Il re

Tu non ci crederai, ma non mi piaccio per quello che sono. E’ stato mio padre a volere che facessi il re. Io avrei voluto fare il filosofo. O viaggiare. Ma lui niente, voleva a tutti i costi che io regnassi. So che non ci sono tagliato. Un giorno o l’altro butto tutto a mare e me ne vado via.
A Roma, magari. Roma è una bella città, ci sono cresciuto. Sono i romani che non sopporto. Quel Pilato, ad esempio. Ma i padroni sono loro.

E poi quella storia di Giovanni il Predicatore. Va bene, l’ho fatto uccidere, ma non volevo. Era divertente. Un po’ rigido, se capisci cosa voglio dire, ma se non altro le cose te le diceva in faccia. Non come queste scimmie del Sinedrio. A mormorarmi dietro e sorridermi davanti. Giovanni invece mi diceva chiaro cosa non andava. Non che me ne fregasse tanto. Perchè dovrei cambiare? Io sono il re. Io sono Erode. Posso andare con chi mi pare, e se Erodiade mi trova più interessante di mio fratello, cosa dovrei fare? Con due tette come quelle mi può chiedere qualunque cosa. E la legge me la faccio da me, non devo certo rendere conto a nessuno straccione vestito di pelli, o nessun dio, se è per questo. Venere e Bacco sono gli dei per me, loro non fanno storie.
Poi, che Erodiade sia vipera lo sanno tutti. Se non fosse per lei il Battista sarebbe ancora vivo. Ma lei non perdona, oh, no. Mi sembra di rivedere suo nonno, mio padre, quando parla. La stessa arroganza. Per colpa sua mi sono praticamente rovinato.

Ma un giorno di questi mollo tutto, l’ho detto. Sono stufo di fare sempre quello che dicono gli altri, mio padre Erode, Erodiade, Salomè, Pilato, Tiberio…ma chi sono loro? Chi sono io?

Va bene, adesso basta. E’ mezz’ora che parlo io e tu non hai detto ancora una parola. Meglio, che tu stia zitto, perchè non ho voglia di ascoltare una predica come quelle di Giovanni. Io da te vorrei un miracolo, che so, trasformare questa coppa in una colomba. Sai farlo? No? Lo sai che potrei farti fare a pezzi? Non dici niente? Magari con mio padre avresti parlato. Mio padre sapeva come fare parlare le persone, quel vecchio figlio di puttana.

Ancora zitto, eh? Va bene, sono stufo anche di questo deficiente. Vuoi fare il re di Galilea al posto mio? Allora hai bisogno di un vestito nuovo. Per fare il re il vestito è tutto. E vediamo se te la cavi meglio di me.
Schiavi! Dategli un vestito decente e rispeditelo da Pilato. Sono stufo, stufo di lui, di queste feste, di questo vino, di queste donne e di questi falsi profeti che non sanno neanche fare un miracolo. Come te ne trovo quanti ne voglio. Quanti ne voglio.
Portatemi altro vino, schiavi! Ho bisogno di bere, non di cambiare. Sono il tetrarca di Galilea, il re. E non ho bisogno di nessuno. 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 25 giugno 2009 su Apocrifatti, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. utente anonimo

    Crisi di coscienza di un re terreno,
    agitato dall’oscuro presentimento
    di vivere il momento cruciale
    della storia, in cui tutti gli uomini, dai potenti ai piccoli, saranno messi di fronte a una Persona che si rivela e autodichiara come Re annunciato storicamente, ma di un Regno ultraterreno e sovra-temporale, dunque Re dei re…

    Profondo disagio e sgomento di un re, che ha paura di questa svolta epocale, nella quale sente di essere protagonista involontario,
    comprimario di altri attori, e con essi, semi-consapevoli di ciò che accade (?),
    piccole pedine
    (Erode, Erodiade, Salomè, Pilato, Tiberio…),
    condotto da una mano potente
    a prendere una decisione di tale portata che travalicherà i secoli,
    molto oltre la sua eventuale scelta
    “Assolverlo o condannarlo?”…
    e dover essere ricordato suo malgrado fino alla fine dei secoli per questo, e non potersi sottrarre al peso enorme di tale responsabilità, non poter fuggire lontano in una vita anonima
    da epicureo sottratta al peso immane che lo inchioda:
    ecco, anche Erode è inchiodato alla croce di una decisione gravissima
    (qualunque delle due opzioni scelga),
    inchiodato così già a quella
    Croce che si avanza di lì a poco a inchiodare tutta la storia, per ricapitolare tutte le cose in Colui che ha fatto tutte le cose e che, su quella Croce, redimerà e ricreerà ogni cosa creata,
    e il suo valore, e quello di tutte le vite umane, dall’ Alfa all’Omega,
    essendo il Re dei re e Signore della storia.

    Il Re incriminato di impostura, nel silenzio, afferma la sua Sovranità di fronte a questo re terreno, travolto dall’angoscia di un evento che lo trascende, perchè il suo corso è già deciso da Uno più grande di lui, al cui disegno misterioso anche lui è costretto a collaborare…

    (così, davanti a Pilato, il silenzioso accusato confermerà:
    “Tu lo dici, Io sono Re”)

    ________________

    Marvi

  2. utente anonimo

    E allora… crisi d’identità,
    domande mai rivolte a se stesso prima d’ora:

    ma chi sono loro? Chi sono io?

    così Pilato, davanti al Nazareno, che gli ha appena detto:
    “Sono venuto a testimoniare la Verità”,
    si chiede interdetto
    “Che cos’è la Verità?”,
    ma parlando con se stesso, perchè anche lui non sopporta più il peso
    e la portata del suo potere terreno che sembra sbriciolarsi di fronte alla gravissima
    decisione impostagli: l’Innocente che DEVE essere condannato, provocando così il crollo del monumentale “ius romanorum” con una decisione di somma e inaudita iniquità, in cui la giustizia umana perde la faccia davanti al mondo e alla storia intera:

    “Summum ius summa iniuria”,
    la latinità lo sperimenterà in se stessa, già inchiodata a quella Croce…
    Di fronte al Re silenzioso e non-potente, le potenze umane cominciano a sgretolarsi come colossi d’argilla…
    Così Pilato, inchiodato al suo dovere di stato, percependo la gravità del dilemma “pro” o “contro”, preferirà non decidere,
    e anche lui, strumento inconsapevole di quel Disegno, ne favorirà il corso, dopo aver cercato, come Erode vorrebbe fare, di sottrarsi alla responsabilità, ineludibile, con tutto il Mistero che la opprime e accerchia.
    Dirà così, dopo la tormentosa incertezza:
    “Sono innocente del sangue di quest’uomo. La responsabilità è vostra!”
    Illuso!
    Infatti la storia ricorderà per sempre la sua viltà – proverbiale -, e ha inchiodato per sempre anche lui a quella Croce di salvezza, che lo accusa e a un tempo ne riconosce il posto definitivo, “utile” al Disegno della Redenzione.
    —-

    Marvi

    (Grazie, Berlic.
    “Stupendo” è dire poco su questo ritratto drammatico di Erode, che mi ha suggerito il confronto con Pilato)

  3. Bello. E’ importante mettere in luce il tormento dell’uomo di fronte al proprio peccato e, ancor più, il suo smarrimento di fronte al disegno provvidenziale, che, pur attraverso il proprio peccato, conduce alla redenzione. Per questo lo sguardo del credente, secondo me, pur severo nei confronti delle azioni in sè (ma esistono, poi, le azioni in sè?), deve essere anche ricco di compassione per la fatica di ogni storia personale. La redenzione è una storia che continua a percorrere strade imprevedibili.

  4. utente anonimo

    Stai cercando di dire che le condanne silenziose solo le peggiori, perche’ ci lasciano in balia del nostro giudizio, che e’ sempre il piu’ inclemente (prima o poi)? Eppurtuttavia, certe condotte scoraggiano i cuori e pertanto fanno danni……

    Ciccia

  5. Molto bello Berlicche!
    La descrizione perfetta di una mente meschina che pensa solamente al suo egocentrismo: non ha bisogno di cambiare, perché non lo vuole!
    La paura di perdere il suo potere e troppo grande e così fantastica su eventuali spostamenti e scarica le proprie responsabilità su altri.
    “Perché dovrei cambiare? Io sono il re!”
    Gesù Cristo, centro del mondo, misura di tutte le cose, della vita e della verità non parla e tace: legge nel cuore di Erode e non vi scorge alcuna salvezza.
    Così come il Figlio è la manifestazione dell’amore di Dio Padre per l’umanità, Erode è la manifestazione del libero arbitrio che esclude Dio dalla propria vita e dal proprio cuore, ormai diventato di pietra!
    Giuseppe

  6. Sappiamo per certo che Erode morì in esilio, e che alcuni della sua casa erano cristiani. Non sappiamo cosa sia avvenuto di lui come uomo, come sua salvezza, dopo quel giorno. E’ possibile che il suo cuore sia stato toccato in seguito, come no. Resta il fatto che in quel momento Erode non cercava. Si lasciava vivere dal suo essere re. Come anche noi, talvolta, siamo prigionieri di quello che siamo e troviamo più comodo non cambiare.

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