Il linguaggio di Dio

Non so da dove sia saltata fuori questa storia del re. Non sono mai stato re. Di famiglia nobile, questo sì. Matematico, medico, astrologo, pure. Forse saggio, ma non spetta a me dirlo.
Di quanti eravamo solo io vivo ancora. Ero il più giovane. Ero incosciente, voi direte. Perché ci vuole della bella incoscienza a partire dalla propria casa, attraversare deserti e colline, affrontare briganti e quant’altro per qualcosa di impalpabile e remoto come una stella.
No, esattamente il contrario. In una certa maniera fu invece proprio la coscienza a farmi partire. Fu una sorta di scommessa, intrapresa con la forza e l’irruenza della gioventù, sì, ma con piena consapevolezza. E gli altri astrologi scuotevano la testa. Perché, vedete, loro non credevano.

Se voi dite ad un uomo del popolo che le stelle hanno previsto per lui un grande destino, potrebbe credervi. Se dite ad una donna del popolo che i movimenti degli astri pronosticano che un nobile la prenderà in moglie, oh, se ne andrà cantando. Ma se fate lo stesso discorso ad un astrologo vi riderà in faccia. Perché un astrologo sa quanto siano inutili le stelle per tracciare il destino di una persona. Non è stata la posizione della luna alla mia nascita a fare sì che io partissi. Non è stata Vespero o Giove o Saturno. Il mio oroscopo è nulla. E’ stata una domanda che mi sono fatta.

E la domanda è stata questa: ma questo meccanismo celeste, questo alternarsi di luci nel nero della notte, è solo uno spettacolo di torce lanciate da un giocoliere oppure ha un senso? E questo senso siamo noi uomini in grado di capirlo?
Con i miei occhi ho visto disegnarsi sulle pergamene una congiunzione quale non v’era stata a memoria d’uomo. I libri dei saggi davano un senso a quello che stava per accadere: un grande Re stava per nascere nella terra degli Ebrei. Se qualcosa di così eccezionale nei cieli si fosse verificato e non avesse proiettato la sua ombra sulla terra, non avrebbe forse voluto dire che tutti i miei papiri, tutti i miei astrolabi non erano che ciarpame, e la mia scienza il balbettio di un idiota? Che tutta la mia vita era un imbroglio?

Se esisteva davvero un Dio, e avesse voluto comincare con noi tramite segni, indicazioni palesi e sfolgoranti come luci nei cieli, allora l’unica saggezza sarebbe stata cercare quei segni, interpretarli, provare a capire cosa indicassero. O cedere, e diventare un falso che non crede a ciò che fa.
Così sono partito, tra le risa dei saggi e degli esperti del mondo. Sono partito perché ho creduto nel fatto che il mondo si possa capire, che sia razionale, che sia il linguaggio di Dio.
Sono partito per scoprire se fosse vero.

Il resto della storia è nota. Ho trovato altri due idioti come me lungo la strada, fratelli inconsapevoli. Sapevamo l’ora, ma a malapena il posto. Ce lo siamo fatto indicare da una profezia e da un Re traditore, e quello che poi ne è seguito certe notti ancora mi toglie il sonno.
Ma eravamo lì e abbiamo visto. Ci aspettavamo un palazzo, un Re, che magari ci avrebbe preso al suo servizio. Abbiamo trovato un bambino nella paglia odorosa. Volevamo onori e li abbiamo dati. Cercavamo un grande uomo e abbiamo trovato qualcosa di piccolissimo, ma più grande di quello che ci attendevamo.
Volevo vedere se Dio parlava tramite segni. Ho trovato che il linguaggio di Dio si era fatto bambino, un bambino che ancora non parlava, ma che avrebbe parlato, e sarebbe stato Segno. Sarebbe stato il Segno.
Sarebbe stato la Voce stessa di Dio.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 4 gennaio 2012 su Apocrifatti, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. forse io ho sottovalutato questo nuovo dio
    (F. Guccini)

    Questa frase al tuo matematico non si adatta :-)
    Sembra che fossero seguaci di Zaratustra. E sembra che il monoteismo sia passato attraverso Zaratustra (v. “La scoperta di Dio” di Stark Rodney, che tu stesso mi hai consigliato).

  2. Citazione azzecata…
    Che fossero zoroastriani non è per niente certo. Il termine indica un astrologo-sapiente generico, non necessariamente di quella religione. Sul monoteismo, se ricordi, Stark fa un discorso più complesso, dicendo che è molto più antico e diffuso diquanto i nostri soliti libri tendano ad asserire.

  3. Certo. Magari me lo riprendo, ma ricordo che sosteneva che il monoteismo “moderno”, quello che si sviluppa nel popolo di Israele, deve molto a Zaratustra.

  4. Io ho riletto. Si parla di significative influenze; io ho sempre il dubbio di chi sia chi che influenza chi, o se piuttosto non cisia qualcos che ha influenzato entrambi.

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