La processione

Il baldacchino è di spesso tessuto bianco e dorato, come si usava parecchi anni fa. L’ostensorio brilla ai radi raggi di sole che sciabolano tra le nuvole, ammassate come vertiginose rupi scure nel cielo. La banda suona una marcia, le bambine gettano petali di rosa. Non c’è molta gente quest’anno, qualche centinaio di persone. Il sacerdote innalza quella particola bianca incasellata nell’oro. Corpus Domini. Davanti al bar, un gruppo di giovani stravaccati ai tavolini non fa neanche il gesto di alzarsi mentre la processione sfila. Qualcuno guarda con curiosità, altri con assoluto disinteresse. Ogni tanto scoppia una risata.

La gente si assiepa per vedere. Fa caldo, per la stagione, un caldo strano e inusuale dopo le pioggie delle settimane scorse. Nubi nere si stanno ammassando verso Gerico. Le donne piangono e strepitano, i romani bestemmiano i loro déi e sudano, i condannati sono troppo esausti per parlare. Sulla soglia della taverna un gruppo di giovani sta bighellonando. C’è chi bisbiglia all’orecchio, un paio fanno battute che suscitano l’ilarità generale. A malapena seguono con lo sguardo la strana processione di sudore e sangue e lacrime che passa davanti a loro allontanandosi verso la sua destinazione. Qualcuno chiama l’oste a gran voce e ordina altro vino.

Alle finestre qualcuno mette ancora i drappi, i velluti, le immagine sacre. Vasi di rose sul marciapiede, mentre il prete scandisce una dopo l’altra le intenzioni e le litanie e le piccole preghiere. In coda come al solito si conversa e si parla, il chiacchericcio che giunge attutito all’ostensorio tenuto alto, perché sia a tutti visibile. Dei passanti che si fermano curiosi pochi si fanno il segno di croce, nessuno si inginocchia. Alcuni fanno foto. Un signore di mezza età prende un pacchetto di sigarette al distributore automatico e attraversa la processione passando proprio davanti al Santissimo, senza degnarlo di uno sguardo.

I condannati sono quasi alla porta di Efraim, le mura di Gerusalemme li guardano dall’alto indifferenti. Un asino raglia come lo stessero scannando, scalciando i recinti dove è rinchiuso con le altre bestie, buoi e cavalli e ciuchi. Carri e carretti, e bancarelle improvvisate ingombrano la strada. I mercanti si disputano le merci, ed alzano la voce per farsi sentire ancora di più. Le donne piangenti sembrano avere smarrito la loro voce, soverchiata dai venditori e dagli animali e dalle imprecazioni dei soldati.
I tre che trascinano le grosse traverse di legno fanno uno spettacolo miserando ma non inconsueto. Uno è ridotto parecchio male, riesce a malapena a camminare. Una persona si stacca dal gruppo dei mercanti, si avvicina all’asino che raglia e gli molla due bastonate. L’animale si cheta, guardando il suo padrone con occhi acquosi. Il carrettiere ritorna dai suoi compari, passando a meno di un metro dall’uomo che suda sangue dal corpo flagellato e dalla fronte irta di spine, e si butta su una stuoia come se il gesto l’avesse reso esausto.
“Hey, che succede laggiù, cos’è tutta quella ressa?” gli chiedono.
“Eh, dove? Niente d’importante, non ci ho fatto neanche caso”, risponde, guardando verso il cielo. L’uomo si gratta. “Forse pioverà”.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 11 giugno 2012 su Apocrifatti, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Situazioni diverse, lontane nel tempo e nello spazio, ma l’indifferenza è la stessa: oggi come allora molti “non sanno quello che fanno”. Chi ha la fortuna di saperlo non la sprechi…

  2. Qualche altra volta vien da dire che quelli che ci passano accanto son dei poveracci, e avrebbero bisogno di aiuto, di questo e quello; ma non tocca a noi. Oppure non ci si può far nulla. E magari un semplice gesto come detergergli il viso sembra quasi un’offesa, un’insufficienza di fronte alla nostra pretesa di avere la soluzione perfetta per tutto e tutti.
    Meglio risparmiare le energie per imbastire commenti pretenziosi, rimanendo a lato.

  1. Pingback: Anonimo

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