Come il cervo

La prova sta andando molto bene. Si capisce perché questo direttore di coro è così apprezzato. E’ attento, preciso, autorevole, coglie e corregge i difetti, rimanda con forza e ragionevolezza alle ragioni per cui cantiamo. "Bisogna coincidere con ciò che si canta, esserne coscienti, come se ciò che diciamo fosse nostro", ci richiama, non devono essere solo parole, non deve essere solo melodia.
Il pezzo è molto difficile, "Sicut Cervus" di Palestrina, un accavallarsi di linee armoniche che si inseguono e si sostengono. L’attraversiamo con una facilità che ci lascia stupiti.
A metà di battuta quaranta mi accade il miracolo. Improvvisamente capisco ciò che sto cantando.
L’ho letto, provato, riprovato, compitato, tradotto; ma la vera comprensione è uno strato più profondo.

Sicut cervus desiderat ad fontes aquarum, ita desiderat anima mea ad te Deus.

Come il cervo desidera le fonti d’acqua, così la mia anima desidera Te, Dio

Una possibile etimologia di desiderio è de-sideribus, mancanza di stelle; le stelle ci sono, ma sono nascoste, e la notte è buia. Per potermi orientare, per non avere paura, io anelo a quelle stelle: se si rivelassero! Il cervo cerca l’acqua perché non si vive senz’acqua. Sa che c’è, e questo cerca, verso di essa si dirige.

Ma quello che mi fa scattare, quello che mi colpisce veramente è quel "te, Deus".
In quale altro luogo, in quale altra storia l’uomo osa dare del Tu a Dio? Se Dio è la potenza che tutto plasma, colui che disegna nubi e montagne e abissi, che mi fa consistere in ogni momento, la cui mente è immensamente superiore ad ogni mente umana, come può un essere finito pensare di dargli del Tu?
O è immensamente folle, una pretesa di mettersi alla pari con Lui; o quel Tu nasce da una familiarità. Da un Dio che cerca, invece di essere solo cercato. Come la fonte del salmo che attende il cervo, attende che la sua ombra si specchi nella profondità della pozza.
Solo a un Dio che si è fatto conoscere, solo a un Dio che ha parlato con l’uomo, si è seduto a tavola con lui, che l’ha chiamato amico si può dare del tu.

Ho cantato quelle note bene come raramente mi è accaduto, perché ciò che cantavo era quello che volevo veramente.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 16 settembre 2010 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Caro zio Berlic,in un momento molto particolare della mia vita, momento di ricerca e di attesa, momento nel quale più che mai ANELO… il tuo post mi arriva come un raggio di luce, piacevole conferma del fatto che non sono io che mi faccio, ma un Altro che con il suo Tu si fa prossimo a me e mi traccia davanti la Strada…spero di poterla seguire sempre, con il sorriso che anche tu hai contribuito a farmi avere, sicuro che dovunque vada quella traccia mi porterà a un di più di bene, di pace e di gioia che ancora non riesco neanche ad immaginare…"The best is yet to come" dicono gli americani… come non essere d'accordo, nella prospettiva cristiana della vita?Grazie e a prestotuo meditabondo amicoDavide

  2. E bravo il nostro Davide… :-)

  3. Davide, mi fa molto piacere il tuo commento. A presto.

  4. Considerate questo commento come un "allegato"…"Si capisce perché questo direttore di coro è così apprezzato. E' attento, preciso, autorevole, coglie e corregge i difetti, rimanda con forza e ragionevolezza alle ragioni per cui cantiamo."L'incipit di questo articolo mi ha ricordato un documentario in cui Ferenc Fricsay tiene le prove de "La Moldava".

  5. Considerate questo commento come un "allegato"…"Si capisce perché questo direttore di coro è così apprezzato. E' attento, preciso, autorevole, coglie e corregge i difetti, rimanda con forza e ragionevolezza alle ragioni per cui cantiamo."L'incipit di questo articolo mi ha ricordato un documentario in cui Ferenc Fricsay tiene le prove de "La Moldava".

  6. Offro una diversa possibile lettura di de-sideribus: complemento di argmento , ” a riguardo delle stelle, ” che ” c’entra con le stelle”. Leggenda vuole che sia un termine militare degli antichi romani. Dopo una battaglia, Era il turno di guardia alle stelle, per avvistare i primi bagliori dell’alba, e quindi della luce che arrivava, necessaria per andare a cercare i sopravvissuti. Era l’attesa chiamata de-sideribus. Ciao berlicche e grazie per le tue riflessioni!

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