Con altri occhi: cuore

“Di te ha detto il mio cuore: cercate il suo volto. Il tuo volto, Signore, io cerco”. (Sal.27)

Nel nostro elenco di termini che hanno mutato il loro significato originario e che perciò ci possono risultare ostici, o incomprensibili in certi contesti, è la volta del cuore.

Nella Bibbia e nel Vangelo – e quindi nella cultura occidentale di gran parte degli ultimo duemila anni – il cuore è ciò che determina l’impostazione di fondo della vita morale e spirituale di una persona. E’ la sede del criterio di giudizio, della personalità profonda, della coscienza. “Ti do un cuore saggio e intelligente“, dice il Signore rivolto a Salomone. “Ho preso a difendere la mia giustizia e non cederò; il cuore non mi rimprovera uno solo dei miei giorni” asserisce Giobbe. “Essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza” scrive S.Paolo nella lettera ai Romani. E gli esempi si possono moltiplicare.

In definitiva “cuore” è quel complesso di evidenze ed esigenze originali (di felicità, verità, bellezza, bontà, giustizia) che l’uomo usa per giudicare la realtà e farne esperienza. In questo senso nel suo punto più alto il cuore coincide con la ragione, cioè con il tenere conto di ogni fattore della realtà nel proprio paragone esistenziale.

Questo cuore buono tuttavia si può corrompere. “Il cuore dei figli degli uomini è pieno della voglia di fare il male“, dice l’Ecclesiaste. E’ il peccato che ne causa l’indurimento, che annebbia la percezione altrimenti pura posta in noi.
S.Agostino lo afferma bene in questo passo tratto dal De Trinitate:
“Comprendi dunque, se lo puoi, o anima tanto appesantita da un corpo soggetto alla corruzione e aggravata da pensieri terrestri molteplici e vari; comprendi, se lo puoi, che Dio è Verità. È scritto infatti che Dio è luce (1Gv 1, 5), non la luce che vedono i nostri occhi, ma quella che vede il cuore, quando sente dire: è la Verità. (…) Qual è dunque, ti chiedo, il peso che ti fa ricadere, se non quello delle immondezze che ti hanno fatto contrarre il glutine della passione e gli sviamenti della tua peregrinazione?”

Il punto primo del cristianesimo è quindi il rinnovamento del cuore: un cuore di carne invece di quello di pietra. Tolto il peccato, il cuore funziona di nuovo come dovrebbe.

Senonchè…
Senonché nell’Illuminismo si rivendicò il primato della testa sul cuore. Non importa cosa il cuore dica: la Ragione, qui intesa non più come strumento per comprendere la realtà tutta ma come esaltazione del proprio io, del proprio “ragionamento” deve avere la meglio. Senza una legge naturale inscritta nel cuore l’uomo può fare quello che più gli piace.
E poi arrivò la reazione. Il Romanticismo. E si commise l’errore opposto e simmetrico: l’esaltazione del cuore inteso non più come mezzo per giudicare l’esperienza, come criterio, ma come sentimento. Se con la Ragione non si arriva alla felicità e alla bellezza, ma ai massacri rivoluzionari, allora è l’impulso sensoriale che occorre usare. In qualche maniera un rovesciamento rispetto alla definizione precedente: il cuore romantico è superficialità, impulso, istinto. Finisce per far rima con amore, è leggero, vacuo, assolutamente inutile in una vita seria. Un criterio senza criterio, svuotato di senso.

E, complice letteratura e poi cinema e televisione, nella grande maggioranza dei casi tale è rimasto.

Questo è forse il male maggiore che il romanticismo ci ha lasciato. Ci ha tolto, deformato, uno dei termini più belli per indicare quello che, nel profondo, noi siamo.

Cuore_Alato

Preghiera di padre de Grandmaison

Santa Maria, Madre di Dio
conservami un cuore di fanciullo
puro e limpido come acqua di sorgente.
Ottienimi un cuore semplice,
che non si ripieghi ad assaporare le proprie tristezze;
un cuore magnanimo nel donarsi,
facile alla compassione,
un cuore fedele e generoso
che non dimentichi alcun bene
e non serbi rancore di alcun male
Formami un cuore dolce e umile,
che ami senza esigere di essere riamato,
contento di scomparire in altri cuori,
sacrificandosi davanti al Tuo divin Figlio;
un cuore grande e indomabile
così che nessuna ingratitudine lo possa chiudere
e nessuna indifferenza lo possa stancare;
un cuore tormentato dalla Gloria di Cristo,
ferito dal Suo amore,
con una piaga che non si rimargini
se non in cielo.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 febbraio 2013 su Senza e con. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 25 commenti.

  1. Grazie…

  2. Berlicche, a tuo avvisto il cuore può essere paragonato al senso comune così come lo intende Antonio Livi?

  3. Bel post.

    Il cuore da par mio è l’intimo inviolato della persona, scevro dalle influenze culturali e ideologiche e dai blocchi spesso auto indotti, dove sai che una cosa è così senza dover ragionare sul perchè, non serve nemmeno l’immagine mentale, sai che è così e basta, vedi un albero e non pensi “è un albero” ma semplicemente sperimenti la presenza dell’albero e la stessa cosa vale per i concetti e i valori, certe cose si sà che sono giuste senza nemmeno dover interpellare la ragione, il cuore lo sà.

    Il cuore come coscienza retamente usata, per Guardini la coscienza è l’organo del corpo deputato a relazionarsi con Dio, Il card. Newman più poeticamente diceva “La coscienza è il luogo dove Dio ci guarda negli occhi” e ancora “Il cuore parla al cuore.”

    Poi ad un certo punto a causa della nostra debolezza (peccato originale?) ci viene da dire: “…perché no?” oppure “…cosa c’è di male?” e allora mi vine in mente S. Paolo nella lettera ai Romani:
    “ma si son dati a vani ragionamenti, e l’insensato loro cuore s’è ottenebrato. Dicendosi savi, son divenuti stolti”

  4. Caro Berlicche, la ringrazio di aver (implicitamente) risposto alla mia domanda, fornendomi una prova dell’uso del termine “cuore” per intendere anche le “evidenze”.

    Non condivido il suo giudizio sull’effetto di Illuminismo e Romanticismo, ma credo che possiamo concordare sul fatto che oggi, in epoca post-romantica, il termine “cuore” non implica le evidenze.

  5. Caro Censore, la ringrazio di avermi dato ulteriore prova delle sue attitudini ignorando – caso strano, inconsueto per lei, questo commento.
    Da parte mia, continuerò in questo blog ad usare “cuore” con il significato legittimato da più di 2000 anni di storia e non in quello imposto da quarant’anni di romanzi Harmony.

  6. Il commento l’ho ignorato di proposito, dato che non lo ritengo degno di risposta.

    Quanto alla definizione di “cuore”, l’importante è che si renda conto che sta usando una definizione vecchia di diversi secoli invece di quella comunemente utilizzata nel XXI secolo.

  7. Non trovo le parole per dire “grazie” di questo post:
    una vera manna dal cielo.
    Vorrei averlo scritto io, tanto mi è congeniale…ma non ne ho il tempo nè il talento.

    Gesù ci dice:

    “Imparate da Me, che sono mite e umile di cuore”
    e non c’è nulla di sentimentale o lezioso nel suo Cuore.
    Egli è Sapienza Eterna, il LOGOS, incarnatosi per redimere la nostra finitudine dal peccato, datore di morte…..
    non un narratore naìf di fanfaluche per poveri gonzi in cerca di fiabe.
    Solo Lui può dirsi “umile di cuore”: Dio Onnisciente e infinitamente Santo, è veramente Buono, Giusto e Umile.
    Noi no, neppure i Santi, tranne Maria SS.ma, concepita senza macchia di peccato.
    E altrove dice:
    “Stolti e tardi di cuore: non capivate che….”
    (rimprovera di essere “tardi, sciocchi, nell’intelletto del cuore” , rivolto ai discepoli di Emmaus, che non riescono a credere/vedere=accettare l’evidente avverarsi delle Scritture sulla Persona del Maestro, Gesù il Messia atteso dai Profeti, Crocifisso e risorto per la salvezza degli uomini).
    Cuore = ragione + intuizione + affetti + sensibilità + intenzione….= l’uomo tutto intero, che osserva, giudica e agisce con tutte le sue facoltà tra loro integrate, co-ordinate e tese allo stesso fine.
    Infine consiglio a Censore di riflettere sul 1° comandamento, che Gesù stesso cita ( Mt 22,37):

    «AMERAI IL SIGNORE DIO TUO
    CON TUTTO IL TUO CUORE,
    CON TUTTA LA TUA ANIMA E CON TUTTA LA TUA MENTE»

    (ci vuole umiltà: qui sta il difficile….)

  8. @iris Mi permetta una domanda: lei è in grado di amare a comando? Voglio dire, se lei decidesse, per qualunque motivo, di amare qualcuno che non ama, sarebbe in grado di farlo?

  9. @censore

    siamo stati creati apposta liberi, per restare in tema la porta del cuore si apre solo dall’interno.

    Si tratta sempre di quel passo fatidico da fare ad un certo punto, di cui abbiamo discusso tempo fa.

    All’inizio comunque si può anche non amare ma almeno donare la propria disponibilità, quello sì è necessario.

  10. @Alèudin Era una risposta alla mia domanda a iris? Se sì, forse non mi sono spiegato bene: è possibile amare a comando?

  11. sì, era una risposta alla domanda che ha rivolto a Iris, mi sembra di aver risposto, se vuole sintetizzo la risposta: no.

  12. Allora perché viene dato questo comandamento? Se una persona non può amare a comando, perché comandare l’amore?

  13. tra l’altro qui si aprirebbe anche una grossa discussione su che significato diamo al verbo amare.

  14. Ai fini della mia domanda, quello inteso dai comandamenti “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” e “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

  15. Intanto è bene chiarire che per “comandamenti” non si intende un “obbligo imposto” ma un una Parola di Vita detta dal Padre amorevole e cioè un gran bel consiglio da chi ti vuole bene veramente che ti dice: amore mio ama perchè se ami potrai partecipare alla mia gioia e io non vedo l’ora che tu riasponda libero al mio amore per te.

    Amore è «estasi», ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio.

  16. Concludo dicendo che per “Ama il tuo prossimo come te stesso” non è da intendersi che sei obbligato a provare bei sentimenti per qualcuno ma avere a cuore la sua situazione come se fosse la tua, sapendo che siamo tutti nella stessa barca e che vivere è difficile per tutti, ora devo andare, mandi!

  17. Oh, lo sapevo che l’aveva ignorata di proposito, Censore.
    Una persona che ha a cuore la verità avrebbe, che so, ammesso il torto, o promesso di tenere atteggiamenti costruttivi; magari ne avrebbe dato prova ammettendo che sulla parola “amore” si era sbagliata, comportandosi con ignoranza e supponenza.
    Invece lei preferisce ignorare – la mia risposta, e a quanto pare anche la verità.
    Se lei non mi ritiene degno di risposta non vedo perché io dovrei perdere tempo a scriverle ancora. Se dovesse importunare oltre il limite gli altri frequentatori la bandirò senza preavviso. Qui si è liberi di esprimere qualunque opinione, come lei sa bene. Ma bisogna volere praticare e cercare la verità, non la consapevole menzogna. Chi si gloria della menzogna, chi non è serio, non lo riesco proprio a reggere.
    La invito ad esaminarsi, a rivedere le ragioni per cui scrive, legge, commenta, e a cercare di capire se è così che vuole essere.
    Questa, salvo precisazioni e scuse, è l’ultima risposta che riceverà da me. Passa ufficialmente da “commentatore” a “troll”. Invito gli altri commentatori a non darle più da mangiare.

  18. Una persona che ha a cuore la verità avrebbe, che so, ammesso il torto, o promesso di tenere atteggiamenti costruttivi;

    E se invece la persona che ha a cuore la verità avesse notato che quel suo commento non corrisponde a verità? Se avesse notato che pone la falsa dicotomia tra “IlCensore ammette di avere torto” e “IlCensore ha tenuto atteggiamenti non costruttivi”, per evitare di prendere in considerazione le possibilità “Berlicche ha torto” e “Berlicche ha tenuto atteggiamenti non costruttivi”?

    magari ne avrebbe dato prova ammettendo che sulla parola “amore” si era sbagliata, comportandosi con ignoranza e supponenza.

    Me lo dice proprio a commento di questo articolo, in cui l’ho ringraziata per aver portato alla mia attenzione le prove che le avevo chiesto (ripetutamente e, prima di questo post, senza avere risposta)? E si può definire “ignoranza” e “supponenza” l’adottare quello che, stando al suo stesso articolo (questo!), è un uso antiquato e particolare della parola “cuore”?

    Invece lei preferisce ignorare – la mia risposta, e a quanto pare anche la verità.

    Capisce perché ho scelto di non rispondere a quel commento, ora? Perché era un commento non costruttivo (con la trappola dialettica della falsa dicotomia) e privo di contenuto informativo (che invece ha messo in questo articolo).

    Se lei non mi ritiene degno di risposta non vedo perché io dovrei perdere tempo a scriverle ancora.

    ALT! Chi ha detto che lei non è degno di risposta? Ho detto che quel commento non lo era (e le ho spiegato il motivo, trappola dialettica + assenza di informazione), e infatti non le ho risposto lì. Quando, invece, qui ha messo l’informazione che le avevo chiesto senza pormi false dicotomie, le ho risposto. Dunque è evidente che non sostengo che sia lei a non meritare la mia risposta ma quel commento lì.

    Se dovesse importunare oltre il limite gli altri frequentatori la bandirò senza preavviso. Qui si è liberi di esprimere qualunque opinione, come lei sa bene. Ma bisogna volere praticare e cercare la verità, non la consapevole menzogna.

    Mi pare di averle dimostrato che non sono uso a cercare la “consapevole menzogna”. Posso compiere errori (la Cappella sistina), posso non conoscere dettagli della sua religione (l’uso del termine “cuore” nell’Antico Testamento), ma in entrambi i casi riconosco i miei sbagli, quando me ne portano le prove.

    Diverso, invece, è pretendere che io ammetta di avere torto o di essermi comportato male senza portarmene le prove.

    Passa ufficialmente da “commentatore” a “troll”.

    Sono la prima persona della storia di Internet ad essere definita “troll” perché non ha scritto un commento!

  19. berlicche,

    tu accusi i tuoi critici di sfuggire le domande, e arrivi a dar loro dei “troll” per questo.

    io personalmente ti riconosco il diritto, SOLO nella tua qualità di padrone di casa, di identificare i tuoi troll a discrezione, e anche ad arbitrio, ed anche a capriccio, e finanche a caso.

    e però, berlicche:
    parliamo un pochetto di travi, o è troppo ot?

    …timisoara o caresanablot?

  20. @riccoespietato

    rispondimi tu alla questione di due pennarelli di diverso colore (genitori uomo e donna) e il foglio bianco (bambino).

    Sei ancora alla questione orfanotrofi?
    Ti è stato ben risposto, non eri tu quello che diceva di essere in grado di cambiare idea?

    Le travi ce le abbiamo tutti quindi segui il tuo consiglio e bada alle tue che mi sembra ti accechino abbastanza.

    E questo non per difender berlicche che non ne ha bisogno ma a volte siete veramente troppo trollosi.

  21. R&s, se non ricordo proprio male su Timisoara ti avevo risposto con l’esempio, invitandoti a scegliere tra una famiglia schiavista e Timisoara, al che tu avevi desistito. Se non era chiaro ripigliamo…Sulla seconda ti sarei grato se mi ricordassi il contesto con un link.
    Se ho travi dispostissimo a vederle.

  22. “a scegliere tra una famiglia schiavista e Timisoara, al che tu avevi desistito.””

    sei il berlicche che sa scrivere? parla con quello che sa leggere allora… la mia risposta fu: “timisoara, naturalmente. vedi com’è facile? prova anche tu.”
    se non hai (avete) cancellato scripta manent, vai (andate) a controllare…

    se ti (vi) fosse sfuggita allora, te (ve) la ripropongo:
    “timisoara, naturalmente. vedi come è facile? prova anche tu: timisoara o caresanablot?”

  23. R&s, devi renderti conto di una cosa: talvolta le tue risposte non sono così comprensibili. Specie per uno che, come me, deve leggere un po’ troppo e a cui possono sfuggire sottigliezze-ezze-ezze. Mi pareva di avere capito che tu avevi capito, ma evidentemente mi sbagliavo. Come vedi gli errori li ammetto…
    Allora la mia risposta al tuo “Timisoara” è: “le tue casalinghe lesbiche”; che probabilmente stanno a Timisoara come Timisoara sta allo schiavista. Cioè sono dei mali, da cui se si può si fugge il più lontano possibile.
    Non ne sono del tutto sicuro, però. Da esperienza, è meglio un genitore che non c’è di uno che da il cattivo esempio. Da un orfanotrofio si può mentalmente fuggire tramite un ideale, un incontro; quanto è quello che dovrebbe essere il tuo metro di paragone che è presente ed è un disastro, quello sì che ti sballa, quello sì che ti rovina.

  24. “timisoara, naturalmente” = sottigliezze-ezze-ezze

    boh. ma vabbè…

  25. Ritornando all’esperienza del cuore, penso che la frase di Gesù: “se non sarete piccoli come questi bambini non entrerete nel Regno dei Cieli” intenda ” se non avrete il cuore di questi bambini”. Esiste pure la preghiera del cuore,molto superiore a quella della mente.

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