Ciò che sta fuori – IX – Ciò che è

il mondo è conoscibile, il suo senso ci è dato, spetta a noi approfondirlo con la ragione

Quando arriviamo in un posto nuovo di solito che facciamo? Teniamo occhi ed orecchie aperte, e cerchiamo di capire dove siamo finiti. Magari quel luogo ci colpisce per la sua bellezza, per qualche sua particolarità sconosciuta ed imprevista. In ogni caso lo paragoniamo con ciò che già conosciamo, lo incaselliamo nell’ambito della nostra conoscenza, lo giudichiamo in base a quel criterio che risiede dentro noi. Lo stesso ci accade per le persone, o per una qualche teoria magari ascoltata alla televisione o letta in un libro.
Insomma usiamo delle nostre facoltà, della nostra ragione e della nostra esperienza per apprendere da quanto ci circonda il modo migliore per affrontare la realtà. Questa è l’esperienza comune di ogni giorno, se solo facciamo lo sforzo di accorgecene. Come abbiamo evidenziato nei precedenti post, altri approcci alla questione sono sempre difettosi, non riescono a rendere ragione appieno al processo che conduce alla conoscenza.
Eppure, nonostante l’evidenza ci sia davanti, che accade quando ci viene chiesto di applicarla ai fatti? La smentiamo con le parole e con i comportamenti.

Desideriamo un amore che non finisca, e ci si accontenta di avventure fugaci. Vorremmo la giustizia, ma dove si può si frega. Abbiamo ben chiaro ciò che è giusto e ciò che non lo è, ma sosteniamo che ogni opinione vale.

Sebbene ciò che in realtà desideriamo sia palese se ci soffermiamo ad esaminarlo, in pratica ce ne allontaniamo in nome di una ideologia. Ovvero, in nome di una concezione della ragione e del mondo che non è quella che ci arriva dal mondo stesso, ma che o ci è imposta o che ci autoimponiamo.
E’ ciò la Chiesa chiama, da lungo tempo, con il nome di peccato originale: il rifiutare la realtà in nome di qualcosa che non è la realtà e che quindi, a lungo o breve termine, ci tradirà e ci farà essere di meno di quello che potremmo essere.

Nessuno è immune da questo fenomeno. Accade quando appaltiamo ad altri, chiunque essi siano, la conoscenza del mondo, il suo senso, oppure la nostra ragione. Il risultato è una incapacità di capire la realtà, o una sua comprensione errata, e alla fin fine una infelicità per noi e per quanti ci circondano.
Quando questa infelicità, questa insoddisfazione c’è allora dobbiamo domandarci cosa è che non va; e spingerci più avanti.
Perchè è questo il motore della vita, finchè non giungeremo lì dove tutto sarà chiaro.

Annunci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 luglio 2010 su Ciò che sta fuori. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. utente anonimo

    L'unica conoscenza certa possibile è la Fede. Non esiste certezza più ragionevole di essa. La scienza, come la filosofia, nascono da un bisogno del cuore che vuole gioire più pienamente dell'oggetto della sua fede.

  2. Non sono d'accordo. La fede è un tipo di conoscenza; non l'unico. E di per se non è certa se non viene verificata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: