Applicazioni della matematica alla vita

Il ragazzo sbadigliò.
"Trovi la matematica noiosa?" Chiese il Maestro.
In paese tutti lo chiamavano così. Anche adesso che era in pensione, e dava una mano ai ragazzi in difficoltà con la scuola.
Il ragazzo fece spallucce. "E' che non capisco assolutamente a cosa serva. Sì, va bene, fare di conto; ma una volta che sai calcolare la spesa, che bisogno ne hai? Questa statistica, ad esempio, non vedo come mi possa tornare utile."

Il Maestro si appoggiò indietro sulla sedia, e chiuse gli occhi. Era un suo caratteristico modo di fare: non si capiva mai bene se dormisse o fosse sveglio. ma i suoi allievi sapevano bene che non era, quello, il momento di distrarsi. Voleva dire che il Maestro aveva qualcosa da dire.
"Tutta la realtà è importante", disse, scandendo bene le parole. "Ogni frammento della realtà ti richiama a qualcosa d'altro, e tutti questi richiami, questi segni, se li segui ti portano alla verità." disse il Maestro, muovendo appena la testa incorniciata da una criniera di disordinati capelli bianchi.
Dal fondo della stanza si udì uno sbuffo. "Devi studiare matematica perchè devi diplomarti, laurearti, trovarti un lavoro. Ecco cos'è importante" disse il Professore.

Il Professore veniva spesso a trovare il Maestro. Era stato suo allievo, un brillante allievo. Il Maestro soleva dire che il Professore aveva capito tutte le sue lezioni, tranne una. Discutevano sovente; a volte il Professore se ne andava sbattendo la porta, ma poi ritornava a correggere i compiti insieme al Maestro. Diceva che lì trovava la tranquillità che non c'era altrove. Se non l'avessero conosciuto la gente avrebbe potuto pensare che il Professore al Maestro fosse realmente affezionato.
Come spesso accadeva era seduto al tavolino in fondo alla stanza, con pile di fogli incolonnati davanti. E, come sempre accadeva,non perdeva occasione per una considerazione cinica o sarcastica. Poi, come adesso, se ne stava a guardare se le sue parole avevano sortito effetto, sorridendo sornione.

Il Maestro neanche si voltò, stette un attimo in silenzio. Poi si rivolse al ragazzo. "Luca – ti chiami Luca, vero? – se non ricordo male i tuoi nonni sono tutti e quattro vivi, dico bene?"
"Sì, Maestro" rispose il ragazzo.
"Bene. E, mi pare, hanno una settantina d'anni ciascuno, giusto?"
"Sì, è vero. Le mie nonne un po' meno, ma…"
"D'accordo, d'accordo. Ora, prendi quei fogli là sopra. Verso il fondo. Sì, ecco, quei dati. Leggi cosa rappresentano."
"E'…la distribuzione statistica…della mortalità per età.", lesse il ragazzo.
"Molto bene. Adesso, usando quei dati, trovami la probabilità che qualcuno dei tuoi nonni sia morto di qui a dieci anni.
Il ragazzo si immobilizzò e fissò ad occhi spalancati il vecchio insegnante. Questi fece cenno al tavolo. "Sù, dai".

Luca si sedette e iniziò a calcolare. Il Maestro sorvegliava, intervenendo di tanto in tanto. "No, assumiamo che siano statisticamente scorrelate." "Attenzione, lì devi sottrarre dal totale" "Certo che fa pensare, vero? Per i maschi la probabilità è quasi doppia…"
Alla fine il giovane rimase fermo, con la penna sul foglio coperto di cifre. Il Maestro chiese "Allora? Qual è il risultato?"
"Che le probabilità che ci siano ancora tutti, da qui a dieci anni, è solo una su tre. Che, statisticamente, è molto probabile che uno o due di loro…"
La frase terminò in un farfuglio.
Con gentilezza, il Maestro domandò "E da questo esercizio, cosa hai capito?"
Luca rialzò la testa "Che adesso devo andare a trovarli."
"E…?"
"Devo dire loro che gli voglio bene."
Il Maestro sorrise, un sorriso triste e dolcissimo. "Bravo. Ora va'."
Il ragazzo raccolse le sue cose e uscì.
Il Professore lo guardò chiudere la porta con aria perplessa. "Non capisco. Cosa c'entrava questo con la matematica?" domandò.
Ma il Maestro aveva ancora chiuso gli occhi, e stavolta si era assopito per davvero.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 2 novembre 2010 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. La matematica è una cosa astratta con applicazioni reali, ma permane il fatto che il mondo reale non era necessario esistesse. In teoria bastava la matematica, ma non penso che le idee siano fatte solo per essere teoriche e per non essere messe in pratica.

  2. Molto saggio, Berlicche, molto!

  3. solo per dirti che ti voglio bene.

    non si sa mai…. :-)

    diavoletto di maxwell

  4. Essendo un diavolo già munito non devo neanche fare le corna…;-)

  5. Ecco un rimando della matematica: in fondo non siamo solo dei numeri.

  6. Sono un pò smemorato, ma mi sembra che già una volta (i primi tempi che incrociai il blog di Berlicche) anche io misi qui sul blog un mio articolo di matematica applicato alla vita, anzi alla vita eterna. A parte la civetteria legata al peccato originale mai abbastanza domo, penso di poter anche affermare la mia intenzione era che fosse gradito a chiunque ha una speranza che talvolta ha bisogno di un tonificante.

    L’articolo ad ogni buon conto è nel mio ex sito qui

    http://www.parrocchiaspiritosanto.org/index.php?itemid=86

    e finito il preambolo esso rinvia a 2 PDF.

    Il primo è l’articolo vero e proprio e il secondo è la sua dimostrazione matematica a chi ne fosse interessato : ardua ma non troppo.

    Nella speranza aggiunta di non avervi annoiato.

    Ciao

  7. Grazie Mario, ho scaricato e letto con piacere sia “verme” che “vermdimo”. Bella applicazione della matematica applicata alla psicologia!

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