Una gita a Milano – 6 – Giorni lieti e notti tranquille

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Se non fosse per il saio sembrerebbe il ragazzo di vent’anni fa. Tra noi ci sono anche i figli già grandi, curiosi di questo strano “zio”, anche loro in cerca di parole per la propria vita. Fabrizio li guarda, guarda noi ad uno ad uno mentre ci risponde.

E la domanda seguente si riallaccia alle precedenti. “Come vivi questo centro affettivo durante la giornata?”
Lui Sorride. “E’ una Vocazione”, dice.
“Si declina nella forma che Dio vuole. Si stava bene nel CLU, il monastero mi ha trovato, non l’ho cercato. Sono passato di qui per caso, accompagnando Primo a prendere Pietro a Milano…” Sorridiamo al riferimento al nostro “padre fondatore”, che attualmente vive a Roma. L’impatto con lo straordinario passa per il quotidiano.
Fabrizio prosegue: “Dissi a Primo ‘Mi sembra che quelli lì facciano più di noi che ci sbattiamo tutto il giorno’.
Come mai avevo percepito questo? Avevo percepito una presenza, della gente che guardava Uno. Non da soli, ma dentro una compagnia. ‘Voglio seguire quello che rende me uomo’, è questo che volevo e che pensavo. E se hai quella domanda, ti attacchi a chi ti può rispondere, ai luoghi e alle persone che intuisci rispondano”.

“Questi luoghi sono l’ambito in cui il seme cresce. Certo, l’impatto con il convento non è stato semplice. La forma è assurda, se non sei qui per Cristo. E se non sei qui per Cristo, che ci stai a fare? Strappare le erbacce, pulire, cucinare…il monastero è una casa che non è fatta della bravura di quelli che ci stanno dentro, ma un luogo che grida altro. C’è dentro Uno che porta avanti tutto. La radice è per tutti. Hai una casa dove tornare.
E hai una compagnia che ti spacca continuamente l’immagine che ti sei costruita. E’ una conversione continua, dove ti pare di avere capito e invece no. Ci sono passi da fare continuamente, non puoi stare mai tranquillo, non puoi mai adagiarti”.

“Racconta la circostanza in cui hai capito che Cristo era il centro affettivo”, domanda uno di noi.
“E’ successo una volta, ed il giudizio è stato chiaro. L’innamoramento di una ragazza non ti basta. Se uno pensa che l’altro sia il compimento sei fregato. Invece ‘Cristo me trae tutto tant’è bello’, come diceva Jacopone da Todi. E’ un disvelarsi di questa bellezza giorno per giorno. Quello che normalmente frega è il mio limite, il sentirsi inadeguato e traditore. Qui invece l’abbraccio teorico diventa fisico, non hai più niente da difendere, mentre fuori il mondo ti pialla. Qui le difese sono inutili, se ti difendi ti perdi il meglio. Non c’è più bisogno di scandalizzarsi di quello che si è. Pur continuando ad essere quello che siamo, dei poveretti, un pozzo di miseria come tutti. E’ Cristo che ti prende e ti tira su, e più passano gli anni e più sei preso da questa tenerezza per te. Non ti scandalizzi per te e degli altri. Il cuore dell’uomo lo apre solo Dio.
Anche le cose più semplici diventano miracoli.
Una parola, un sorriso, quello ti riapre; uno sguardo.
Quello del limite, l’avere preso consapevolezza del proprio limite è stato decisivo. Il capire che si è amati come si è, come siamo realmente, non come vorremmo essere. L’altro, quando è guardato così, si apre; capisce il limite. Normalmente invece nel rapporto con una persona ti domandi ‘Vuole bene al mio destino o lo fa solo per divertirsi?’
Ma dove si va, se andiamo via di qui? Se dici no dopo avere capito una cosa simile è una vita buttata via. Vale anche per i monaci. La tentazione è costruirsi un giardinetto dove non entra nessuno. Invece se tutto è in funzione del tuo centro affettivo non c’è vergognarsi di sé. Cosa abbiamo da difendere?
Certo, se non c’è un tipo umano sano non costruisci niente. Se c’è, hai dei punti di umanità nuova che costruiscono. Il monastero ti fa essere te stesso fino in fondo, chiamare le cose con il proprio nome e andare avanti. Ciò che fa ripartire non è l’errore ma il perdòno. Esso nasce da una commozione. Dalla misericordia originale che ci si richiama l’un l’altro.
E’ importante darsi un ambito, delle regole. Ad esempio tu dici l’Angelus, uscendo di casa, con la moglie…Regole che alla fine fanno: non moralismi, ma un sostegno del cuore. Essere veri, sinceri, leali. Fino alla fine, perché non c’è niente da nasconderci”.

Una di noi interviene “Ti vediamo sereno e contento…o sei pazzo o è vero quello che dici!”
Lui sorride. “Che uno si addormenti sereno è un miracolo. Quando sono nel letto ripeto quella strofa del Christe Cunctorum Dominator Alme, “giorni lieti e notti tranquille” per chi abita in questa casa. Ed è proprio così.”
Legge alcuni brani del libro “Si può (veramente?!) vivere così?”, dalla pagina 437 in avanti.
” ‘Alla sera non misurare’…tutto quello che c’è da dire è ‘Vieni, Signore Gesù!’. Con forza e senza pretesa. E poi, e poi, e poi…chi non ha questa speranza ha il cuore prosciugato. Dobbiamo aiutarci a non vergognarci di come siamo fatti e non giudicarci, perché siamo fatti tutti male”.

(continua)

 

CLU: Gli Universitari di Comunione e Liberazione

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 10 marzo 2011 su testi-moni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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