Repressione tragica

Abbiamo tutti presente quanto sta accadendo. Verso sud si addensano nubi di tempesta, anzi, la tempesta stessa è già scoppiata. Nelle acque del Mediterraneo confluisce il sangue di migliaia, decine di migliaia di rivoltosi che la dura repressione governativa ha trucidato.
Il sangue non è solo di chi ha preso le armi contro un regime che sente tirannico e perverso, ma di civili inermi: vecchi, donne, bambini che truppe regolari e non hanno colpito per la loro vicinanza ai ribelli. Si racconta di bombardamenti indiscriminati, massacri, incendi di villaggi, fucilazioni sommarie.

C'è chi parla del rischio religioso. Del rischio che la laicità dello stato abbia fine, che si crei un regime confessionale, con ripercussioni sull'assetto internazionale. Mi domando: basta questo per giustificare l'intervento armato dell'esercito contro gli stessi cittadini che hanno giurato di difendere? Non si può ignorare che ad accendere la rivolta è stata la crisi, le tasse, la fame, ma molto di più la mancanza di prospettive, la corruzione, il giogo di un potere che è sentito come estraneo ed oppressivo.
Si può ragionevolmente prevedere che parte della popolazione deciderà di emigrare, di cercare scampo altrove, di imbarcarsi per fuggire da una situazione che percepisce senza via d'uscita verso terre che garantiscano maggiore libertà, nuove opportunità.

La situazione appare tragica. Cosa accadrà del sud dopo che l'esercito dei Savoia avrà finito di stroncare quelli che loro chiamano "briganti" nessuno lo sa con certezza. Sappiamo solo che in questo sanguinoso 1861 la nostra neonata Italia segna una delle sue pagine più tragiche.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 24 febbraio 2011 su 150, diavolerie e cattiverie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. una fonte veramente molto imparziale

    frank77

  2. Diavolo di un Berlicche! Sono pochi quelli in grado di fare un racconto dove si capisce solo alla fine dove si va a parare.

  3. Frank, ho preso la prima che ho trovato. Se cerchi, ne puoi trovare molte, molte altre…

  4. E' terribile, vedere così a nudo massacri in luoghi dove anch'essi hanno una storia di civiltà è inaccettabile, certo si può sperare che siano rivendicazioni che porteranno al meglio, ma quelle vittime chi le pagherà. non ci sono più

  5. Splendida sovrapposizione cui si prestano tutte le "rivoluzioni" che liberano il popolo.
    Non c'è peggior governante di che libera il popolo e poi lo costringe alla libertà (di cui solo lui o chi la pensa come lui è portatore).

    x Frank77: quale sarebbe una fonte imparziale? Attualmente non ne vedo molte in giro.

    d. Gg

  6. Se le dimensioni dei fatti attuali e di quelli di allora siano paragonabili è argomento che meriterebbe di essere approfondito. Come meriterebbe di essere approfondito l'effettivo consenso che gli Stati preunitari avevano. Da italiano, credo che un'Italia unita sia meglio di una divisa. D'altra parte, non sopporto le retoriche e i manicheismi, sia che abbiano lo scopo di celebrare il Risorgimento sia che abbiano lo scopo di distruggerlo.
    Rimando ad interessante articolo (mi piacerebbe poter rimandare a pubblicazioni di storici, ma purtroppo non è il mio mestiere e rimando al Corriere…):
    http://archiviostorico.corriere.it/2010/settembre/18/rogo_delle_case_400_morti_co_9_100918011.shtml

  7. Mi pare che il parallelismo regga poco.
    Se è vero quello che alcuni analisti dicono delle rivolte del Nord Africa parlando di un '48 arabo, Gheddafi è più dalla parte dei Borboni che dei Savoia. Se tra vent'anni nuovi regimi "liberali" in Libia o in Tunisia perseguiteranno gli integralisti islamici o i nostalgici delle vecchie dittature, allora questo post sarà più attinente.

    Cachorro Quente

  8. Quente, i morti sono morti. Quale parte della parola "repressione" non si applica?

  9. Se i morti sono morti, allora lo sono anche le persone che muoiono di infarto o piallate da un TIR bulgaro che viaggia contro mano.
    Siccome tu hai caratterizzato la repressione dei briganti utilizzando una serie di osservazioni che creavano il parallelismo con quella dei rivoltosi in Libia, io ho contestato il parallelismo.

    Storicamente, quando è cambiato un sistema, sono morte delle persone; tra chi voleva cambiarlo, e chi voleva che rimanesse tale.
    Quello che possiamo fare noi centinaia di anni dopo, è avere questo monito e fare di tutto perchè, in eventuali sommovimenti politici che ci aspettino in futuro, lo spargimento di sangue sia minimo.
    Per quanto riguarda il Risorgimento, è interessante notare che nella conquista del centro e nord Italia il numero di morti fu relativamente esiguo; in Sud Italia, a fronte di rapidi successi militari, l'annessione fu piagata da repressioni come quelle di cui parli. L'ultimo atto del Risorgimento, la conquista di Trieste e di Trento, è invece stata un bagno di sangue di proporzioni incredibili (perchè fu vista dalle popolazioni slavofone e germanofone, e a ragione, come un'aggressione; per cui sloveni, croati e tirolesi combatterono fino all'ultimo stremo delle forze dell'Impero Austro-Ungarico).
    Questo cosa ci dice? Forse che il Risorgimento nella sua prima fase è stato parte del naturale, e relativamente indolore, processo di nation building per cui le entità nazionali europee si sono ridotte, dall'anno Mille a oggi, da 500 a 30. Che invece la Prima Guerra Mondiale è stata il frutto di una patologia politica, quella del nazionalismo. E che il problema meridionale dobbiamo ancora districarlo.

    Se vogliamo dare dei giudizi complessivo di merito (non morali ma storici) non si può confrontare un tipo di regime come quello dei cleptocrati del Nord Africa a quello che, lentamente e faticosamente, con molte cadute in mezzo, è sorto dal regno dei Savoia.
    Gheddafi è al potere grazie al controllo delle risorse naturali, che gli dà le risorse per una repressione spietata del dissenso interno. Se no sarebbe già a fare compagnia a Mubarak.

    Cachorro Quente

  10. Esattamente, Quente, qual è la parte del parallelismo che contesti?
    Da parte mia ti faccio notare che anche per la conquista del nord e del centro il tributo di sangue fu tutt'altro che indifferente. Se il numero di morti fu inferiore a quello della repressione del brigantaggio nel sud si parla lo stesso di decine di migliaia di morti. Se stai accennando al fatto che nel centro-nord non ci fu l'insurrezione generalizzata del sud (anche se insurrezioni ce ne furono, eccome) possiamo imputarlo ad una serie di fattori culturali, politici, di sviluppo, di territorio che possiamo esaminare ma che sarebbe senz'altro lungo fare.
    Sul fatto che il nation building sia stato indolore, anche solo relativamente poi, è un'altra cosa su cui dati alla mano non sono d'accordo. Sto "giocando" con una simulazione storica abbastanza accurata proprio di quel periodo che mi sta aiutando molto a capire il perchè e le dinamiche del processo che hai descritto, oltre ad approfondire i reali conflitti storici. Che non furono nè pochi nè limitati.
    Il nazionalismo è il frutto malato della fine della prospettiva cristiana di stato – credo che un approfondimento in merito nelprossimo futuro ci possa stare.

    Circa il confronto tra i Savoia e Gheddafi, abbiamo da ambedue le parti un potere (che si autodefinisce diversamente, d'accordo) che però per mantenersi adotta la stessa esatta soluzione. E, se lo fa, quale conclusione ne dobbiamo trarre? 

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