Per strada – VI – Mangia questo totem

All’InizioIl bruto, per cominciare – Naturalmente la divinità – All’anima – Lo spirito della cosa – Mangia questo totemMi divoro papà – Siamo fatti così – il genio e il desiderio – Non così in basso – E se fosse il giardino?  – Il momento dell’arrivo

Che spesso nelle civiltà primitive accada ad una persona o un gruppo di identificarsi con un animale, definendosi imparentato con esso, è un fatto documentato da lungo tempo dall’etnografia.
Tylor dedicò a questo fenomeno un libro: Totemismo (1887). Ma fu W.Robertson Smith (1846-1894) che lo rese il centro di tutte le religioni primitive. L’ipotesi di Smith era che il totemismo fosse lo stadio iniziale di ogni religione: l’identificarsi dei "selvaggi" con un oggetto, più spesso un animale, definito totem, e quindi ritenuto sacro. Salvo in tempi difficili, quando il totem viene ritualmente sacrificato e divorato.

Questo approccio, formulato nel 1889, destò grande senzazione, anche se Tyler, Frazer e più tardi Kroeber, vale a dire i più famosi antropologi del tempo, lo definirono senza senso e frutto di fantasia, se non altro perchè in letteratura era conosciuto solo un esempio, e pure dubbio, di una simile pratica alimentare.
Quello che fece la fortuna della teoria fu che venne ripresa a loro modo da due personaggi di immenso successo: Emile Durkheim e Sigmund Freud.

L’approccio di Durkheim (1858-1917) ha dominato la sociologia per gran parte del XX secolo. Il suo concetto di religione era che essa non aveva nessuna relazione con Dio, o dèi, o alcunchè di religioso. Per lui, la religione era "quel sistema di credenza e pratiche relative a cose sacre che uniscono in una comunità sociale coloro che vi aderiscono". In altre parole, ogni pratica sacra o religiosa è solo una consapevole o inconsapevole maniera di sostenere la società e rafforzare il legame tra gli individui. E la più primitiva tra le forme di autoadorazione è il totemismo.

Sebbene ancora oggi tra i sociologi affermazioni del genere trovino poca opposizione, antropologi e studiosi di religioni comparate hanno da un pezzo evidenziato i buchi in questa concezione. Nessuno può essere credibile sostenendo l’esistenza di un gruppo primitivo che rigetta il soprannaturale. Neanche il buddismo che Durkheim usa come esempio, a parte forse per una ristrettissima elite. Veramente pensate plausibile che l’abbondanza di riti e rituali in tutte le culture umane sia una bufala? Neanche un’illusione, sostiene il famoso sociologo, ma una conscia mistificazione, l’adorare consapevolmente il nulla? Se voi no, molti "scienziati" sì: ad esempio, Rodney Needham nega che possa esistere uno stato mentale chiamato fede religiosa, e sostiene che ogni attività religiosa è solo espressione socio-emozionale.
Come nota Rodney Stark nel suo "Discovering God", "Occorre una grande quantità di sofisticato addestramento social-scientifico perchè una persona accetti una simile assurdità senza senso. La gente prega verso qualcosa!"
Eppure, se ci pensate, è esattamente questo ragionamento che tante volte ci viene rimproverato. A noi, che crediamo.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 16 ottobre 2009 su meditabondazioni, Per strada. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. utente anonimo

    non ho capito. che differenza c’è fra "stato mentale" e " espressione socio emozionale"?

  2. Chissà cosa intendeva questo Burkheim con "sacro". Di certo aveva sviluppato una concezione della parola soltanto sua.
    Nel buddismo non c’è adorazione, se non vado errato, poiché non c’è un concetto di relazionalità con una persona divina, cosa che – seppur in forma rozza – c’è invece nelle varie religioni antiche non rivelate.

  3. Ha ragione piccic. Nelle religioni orientali non vi è una cosa assimilabile alla nostra preghiera, in quanto non vi è nulla di personale a cui elevare le proria anima.

  4. Anonimo 1: in definitiva, nessuno crede veramente, ma fa solo finta di credere per sentirsi unito agli altri.

    Piccic: Durkheim. Vacci piano, stai parlando di una celebrità. La sua concezione di sacro è quella che ci troviamo addosso, specie dopo il ’68, che aveva una impostazione totalmente conforme ai suoi dettami. Quelli che paragonano la Chiesa ad un ente socio-assistenziale, o ad una multinazionale, o dicono che neanche i preti credono in quello che fanno, seguono lui.

    xAgo: Circa il buddismo, solo un certo buddismo filosofico di elite è senza dei. Altrimenti di dei e demoni ne ha un fottio.

  5. Beh, mi riferivo ovviamente al buddismo filosofico, non a quello popolare. Ad ogni modo, mi pare che le tesi di Durkheim siano ancora insegnate come attuali, o sbaglio?

  6. A livello universitario non so. Sicuramente sono al fondo di tanti libri scolastici…

  7. Sì, hai ragione, ma penso che il concetto di "divinità" presente nel buddismo sia parecchio differente da quello di diverse religioni storiche.

    Quello che intendevo dire è che nel buddismo, anche se c’è venerazione di certe "divinità" (come Ganesha ad esempio) non c’è una determinata concezione dell’aspetto relazionale con Dio, proprio del cristianesimo, ma talvolta proprio dei fedeli di altre religioni storiche.

    Io non do’ gran credito a Wikipedia, ma leggendo qui:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Religion
    si capisce come mai sia sempre difficile intendersi su termini comunemente usati, come "religione", in questo caso.
    Come si fa a dire che la religione è semplicemente un "sistema culturale" (l’antropologo americano Clifford Geertz)? Perché una idea simile attecchisca a fondo, come è effettivamente successo, ci doveva essere una gran mancanza di vita interiore un po’ dovunque, prima del XX secolo. Mah…

  8. Ahem, Ganesh è nell’induismo. Comunque, la relazione della divinità con l’uomo che è del cristianesimo è assolutamente unica. Il cristianesimo non è una religione, è un avvenimento.

    Mi piacerebbe fare un excursus sulle maggiori religioni, ma temo che sarebbe un po’ troppo impegnativo per questo blog…un simpatico testo sulle religioni, fatto di citazioni, è questo: http://www.scribd.com/doc/21043640/Routledge-Dictionary-of-Religious-and-Spiritual-Quotations

  9. utente anonimo

    ""Ha ragione piccic. Nelle religioni orientali non vi è una cosa assimilabile alla nostra preghiera, in quanto non vi è nulla di personale a cui elevare le proria anima.""

    Non solo HA un anima (non lo E’), ma vuole addirittura elevarla, ma a qualcosa di personale, che altrimenti rischia di perderne il possesso!!

    Mara nada

  10. Ho citato Ganesh perché, stimolato dalla tua considerazione sulle "deità" buddiste leggevo che è venerato in qualche modo anche nel buddismo. È comunque una bella figura, per certi versi ha dei tratti cristologici, se non ricordo male (dovrei andare a riascoltarmi i Govinda… :P)

    @Nada: ma che cavolo dici? :-)

  11. Sono troppo abituato (deformazione professionale) a discutere una teoria sulla base di dati sperimentali e fattuali. Sinceramente non so cosa dire, perché non so su che base costoro abbiano elaborato le loro teorie, su che base le propongano e le difendano, né so se queste teorie siano in qualche modo utili, se si siano dimostrate vere o verificabili in qualche situazione ristretta e concreta.

  12. Delle teorie di Durkheim parlai anche io tempo fa in questo post: http://pubblicano.splinder.com/post/21270663/L%E2%80%99origine+delle+religioni  mi piacerebbe avere una vostra opinione a riguardo.

  13. utente anonimo

    Piccic: Parlo di rapporti che gran parte di voi ha, o pensa di avere con la propria anima, si perchè vi hanno insegnato, e quindi così ritenete, di AVERE un anima, proprio come avete un automobile.
    Ora, se vi comportate bene, questo oggetto andrà in paradiso, altrimenti all’inferno.
    Ora, a me che la mia automobile finisca all’ inferno o in paradiso dopo la mia morte, non me ne può fregar di meno.
    Quindi mi pare un rapporto alquanto errato con la propria anima il pensarla in questi termini!
    Personalmente la vedrei come la patre più profonda di me stesso, del mio essere….

    Ciao Mara nada

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