Trans che?

Per un chimico è difficile. I suoi predecessori l'hanno utilizzata, e utilizzandola l'hanno cambiata, adattata.
La parola "sostanza" non è più quello che era.

Un tempo con sostanza si intendeva ciò che è la vera essenza di una cosa.
Ad esempio, parlando de "la sostanza di cui sono fatti i sogni" Shakespeare non intendeva certo fornire una formula, non più di Sam Spade parlando de "Il falcone maltese".
La convinzione che sta sotto è che la materia prima (oh, come anche questo termine è cambiato!), cioè la componenente fisica, sia determinata in ciò che è dalla forma sostanziale. Questa teoria, nota per gli amici con il nome di ilemorfismo, ha qualcosella come duemilacinquecento anni.
Sostanza, se ci pensate, significa "ciò che sostiene", ciò che "sta sotto" (sub-stantiam). Il fondamento nascosto di ogni cosa, ciò che regge il visibile.
Capite perché per un chimico è difficile. Con sostanza spesso intende ciò che per gli antichi proprio sostanza non era: la materia passiva, visibile, inerte.

Data questa premessa allora può risultare meno assurdo il concetto di transustanziazione. Certo, annoda la lingua solo a pronunciarlo. Ma corrisponde ad un'idea che, se si vuole, risulta anche semplice. Ovvero: che se materia prima e sostanza sono disgiunti allora è possibile che, a parità di materia prima, la sostanza cambi (trans-). In altre parole, il senso che sta dietro un oggetto – o una persona, o qualunque cosa – non è legato alla materialità.

Facciamo un'ipotesi. Immaginate che in un ipotetico futuro sia possibile trasferire la sostanza di un essere umano – voi, per esempio – dentro un tipo di memoria elettronica. Tutto quello che siete. Vivere all'interno di una macchina, invece che nel corpo di carne. Il concetto di cyborg, tanto caro a certa fantascienza. O, se vogliamo, di "ghost in the shell", spirito nel guscio.
Cosa sarebbe questa se non transustanziazione per un verso, transmaterialità per l'altro? Lo vedete ancora tanto assurdo?

Per i cattolici la transustanziazione è la necessaria conseguenza di ciò che ha detto Gesù durante l'ultima cena. Prendendo il pane, ha detto "Questo il mio corpo"; prendendo il vino, "Questo è il mio sangue". Come il Suo corpo è stato offerto in sacrificio – torturato, trafitto, ucciso – come il Suo sangue è stato versato, così ha raccomandato di fare anche noi in memoria Sua fino alla fine dei tempi. Promettendo di essere veramente lì, il modo più semplice e sconvolgente di accompagnare l'uomo attraverso i secoli. Attraverso la quotidianità dell'umano, attraverso la necessità del cibo.
Detto da Colui che fa e fa essere ogni sostanza dell'universo è una promessa da pigliare assolutamente sul serio.

E così la materia prima – pane, vino – rimangono tali, ma la sostanza cessa di essere quella che era per diventare quella di Cristo. Vera sostanza, non simbolo, non illusione. Lui, qui, ora, con noi.
Certo, difficile da vedere. Quando di fronte a Gesù che diceva al paralitico "ti sono rimessi i tuoi peccati" (ovvero: ripulisco la tua sostanza) alcuni dubitarono che lo potesse fare, lui disse: "E' più facile cambiare la sostanza o la materia? Perché sappiate che posso cambiare la sostanza, vi faccio vedere che posso cambiare la materia" – e guarì l'uomo.
Di fronte a sacerdoti che dubitavano della Sua presenza reale nell'Eucarestia lui ne cambiò anche la materia fisica. Ancora oggi ce ne sono le testimonianze.

Memoria sta a sostanza come ricordo sta a materia. La memoria è ciò che forma e informa il nostro agire. Fare memoria di Cristo è dare la Sua sostanza alle nostre azioni. Come Lui, in quel Natale, in quel'incarnazione la cui memoria è ormai imminente, è venuto per dare la Sua forma a questo nostro mondo.
 

Annunci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 9 dicembre 2010 su Teologia solubile, tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. utente anonimo

    "Detto da Colui che fa e fa essere ogni sostanza dell'universo è una promessa da pigliare assolutamente sul serio."

    ineccepibile.
    bravo berli', in premio stavolta niente tediose domandine maieutiche.

    orsoammasso off

  2. utente anonimo

    Grazie!!!
    Comunque attento: non sarà controproducente per un demonio dissipare certi dubbi sui sacramenti?

    Il_grande_FraTollo

  3. …noto però che hai censurato tre innocui commenti che evocavano la suggestione…

    forse erano meno innocui di come sono sembrati a me?

    orsopio off

  4. Se stai parlando dei commenti di Mara Nada, Orsopio, ormai per la maggior parte li cancello senza neanche leggerli. Quel troll ne lascia decine al giorno, spesso consapevolmente falsi ed ingannevoli nello sforzo di farsi rispondere/esistere. E' l'unico commentatore che cancello, salvo l'occasionale blasfemia e, ormai raramente, Asmodeo. Vale quanto scritto in basso a destra. Non mi pare che tu, con tutto quello che esprimi di solito, abbia mai avuto problemi, no?  

  5. effettivamente no. ma non era un appunto sul fatto in sé. solo una curiosità sulla natura dei commenti…
    orsopio off

  6. Non li ricordo assolutamente. Mi sono reso conto da parecchio che al loro estensore non importa nulla nè del loro contenuto nè dell'eventuale risposta.

  7. Però il significato di sostanza, in senso ultimo, non è modificabile.
    Sostanza è veramente "la vera essenza di una cosa".
    Intendo dire che, per quanto "violentate", certe parole ti costringono in certoqualmodo a ritornare alla loro radice.

    Con questo non abbozzavo un discorso sulla ambiguità del linguaggio, che mi pare non si possa mai eliminare completamente, ma sostanza – e non credo sia un caso – è una di quelle parole che mi trovo ad usare continuamente, quando mi trovo a dare spiegazioni per le quali è difficile trovare parole adatte. Una parola che invece è quasi l'opposto, nel senso che è usata in maniera del tutto arbitraria, è "virtuale", che correttamente significa "in potenza", "potenzialmente", quindi pressoché l'opposto dell'uso che se ne fece fin dai primordi, che è grossomodo di "simulazione" o "rappresentazione sensoriale sintetica". Quanto mi irrita tuttora sentirla usare… :-)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: