Ciò che sta fuori – VIII – Ciò che saprò

il mondo è conoscibile, e il suo senso ci è dato conoscerlo se studiamo con sufficiente impegno

In una certa maniera si può identificare questa posizione con il positivismo, cioè con la pretesa che il progresso ci possa e ci debba dare tutte le risposte sull’esistenza. Poi si può discutere sul fatto che molti positivisti neghino che, alla fin fine, questo senso ci sia; ma insomma, ci siamo capiti.

Il punto è sempre quello: un giorno l’uomo riuscirà, con le sue sole forze, a domare ogni forza della natura, a chiarire ogni mistero; e il senso dell’esistenza in fondo si può identificare con questo compito. Perché è chiaro che l’uomo che conosce ogni cosa non è più limitato da niente: onnipotente, onniveggente, diventa (un) dio.

Ma la razza umana noi la conosciamo: ne facciamo parte. Siamo limitati: ci ricordiamo a stento cosa abbiamo fatto ieri, figurarsi conoscere quanto accade in ogni parte dell’universo. E se non riusciamo ad apprendere tutto, qualcosa di quel senso resterà sempre fuori, come una coperta troppo corta che non copre tutte le stelle.

E anche a sapere tutto, come ci cambierà? Come ci renderà più giusti, non solo migliori, ma perfetti? Ciò può avvenire solo cambiando noi stessi. Ed allora ecco l’eugenetica, sogni di cyborg e impianti bionici, ingegneria sociale, Stato o partito pervasivo e poi vaccini che ci renderanno buoni. Ma come questi “miglioramenti” possono garantire che scegliamo la cosa giusta? Solo se qualcuno decide e sceglie per noi la cosa giusta; in altre parole, solo rinunciando alla nostra libertà.

Se c’è una cosa che la fisica e la matematica del XX secolo ci hanno indicato è però il fatto che non potremo mai sapere tutto. Che rimarrà sempre una indeterminazione, una indimostrabilità, l’impossibilità di conoscere ogni cosa. Ma preferiamo ignorare questo punto: già di per se scelta questa di limitatezza.
I disastri di ogni giorno falliscono nell’insegnarci l’umiltà. Anche se cavalcheremo le onde dell’universo in galassie distanti rimarremo sempre esseri finiti.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 luglio 2010 su Ciò che sta fuori. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. C'è un'altra domanda sottesa a ciò che hai detto. Supponiamo che la scienza ci renda immortali, onnipotenti, onniscienti. Non spiegherebbe in ogni modo per qual motivo noi saremo felici solo se diventiamo in quella maniera. L'esempio degli impianti bionici è ad hoc: diventeremo più forti, più abili, eccetera. Ma per qual motivo bisogna per forza diventare forti, abili, dei cyborg? Il motivo di tutto ciò non verrà mai spiegato. Non ti spiegano perché la scienza deve correre a scoprire cose nuove, dicono solo che deve farlo. Tutto ciò non preclude l'assurdità di questa corsa.

  2. a me sembra che la vignetta spiega tutto, 2000 anni di "progresso" per creare una civiltà che ci ritrova schiavi ancor più di come lo erano gli schiavi greci e romani, almeno quelli dopo un comportamento corretto acquistavano libertà e potere.

  3. utente anonimo

    #2 Non sono d'accordo con te! Secondo me la vignetta si addice perfettamente agli utilizzatori di PC (magari con Vista). Io ho un Mac e non mi riconosco per nulla… ;)GP

  4. Infatti, il cavernicolo col PC si riconosce anche dal tubo catodico! Ostap McBender

  5. Proprio oggi ho visto un giovane paziente (38 anni) che, per cause ancora da chiarire (forse un virus unito ad uno tsato di lieve e transitoria immunodeficienza), è stato colpito da una malattia che gli ha "spappolato" metà cervello ed il bulbo spinale. Nel giro di un solo mese è passato dal pieno benessere, dalla piena salute di cui gode un giovane uomo che non aveva mai avuto malattie, ad una tetraparesi che lo costringe e probabilmente lo costringerà per sempre all'invalidità totale, a passare la vita in un letto attaccato ad un ventilatore meccanico.Ciò che mi ha colpito è che non c'è stato nessun trauma, nessun incidente violento: il modo subdolo insidioso  e repentino con cui si è manifestata la malattia.Quant'è fragile la vita umana! Cos'è l'uomo? Dov'è quella scienza che alcuni credono onnipotente ed infallibile?

  6. utente anonimo

    InNomineDei: la scienza, e in particolare la medicina, che tu tanto disprezzi è l'unica speranza di quel malato!Che ti piaccia o no!GP

  7. GP, la scienza può renderlo felice?

  8. utente anonimo

    >>>Berlicche: beh guarendolo, o facendolo stare meglio, direi che la scienza potrebbe renderlo anche un po' più felice, mi pare ovvio.Che poi la salute non basti ad essere felici, e che si possa essere sani e disperati, è chiaro.(Ciò che mi infastidisce sono coloro che parlano di scienza sminuendola, parlandone come del misero tentativo dell'uomo di elevarsi, quando anche per un credente la scienza e il suo progresso vertiginoso dovrebbero essere una testimonianza della grandezza dell'uomo, soprattutto se lo si considera un'immagine di Dio). GP

  9. utente anonimo

    GP, al #6 dice che InNomineDei disprezza tanto la medicina e la scienza.Mi dici da dove lo evinci?O mi sono perso qualche commento dove egli afferma quanto tu dici?A.

  10. GP, hai letto tutta quanta la serie a cui appartiene questo post?Certo che la scienza è utile. E capire com'è fatto il cosmo, sempre meglio, è esattamente la missione che ci è stata data, come si evince dal post seguente.Ma la scienza è solo la maniera di capire, di comprendere meglio il mondo fisico. Non ci può dare informazioni sul senso dell'esistenza. Non si deve sminuirla; ma esaltarla quale salvatrice dell'umanità è esattamente l'errore che indico in questo post. E' un metodo di conoscenza, uno strumento. E riporre la propria fiducia in uno strumento è ridurre quanto l'uomo è.Se quel "meglio" non è riferito a tutto l'uomo, all'uomo nella sua integralità, si può correre il rischio che diventi un peggio.

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