L’imperatore sulla spiaggia

Il vecchio salì faticosamente la collinetta sabbiosa. Oggi faceva caldo, il vento incessante che spirava dall’oceano era ridotto ad un sussurro. Le onde che si frangevano parevano quelle della sua gioventù: un accavallarsi di schiene gentili tra le quali giocare, non le bestie rabbiose e grigie che gli inverni di queste parti generavano.  Lo sguardo poteva spingersi lontano, ma lontano non era abbastanza per il vecchio.

Quasi ogni giorno saliva quelle dune, o guardava dall’alto della scogliera l’acqua che si stendeva fin dove gli occhi potevano arrivare. Ma chi sto aspettando, si chiese? Perché sto aspettando qualcuno, o qualcosa. Qualcosa che deve avvenire. Perché è chiaro che c’è qualcosa di grande che deve avvenire. Con sorpresa, si rese conto che era sempre stato così. Ogni cosa per me è sempre stata per un futuro, si disse. Pare che non accada niente. Anche quando accade. Perché c’è sempre un domani in cui tutto dovrà mettersi a posto, in cui i desideri troveranno compimento, che non giunge mai.
I momenti memorabili, ah, quanti ce n’erano stati. Non ne aveva gustato nessuno, perché mentre accadevano lui già correva al momento successivo. Ogni presente era un’ombra che era già volata via.

Si calcò il cappello in testa. Che giorno è oggi? Gli anni ormai iniziavano e finivano quasi senza farsene accorgere, veloci come una palla di cannone che ti rimbalza accanto. Un boato, uno schianto, ed è andata, non si vede più: ma stai già attendendo la successiva.
Non aveva più rimpianti per gli anni andati, salvo quello di non essersi accorto di averli vissuti.

Uno stivale gli dava un poco di fastidio. Si sedette a fatica su un masso, se lo tolse, lo svuotò della sabbia. Quando sono diventato così gonfio e anziano?, si chiese. Deve essere successo in qualche momento, eppure non lo ricordo. A me pare di essere sempre giovane, i capelli lunghi, i pantaloni stretti, i profumi della primavera mischiati a quelli dei cavalli e delle ragazze. Mi pare sempre che il futuro sia lì pronto per essere colto.
Si rialzò in piedi. L’oceano era sempre vuoto, di navi e di nubi. Ecco, pensò, adesso vedrò arrivare di lontano sulla battigia un uomo. Sarà alto, ben vestito, si muoverà senza fretta, in modo regale. Mi avrà visto, ed io gli andrò incontro. Avrà qualcosa da dirmi, lo capirò da come si muove. Man mano che mi avvicinerò lo vedrò meglio. Avrà il volto di chi sa, e ha visto, e quando giungerà vicino mi dirà, “Amico mio, tutte le tue speranze e i tuoi desideri si sono realizzati. Vieni con me.”. Ed io mi fermerò confuso, perché non saprò più quali sono i miei desideri, le mie speranze. Lui insisterà, “Vieni”. Ed io andrò, e non mi volterò nemmeno una volta.

I soldati si scambiavano il tabacco. Quello con i baffi rossicci si sporse a guardare il vecchio fermo sulla duna. “Ma cosa va a fare tutti i giorni su quella spiaggia? Spera che lo portino di nuovo via?”
L’altro sputò nella sabbia. “E chi vuoi che venga, dall’Europa, in questa isoletta di merda a salvarlo? I tempi sono cambiati. E’ un perdente che non vuole più nessuno.”
Il soldato con i baffi sputò a sua volta. “Ha avuto tutto quello che voleva, nella vita, e si è perso tutto. Non so cosa possa ancora desiderare un uomo così. Non gli basta mai, al bastardo. Fossi in lui me ne starei bello tranquillo ad aspettare di morire. E’ l’unica cosa che vorrei, che schiattasse, non desidero nient’altro, io.”
Il suo compagno rise “Perchè tu non ti chiami Napoleone Bonaparte!”

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 novembre 2013 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Capovolgendo «Il messaggio dell’imperatore»? :-)

  2. Bellissimo post. Non e’ strano che infatti non abbia commenti.
    Fa pensare.

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