventi non hanno bisogno di coraggio, hanno bisogno di essere compresi per quello che sono. Che, se non sono visti con lo sguardo all’infinito, stroncano. Allora tanto vale dire “non pensarci”, egualmente inumano.

No, proprio non ci riesco. Quando una persona cara scompare, sia un padre che ha vissuto una vita piena o un bambino ancora neanche affacciato al mondo, nessuna parola umana può bastare. Nessuna parola umana può descrivere la perdita, come nessuna persona umana può essere descritta da una parola.
La sola parola che si potrebbe pronunciare sarebbe una parola non umana. Quel “sarai consolato”, quel “non piangere” che nessun uomo può dire, perché l’uomo non è in grado. Quella parola che rimanda all’istante in cui la mancanza sarà riabbracciata, quello che è separato ricongiunto.
Un abbraccio è quello che ci vorrebbe. Anche in questo mondo. Un abbraccio non ha parole, ma è segno.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 3 dicembre 2013 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. L’ha ribloggato su Il Guerriero della Luce.

  2. Grazie Berlicche.

  3. L’immagine è molto suggestiva, mi fa pensare alla SS. Trinità, il Padre e il Figlio che sono una cosa sola in un abbraccio, e i loro cuori uno nell’altro sono lo Spirito Santo visibile nella luce che scaturisce attraverso i due petti.

    E’ possibile sapere l’autore?

  4. Aleudin: E’ un’opera di Tomasz Alen Kopera

    Antonio: ti capisco. Eppure c’è sempre la speranza di costruire. Tante volte un colpo duro rompe il muro. Quel genere di colpi che ti costringe ad assumere posizione, se sei un uomo.

  5. Cavaliere di San Michele

    Eppure io credo che una combinazione di “mi dispiace” (inteso come “soffro per te”)e di “ti sono vicino” (“soffro con te, anche se inadeguatamente”)faccia bene.

    L’ ho provato sulla mia pelle personalmente, ed anche Socci diceva questo, parlando di quel che avevano passato i primi tempi dopo l’arresto cardiaco della figlia Caterina ed il conseguente coma.
    Ci si sente meno soli, parte di un popolo…in attesa di sentirlo da Chi può aggiungere a quella parola un’autorità ben maggiore…
    In fondo “non temere, io sono con te” è quello che lungo tutta la Storia della Salvezza Dio ripete all’uomo.

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