Con altri occhi: Dio

Cominciamo ad esaminare le parole che destano conflitto e incomprensione in chi le ascolta, perchè l’uso improprio o la manipolazione hanno finito per scalzare il significato originale. E quale più fraintesa di “Dio”?

Oh, se leggendo il titolo avete continuato siete a buon punto.

Se attacchiamo a parlare di Dio ad una persona qualunque – noi per primi – il risultato sarà di solito un moto di fastidio. Usualmente perchè

1-Lo sentiamo come un moralismo. Qualche anima bella che ci viene a fare la predica. Perchè in fondo

2-Io non ho “bisogno” di quel signore dalla barba bianca per avere successo nella vita. Quello dipende dal mio impegno, dalla fortuna, da quanto sono bravo e bello e quindi, se proprio ci fosse bisogno, con Lui me la vedo io. Ma per il resto

3-“Se Dio c’è non c’entra” e quindi lui e te che me ne parli state alla larga. Lo chiamo se ne ho bisogno.

Il risultato di avere concepito il “Mondo senza Dio” è che nella migliore ipotesi percepiamo “Dio senza il Mondo”: un’entità spirituale e vaga che non ha nessun influsso nel reale. Se non influisce è nulla, e che me ne fa del nulla? E quindi tutto quello che riguarda Dio è una fregatura.

Ma rovesciamo un attimo la prospettiva. Io desidero la felicità – tutti la vogliamo. Se pensiamo di trovarla nelle cose di ogni giorno, ci accorgiamo presto che non è così, perchè è una continua fuga in avanti. Voglio il lavoro? Adesso ce l’ho. Sono felice? No, perchè mi manca la macchina. Adesso che ho la macchina sono felice? No, perchè voglio una moglie. Adesso che ho la moglie? Ne voglio una più bella. E così via.

Allora, diamo un nome a questo punto di fuga, a questo qualcosa che se afferrato ci darebbe la felicità. Chiamiamolo…PF.

Senza PF non siamo felici. Ma PF non si riesce a raggiungere; non c’è un solo uomo, storicamente, che l’abbia afferrato. Anche il nababbo più ricco, il re più potente, il playboy più gettonato c’è riuscito. Leggere i rotocalchi per sincerarsene. Quindi, che fare? Ignorarlo? Non si può, perchè lì c’è la nostra felicità. Eppure, se non è afferrabile, vuol dire che è fuori dal mondo, anzi è lo scopo del mondo, il tessuto stesso del mondo.

Facciamo una ipotesi. Che PF sia non un concetto impersonale, ma una entità conscia. Trovare la maniera di rapportarsi con questa entità, questo PF, che costituisce me, che mi fa essere, che è il mio destino e la mia felicità, non sarebbe la cosa più importante che potremmo immaginare?


Questo “tipo” che ha in mano ciò che più m’interessa non chiamiamolo più PF, ma con il nome tradizionale: Dio.

Quindi non un vecchio dalla barba bianca, non un vago essere terrorista che brandisce inferni e paradisi, non un occhio inutile ed ininfluente.
La parola Dio indica Colui che possiede il senso ultimo di me, di ciò che faccio. Questo Dio, quindi, interessa o no?

Dio

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 13 Mag 2009 su meditabondazioni, Senza e con. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. utente anonimo

    Basta sperimentare se questo Pf ti da la vera felicità.

    Poi una contestazione…Tu dici: “Voglio il lavoro? Adesso ce l’ho. Sono felice? No, perchè mi manca la macchina. Adesso che ho la macchina sono felice? No, perchè voglio una moglie. Adesso che ho la moglie? Ne voglio una più bella. E così via.”

    Ipotizziamo che io riesca ad ottenere questo Pf sono felice?
    No perchè una volta ottenuto il Pf non sarò più soddisfatto.

    Come vedi questo Pf è irraggiungibile

  2. utente anonimo

    Però Berlic mi hai ispirato una considerazione.

    Qualsiasi azione degli uomini (tutte nessuna esclusa anche quelle più ignobili) sono fatte con lo scopo di essere felici.

    Su questo hai ragione, l’uomo tende alla felicità e ogni azione che fa è volta alla felicità (almeno nelle intenzioni).

  3. utente anonimo

    Anzi è proprio questa diversa concezione della felicità a provocare i contrasti tra cattolici e non.

    Infatti da una parte c’è il mondo che ti dice che con il successo, i soldi, il potere, la bellezza, la possibilità di divorziare, sarai felice e dall’altro c’è la Chiesa che ti dice che se sei un pezzente, se non fai sesso con tutte ecc ecc sarai felice

    Chi ha ragione?

  4. utente anonimo

    Sono d’accordissimo. Mi trovo in difficoltà solo quando mi si dice: l’uomo è davvero destinato alla felicità? Ad esempio io sto bene così come sto: senza Dio, non brillo di felicità e penso che l’infelicità derivi dal desiderare la felicità, quindi io mi accontento di stare bene, di avere una vita dignitosa e di fare il mio dovere.

    Io ho provato a ragionare in questa maniera ma sinceramente non ce l’ho fatta. Sarà per la formazione che ho ricevuto? L’educazione a un approccio sensibile e umile con la realtà è la premessa per un’autentica ricerca di Dio.
    L’uomo vuole essere Felice? Desidera la Felicità? Perché non tutti sono in accordo circa questo fatto???
    Grazie
    Jap

    P.S. Aristotele dice che l’uomo per sua natura tende al sapere (Metafisica I). Però nell’Etica Nicomachea dice: “Ma, tutto considerato, appare chiaro che dire:’il sommo bene è la felicità’ è una cosa su cui tutti sono d’accordo…”. Ecco, secondo me oggi non tutti sono d’accordo. C’è una seria stonatura poiché se è vero che gli uomini nell’essenza sono tutti uguali allora tutti alla fine desiderano una cosa sola ovvero essere felici; altrimenti bisogna dire che ogni uomo è fatto a modo proprio e ognuno desidera quello che vuole; questa seconda opzione però viene smentita dalla storia e dalla realtà empirica. Quindi forse bisogna ripartire dalla semplice osservazione attenta e dallo studio della storia e degli uomini che più hanno aiutato l’uomo a migliorarsi!

  5. grazie. Come al solito non è una lettura banale neppure per chi condivide quello che scrivi, mi hai toccato il cuore, sono domande che mi sto ponendo alla ricerca della felicità.
    Ed oggi con l’esempio della moglie mi hai fatto anche sorridere

  6. utente anonimo

    L’inizio del post riguardo l’insensatezza dei successi materiali non e’ male, anche se fa molto buddismo… che stiamo valutando il passaggio di sponda? :)

    saluti f.

  7. La fregatura per chi non conosce questo PF se non per sentito dire è che continua aimmaginarselo secondo le proprie strutture mentali.
    Ma se uno ha la fortuna di averne incontrato e di incontrarne la Presenza in modo inequivocabile, scopre che è completamente diverso da come se lo era immaginato…
    La stessa differenza tra essere innamorati dell’amore e vivere un amore vero e duraturo. Ma occorre farne esperienza.
    Altrimenti la fantasia di uno vale la fantasia dell’altro.

  8. utente anonimo

    La cosa più bella è che il “PF” stesso Si fa vicino e si fa trovare da chi lo cerca…
    E le cose “penultime” (macchina, moglie etc.) diventano anche più godibili quando si riesce a porle nel giusto ordine.

    Il_grande_FraTollo

  9. xJap: Ma stai bene così perchè non desideri niente di più, o perchè pensi che di più sia irraggiungibile? Perchè c’è anche questo: si riduce il proprio desiderio perchè si proverebbe dolore a non riuscire a raggiungere quello che si desidera. E’ la posizione buddista (non è così, f?) ma non cristiana: il cristianesimo invita a vivere pienamente il proprio desiderio, perchè se è proprio questa tensione che fa arrivare a PF, cioè Dio. “Duc in altum”, mira alto, salpa per l’alto mare, non fare piccolo cabotaggio. E’ una delle massime che preferisco. Cioè vivere, non vivacchiare. Il cristianesimo non ti dice che non devi godere delle cose, ma che queste cose non sono il PF, ed è meglio togliersi l’illusione. Ma occorre mirare alle maggiori, se si vuole crescere.

  10. utente anonimo

    Perchè mirare alle maggiori?

    Nessuno vorrà negare che dentro di
    sè (ma molto in profondità, sotto le maschere di comodo – a strati – con cui si recita anche per se stessi…)
    cerca sempre, in varie strade la “pienezza dell’essere”.
    (Non credo affatto a chi dice
    “Il non-senso delle cose è ottima conquista”: sta mentendo a se stesso…)

    E Gesù Cristo è il solo che ha il potere di dire, a nostro favore:

    “In verità, in verità vi dico: Io sono la porta delle pecore:
    ………
    se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. *
    Sono venuto perchè abbiano la Vita, e
    l’abbiano in abbondanza“.
    (Giovanni 10, 1-10)
    ……
    *pascolo: dove si placa tutta la fame e la sete della storia.

    “Non solo la vita necessaria, non solo l’indispensabile, quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma la vita esuberante, magnifica, eccessiva, bella, uno scialo di vita, un centuplo. ”

    (Bella la spiegazione di questo passo tratta da
    http://www.bagneri.it/pag/B21_11.html)
    ————

    Escher

  11. Provo a ricollegarmi all’altro discorso sul “peccato orinale”: il “peccato orinale” è una “macchina” che Dio ci ha dato insieme alla nostra libertà, alla possibilità di errare. Questa macchina dà la possibilità di viaggiare e viaggiare genera sete di infinito. È “peccato” perché ci fa pensare che basti il nostro io per saziare la sete. Ma, scontrandoci contro ostacoli o facendo gli incontri giusti ci rendiamo conto che in quella macchina c’è qualcosa che non va: dobbiamo cambiarla ma dobbiamo tenerci la sete di infinito che ci ha trasmesso.
    Riassunto bene?
    Ciao

  12. utente anonimo

    Nessuno ha risposto però.

    Come si fa a sapere che questo Pf esiste veramente e non è una immaginazione?

    Come facciamo a sapere tra tanti Pf qual è quello vero?

  13. Non so, io tutti questi cattolici “felici” mica li vedo. Almeno, più felici della media.

    E – ti stupirà – esistono non cattolici che non vogliono una moglie più “bella” ma che stanno bene con la loro, da tanto tempo.

  14. xCerruti: spero che sia peccato originale…;-)
    uhmmm…diciamo che il peccato è presumere che con la nostra macchina possiamo arrivare ovunque, anche alle Hawaii. E quindi continuiamo a buttarci a mare, arrabbiandoci perchè la macchina affonda…

    xCinas: Mi dispiace, io quei cattolici li conosco. E no, non mi stupisce che qualcuno possa volere tenere la stessa moglie, perchè era un esempio. Magari qualcuno si accontenta della moglie che ha e vuole una macchina migliore, o un governo migliore…

  15. utente anonimo

    Non so, io tutti questi cattolici “felici” mica li vedo. Almeno, più felici della media.

    Concordo Cinas. Ma anche in questi casi ovviamente Berlic non fornirà prove.

  16. utente anonimo

    La gioia di appartenere a Cristo e vivere in Lui, con Lui e per Lui
    è una gioia interiore, non necessariamente esibita con chiasso e risate da clown, ma con “letizia e pace” e realismo tessuto di speranza, giorno per giorno, sia negli eventi fausti che in quelli avversi.
    Perchè “Cristo, nostra speranza,
    è Risorto” (e noi con Lui…)

    ———-

    Marvi

  17. Scusa, ma tendere sempre verso un PF irraggiungibile non mi sembra poi così malaccio. Significa cercare di migliorarsi…Tu hai portato esempi materiali, ma la stessa cosa varrebbe per altre esperienze. Se faccio volontariato per essere felice, inseguo la felicita e nel contempo mi miglioro. Non credo sia così male.

  18. Io devo tirarmi fuori dalla definizione di “uomo qualunque”, magari ti aiuto ad aggiornare le tue statistiche ;)

    1) Di solito sono io a introdurre discorsi inerenti Dio ed etica

    2) Avrei eccome bisogno di un essere che mi rassicurasse, ma in mancanza di fede devo arrangiarmi. Gli errori commessi in passato non giustificano una rinuncia.

    3) L’etica non è un peso. L’unico modo di convivere in pace è condividere largamente un’etica.

    5) Il successo personale di pochi (in termini economici) si paga con le sofferenze di tanti poveracci. Se anche avessi fede chiedere a Dio il successo personale non mi sembrerebbe opportuno. Oltretutto Dio potrebbe avere assegnato alla mia sofferenza un alto valore catartico, e in quel caso hai voglia a chiedere.

    6) Non ho fede, tuttavia tra il coltivare una fede assolutamente personale e il velato divieto di leggere le scritture in autonomia esistono delle vie di mezzo.

  19. x1Anonimo: forse non mi sono spiegato. Non ho detto che è male, in effetti è la natura umana. Il male è credere di poterci arrivare con le tue forze, a questa felicità, perchè sarai deluso. Ci si fissa ad obbiettivi minori (nel linguaggio cristiano, gli “idoli”: denaro, sesso, potere o politica, financo chiesa) e si dimentica che sono solo cose parziali. Quindi subentra delusione, scazzo, e caduta.
    Se faccio volontariato “per essere felice”, ecco, questo è un esempio di idolo: pongo la mia felicità in qualcosa che non me la darà mai piena, ma solo nella migliore delle ipotesi temporaneamente.

  20. Quindi meglio l’idolo “Dio” che aiutare il prossimo. Perchè se il volontariato può diventare un idolo, allora può farlo anche dio.

  21. Conosco tanti cattolici che non sono più felici della media…

    … uno sono io. La croce da portare pesa, pesa…. a volte ho la sensazione che mi si spezzino le gambe.

    Stai tranquillo, Cinas, e anche tu, renzoelucia, non sono così imbecille e masochista da dire a Dio: GRAZIE per le mille piccole e grandi sofferenze della mia vita!

    La mia domanda (se così è concesso esprimermi), è: mi hai dato tanto, e Ti ringrazio, Dio. Ora, permettimi di godere di tutto ciò che mi dài senza essere sul limite del tracollo nervoso e fisico. Ma permetti anche che io sia sempre un po’ “pizzicato” per non dormire troppo sugli allori, permetti che io ricordi la Tua grande Misericordia senza pensare che tutto ciò che ho lo possiedo perché sono figo.

  22. Certo, 1anonimo, anche dio può essere un idolo. Lo è quando lo riduciamo a quello che ci immaginiamo debba essere – vedi questo post. Ma Dio, quello vero, infinito, per definizione no.

    xIcaro: io invece imbecille lo sono! Perchè so che ogni cosa va dove deve andare. E se anche prego che si allontanino da me, e maledico, al momento, so che a distanza di tempo mi renderò conto di quanto bene ci sia stato dentro quel dolore.

  23. berlicche, ovviamente io non volevo dire che non esistano cattolici felici.
    volevo solo dire che non vedo -mediamente – una maggiore felicità in coloro che si dichiarano cattolici rispetto agli altri.

    ho visto, questo sì, maggiore “felicità” nei cattolici convinti – ciellini, pentecostali – rispetto al mondo. ma l’ho vista – uguale, uguale – anche nei militanti di lotta comunista.

    banalmente, il credere fortemente aiuta molto.

  24. Dici che l’hai trovata anche in quelli di LC? Io invece li ho trovati in perenne scazzo e lotta e odio…
    Decisamente non uguale uguale.
    Poi, sai che “dichiararsi” cattolico non equivale ad “essere” cattolico. Ed è “essere” cattolico che fa la differenza. Il ciclo di post di cui questa è la coda verte appunto su questo.

  25. utente anonimo

    Mah Cinas,sarà anche vero quello che dici ,ma la promessa del centuplo qui ed ora io l’ho sentita fare solo nel Cristianesimo,i miei amici comunisti al massimo promettono il sol dell’avvenire.Come cantavano i Nomadi “Noi non ci saremo”.Miiiiiii io voglio esserci invece,la pecora pascerà con il lupo? Ok ! ma se sono morta mi devono resuscitare perchè per meno di questo io non sono disposta a seguire niente.
    Velenia

  26. Cattolici felici, atei più felici, non è una gara, però se devo dire una cosa io ho in mente dei cattolici che invidio, potrei fare i nomi, ho in mente anche dei non credenti con una grande umanità che vorrei avere, spesso nei secondi questa umanità, e anche qui potrei fare i nomi, è da loro usata per i loro fini che spesso non sono all’altezza col loro carisma.

    PFactum

  27. no, non lotta continua. lotta comunista è – davvero, non sfotto – molto più mistica.

    e sono d’accordo con te, i cattolici “totali” sono pochissimi e certamente sono più felici della gente comune.

    quello che dico è che chiunque creda in modo “totale ” è più felice, ma rileva l’atto del credere non l’oggetto.
    tanto è vero che le tue parole degli ultimi post potrebbero essere usate quasi indifferentemente per altre religioni.

  28. xCinas: Altre religioni? Quali?
    Chiunque creda in modo “totale” non è più felice, è solo più impegnato. Tra questo e la felicità passa un abisso. Uno che parla di “Lotta”, e questo implica un disagio odierno e odio per un avversario, e perdipiù in nome di una ideologia fallita storicamente su tutta la linea, cioè il comunismo, come fa ad essere felice? Infatti quelli che conoscevo di loro ai tempi dell’università erano persone tristissime. Quando il muro non era ancora crollato, figuriamoci adesso.

    Solo quello che non ti delude ti può rendere felice davvero.

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