Entopo, cugino di Esopo – Fiaba XVI – La scimmia e il falegname

Un falegname un giorno trovò, ai bordi della foresta, una piccola scimmia, e decise di tenerla con sé. La scimmia, anche se non parlava come gli umani, capiva perfettamente quello che il falegname diceva; e sua volta il falegname interpretava senza sbagliare quello che l’animale pensava.

L’uomo portò la bestiolina al lavoro con lui. Il bancone era ingombro di ogni genere di strumenti. La scimmietta salì sul ripiano e li guardò con curiosità. Non ne aveva mai visti di simili. Non capendo cosa servissero, cominciò a buttarli sul pavimento, ma il falegname dolcemente la fermò.
"Aspetta, piccolina. Questi non sono dei rottami: sono gli strumenti del mio lavoro. Questa è una pialla; questa una raspa; questo arnese dalla forma curiosa è un succhiello; quest’altro una sgorbia. Tutti differenti, buffi, strani, ma ognuno ha una ragione per essere così. Solo perchè non capisci il loro uso non devi disprezzarli o gettarli via. E’ l’artigiano che li ha creati e li mette a frutto che sa i loro segreti, la ragione per cui esistono, non certo una scimmietta come te."

L’animale si calmò, e, pur perplesso, si mise da parte ad osservare il lavoro dell’uomo. Presto però si stancò, come spesso accade anche a noi quando guardiamo ciò che non comprendiamo fino in fondo, e si appollaiò sul balcone a guardare fuori.
Attaccati al muro sottostante c’erano alcuni mendicanti. Un ragazzino minuscolo con il corpo deforme e la faccia tutta storta, una vecchia dai capelli radi dalla mano tremolante, un cieco, un giovane che stava seduto a fissare il vuoto sbavando. La scimmia, guardandoli, iniziò a ridere; e tirava loro sassolini e rifiuti. I poveretti non capivano da dove arrivassero i colpi; poi, avvistato in alto l’animale, tentarono di sottrarsi ai lanci. Ma più si riparavano più la scimmietta rideva, e li bersagliava con foga e gioia maligna.

Nella finestra si profilò l’ombra del falegname, che delicatamente ma con decisione afferrò la  bestiola per la collottola e la mise sul bancone.
Quindi, guardandola con dolore, le disse: "Ma come! Non ti avevo appena detto che non devi disprezzare e distruggere ciò di cui non capisci la ragione per cui è stato creato?"

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 18 maggio 2010 su Entopo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Già, mi sembra un'ottima giustificazione del "male". (una tra le tante buttate lì a caso)

  2. Più che altro mi sembra un invito a guardare oltre e ad essere umili. Non è detto che possediamo la giusta chiave di interpretazione della realtà e ciò che ci sembra sbagliato (o ingiusto, o non normale) non è detto che lo sia e viceversa. Bisogna essere onesti con se stessi (cioè stare attenti ai presupposti con i quali interpretiamo la realtà), aperti e accoglienti verso la verità la quale ci supera. Serena

  3. utente anonimo

    I discendenti della scimmietta diventarono poi tanto intelligenti da creare loro stessi suggestivi strumenti metafisici comprensibili anche dalle scimmiette.Sigismondo

  4. utente anonimo

    Sigismondo, scimmia sarai tu. Io sono un uomo e so di essere nudo, tu, se ti ritieni scimmia, forse non te ne rendi contoAloisio

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