Ciò che sta fuori – V – Ciò che non si può sapere

Il mondo potrebbe essere conoscibile, ma il senso ci è negato

In un certo senso questa è la prospettiva più triste, perché è la morte della speranza. Siamo condannati ad affollare questa terra, che percepiamo ordinata e retta da leggi, senza mai conoscere per certo cosa siano queste leggi, dove esse ci portino. Se sono davvero inconoscibili allora ognuno può farsene la propria particolare versione, con la certezza che nessuno sarà in grado di contestarla con argomenti definitivi.
E’ ciò che ci dicono i vari relativisti, i sofisti, tutti coloro che ad ogni piè sospinto rinfacciano il credere in qualcosa.

Senza certezze, la persona è allora in balia di colui che ha l’idea più forte: non più vera, più aderente alla realtà, ma che viene imposta con maggiore impeto. In mano ai potenti, quelli che possono dire “visto che non c’è la verità, si fa come voglio io”. Magari, nel caso in cui siano astuti, facendoti credere che si tratti di una idea tua.

Ma se questa conoscenza ci è negata, perché affannarsi tanto a fare le cose, conoscere, esplorare? Perché tutti gli uomini amano, sperano, hanno una simile idea di giustizia, di verità? Se veramente il senso non fosse conoscibile, come potremmo capirci, noi tanto diversi?
Non facciamo come il pellegrino che, stanco di viaggiare tra paesaggi sempre uguali, si sconforta e rinuncia al cammino senza sapere che la sua meta giace oltre la prossima collina.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 aprile 2010 su Ciò che sta fuori. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Secondo me non è che non esiste una verità, ci sono verità che di fronte a Pilato Cristo non ha dato risposta, perchè sono in una dimensione assoluta dell'universo, trascendente il quotidiono, e allora per vivere ilquotidiano ci chiediamo e cerchiamo una verità universale, ma i nosrti sensi e strutture mentale potranno darcene solo dei pezzeti nel migliore dei casi. Nel senso più sofista possiamo solo creare dei modelli da applicare alla realtà per procedere con coerenza e funzionalità, anche la matematica è un'opinione. Solo con l'intuizione, la fede, forse l'arte possiamo vivere questa verità che però non traducibile nella logica che utiliziamo nella vita. Il nosrto punto di vista, nel migliore dei casi è relativo a se stesso, legato e riducibile al momento storico e temporale, alla cultura e alle esigenze individuali o sociali.

  2. Sono convinto che il movimento verso la conoscenza abbia un andamento asintotico: la conoscenza –soprattutto quella matematica, dove è più facile capirlo– crescerà sempre, progredendo con passi più o meno grandi e a velocità differenti a seconda dei periodi storici, etc.Se cercassi di rappresentare questo andamento con una funzione matematica probabilmente prenderei una iperbole per via del suo costante avvicinarsi, il suo "tendere" all'asse, ma anche un'esponenziale a causa del fatto che tende all'infinito (∞) risulterebbe essere un ottimo esempio.Queste "immagini" della conoscenza che sto pian piano delineando (prima o poi scriverò un pezzo ©) implicano il fatto che la conoscenza sia infinita e che tale conoscenza totale ci sia preclusa in quanto esseri finiti.Però il bello secondo me –per ora– non è conoscere tutto, quanto partecipare, fare quei piccoli passi da pellegrino che costituiscono la strada su cui ci troviamo e verso la medesima meta a cui la strada tende.Qualcun Altro in futuro ci farà totalmente partecipi, ce l'ha promesso. E allora sai che goduria!

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