Vi Meraviglierete I – Anni turbolenti

Vi meraviglierete. O, almeno, cercherò di meravigliarvi, facendovi vedere come una serie di luoghi comuni che date per scontati siano fasulli. Lo spunto è l'enciclica "Mirari Vos", spesso deprecata, forse anche perché chi lo fa sa poco o niente dei motivi che spinsero papa Gregorio XVI a scriverla nel 1832. E magari non ne conosce neanche il vero contenuto. Questo è quanto vedremo insieme nei prossimi giorni.
Lo stupore è componente essenziale della conoscenza. Provate a prendere sul serio ciò che dico, sentitevene sfidati, verificate, così come ho fatto io. Mettetevi in discussione. Meravigliatevi.

Le idee della Rivoluzione Francese sono state esportate in tutta Europa da Napoleone. Lo scopo primo di Napoleone, muovendosi contro il resto dell'Europa, è saccheggiarla. La Rivoluzione ha prosciugato i forzieri dello stato francese. L'unica maniera per evitare una completa bancarotta è impossessarsi dei beni degli altri paesi. "Siamo perduti se non entrate al più presto nel paese nemico dove prendere mezzi di sussistenza ed effetti di ogni genere", manda a dire ai generali francesi il Comitato di Salute Pubblica nel 1994.
 Cosa di meglio che siano gli stessi popoli invasi ad aiutare la spoliazione? Il diffondere le idee rivoluzionarie diviene una maniera per assicurarsi una quinta colonna compiaciente. I beni ecclesiastici saranno svenduti sottoprezzo ai borghesi che diventeranno i più interessati sostenitori della "Rivoluzione".
Sono loro che, dopo la caduta di Napoleone, ormai potentissimi e immanicati ovunque, lottano perché quanto da loro acquistato non ritorni agli antichi proprietari.
 Dove non hanno il potere tramano per ottenerlo. E' il caso della Carboneria italiana, loro strumento, che susciterà decine di insurrezioni grandi e piccole negli stati componenti un'Italia che rimane ancora cattolica.

 Quando Gregorio XVI sale al soglio papale, nel 1831, siamo nel pieno di un sommovimento di cui ora a stento ci possiamo rendere conto.
 La Prussia discrimina pesantemente i cattolici. In Polonia è il regime russo che li reprime. Spagna e Portogallo perseguitano sanguinosamente la Chiesa. In Italia è morto Pio VIII, stroncato – si dice – per le preoccupazioni derivanti dalle rivoluzioni in Belgio e Francia. La Francia stessa e l'Austria si confrontano in Italia, appoggiandosi a sovrani e mestatori locali. I cardinali sono avvertiti di fare in fretta ad eleggere un nuovo Papa perché sta per divampare l'insurrezione. Infatti immediatamente scoppiano i moti di Modena, presto estesi alle regioni vicine, che solo le truppe austriache saranno in grado di fermare.
 Per il ristabilimento dell'ordine i poteri forti dell'Europa (Austria, Russia, Francia, Prussia e Inghilterra) fanno scontare al Papa il loro prezzo. Queste potenze – delle quali tre non cattoliche e tutte autoritarie – cercano di imporre allo Stato pontificio una riforma in senso liberale tramite un Memorandum. Il Papa accetta qualche imposizione, ma si rifiuta di concedere tutti i poteri ai laici come richiesto. Negli anni seguenti i territori pontifici saranno occupati spesso da guarnigioni di uno o dell'altra di queste nazioni e scossi da continue rivolte alimentate dall'esterno.

In questo panorama dove i complotti si succedono alle rivoluzioni giunge il caso del giornale L'Avenir, pubblicato in Francia dall'abbè Lamennais, che assume alcune posizioni liberiste su fede e politica. Su tutto questo Gregorio XVI scrive nel 1832 la sua prima enclica, quella Mirari Vos che esamineremo nei prossimi post.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 novembre 2011, in Vi meraviglierete con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 13 commenti.

  1. utente anonimo

    Fa il paio con questa commemorazione sacra.

  2. Anonimo, ovviamente ci si trattiene dal dire che Enrico e la degna Elisabetta ne fecero fuori ben più di 300, di papisti…Ma su questo ho già parlato, e siamo OT.

  3. utente anonimo

    Fermo restando che il tema del post richiede tempo, per intervenire in maniera appropriata, leggendolo mi è tornata alla mente una frase di Agostino nel De civitate Dei:

    "Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?"

    La Chiesa è stata  per duemila anni (e in parte lo è ancora) Stato tra gli Stati: con la sua politica, il suo esercito, le sue finanze, la sua diplomazia, la sua giustizia, la sua pena di morte.

    Ne segue, obbligatoriamente, che la Chiesa subirà lo stesso trattamento politico che ogni Stato subisce nell'arena internazionale: non per cattiveria o influssi demoniaci, ma perchè essere un soggetto politico comporta l'agire a livello politico, con tutte le conseguenze del caso.

    Se si frequentano i magna latrocinia non ci si può stupire di essere, a volte, derubati; se Gregorio XVI chiede a Metternich l'intervento armato degli austriaci per domare i moti rivoluzionari interni, non ci si può stupire se le altre potenze (Austria compresa…) intervengano anch'essi nella vicenda politica.

    Mi torna in mente pure la vicenda di Benedetto XVI alla Sapienza: se un papa vuole fare politica (e la Chiesa non solo italiana, papa compreso, fa politica in maniera evidente), dovrà aspettarsi di essere anche contestato: non è che il papa abbia uno statuto privilegiato e che possa pretendere di intervenire nelle cose politiche senza che chi non la pensa come lui non lo attacchi politicamente.

    La contestazione – di una sparutissima minoranza: 67 docenti su un totale di circa 4.500 docenti – contro l'intervento del Papa è un fatto normale, nella dialettica accademica e politica: il papa non può pretendere che vi sia ossequio totale.

    Il papa avrebbe potuto benissimo inaugurare l'anno accademica, lasciando che l'1 % scarso degli studenti e dei docenti manifestasse la propria opposizione. Se i manifestanti avessero trasceso i limiti della civile e pacifica contestazione, sarebbero stati normalmente e giustamente repressi dalle forze dell'ordine.

    Però il papa rinunciò a partecipare: perchè? Se fai politica, accetta le regole della politica, che prevedono anche la contestazione.

    Ma è stato molto più conveniente fingere di essere un martire della libertà di espressione, che nessuno aveva mai negato: si contestava, tra le altre cose, l'opportunità che all'inaugurazione dell'anno accademico l'ospite d'onore fosse il papa.

    Per quello che mi riguarda, il papa può benissimo partecipare a inaugurare l'anno accademico: non vedo problemi. Ma non mi stupisco se qualcuno, che non condivide la politica del papa e la visione cattolica della scienza, protesti contro questa partecipazione.

    E' la democrazia: poter contestare, poter essere contestati e accettare le contestazioni. Se domani l'imam di Roma fosse invitato a inaugurare l'anno accademico della Sapienza, che direste?

    Grazie, ciao, scusate se mi sono dilungato.

    Massimo

  4. utente anonimo

    il Papa non accetta di essere contestato…

    era una battuta?

    a me pare che sia costantemente contestato, da dentro e fuori la chiesa, nel caso particolare si è semplicemente fatto da parte, se poi vuoi vedere la malizia di una mossa politica per fare la vittima fai pure, è la tua opinione.

    Che poi diciamolo, viene contestato, se prosegue in quello che doveva fare si tratta del solito Vaticano insensibile panzer che se ne frega, se invece rinuncia lo fà per politica, se sei bello ti tirano le pietre se sei brutto etc. etc.

    sul fatto che comunque debba rispondere come stato e come politica non c'è dubbio.

    alèudin

  5. "Massimo", certo occorre capire cosa significhi veramente fare politica: direi che il discorso del papa al parlamento tedesco (http://www.loccidentale.it/node/109938) è più che adatto a spiegarlo. Prova ad applicare il giudizio che ne deriva al tuo asfittico "chi va al mulino s'infarina". Non è un altro respiro?

    Circa la contestazione alla Sapienza, se ci si ricorda come andarono i fatti (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200801articoli/29290girata.asp)si può rammentare che la contestazione e la polemica furono gonfiate  ad arte..e non certo dal Vaticano. Capisco poi che la memoria giochi brutti scherzi, fino ad accusare il Papa di fingere…cosa sarebbe successo, in caso di feriti, danni, morti?
    Suggerirei una cura a base di fosforo e veritina.    

  6. utente anonimo

    Berlic,

    io non so se le polemiche sull'intervento del papa alla Sapienza siano state montate ad arte: è possibile, è pure probabile: ma è proprio questo il punto, che chi fa politica entra in un mondo in cui ci possono essere polemiche anche montate ad arte, anche inventate. Le polemiche sul caso Boffo o sul caso Marrazzo non sono state montate ad arte? Io credo di sì: ma chi fa politica si deve aspettare questo ed altro.

    Per questo chi fa politica deve evitare comportamento che potrebbero ritorcersi contro.

    Non mi pare sia giusto ma la politica è sempre stata così: una guerra combattuta anche con lo spionaggio, le imboscate e i tradimenti. Non ti piace? Non fare politica. Oppure cerchi di cambiare questo modo di fare politica (io ti do una mano, ma la vedo dura…).

    Io credo che il papa sarebbe potuto (anzi: avrebbe dovuto) andare alla Sapienza e non ci sarebbero stati nè morti nè feriti: ci sarebbe stato qualche slogan, qualche lancio di uova – che depreco, sia ben chiaro, ma che sarebbe potuto succedere. E ci sarebbero state anche un sacco di manganellate da parte dei celerini, pure.

    Ma Bagnasco, nella sua prolusione di settembre al Consiglio permanente della CEI, secondo il quale si "rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica ", non sta facendo politica?

    E il Vaticano che esprimeva ''rammarico e stupore'' per la prima sentenza della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo sul crocefisso in classe e lamentava il pesante intervento in una materia che attiene profondamente alla tradizione spirituale e culturale del nostro Paese, non sta facendo politica?

    Fare politica non è soltanto tenere un discorso solenne davanti al Parlamento tedesco: monsignor Fisichella che contestualizza le bestemmie di Berlusconi e Pio XII che rifiuta un'udienza privata a De Gasperi, stanno pure loro facendo politica?

    E una politica che si sente e che si vede.

    Anche la campagna vaticana contro la fecondazione in vitro è politica: perchè interviene nella vita politica italiana – a torto o a ragione non importa – in una materia che un parlamento ben potrebbe disciplinare senza suggerimenti esterni. Non discuto il diritto della Chiesa a dire al mondo che cosa sia bene e che cosa sia male: ma quando questo discorso sul bene e sul male interferisce – inevitabilmente – nella politica di un paese, non si può negare che si tratti di attività politica.

    E non solo: se la Chiesa, ad esempio, minacciasse di scomunica chi pratica la fecondazione in vitro, introdurrebbe nella contesa politica una sanzione extrapolitica contro cui il laico non può nulla: nel senso che non posso discutere con una persona che si vede minacciata una punizione divina se agirà diversamente da quanto impostogli dal magistero.

    Che la Chiesa lo possa fare non lo discuto: ma questo è fare politica, per giunta con mezzi "contro" i quali la politica non può fare nulla.

    Se il senatore Marino, tanto per fare un nome, ritenesse giusto far ricorso alla fecondazione artificiale in certi casi perchè ciò pare giusto alla sua coscienza (di uomo e di scienziato) ma la Chiesa gli prospettasse la scomunica se promuovesse una legge sulla fecondazione artificiale, che deve fare Marino? Obbedire alla sua coscienza o al magistero papale?

    E che una legge sulla fecondazione artificiale sia una questione (anche) politica, non ci sono dubbi: quindi la Chiesa si occupa di politica, più o meno spicciola.

    Ci saranno casi in cui un cattolico si trova diviso tra la sua coscienza e il Catechismo, credo: io non ho Chiese cui obbedire, quindi per me il problema non si pone, ma politicamente trovo difficilmente comprensibile che una persona debba essere posta di fronte a questa scelta.

    O tutti i cattolici seguono perinde ac cadaver la dottrina etico-riproduttiva del Vaticano? Non mi pare: ne consegue che il magistero cattolico non solo ha ripercussioni sulle scelte politiche dei cattolici ma anche può avere conseguenze politiche sulle vite anche di chi cattolico non è.

    Ripeto: non sto negando alla Chiesa alcunchè, non sto dicendo che la Chiesa deve tacere o occuparsi del foro interno: la Chiesa può fare quello che vuol e eche crede e non ho nessuna obiezione.

    Ma perchè stupirsi, allora, delle contestazioni? Se la Chiesa rivendica un ruolo pubblico per i cattolici, perchè meravigliarsi se la Chiesa, ispiratrice delle scelte politiche dei cattolici, è sottoposta a critiche, anche pesanti?

    Circa la mia accusa al papa che avrebbe finto, forse mi sono spiegato male: quello che voglio dire è che in troppi hanno parlato di "censure" di fronte a una normalissima, banalissima e "ovvissima" contestazione politica. Anche montata ad arte: del resto,hanno crocifisso pure Prodi perchè si era dichiarato cattolico adulto: non ti pare montata ad arte anche quella polemica?

    In breve: fare politica non è solo parlare davanti a un Parlamento: ci sono i discorso di ampio respiro e ci sono anche le tresche asfittiche di un Vaticano che, tramite don Sturzo, cerca di creare una lista politica per le comunali di Roma formata anche da MSI e monarchici. 

    L'operazione Sturzo è un "altro e alto respiro"? Se così pare a te…

    Perdonate la logorrea, la mia argomentazione logica (che poi sia logica magari a voi non pare) richiede tempo.

    Grazie.

    Massimo

  7. "Massimo", il tuo ragionamento mi ricorda tanto quello che tu criticavi all'inizio della discussione sull'antisemitismo…
    Lo riassumo: la Chiesa osa immischiarsi con il mondo, parlare della realtà? Allora è giusto che qualcuno l'attacchi anche con violenza, e non se ne deve lamentare.

    Personalmente io della politica e delle relazioni tra esseri umani ho un altro concetto.

  8. utente anonimo

    Berlic

    ""Massimo", riassumo il tuo ragionamento: la Chiesa osa immischiarsi con il mondo, parlare della realtà? Allora è giusto che qualcuno l'attacchi anche con violenza, e non se ne deve lamentare".

    Non credo di avere scritto questo: ma se non mi sono spiegato, ci riprovo.

    Il mondo della politica è fatto anche di attacchi violenti: è fatto, anche oggi, di guerre sanguinose, quindi non dovrebbe stupire se è fatto anche di violenze verbali.

    La Chiesa, se fa politica, si immerge in questo mondo: a volte lo fa con i toni "alti" di Benedetto XVI al parlamento tedesco, a volte lo fa con i toni asfittici di Pio XII e la sua operazione Sturzo (sulla quale mi piacerebbe conoscere il tuo parere).

    Non ho mai scritto né mai pensato che la Chiesa debba essere "attaccata con violenza": ho scritto che è inevitabile che la Chiesa, se scende nell'arena politica, sia trattata come qualsiasi altro soggetto politico.

    E a volte la politica, purtroppo, è fatta di violenza.

    Anche il vescovo Juan Gerardi faceva politica ed è stato trattato come in quelle terre si tratta chi fa politica: ma dubito che qualcuno ne abbia sentito parlare, di quel vescovo lontano.

    Massimo

  9. utente anonimo

    scusa Massimo, ma non vedo COME e DOVE e PERCHE' la fecondazione assistita possa minimamente avvicinarsi ad essere una questione politica (se non per il trascurabile aspetto della sua copertura da parte del SSN): è unicamente una questione etica, che riguarda in prima istanza la coppia che desidera il figlio, e sulla quale la Ciesa, sendo anche (tra le altre sue caratteristiche) una comunità che ragiona su temi etici, ha detto la sua.

    così come han detto la loro i vari partiti politici, le associazioni e i sindacati vari, che per alcuni mesi si sono esibiti in discorsi di natura etica e morale mascherati da ragionamenti politici.
    ora, io personalmente ritengo che la politica (idest lo "stato") abbia una troppo pesante e invadente ingerenza in questioni che riguardano la morale privata dei cittadini. questo accade in nome di una morale atea (non laica, che la laicità è altra cosa), per nulla diversa e per nulla migliore della morale cattolica, di quella induista o di quella musulmana, BASTA AMMETTERLO, e la cosa non mi piace, ma così è, da più di due secoli, e la mia personale ripugnanza non vale più di una personale ripugnanza, e quindi poco o niente.

    a mio parere tuttavia non è il parlamento a dover decidere i metodi della procrezione assistita, se non per quanto riguarda le pratiche ammesse e coperte dal SSN. se cado vittima di un incidente, è giusto e sacrosanto che io venga curato e ssistito dal SSN, ma se invece voglio farmi le labbra a canotto, perché penso di trombare meglio quando vado a Rimini d'estate, non devo pretendere che l'operazione me la paghino i miei concittadini.

    allo stesso modo, se io voglio provare ad avere un figlio dalla persona che amo, e con la quale ho scelto di fondare una famiglia, è giusto che la possibilità sia a carico del SSN, se vengono rispettate alcune condizioni poste a salvaguardia della coppia e di tutti i bambini che – nascendo in maniera "naturale" e quindi non controllata – hanno garanzie di nascere, e di nascere sani infinitamente minori rispetto a quelli concepiti in vitro.

    quanto alla scomunica, è tutto meno che un castigo divino, è anzi pratica umana, moto umana, troppo umana, avrebbe detto un baffuto del passato. Dio è sicuramente in grado, al momento opportuno, di riconoscere nel cuore di chiunque la sua effettiva appartenenza alla comunità umana, anche nel caso che una particolare sottocomunità l'abbia temporaneamente escluso dai suoi riti.

    io come cristiano (per quanto di modello scadente) non ho il minimo problema a sentire il Papa parlare e discettare di qualsiasi tema, trovandomi di volta in volta più o meno d'accordo, ma sempre riconoscendo l'intima cerenza e rispondenza delle sue parole al magistero della Ciesa. come cittadino italiano invece, ne avrei la ciola leggermente stracolma di politica, soprattutto quando la si vuole infilare (come avviene da troppi decenni) in qualsiasi spazio libero o meno.
    anche perché, all'abbufata segue di solito la nausea, e la conseguente perdita di posizioni anche dove la politica avrebbe ancora un senso di esistere, e viene invece soppiantata da altre umane attività, non necessariamente migliori.

    baron litron

  10. utente anonimo

    "
     ": sono d'accorddd@ baron litron 

    "COME e DOVE e PERCHE' la fecondazione assistita possa minimamente avvicinarsi ad essere una questione politica" lo hai scritto tu stesso: "se io voglio provare ad avere un figlio dalla persona che amo, è giusto che la possibilità sia a carico del SSN, se vengono rispettate alcune condizioni poste a salvaguardia della coppia e di tutti i bambini".

    Chi stabilisce quelle condizioni di cui parli? Chi stabilisce se è ammessa la fecondazione assistita? Chi stabilisce l'età massima per accedere alla fecondazione assistita? Chi stabilisce se è possibile ricorrere alla fecondazione eterologa? Chi stabilisce quanti embrioni impiantare?

    Se fosse, come scrivi tu,  "unicamente una questione etica, che riguarda in prima istanza la coppia che desidera il figlio", allora il Parlamento non avrebbe dovuto approvare la legge 40 e lasciare che le coppie che desiderano un figlio facessero quel che vogliono: invece non è andata così, e la politica ha stabilito cosa, dove e perchè la fecondazione assistita è possibile.

    La politica voleva evitare il "far west riproduttivo" e quindi ha disciplinato una, secondo te, questione solo etica che riguarda la coppia. A tuo parere "non è il parlamento a dover decidere i metodi della procreazione assistita """: eppure l'ha fatto, e i cattolici ne sono stati felici (anche se avrebbero preferito che la fecondazione assistita fosse dichiarata illegale sic et simpliciter).

    Anche le questioni sul "fine vita" riguardano solo la persona malata e, al limite, la sua famiglia: e invece la politica ci è entrata senza problemi. Se sei cosciente, non ti possono somministrare neanche un'aspirina, senza il tuo consenso (a parte i casi specialissimi di TSO): se sei incosciente, ti possono ficcare un tubo in gola e uno in pancia e quando ti svegli quei tubi te li devi tenere a vita, anche se tu – se fossi stato cosciente – non li avresti voluti e non li vuoi neppure ora.

    Ecco come una questione morale e personalissima viene decisa dalla politica, che stabilisce anche che cosa è e cosa non è trattamento medico.

    Se uno, adulto e consapevole, si coltiva nel giardino di casa la cannabis per fumarsi uno spinello la sera, a casa, prima di dormire, che male fa? Meno male sicuramente degli ettolitri di superalcolici che distruggono famiglie a causa dell'alcolismo e meno male delle milioni di slot machine che gettano sul lastrico famiglie intere: eppure superalcolici e slot machine sono legali, pubblicizzati e fonte di elevatissime entrate per l'erario.

    Perchè la canna solitaria del quarantenne è invece illegale? Non dovrebbe essere una scelta personalissima lasciata alla persona? Invece la politica ha deciso che la cannabis fa male e che invece litri di whisky e migliaia di euro buttati nelle slot machine fanno bene.
    "sss """ccc
    Tu ritieni che "la politica (idest lo "stato") abbia una troppo pesante e invadente ingerenza in questioni che riguardano la morale privata dei cittadini”: sono d’accordo. Ma ipotizziamo che vicino a casa tua ci sia una parete di roccia dalla quale si lanciano i deltaplani: non fanno male a nessuno e nessuno dice niente. Dopo un po’, iniziano ad accadere incidenti mortali: ci sono ore del giorno in cui c’è una corrente d’aria pericolosa. Cosa deve fare il comune? Lasciare che la gente si arrangi – si tratta di un’attività privatissima dei cittadini – o deve intervenire a regolamentare il lancio dei parapendii?

    Se il proseguimento di una gravidanza mette a rischio la salute della donna, lo stato deve astenersi dal disciplinare la materia, lasciando che sia la donna (e spero anche suo marito) a decidere o deve intervenire a stabilire in quali casi si può ricorrere all’aborto? Siamo di fronte a una questione morale privata o a una questione politica?

    E chi decide se una questione è morale (privata) o pubblica? Il Parlamento, cioè la politica.

    Massimo

  11. Come vedremo nel proseguo di questa serie (tra uno o due giorni, perché oggi e forse domani volevo postare altro) la concezione di cui si sta parlando è esattamente quella liberista dello Stato: ovvero l'assoluta libertà dell'individuo, senza freni. Il paradosso è che, praticamente, questa concezione portata alle sue estreme conseguenze ha dato luogo ad alcuni tra i governi più oppressivi e liberticidi mai visti sulla faccia della terra.
    Qualcosa fa male ai cittadini, dall'amianto alle truffe online ai farmaci per l'aborto chimico. Se io, "Stato", decido di proteggere i cittadini, devo avere un'idea di cosa sia bene e cosa sia male. Io, Stato, "consciamente" posso  permettere o no che ai miei cittadini sia dato o fatto qualcosa di male? Come dice S.Agostino citato nell'enciclica, che libertà c'è nell'errore?

    La politica è fatta dalle persone, e le persone sono guidate da un'etica. Allo stesso modo se lo stato si pone come potere giudiziario. Non è la politica a decidere: la politica trova l'accordo tra le varie etiche. Ancora una volta invito a leggere su questo il discorso del Papa al Bundestag.
    http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2011/09/il-papa-al-bundestag-la-cultura.html

  12. utente anonimo

    @ baron litron

    scusa se preciso un paio di cose.

    Nel finale del mio interventi precedente intendevo:

    Chi decide se una questione rientra nella morale privata dei cittadini o riguarda invece l'etica pubblica?

    Se io mi accoppio con una minorenne consenziente, è una cosa che attiene alla morale privata o che pertiene (anche) all'etica pubblica? E se la minorenne, invece di 17, ha 14 anni, cambia qualcosa? E se alla minorenne di 16 anni regalo soldi e gioielli, si tratta di una mia faccenda personale o ha risovolti pubblici? E chi decide a che età l'accoppiamento sessuale consenziante (ma a pagamento) con un adulto è lecito? Perchè a 17 anni è reato e a 18 non lo è? E perchè a 13 anni è reato, consenso o non consenso? Chi lo decide? Perchè a 14 anni non è più reato? Che differenza reale c'è, tra i 13 e i 14 anni?

    Perchè l'insegnante che si accoppia con un allievo di 15 anni e 350 giorni commette reato e non lo commette più se l'allievo ha 16 anni? Chi lo stabilisce? E perchè 16 anni e non 17?

    Perchè non è punibile la/il sedicenne che compie atti sessuali con un/una tredicenne mentre è punito chi di anni ne ha 17?

    Chi lo decide? Sono questioni etiche che riguardano il singolo e la coppia o sono questioni etiche a rilevanza pubblica?

    Chi decide se la pillola del giorno dopo – che si prescrive in faccende privatissime quali la sessualità e la scelta di diventare genitore – può o non può essere commercializzata? E una diciasssettenne può ottenerla o ci vuole la maggiore età? Perchè l'aspirina la vendono ai sedicenni e invece per la pillola del giorno dopo ci vuole, faccio per dire, l'assenso del genitore? E ci vuole il placet dello Stato che decide se si tratta di un farmaco ammissibile o no?

    Chi le decide queste cose? La politica per tutti o ciascuno di noi fa quel che crede più opportuno?

    Perchè, se sono deficiente, posso fumare un pacchetto di sigarette al giorno – avvelenando chi vive con me, grandi e piccoli – senza che nessuno mi possa dire qualcosa, e invece la legge sanziona l'ubriachezza in luogo pubblico, anche se – seduto ubriaco in piazza – non faccio male a nessuno, se non a me e al "decoro urbano"? E invece si è liberi di far respirare fumo passivo (che non mi pare faccia granchè bene) ai propri figli – solo perchè sono a casa mia e a casa mia faccio quello che voglio?

    Allora a casa mia posso avere rapporti sessuali con una minorenne, perchè a casa mia faccio quello che voglio?

    Insomma: in questi casi la politica si intromette nelle vite private dei cittadini o interviene a tutelare interessi "deboli" dei cittadini? E perchè i polmoni dei bambini che respirano fumo a casa loro non sono tutelati?

    Massimo

  13. utente anonimo

    @Massimo: come tu stesso dici, lo stato si intromette, e giustamente in molti casi, anche nella vita privata dei suoi cittadini. finché lo fa per la loro tutela, o per quella dei più deboli tra loro la cosa rientra nei suoi doveri e nei suoi scopi. io ritengo che (in Italia) lo stato si sia arrogato un potere di intromissione decisamente esagerato, e proporzionale alla propria inefficienza (basta vedere il numero spropositato di certificati richiesti per qualsiasi attività, che sono da un canto l'ammissione della propria incapacità di controllo, e dall'altro un modo per foraggiare schiere di burocrati altrimenti del tutto inutili).
    ma a parte le mie personali opinioni, una volta che si stabilisce che sia giusto che lo stato intervenga anche in questioni di morale privata, occorre che i principi che lo muovono abbiano un fondamento etico, altrimenti sarebbero soltanto espressioni della superiore capacità coercitiva dello stato stesso.
    io ti impongo di allacciarti le cinture quando viaggi in macchina o il casco quando viaggi in moto, e lo faccio per salvaguardare la tua incolumità. visto che il semplice buonsenso non basta, aggiungo la minaccia della multa per i trasgressori. perché però lo stato deve tutelare l'incolumità dei cittadini? per non perdere dei contribuenti, per non spendere troppo in cure mediche, o perché ritiene che la vita e la salute abbiano un valore superiore al fastidio provocato da una limitazione della "libertà"?
    nei primi due casi, il discorso è prettamente utilitaristico, nel terzo invece si ha un fondamento morale che va oltre alla mera utilità. è innegabile che negli ultimi 2000 anni in Europa il fondamento è in un modo o nell'altro legato al cristianesimo, e ai suoi valori. l'importanza, l'unicità, la sacralità della vita di ogni essere umano è una delle basi di comportamento (morale) di tutta la società occidentale (per quanto calpestata ripetutamente nel corso dei secoli), e vera rottura e innovazione ripetto a quanto si faceva "prima".
    se però si prende come base un determinato e coerente corpo di valori e principi, non si può poi prenderne soltanto quelli che fanno comodo sul momento, ignorando gli altri e trascurandone le basi.
    ed è proprio qui che la morale atea s'impappina, e l'idolatria dello stato diventa un pericolo e un abominio. gli eccessi della rivoluzione francese non accaddero per caso, ma perché s'è voluta sostituire una morale (e le sue conseguenze politiche) fondata su valori religiosi con una fondata su principi "razionali", umani, mondani. togliendo con questo qualsiasi autorità ai principi stessi. e allora, dove il prete si fermava, limitandosi ad ammonire sull'onniscienza di Dio, lo stato non si ferma più, e si ritiene in diritto di entrare sempre e comunque nella tua stanza, nelle tue mutande, nel tuo portafoglio, nelle tue opinioni….
    continuo a ritenere che non ci ia nulla di politico nella questione della procreazione assistita (e in molte altre questioni), e che la politica se ne sia occupata male e a sproposito, anche per una mancanza totale di riferimenti etici condivisi (e volutamente demoliti nel passato). se però si dà alla politica il potere e il diritto di occuparsene, questa lo deve fare nel rispetto, o nella tradizione, dei principi morali (ché di morale si tratta) dai quali deriva, e sui quali si basa il comportamento dei più, anche inconsapevolmente.
    e quindi, nel caso italiano, di quelli cristiani, perché altri non ne abbiamo, sia questa giudicata o meno una cosa positiva.
    altri non ne abbiamo, sia chiaro, non perché siamo tutti bravi cristiani, ma perché ne siamo imbevuti da due millenni, e ne sono imbevuti anche coloro che contro questi principi si scagliano ogni giorno. da quando Cristo ha diffuso la sua buona novella, nessuno che ne è venuto in contatto ha potuto poi prescinderne.

    baron litron

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