Dalla cenere: quello che ci è dato

Il delegare ad altri quello che dovrebbe essere il proprio giudizio ha conseguenze letali. Questo è vero anche se quel qualcuno è Dio.
Ma come, voi direte? Il cristiano non dovrebbe fare la volontà del Signore?
Certo. Assolutamente. Appunto. Deve fare.

Dio non ci ha voluti marionette. Non ci ha voluti schiavi. Ci ha dato la vita, per grazia, e la libertà. Ci ha dato mani operose, e ci ha fornito i criteri per farle agire. Ci ha dato l’intelligenza per capire la realtà, la fantasia per superare i suoi limiti, la ragione per giudicarla.
Il fatto che siamo inadeguati non vuol dire che non possiamo fare niente. Vuol dire semplicemente che non possiamo fare da soli.
Non agire, attendere che sia Dio a farlo per noi, è altrettanto stupido che sperare di agire senza di Lui. Noi siamo le mani di Dio sulla Terra. Gli operai della sua azienda agricola.
L’operaio non sta ad aspettare che qualcun altro lavori in suo luogo, se ci tiene al posto di lavoro. Capisce gli ordini, afferra il loro significato, e cerca di seguirli il più fedelmente possibile.

L’attendere che Dio faccia al posto nostro si traduce nel cercare di piegare Dio al nostro giudizio. Di farlo lavorare per noi, al nostro posto. Poteva anche risparmiarselo, di farsi uomo, di sollecitare il nostro cervello, il nostro cuore. Di morire.
Seduti sui nostri deretani, attendiamo che Lui faccia quello che dovremmo fare noi. E questa è la piaga che ulcera la nostra mano, che ci impedisce di usarla. Invece di essere cristiani, di fare i cristiani, di utilizzare i doni che ci sono stati dati, attendiamo.
Non agendo, non facciamo vedere quanto riesce a fare un cristiano. Non giudicando, non mostriamo quanto è ragionevole essere cattolici. Pregassimo, almeno.
Ma forse attendiamo che Dio ci preghi per primo.

manodx

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 8 marzo 2013 su Dalla cenere. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Ogni tanto si intuisce che solo la religione cristiana ha qualche probabilità di essere l’unica religione autentica nel bazar delle religioni (e delle fiosofie) che parlano parlano parlano e non si sa cosa vogliono dire.

  2. Ho letto il tuo bellissimo post “Dalla cenere”.

    Mi sono sorte alcune domande che ti pongo qui senza impegno: come cogliere le “indicazioni” di Dio, i segnali per lavorare al meglio nella vigna? Come allenarsi per cogliere l’intelligenza della realtà?

    E poi di conseguenza, come evitare di crearsi autonomamente dei segnali che ci portino a una realtà che non è quella donata (e quindi da vivere) ma a quella che noi vorremmo che fosse? Insomma evitare la fuga quando non ce se la fa proprio.

  3. Vittorio, provo a rispondere per quella che è la mia esperienza.
    Il primo punto da praticare è la semplicità di cuore. Ovvero, stare davanti alla realtà il più possibile senza preconcetti. Il reale ha il suo modo di richiamarci quando deragliamo, l’importante è stare attenti ai segnali che ci manda. Troppo spesso li ignoriamo, li sottovalutiamo, ci ragioniamo sopra invece di accoglierli.
    Il secondo punto è seguire. Ci sono persone, o momenti di persone, che riconosciamo superiori a noi quanto a comprensione della realtà. La loro letizia può essere un buon modo per identificarle. Allora bisogna cercare queste persone, “tampinarle”, per trovare il loro segreto, per imparare da loro.
    Il terzo punto è la fedeltà alla Chiesa. Questo richiede il salto della fede: cioè accettare il fatto che se ancora non capiamo, capiremo. Se la Chiesa dice qualcosa, accettarla e verificarla fino in fondo. Anche se, come il Papa suggeriva ieri, c’è una croce. C’è sempre una croce, ma dopo c’è la resurrezione.

    Questo è, faticosamente, quanto cerco di fare io. Questo blog è proprio, in primis, il mio personale allenamento a cercare e giudicare i segnali. I miei chilometri di corsa quotidiana per farmi il fiato sul reale. Quanta fatica, a volte! Ma ne vale la pena.
    Su questo argomento tornerò comunque dopo Pasqua.

  4. Rileggendo, mi sono accorto di avere dimenticato la cosa più importante: domandarlo! Domandare di poter vedere e capire, di incontrare, di confermare la propria fede.

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