La più bella

Mi ricordo di Michele la prima volta che la vide. Stavamo sfogliando riviste insieme, io alzai lo sguardo proprio in quel momento. Vidi il suo volto cambiare, gli occhi brillare. Mi sussurrò: "Guarda quella!"
Io guardai. Era, oggettivamente, bellissima. Curve da sogno, l’aria aggressiva eppure con un che di morbido. Diedi un’altra occhiata a Michele. Se ne stava lì imbambolato, ed io riconobbi i sintomi. Era senza dubbio innamorato perso.

Ce la mise tutta, non aveva in testa altro. La conquistò. Noi amici eravamo scettici. Uno come lui, con una così. Ma lui ripeteva che nessun sacrificio era troppo grande. Quando per la prima volta li vidi insieme quasi non ci potevo credere. Dalle nostre parti bellezze del genere sono rare, ed erano pochi a scommettere che alla fine il sogno di Michele si sarebbe realizzato. Da parte mia, ero felice per lui. Ma non mi abbandonava il senso di inquietudine. Conoscevo Michele. E prevedevo guai.

Guai che purtroppo arrivarono.
Non si sapeva trattenere dal metterla in mostra, farne sfoggio. Vantarsi. E non perdeva occasione per far vedere che era lui il padrone. La portava in luoghi che sarebbe un eufemismo definire inadatti. Non si accontentava di ciò che lei gli dava: pretendeva oltre, sempre di più. La metteva alla prova. La strapazzava, la trattava male. Lei era stata molto brillante: non solo bella, ma con quel qualcosa in più che faceva girare la testa. Adesso sembrava diventata opaca: sempre al limite, anzi, oltre il limite. E questo ha un prezzo.
Michele sembrava ignaro di quello che stava succedendo al suo sogno. Ascoltandola, guardandola, era impossibile non notare il cambiamento. Lei era diventata trasandata, sporca. Puzzava di fumo, forse anche di qualcosa di peggiore. Poi, una sera, accadde.

Fuori del bar c’era un gruppo di facce nuove. La videro, e cominciarono a fare apprezzamenti. Michele l’accarezzava distrattamente. Dava corda. Poi, ad un certo punto, si voltò. "Volete farci un giro? Divertirvi un po’? Accomodatevi." E lo disse con tale tono che ne fui inorridito.
Lo presi da parte: "Ma sei impazzito?" gli chiesi. E lui, con un sorriso amaro: "Io ci ho fatto di tutto, insieme. Di tutto. E’ ora che se la godano un po’ anche gli altri. E’ roba mia, posso farci quello che voglio. Posso usarla come voglio."
Rimasi senza parole. Lui mi passò accanto ed uscì.
Di lì a non molto lo vidi con un’altra.
Mi disse solo una parola: "Ho rotto".

L’andai a trovare. Se ne stava a bordo strada, in attesa che venissero a prenderla. Michele aveva preteso troppo, stavolta. Non si era accontentato di quello che lei era: aveva preteso di imporre su di lei la sua misura, sordo agli avvertimenti ed ai segni premonitori. La sfiorai con le dita. Era immobile, morta.
Una macchia d’olio nerastro macchiava l’erba, colava nel fosso. La carrozzeria, un tempo lucida, era tutta graffiata. L’interno era pieno di rifiuti. L’automobile più bella che avessi mai visto era un rifiuto lasciato ad arrugginire.
Abbandonata. Come accade ai sogni, quando ti accorgi che non bastano. Come accade quando di quei sogni non siamo degni.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 16 novembre 2009 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Sei un geniaccio!!!

    Il_grande_FraTollo 

  2. Solo alla fine ho capito perchè lei non piantava lui!!! 
    A volte siamo così con Dio, e forse specialmente noi convertiti (anche se la conversione è avvenuta 25 anni prima).
    All’inizio ci siamo "gettati" in Dio con tutte le forze e l’entusiasmo, poi magari l’entusiasmo se ne va, e si va al minimo, o addirittura si maltratta il Signore (scambiandolo, tipicamente, come il Signor Ti-Risolvo-Tutte-Le-Grane).
    A questo punto è solo il mendicante che si salva; colui che si mette alla presenza di Dio e dice: "Guarda che miserabile sono diventato. Sono un triste spettacolo, ma se non intervieni tu andrà anche peggio".
    Allora la grazia divina, la Misericordia di Dio, agirà nella concretezza dei sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia e, a poco a poco, riprenderemo quota.
    Orsobruno

  3. E Quindi?
    Cosa fare perché i nostri sogni non facciano una simile fine?
    Non sognare? Non impegnarci per realizzarli?
    Oppure vivere nella realtà interamente, cercando di scegliere "scegliere" sogni per cui valga la pena impegnarsi?
    O ancora "calibrare" la scelta solo sui sogni per cui ci sentiamo degni?
    Vorrei un chiarimento, grazie.

  4. Che te possino, Berlì! Pensavo che il tizio si fosse stancato di tanta bellezza, e avesse spinto la propria donna a fare la… escort; poi scopro che è l’automobile!;-p Troppo forte!

  5. xInNomineDei: Non fare dei nostri sogni un idolo; non imporre su di essi il nostro volere.
    Nel primo caso si dà troppa importanza all’oggetto; nell’altra al soggetto. La felicità è invece fatta dall’incontro armonioso dei due. 

  6. grazie. post bellissimo come al solito

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: