Le nuovissime lettere di Berlicche – LI – Papa vs X

Prendi nota, Malacoda.
Ti allego l'ultima disposizione degli uffici centrali su "Metodologie applicative norme infernali falsità e storpiature titoli occasionali". Ti prego di usarla senza fare voli di fantasia. Un bravo diavolo non deve inventare niente, perché ci sono gli arcidemoni che pensano per lui. Applicare la ragione lascialo agli angeli del Nemico, noi abbiamo già scelto per il meglio.
Ti rammento che essere divorati perché disubbidienti non è qualcosa che accade solo alle anime dei mortali. Ci sono le tue corna in ballo.

Perciò fai esattamente come ti si dice. Devi essere estremamente chiaro con gli uomini di cui sei il diavolo custode. Qui non è questione di tentazione, dove il soggetto a te affidato ha ancora dei margini di libertà. Qui si parla di gente che ha già fatto una scelta a nostro favore, e che devi solo proteggere dai ritorni di luce del Nemico che sta lassù.
Il fatto che mandino avanti giornali – o quelle altre cose che si usano sulla terra oggi – rende quei mortali oltremodo preziosi, perché il valore di ogni cosa dipende da quanto la possiamo usare. Chi è inutile deve essere divorato in fretta: vale per loro come vale per te.
Capisci? Io ti proteggo, tu proteggi loro, e loro proteggono le anime che ancora non possediamo dal troppo pensare (che potrebbe depistarle dai nostri piatti). E' una costruzione che permette a noi di mangiare e al Padre Nostro che sta negli Inferi di continuare a regnare.

Le disposizioni sono chiare. I titoli giornalistici riguardanti il Vicario del Nemico tra gli uomini devono essere rigorosamente del tipo "Il Papa contro [immetti variabile]". Esempio: Il Papa contro i gay. Il Papa contro i preservativi. Il Papa contro Pechino, la dittatura del relativismo, Harry Potter.
I tuoi protetti non si devono lasciare sviare dal fatto che quel tizio abbia parlato non "contro", ma "per" qualcosa. Che addirittura non abbia mai nominato le cose contro le quali noi diciamo sia. Qui un po' di creatività non è solo necessaria, ma doverosa. Se loda la famiglia è ovvio che sia contro gli omosessuali. Se esalta la vita è ovvio che sia contro l'eutanasia. Dobbiamo solo concretizzare quei pensieri inespressi, noi che sappiamo come odio e calcolo siano l'ultima parola sul mondo. E accusano noi di ipocrisia! Noi non facciamo che rendere palese quello che Nostro Padre Infernale ci insegna esserci in ogni cuore.

A noi interessano le anime deboli, che ancora non hanno capito questa verità, che sono in bilico tra quaggiù e lassù. Non possiamo permettere che venga loro voglia di leggere o capire ciò che quel servo del Nemico dice veramente. Perché, bisogna ammetterlo, è molto bravo a tirare l'acqua al suo mulino, con quella manìa della bellezza e della ragione che affascina gli sciocchi. Presentarlo come sempre "contro" dà l'idea del negativo, della chiusura, del rifiuto. Ha un sapore di medioevo e Inquisizione – non quelli veri, ma l'idea che ci piace darne. Come si fa ad essere dalla parte di chi è contro tutto? Neanche qui all'inferno lo siamo: noi siamo assolutamente a favore di noi stessi.

Perciò sempre "Il Papa contro tutti, tutti contro il Papa". Soffiare sul fuoco, ecco la nostra specialità: e di fiamme quaggiù e lassù non ce ne sono mai abbastanza.

 
 

******
 

Poichè qui si è per e non contro, vi invito a partecipare alla colletta alimentare di questo sabato.
 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 25 novembre 2010 su le lettere di berlicche. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. A me pare che sia pure colpa del Papa: non si tratta di Povia, ma di una delle 2-3 persone più influenti del pianeta. è ovvio che quando parla is suoi discorsi vengano sezionati e analizzati, e se alla fine dice cose ambigue, questo presta il fianco ai detrattori. 

    Magari non è un bravo comunicatore, ecco tutto.

    Può darsi no?

    GP

  2. GP, certe volte però devi ammettere che i suoi discorsi vengono travisati del tutto. Ricordi il caso Williamson? Il pontefice non c'entrava nulla, eppure lo hanno messo in mezzo.

  3. ehm, scusa l'ignoranza… com'era l'inquisizione "quella vera"?
    …perché io sono rimasto alla lectio di mel brooks in "la pazza storia del mondo"…
    orsopio off & contro

  4. GP, tu li leggi i suoi discorsi?
    Se in nessun passaggio di quello che ha detto in Spagna si parla di aborto ed eutanasia, ed il titolo di un noto giornale è "Il Papa attacca omosessuali e aborto", la colpa è del Papa che è uno scarso comunicatore o di qualcuno che aveva preparato i titoli con un mese d'anticipo?
    Qui trovi tutti i discorsi. Dài, provaci. Verifica quanto affermi.

    Prova a fare il semplice esercizio che ho suggerito. Così, giusto per non continuare a parlare per preconcetto, ma con i fatti.

    Orsopio, prova a testare il tuo livello di storia. Qui. Poi magari approfondisci perché quell'"Inquisition-passion" era completamente errata. 

  5. berli', io qua me diverto. però te devo di' che 'st'atteggiamento da professorino che l'altri nun sanno gnente, unito al vezzo del tutto papista di non rispondere MAI a una domanda sono abbastanza ridicoli. potranno fare colpo sulle adolescenti cielline che tenti – e forse riesci, chissà – di intortare a rimini, ma non vanno oltre.

    sempre in attesa del saggio sulla transustansiazione, tuo orsopio off

  6. Mi fa piacere, Orsopio, che il riso abbondi sulla tua bocca. Mica ho detto io che gli altri non sanno niente: sei tu che ti sei dichiarato ignorante, ed io ti mi sono fidato del tuo giudizio su te stesso.
    Qui si è sempre disposti a ricevere un contributo intelligente ed informato, ma da parte tua non ne ho ricevuti, mi sembra. Non ho bisogno nè voglia di intortare nessuno. Mi limito a studiare argomenti e cercare di ridire ciò che imparo. Visto che anche riassumendo viene fuori parecchio, ed ho già scritto a suo tempo, non vedo la ragione di rifarlo: basta linkare, cosa che ho fatto. Troppo da leggere? Oltre le tue capacità? Se è così, dillo e cercherò di semplificare ancora. Non vorrei lasciarti nella tua ignoranza supponente tutta laicista.

  7. Povero Berlic!!!! Sempre a difendere. Perchè non date spiegazioni invece di difendere?

    Hai sentito Augias ieri sera? Noi vogliamo spiegazioni sullo Ior, sulla copertura ai preti, sul perchè De Pedis è sepolto in una basilica…..

    @Orsopio: E' la loro tattica. Gridare al complotto e non dare mai spiegazioni. (Ti ricorda qualcuno?)

    “I cristiani dovranno ricercare con i musulmani un’intesa su come contrastare quegli aspetti che, al pari dell’estremismo, minacciano la società. Mi riferisco all’ateismo, al materialismo e al relativismo. Cristiani, musulmani ed ebrei possono lavorare per raggiungere questo comune obiettivo. Credo che occorra un nuovo umanesimo per contrastare questi fenomeni perversi.”.

    "Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."

    Questi della costituzione se ne sbattono. Le elezioni si avvicinano……

  8. grazie, professo'.
    allora, (scusa se insisto, ma fin qui hai fatto orecchie da mercante sull'argomento… evidentemente non é abbastanza intelligente e informato, come il resto) semplificami per favore IL RUOLO CHE LA MOSCA SIMILIUM svolge nel disegno intelligente E AMOREVOLE.

    ma bada! é scritto "il tuo parlare sia si si, no no, perché il di piú proviene dal maligno".

    aho, é una sfida eh…

    l'orsoStolto off

  9. Certo, Orsopio. Come insegna Darwin, la selezione naturale rende più forti e quindi intelligentemente e amorevolmente veniamo sottoposti a prove e sfide che ci rafforzano e ci spingono ad andare un poco più in là. Leggiti "Guns, germs, and steel" di Jared Diamonds.
    La terra è piena di mosche fastidiose che si direbbero solo moleste e dannose che però ci mantengono svegli. E' per questo che tengo aperto ai commenti questo blog.

  10. "…intelligentemente e amorevolmente veniamo sottoposti a prove e sfide che ci rafforzano e ci spingono ad andare un poco più in là."

    ah. jahweh è tipo il sergente duro ma leale di top gun, insomma. grazie della lezione.

    io peró continuo a sospettare che tutta questa baracca sia stata messa su solo perché "quel vecchio solo lassú si annoiava". altro che amore :)

    orsopio off

  11. Orsopio,
    il "vecchio solo lassù" è l'inventore della candid camera (candid non troppo, però) e dei reality show.

    Marcoz

  12. Te ne stavi nel tuo bianco lettino quando hai avuto l'ispirazione, Orsopio? ;-)

    No, non sergente alla top gun. Padre che vuole che i figli crescano.
    E se voleva solo un reality, non sarebbe venuto Lui, di persona, a morire.

  13. Curioso come molti sedicenti "atei" impieghino molto del proprio tempo a elencare le cose che Dio permette nonostante l'onnipotenza.

    insomma decidetevi o siete "credenti" o siete "non credenti" in un dio onnipotente e ultraterreno.

    E' come se io dicessi: "io non sono ricco quindi la ricchezza non esiste."
    oppure "io non credo agli oroscopi però con il mio orosocpo dice che non devo sposarmi con una cancro e la mia ragazza è cancro, ora come faccio?!"

    MA un momento! E' quello che molti atei dicono in effetti!!! sempre a dire che dio non esiste, ma che non può "far soffrire", che se esistesse dovrebbe…..,

    insomma basta decidersi.

    Luca Roberto

  14. @ Luca Roberto,
    un ateo, quando "fa le pulci" a Dio, si riferisce a quello che la religione dipinge come Dio, ovviamente, giacché sulla sua presunta esistenza ha già deciso.

    Tuttavia, sono convinto che l'ateo sia destinato a perdere in partenza la disputa, perché, dato l'argomento "fantastico", qualsiasi idea è valida; come quando da bambini, per replicare a uno sgarbo verbale, si diceva: "specchio riflesso!", e l'altro: "specchio riflesso infinito!", e l'altro ancora: "specchio riflesso infinito magico!" e via dicendo.
    Se scende sul campo del credente, l'ateo è fregato in partenza, perché ha la meglio chi ha più fantasia e non chi usa proficuamente la logica e il buon senso.
    Si pensi solo al fatto che, quando tutte le evidenze (mi si passi il termine per comodità) convergono sull'inesistenza di Dio, il credente può sempre dire: "È vero, le prove non sono a favore di Dio, ma è Lui che ha voluto che le cose stiano così per metterci alla prova".
    A questo punto, cosa si può replicare?

    Saluti

  15. un po' come per la Giustizia, l'Amore, l'Altruismo, la Fantasia, ecc.
    comunque che le prove NON siano a favore di Dio è una affermazione del tutto opinabile.

    Luca Roberto

  16. Luca Roberto,
    l'esistenza o meno di prove a favore o contro non è centrale, nel mio commento, infatti. Era una premessa a beneficio del ragionamento: può o no, l'immaginazione, se le vogliamo dare credito, invalidare qualsiasi congettura logica? Sì, a mio avviso. Questo non rende, però, la fantasia automaticamente vera, ovviamente.

    Saluti
    Marcoz

  17. Infatti quello che fa continuamente il cristianesimo è invitare a verificare. Toccare con mano. "Venite e vedete", altro che fantasie.
    L'ateo perde perché si basa su un preconcetto. Il cristiano vince perchè si basa sulla vita.

  18. Toccare con mano cosa? L'esperienza di chi afferma di credere?

    Marcoz

  19. No, Marcoz. La tua esperienza.
    Che, se non vuoi fare, non farai mai. Perdendo così l'occasione per cambiare idea – o non cambiarla, ma senza esperienza è solo preconcetto.

  20. Va bene, ti seguo: una mia ipotetica esperienza. Che, in pratica, in cosa potrebbe consistere?

    Marcoz

  21. Con tutto il rispetto, Marcoz, come faccio io a sapere come potrebbe essere la tua esperienza? Ti posso raccontare della mia; di quella di tanti altri; ma ognuna è personale, e non può essere altrimenti.
    Quello che hanno in comune è che ad un certo punto ci si rende conto che le categorie a cui si credeva da un pezzo, parevano fissate per sempre, cadono a pezzi. Che bisogna ripensarci; che c'è qualcosa che rompe gli schemi, una possibilità di bello e di vero che pareva impossibile.
    Che forma poi abbia questa esperienza, sta alla realtà dirlo. 

  22. Beh, un'esperienza l'avrei già vissuta.
    Anni fa, ho avuto una vera e profonda percezione del Sovrannaturale. Non è durata molto ed è avvenuta grazie alla complicità di una modesta dose di alcool abbinata ad un orgasmo particolarmente intenso. Posso garantire: l'estasi era reale e così pure le immediate conseguenza (sono partito – come dire – per la tangente).
    Purtroppo, la cosa non ha avuto seguito: subito, per l'espressione preoccupata della dolce pulzella lì presente; in seguiro, per la mia naturale inclinazione a razionalizzare e a scovare le cause delle nostre passioni nelle predisposizioni chimiche del nostro corpo.

    Non so che valore possa avere una crisi mistica del genere, perà questo è quanto sta nel mio curriculum.

    Marcoz

    P.S.: comunque, è confermato: il toccare con mano suggerito è solo soggettivo.

  23. (si vede dai refusi che sono sveglio solo parzialmente)
    (meno male che la strada che devo percorrere stamattina è tutta un rettilineo)

    saluti
    Marcoz

  24. Marcoz, è l'esperienza soggettiva (e non può non essere soggettiva, perché sei tu che la fai) di un fatto oggettivo. 
    Se visiti New York, New York è un fatto oggettivo o soggettivo? E l'esperienza che ne fai?

    L'amore e gli orgasmi passano. L'eterno è quello che resta. E sei tu che ne vuoi restare fuori.
    Chi te lo fa fare?

  25. Certo, Berlic, i problemi della filosofia…
    Io e te vediamo sicuramente un tavolo in maniera diversa, però il senso comune non può che indurci a concordare che il tavolo c'è e ha determinate caratteristiche di ordine generale.
    E anche New York è soggetta a questa – chiamiamola così – regola.
    Intendo dire, con questo, che, pur non essendo matematicamente certi, possiamo ragionevolmente ritenere che l'oggetto d'arredamento e la città americana esistono, anche se il nostro giudizio sensoriale su di essi differisce.
    Non credo che con l'idea di Dio si possa fare esattamente la stessa cosa.

    Marcoz

  26. Con l'idea di Dio forse no, ma con Dio sì, Marcoz.
    Dio non è un'idea o immaginazione. Dio si è fatto uomo. E' proprio questo, la Chiesa: Dio sperimentabile nel presente.

  27. Non escludo che si possa sperimentare nel presente l'uomo di duemila anni fa. Tuttavia – absit iniura verbis -, al pari della mia esperienza mistica, penso proprio che questo richieda una pre-disposizione cronica, analoga a quella che ci caratterizza quando abbiamo nel sangue una certa dose di alcool.

    A presto
    Marcoz

  28. Questo è quello che pensi. La mia esperienza, invece, è che basta essere leali con la realtà. L'ho visto accadere troppe volte con troppe persone diverse, me compreso, per credere che si tratti di qualcosa di incidentale.
    Non è una pre-disposizione, è una mancanza di pre-disposizione (o pre-concetto che dir si voglia).

  29. Berlic, è una mia impressione o usi il termine realtà come più ti fa comodo? Naturalmente, io non discuto che tu e molte altre persone vivete un'esperienza, ma contesto che la sostanza rientri nella categoria degli oggetti confutabili. E non penso che la dialettica possa dimostrare il contrario.
    Tra l'altro, è tutto da dimostrare che l'esperienza sia da riferire a "dio" (è tra virgolette perché sto facendo un'analisi scientifica, se non si è capito): potrebbe trattarsi di una forma di pareidolia concettuale (codificata a posteriori dalla cultura) dovuta al fatto che siamo cablati neurologicamente per vedere significati nel mondo che ci circonda. Ciò non significa che il fenomeno non si verifica, né più né meno di quando io vedo la figura di Marylin Monroe in una macchia di muffa sul muro.

    Buona giornata
    Marcoz

  30. utente anonimo

    «siamo cablati neurologicamente per vedere significati»

    Una forma al passivo indica che ci sia un attivo che la compie. Sì, siamo fatti, siamo creati per vedere. Poi con le sovrastrutture che ci facciamo, con ragionamenti contorti, con scappatoie razionaliste, vogliamo convincerci che la realtà non esige nulla da noi e vivere privi di responsabilità.

    Cla d'Oil

  31. Naturalmente, Cla d'Oil, sottointendevo che è stata l'evoluzione a cablarci.

    "vogliamo convincerci che la realtà [o società, forse? nda) non esige nulla da noi e vivere privi di responsabilità"
    Davvero, dalle mie parole, si inferisce questo? Wow, altro che le macchie di Rorschach!

    Marcoz

  32. Poi, Cla d'Oil, dov'è che sarebbe, il ragionamento contorto?

    Marcoz

  33. Marcoz, e perché siamo cablati nella maniera che dici?
    Può essere che i significati ci siano realmente? Che il problema ce li abbiano chi questi significati non riescono a vederli?

    Ne avevamo già discusso, qui: http://berlicche.splinder.com/post/21554108

    Il problema non è vedere Marylin Monroe a davanti ad  una macchia di muffa. Il problema è non vedere Marylin Monroe davanti a Marylin Monroe.

  34. "e perché siamo cablati nella maniera che dici?"
    Noi siamo programmati per raggiungere obiettivi: preservarci dai pericoli dell'ambiente, procurarci il cibo, riprodurci. I nostri processi mentali sono strutturati in funzione di un risultato specifico a seguito di una decisione e, di converso, siamo portati ad interpretare gli eventi del mondo esterno come una serie di "azioni-pensate-con-uno-scopo". Poi, la maturata capacità di astrazione, fa il resto, e suggerisce ulteriori livelli di progetto, con buona pace del principio di oggettività della natura.
    Se si vuole conferma di questa tendenza indiscriminata, basta vedere in quante occasioni l'uomo si convince che sotto c'è un "disegno": complottismo, astrologia, altre espressioni di pensiero magico e superstizioni, e via dicendo (la religione ne ha di concorrenti!).

    "Può essere che i significati ci siano realmente?"
    Significati con la esse maiuscola? Mah, chissà? Non ho la tendenza a pormi problemi irrisolvibili.
    Tuttavia, su questioni terra terra, posso affermare, per esperienza diretta (posso portare la mia, vero?), che la fallacia è dietro l'angolo.
    Per esempio, posso garantire che, osservando da vicino un ramo di glicine allungato e avvinghiato a un palo, ho la sensazione che la pianta sia guidata da una volontà ben precisa. Questa sensazione svanisce nel momento in cui allargo la visuale e mi rendo conto che, per un germoglio di "successo", altri trenta finiscono nel vuoto, tutti guidati dal caso.
    Non vorrei scomodare a sproposito i frattali, ma questo paradigma potrebbe ripetersi pari pari su scala più grande. Persino uno scienziato che cerca di interpretare le leggi dell'Universo, potrebbe star lì a guardare "un germoglio di glicine da vicino". Con tutto il rispetto per lo scienziato.

    "Che il problema ce li abbiano chi questi significati non riescono a vederli?"
    Comprendo bene che non sia simpatico sentirsi dare dei folli visionari, tuttavia, non è possibile pretendere che nessuno brontoli un po', quando si afferma che quella tal cosa è evidente. Perché, alla fine, è solo questa la molla che mi spinge a scrivere da queste parti.
    "Not enough evidence", direbbe Russell.
    (tra l'altro, come si colloca tutta questa ipotetica evidenza con la questione "Fede"?)

    "Il problema è non vedere Marylin Monroe davanti a Marylin Monroe."
    Proposagnosia concettuale? Intrigante ipotesi. Be', il problema del riconoscimento delle persone si aggira agevolmente ascoltandone la voce; quindi, Dio dovrebbe parlare in maniera più stentorea, per farsi sentire: da qui non sento niente (poi, nel caso delle donne, c'è un altro modo per procedere al riconoscimento, ma non credo sia il caso di proporlo per l'accertamento di ben altre identità).

    Buona serata
    Marcoz

    (Visto il link. Il problema è sempre il solito: l'evidenza! l'evidenza!)

  35. xMarcoz:

    Lei ti vuole bene veramente? No, è solo il caso che guida le sue azioni! E il fatto che arrivi l'autobus alla fermata è senz'altro frutto della sorte: guarda quanti ce ne sono per strada!
    E, indubbiamente, il ramo del glicine non è fatto per abbarbicarsi ad un sostegno, procedendo a tentoni finchè ne trova uno. Che si attorcigli è pura illusione.
    Ti ricordi, vero, la serie di post "ciò che sta fuori"?

    Al cospetto della realtà, l'uomo fa ipotesi sul suo funzionamento. L'uomo vivo, intendo, non quello che si lascia vivere. Quello che ha permesso la scienza, il progresso è esattamente questo: il presupporre che sotto ci sia un disegno intelleggibile.
    Magari si può sbagliare; ma, tentando e verificando, si arriva ad una conoscenza. Se non si parte da una ipotesi positiva non si arriva da nessuna parte.
    Dio parla, ma non lo si vuole ascoltare. Certo che da lì non si sente niente: ti dovresti avvicinare.

    Ah, è imminente un post su quel bel tomo di Russell.

  36. Per usare le parole di Jannacci, non è che possiamo continuare a star qui con io che ti chiedo una sigaretta e tu che mi dici che è l'ultima: tu tieniti pure l'evidenza e tutto il resto; io mi tengo il mio (divertito) scetticismo.

    'notte
    Marcoz

  37. Un'ultima cosa. Puta caso mi venisse voglia di farlo, scoccia se riporto il carteggio di là da me? Al netto delle venature di ironia che ci ho messo, credo che ci siano validi motivi di riflessione, in quanto è stato scritto.

    Marcoz

  38. Contento te, Marcoz.
    Riporta quello che vuoi.

  39. Grazie, ma non è detto che lo faccia, visto che sarei contento comunque.

    Se la curiosità monta troppo, cioé quella di sapere che c'entra l'esempio dell'autobus con tutto quello che è stato detto, magari chiedo lumi ai miei fantastici lettori (se lo chiedo a te, facciamo Natale girando in tondo).

    Buona giornata
    Marcoz

  40. Visto che non è stato capito, lo rispiego.
    Quando l'autobus si ferma alla palina dell'autobus tu dici "ma guarda che combinazione, l'autobus si ferma proprio qui" o dici "se si ferma c'è una ragione"? E il mio pensare che ci sia uno scopo nella fermata è complottismo alla X-files o è ragionevole?

  41. Berlic, io, lo ammetto, sono un po' pirla, però non fino al punto da impantanarmi in un discorso che paragona l'evidenza di un autobus che fa servizio a quella con la "e" maiuscola che continui a sostenere tu.

    Saluti
    Marcoz

  42. Sai, Marcoz, se non essere pirla vuol dire orgogliosamente rifiutare di paragonarsi e di mettere in discussione le proprie idee, se vuol dire non esporsi per timore di avere torto…bè, in tal caso io sono contento di essere un pirla. 

    Il germoglio di glicine non è guidato dal caso. Ricordi questo? Io dietro al glicine, al suo germoglio, ad ogni sua cellula vedo un disegno, vedo che non è un'assemblaggio casuale di atomi. C'è una legge, un'ordine, è fatto così. Quando vivo come un cristiano posso vedere che l'ordine nella mia vita e in quelle che mi circondano. E-videnza, da quello che vedo. Se voglio vedere.

  43. "se vuol dire non esporsi per timore di avere torto"

    Sì sì, è proprio questo il motivo. (va' là, va' là)

    Marcoz

    P.S.: la selezione di un evento di successo da quello che non lo ha (e che ci fa pensare a un progetto) non è il risultato del caso. Ciò non toglie che la natura ci prova a casaccio, e i germogli del glicine pure.
    L'autobus, rispetto al glicine o a qualsiasi cosa che può darci solo la sensazione di una volontà, è stato costruito per uno scopo deciso a priori.
    Esclusivamente di questo c'è evidenza.

    (Tu potresti anche avere ragione, però, dal mio punto di vista, per motivi sbagliati. Insomma, avresti solo fortuna, a imbroccarla.)

    (passo e chiudo)

  44. Marcoz, che la natura (e chi sarà mai questa signora?) ci provi a casaccio è una tua idea. Il germoglio di un glicine è infinitamente più complesso di un autobus, te lo posso garantire.
    Una volta l'autobus era il bus a cavalli. Anche il cavallo è quindi fabbricato con uno scopo? O nell'istante in cui diventano inorganiche le cose acquisiscono uno scopo che prima non avevavno? 
    La nostra piccola mente non riesce a tenere conto di più di tre o cinque variabili; allora chiamiamo "caso" quello che non riusciamo a capire.
    E' il contrario della sindrome di cui sopra. Ci sforziamo di non vedere alcun disegno dove è ovvio che ce n'è uno.
    Il glicine non ha occhi, e si muove a tentoni. Tu negheresti ad un cieco uno scopo nel suo andare?

    E, già che ci siamo, tu ti muovi a caso o hai uno scopo?

     

  45. Certo che ho uno scopo (me lo sono inventato da me): osservare quanto noi umani siamo involontariamente comici, mentre facciamo di tutto per riprodurci e per dare spegazioni della nostra esistenza.
    O, più semplicemente, quando scriviamo cose come "Una volta l'autobus era il bus a cavalli. Anche il cavallo è quindi fabbricato con uno scopo?".

    E bravo te che, pur non riusciendo a tener conto di più di tre o cinque variabili, riesci a definire ciò che va oltre le tue possibilità.
    È stato già detto: Dio è la misura ultima della nostra ignoranza.

    Un saluto
    Marcoz

    (passo e chiudo davvero. Leggerò una eventuale replica, ma non porre altre domande: finirebbero come un ramo di glicine senza appiglio)

  46. Marcoz, io non definisco ciò che va oltre le mie possibilità di definizione: mi limito a riconoscerlo.
    Ho nel desktop del mio computer l'immagine di una galassia a spirale, centinaia di miliardi di stelle e altri oggetti cosmici in traiettorie apparentemente caotiche ma che rispondono a leggi precise. Dovrei forse dire che quella galassia non c'è? Che, non potendo comprenderla a fondo, essendo oltre la mia possibilità, non posso ammirarla, parlare di lei? 
    Non riusciamo neanche a capire la persona che ci sta di fronte. Eppure con lei parliamo.
    Io asserisco che c'è un Mistero che è più grande di me, che sì, hai ragione, è la misura ultima della mia ignoranza: è proprio perché mi dichiaro ignorante che posso riconoscerlo. Se pensassi di sapere tutto non potrei farlo. Sarei come Monicelli, chiuso nel mio piccolo tragico mondo; che quando si manifesta insufficiente e falso io distruggo.

    Nella tua definizione di comicità non c'è posto per la gioia, ma solo per il cinico sarcasmo. Pensi di non avere uno scopo, eppure qui ritorni.
    Ogni nostra azione ha uno scopo. Pensaci.

  47. utente anonimo

    Questi ultimi commenti mi fanno venire in mente le lezioni di fisiologia del terzo anno: il prof. continuava ogni volta che saltava fuori "questo è funzionale a…" ogni volta si affrettava ad aggiungere (quasi ad esorcizzare ogni interrogativo filosofico che potesse indurci a pensare ad una logica nella biologia) "anche se in fisiologia non è assolutamente possibile parlare di finalità…

    Dogma da evoluzionista? Presumo di sì, visto che da come parlava delle scimmie sembrava quasi ne volesse sposare una! Ma trovo strano questo modo di pensare: tutto l'organismo umano porta in sè una finalità, tanto che quando questa finalità viene persa si ha la malattia (il cancro è la patologia in cui la cellula perde la propria specificità… In qualche modo perde la propria identità di cellula – finalizzata e inizia a fare "i comodi propri")… Eppure "non si può riconoscere la finalità"… Già perchè se tutto è opera del caso questa finalità è scomoda! E ci si ferma a chiedersi "perchè le malattie e la sofferenza?" invece di meravigliarsi di qualcosa che (impropriamente) si dà per scontato.

    Forse è un bene che la vecchiaia porti con sè acciacchi e malanni… 

    Il_grande_FraTollo

  48. "tutto l'organismo umano porta in sè una finalità"

    Grande FraTollo,
    direi che tutta la vita così come la conosciamo, ha una finalità (?): replicarsi.
    Infatti, noi esseri sessuati, è più probabile che ci si possa ammalare quando raggiungiamo un'età in cui dovremmo aver già dato e, alla trasmissione del germe della vita, non serviamo più. E comunque, se non ci viene il cancro, ci si spegne ugualmente, in un modo o nell'altro, per cause naturali (come se un tumore non lo fosse, naturale).
    Insomma, nel mio programma, per esempio, c'è "vedi la vagina e poi muori"; dove, per "vedi", non intendo solo… vedi (Fra', dammi cinque!)
    Naturalmente, per ignoranza o, meglio, per l'impossibilità oggettiva di giungere a conclusioni definitive, mi guardo bene dal cercare di rispondere alla domanda "e quale spunto ha fatto sì che questo meccanismo di replicazione avesse inizio?" Quindi, sapendo solo di non sapere, non mi rimane al momento che constatare esclusivamente che siamo portatori di replicatori: questa è l'unica evidenza. Il resto sono solo congetture, alle quali comprendo benissimo che sia anche bello credere e in cui confidare*.

    Saluti
    Marcoz

    *(questo vale pure per cose semplici: ritenere che io venga su questo blog nella speranza di trovarmi, prima o poi, sulla via per Damasco, per esempio)

    P.S.: non, non è un bene che la vecchiaia porti con sé acciacchi e malanni: è solo una rottura di balle.
    Soltanto dei disadattati possono confidare nel dolore, per vedere gli altri convincersi della bontà delle proprie opinioni.

  49. Ne deduco, Marcoz, che secondo te per adempiere alla nostra finalità (e quindi essere felici, perchè la felicità è fare sì che i nostri desideri, il nostro scopo sia soddisfatto) dovremmo solo scopare cercando il concepimento.
    Ne deduco che tu eviti ogni prodotto anticoncezionale e ogni tipo di rapporto che esuli da questo fine; e che in vecchiaia, avendo adempiuto al tuo compito, quietamente ti eliminerai per dare spazio ai riproduttori.

    Se mi permetti, l'evidenza è che non è così. E' che desideriamo altro.  

    Il disadattamento, se mi permetti, è pensare che si possa prescindere dal dolore. Ti auguro, quindi, una lunga rottura di balle.

  50. "Se mi permetti, l'evidenza è che non è così. E' che desideriamo altro."
    Certo che desideriamo altro, perché l'uomo è capace di astrazione e di cultura. Altre attività che non siano il sesso, la riproduzione, possono essere oltremodo appaganti.
    So what? Questa facoltà di appassionarci ad altre faccende, al di fuori della spinta alla replicazione (che ci becchiamo di default), non è incompatibile ciò che ho detto.

    Poi, quale sarebbe la conseguenza logica per cui, se la vita ha una sua finalità (?), io per essere felice devo adeguarmi a quella? Essere non implica il dover essere, qualcuno ha sostenuto; e chiunque, a parte quel paio di volte che la natura riesce a convincerci che sia una buona idea mettere al mondo dei figli, può trovare interessante vivere a prescindere dalla volontà dei propri geni (sempre ammesso di avere la consapevolezza di esserne soggetti).

    Il dolore.
    Miiii, Berlicche, guarda, pure io ti auguro una grossissima rottura di balle, ma solo perché non voglio fare la figura del sadico che si rifiuta di picchiare il masochista.
    Santapolenta, ma chi dice che non si deve fare i conti col dolore? Proprio perché non lo possiamo sempre evitare, dobbiamo cercare di trovare il modo di volgerlo a nostro favore. Ma, da qui a farne un mito, ce ne passa eccome. Se qualcuno, giovane o vecchio che sia, per sopportarlo s'immagina che faccia curriculum per essere assunti in Paradiso, faccia pure: per quanto mi riguarda, non faccio previsioni: se si presenterà, improvviserò.
    E comunque rimarrebbe sempre una rottura di balle.

    Marcoz

  51. Oooh…Benissimo, Marcoz: siamo arrivati al punto su cui discutemmo un po' di tempo fa, cioè che l'uomo non è un animale. Ovvero: che se l'uomo riesce ad appassionarsi a qualcosa d'altro che non sia il sesso ciò significa che l'uomo ha altri fini, altri scopi.
    Ancora una volta: perché si dovrebbe trovare soddisfazione in una cosa che non rientra nei nostri fini? Se abbiamo una mancanza che deve essere colmata allora come nostro fine c'è colmare quella mancanza. Per definizione.
    Tu vuoi prescindere da quello che è la tua finalità? Benissimo, essendo umano hai la libertà per farlo. Ma ne subisci anche le conseguenze: non ne trovi soddisfazione, quello che fai non colma la mancanza che hai.

    Circa il dolore, direi che non hai afferrato quello che abbiamo detto su di esso. Non abbiamo fatto nessun mito del dolore: ci siamo limitati a dire che il dolore ha come scopo primario (e sfido chiunque a confutarmi) di avvertirmi, di svegliarmi, di segnalarmi che qualcosa non va.
    Se non avessimo il dolore non ci accorgeremmo che ci stiamo ficcando un chiodo in un braccio. La lebbra è così terribile perché togli il dolore, ed uno si fa a pezzi senza accorgersene.
    Questo vale per tutti i dolori. Spingono a controllare chi siamo, dove siamo. 

  52. "ciò significa che l'uomo ha altri fini, altri scopi"
    Be', non è esatto. Parlando sempre di evidenze, ciò significa che egli può darsene altri. O non darsene affatto.
    (se Qualcuno davvero ce ne ha dati, rimane nel campo delle congetture)

    "Se abbiamo una mancanza che…"
    Abbiamo mancanze? Rispetto a cosa? A quale ideale? Personalmente, le mancanze che sento io sono esclusivamente – come dire – tattiche (non avere genio musicale, per esempio); sotto il profilo strategico non ne avverto, perchè ho accettato la natura di un essere che nasce, vive e muore. La prendo, come si suol dire, con filosofia.

    "Non abbiamo fatto nessun mito del dolore"
    Cough… cough… ti riferisce alla cultura Cattolica, vero? Vabbe', ok… diciamo allora che sono io a non volerne fare un mito.
    Tuttavia, quello che ben dici sullo scopo primario del dolore, e che condivido, vale fino a un certo punto. Infatti, quale scopo può avere il dolore di un malato terminale o di un soldato sbudellato da uno shrapnel? Quello di avvertirlo che ha un cancro o che è stato colpito? Non credo. Al massimo, posso convenire che, finché sente dolore, la persona ha la garanzia di essere vivo e che forse non è ancora giunto il suo momento (se ha ancora speranza e voglia di vivere). Ma oltre a questo? Oltre a questo ci sono solo le convinzioni personali, che possono dare un senso al dolore oppure no.

    buona serata
    Marcoz

  53. Marcoz, hai presente la costituzione americana? "La ricerca della felicità". L'evidenza è che questa ricerca della felicità ce l'abbiamo tutti. Almeno, tutti quelli di noi che sono vivi.
    E forse non si ricerca quello che ci manca?

    Non ci manca la giustizia? Non desideriamo la bellezza? Non cerchiamo la verità?
    E anche quando la troviamo è sempre parziale, piccola, finita.
    Mentre quello che vogliamo è la Bellezza, tutta; la Verità, completa; la Giustizia, assoluta. L'Amore.
    Tutte queste cose che, tradizionalmente, sono chiamate nel loro essere assolute "Dio".
    "Tu ci hai fatti per te, o Signore; e il nostro cuore è inquieto finche non riposa in Te", dice S.Agostino.

    No, nessun mito del dolore. Tanto che si cerca di lenirlo, quel dolore. E quelo che non si riesce a lenire, offrirlo.
    Ti ricordo che gli ospedali sono nati in ambito cattolico. Come gli ospizi, gli orfanotrofi…dove c'è un bisogno, dove c'è un dolore, si interviene.
    Proprio perché si sa cosa è un dolore, e cosa è un uomo.
    E' un bene che non possiamo spegnerlo. Spegnerlo equivarrebbe a farsi lebbrosi. Ci addormenteremmo. Mentre abbiamo bisogno di essere svegliati.

  54. <i>Oltre a questo ci sono solo le convinzioni personali</i>

    Che, essendo convinzioni, non possono essere interamente e irrevocabilmente personali, no? :-)
    Altrimenti sarebbero opinioni.

    Qui sta la radice misteriosa della libertà. Una convinzione ti precede.

  55. "Altrimenti sarebbero opinioni". Altrimenti?

    Discorrendo, potrei usare opinione e convinzioni personale come sinonimi (e lo sono, basta dare un occhio al dizionario).
    Quindi, cosa mi sfugge, Piccic?

    Buon inizio di settimana a tutti
    Marcoz

    P.S.: arriva, prima o poi, la voglia di dormire, Berlic.

  56. Credo, Marcoz, che piccic intendesse la differenza tra esser realmente con-vinto (legato con, etimologicamente) di qualcosa e avere una opinione che si cambia senza grossi drammi.

    Te la ricordi questa celebre poesia, Marcoz?

  57. Credo, Marcoz, che piccic intendesse la differenza tra esser realmente con-vinto (legato con, etimologicamente) di qualcosa e avere una opinione che si cambia senza grossi drammi.

    Te la ricordi questa celebre poesia, Marcoz?

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