Senza – X – Senza fraintendimenti

Senza senso guidacentroChiesaCristoDioUomocertezzenessunofraintendimenti


Abbiamo visto come seguendo la parabola della conoscenza umana, del distacco dell’uomo da Dio, si sia passo dopo passo giunti a quello che sembra un limite ultimo. E questo limite sia l’abisso del nulla.

Senza parti sempre crescenti del reale, rimosso tutto, non è rimasto che un niente nauseabondo. Ma è questo che avremmo desiderato?

Il cuore dell’uomo brama un senso, e non si accontenta di ogni risposta più piccola dell’infinito. Non una risposta lontana e irraggiungibile, ma vicina, incontrabile. Questo senso a cui esso tende è definito, con una sola parola, Dio. Storicamente, il Dio che si fa incontro umano è il cristianesimo, è la Chiesa.
Questa esperienza è possibile anche oggi, soprattutto dal momento che si sono viste le alternative. Vale però quello che diceva il poeta Juan Ramon Jimenez:

Ora è vero: ma è stato così falso che continua ad essere impossibile”.

Secoli di feroce opposizione al cristianesimo ne hanno deformato le parole e l’immagine, ne hanno storpiato i significati. Talvolta anche all’interno della Chiesa stessa; in ogni caso per noi.


I gatti quando sono nervosi e pronti ad attaccare dimenano la coda; i cani la agitano quando sono felici e vogliono giocare. Nessuna meraviglia che le due specie non si intendano, perchè i segnali degli uni sono costantemente fraintesi dagli altri.

Qualcosa del genere accade anche con il fatto cristiano. La carrellata storica che abbiamo concluso è un punto di partenza per capirlo. Nei prossimi giorni esamineremo i singoli termini, per arrivare a comprenderli: senza fraintendimenti, con occhi limpidi e attenti.


Solitudine

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 12 Mag 2009 su meditabondazioni, Senza e con. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Bene, vengo a sapere che per me* la vita non ha un Senso, che allora la riempio col senso che decido io, e questo senso è immancabilmente il Mio Turpe Interesse.
    Insomma, sono un mostro. Lo sono perché ho la presunzione di credere che sia possibile un’etica laica. Questa sarebbe la massima presunzione: la Presunzione.

    Vengo a sapere che la storia è un’inarrestabile discesa verso l’inferno, che i mali del mondo derivano tutti dalla Presunzione di cui sopra. Che pur vivendo in un mondo sostanzialmente cristiano, i mali del mondo sono dovuti all’illuminismo, perché “secoli di feroce opposizione al cristianesimo ne hanno deformato le parole e l’immagine, ne hanno storpiato i significati”

    Così se faccio del bene è grazie alle mie radici cristiane, se invece faccio del male è colpa della Presunzione laicista.

    Bella lì.
    Esilarante.

    Renzo – il mostro

    *e dico “per me” perché se vale per l’umanità, allora deve valere anche per me, chiunque io sia. Oppure questa è una generalizzazione grossolana.

  2. Se non conoscessi Berlicche come una persona serissima, sospetterei che si sia scritto da solo il primo commento.
    E’ l’esatta dimostrazione che la sua analisi sul fraintendimento è drammaticamente corretta.

  3. No, Renzo, non sei un mostro: sei un essere umano come tutti.
    Questa serie di post non ha voluto indicare dei mostri. Ha voluto fare vedere come, facendo piccoli passetti logici, con la massima buona volontà e buona fede, si può arrivare a giustificare un lager, o l’indifferenza davanti a un lager, l’eutanasia e il nulla. Nessun mostro, lo ripeto: qualcuno più consapevole, altri meno, ma alla fine ci si stupisce che ci si stupisca. Oh, è così logico che non esista una verità!
    E’ il libero arbitrio. Il senso lo vuoi mettere tu? Benissimo, accomodati. La storia è lo spettacolo di chi l’ha fatto. Ripeto ancora, con le migliori buone intenzioni.
    Presumi che sia possibile un’etica laica? Fantastico, questo ti colloca dall’Illuminismo in qua, ma non troppo in qua.
    Il bello di questo blog è che ce li ho tutti: umanisti, illuministi, idealisti, positivisti, comunisti…è divertente vedere in quale stadio della storia umana ogni interlocutore si colloca, come se la storia stessa non fosse andata avanti. Come se ogni stadio non fosse stato presente fin dall’inizio nell’uomo. Fino al suo inizio-inizio: la presunzione di essere come Dio, quello che in gergo cristiano è il peccato originale. L’illuminismo non è “il male”: è solo il momento in cui la menzogna ha cominciato ad autogiustificarsi. Ed è una conseguenza “logica” del rinascimento, conseguenza logica dell’umanesimo…
    Se fai del male è perchè sei un uomo.

  4. Perché il peccato originale si trasmette fin dalla nascita (o dal concepimento?)? Il “voler essere come Dio” è quindi una questione naturale? Non culturale? Quindi non è una colpa, bensì una condizione della nostra natura da cui è possibile l’emancipazione ma da cui inevitabilmente partiamo?
    Saluti cordiali

  5. dal catechismo cattolico:

    404 In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti? Tutto il genere umano è in Adamo “sicut unum corpus unius hominis – come un unico corpo di un unico uomo” [San Tommaso d’Aquino, Quaestiones disputatae de malo, 4, 1]. Per questa “unità del genere umano” tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo. Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutta la natura umana: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1511-1512]. Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l’umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Per questo il peccato originale è chiamato “peccato” in modo analogico: è un peccato “contratto” e non “commesso”, uno stato e non un atto

    Ma se Adamo non è una figura realmente esistita, non è stato un uomi in carne ed ossa?
    Per Vito Mancuso (“L’anima e il suo destino”) il peccato va inteso come “peccato del mondo”, cioè come una delle leggi (la principale legge è positiva: è quella dell’ordine e dell’amore) che goverano la natura. (p.170):
    “Non appena l’energia diviena massa, non appena si determina come corpo, commette necessariamente “ingiustizia”, nel senso che diventare una cosa comporta per ciò stesso non essere tutte le altre (..) Già nell’atto della generazione umana, nell’atto con cui nostro padre inseminò nostra madre, di tutti gli spermatozoi solo il nostro ce l’ha fatta ha dovuto lottare contro gli altri. (..) Si tratta di ciò che il Quarto Vangelo chiama “peccato del mondo” (Gv 1,29)”.

  6. utente anonimo

    A quale scuola di pensiero appartiene Vito Mancuso?
    Come si pone nei confronti del Magistero apostolico bimillenario?

    (Domande utili sempre per evitare “fraintendimenti”
    ….che si ripetono fin dai tempi di Ario…)
    ———–

    Escher

  7. Dopo proverò a spiegarlo, adesso vorrei leggere commenti sui contenuti (i miei dubbi e le risposte del Catechismo e di Mancuso) che ho proposto.
    Cordiali saluti

  8. xCerutti Gino- Intanto un’osservazione: il peccato originale è un fatto, non è una teoria. Ovvero, siamo esseri finiti che cercano di essere infiniti con le loro forze. Lo osserviamo ogni giorno negli altri e in noi stessi. Non è un fatto culturale, perchè non esiste cultura in cui questo sia differente. Quindi è intrinseco in noi.
    Circa Adamo, adesso scandalizzerò qualcuno. Personalmente, ritengo che ci sia stato un “primo uomo”. Prima che qualcuno si stracci le vesti, ricorderò che la scienza ha dimostrato che tutti gli esseri umani discendono da un singolo individuo.
    Non credo che sapremo mai in questa vita come si sono svolti veramente i fatti, se la scelta ci sia stata o no e in quali termini, ma gli effetti li vediamo.
    Mi pare poi che Mancuso – di cui il brano però è troppo corto, per cui potrei sbagliare – sottovaluti o ignori da una parte il libero arbitrio, dall’altra il fatto che non necessariamente il prevalere si configura come peccato originale; per non parlare del sacrificio e della redenzione.

  9. Sei sicuro Berlich che la scienza affermi che discendiamo da un unico individuo? Per lo meno da un’unica coppia, no? E di che genere di ominide sarebbe stata, secondo la classificazione scientifica? Le mie sono domande da ignorante.
    Per conto mio resta il mistero. Non possiamo andare molto più in là del “so di non sapere”. La Genesi può dare indicazioni come racconto mitologico (lo dico, senza ironia, con grande rispetto per la mitologia).
    Per quanto riguarda la domanda di Escher (che ancor prima di entrare nel merito cerca di attribuire etichette, ma si ricordi che Gesù è stato condannato in quanto etichettato come “bestemmiatore”), lascio rispondere lo stesso Mancuso.
    Cordiali saluti

  10. Il discorso sul rapporto tra linguaggio moderno e Chiesa mi ha fatto tornare alla mente ciò che ho ascoltato in un intervento del prof. Bondolfi:

    Un elemento di complessità della discussione sui “confini della vita”, ha proseguito il professore, è dato dall’intersecarsi di competenze diverse. Lo scienziato quando parla di bioetica sconfina spesso nel filosofico e il filosofo sconfina spesso nell’ambito della scienza. Nella cultura dominante è comunque il pensiero teologico-filosofico che “gioca fuori casa”: infatti anche nei documenti vaticani sulla bioetica non si leggono più riferimenti all’anima, ma si trovano argomentazioni biologiche. L’avere già i cromosomi che avrà da persona adulta sarebbe una prova del valore dell’embrione. Si tratta di una deriva “biologicista” dovuta, tra l’altro, alla perdita di presa sulle masse del linguaggio tradizionale della Chiesa e della teologia.

    Ho riportato un mio “resoconto” dell’incontro all’indirizzo http://occhiodirovereto.splinder.com/post/20485664#comment

  11. Rivedendo il filmato di “Otto e mezzo” dopo aver letto più di metà del libro devo dire che in 33′ è difficile completare un discorso, molte cose sono abbozzate e troncate, non permettendo di capirle quanto sarebbe necessario.

  12. Mi sembra che nel tuo discorso vi sia un fraintendimento di fondo.

    Quella “brama di senso” che alberga nel cuore dell’uomo, secondo le concezioni del mondo in cui Dio non trova spazio (razionalismo, materialismo e via discorrendo) è proprio ciò che impedisce all’uomo e alla collettività la precisa e veritiera conoscenza del mondo e delle cose; e la “erosione del senso” dal mondo, con la conseguente secolarizzazione della società, è quanto di meglio l’Occidente abbia saputo offrire. Se poi alla fin fine, dopo avere ben bene “tolto ogni senso” al mondo e dal mondo, ci si trova soli e nudi su questo pianeta vagante negli spazi siderei, bene: non sarà bello, ma è quel che è.

    E’ chiaro che poi questa accettazione di “mancanza di senso” è inizialmente faticosa da accettarsi. Una allegoria molto riuscita di questo arduo processo è
    nel primo film della trilogia Matrix, quando l’eroe finalmente riesce a sciogliersi dalla macchina e a giungere in quello che si suppone essere il mondo vero (e che naturalmente appare come un posto orrendo). Lì, egli viene accolto da Morpheus con una battuta sarcastica: “Benvenuto nel deserto del reale!”. La battuta è diventata anche titolo d’un libro del filosofo Slavoj Žižek (edito in Italia da Meltemi). Che cos’è, nell’interpretazione di Žižek, il “deserto del reale”? È, grosso modo, una sorta di “reale puro”, “depurato” da ogni iniezione di senso fornita dalla filosofia o dalla religione o dal mito, e di conseguenza un reale difronte al quale siamo disarmati; un reale senza fantasmi, senza ideologia, senza niente: nude cose, e stop. Nondimeno, c’è chi giudica la scoperta e l’accettazione di questo “completo deserto di senso” la maggiore conquista della postmodernità.

  13. xCerutti – mi manca adesso il tempo di vedere 8 e mezzo, lo farò appena riesco. Su questo quindi dirò in seguito. Circa la scienza e “Adamo ed Eva”, http://it.wikipedia.org/wiki/Eva_mitocondriale riassume in maniera veloce. Interessante l’altra discussione.

    xLicenziamentodp: Quella brama di senso è ciò che fa muovere l’uomo! Senza di esso non ci sarebbe l’Odissea e Leopardi, la macchina a vapore e internet. Il senso non c’è? E allora a che pro fare poesia?
    Se non c’è senso, allora tanto vale rimanere a fare da “batteria” in Matrix. Per cos’altro si muovono Neo e Morpheus? E’ la Matrice che vuole che la domanda sul senso non abbia senso.
    E se questa è una conquista, che utilità c’è nell’avere conquistato un deserto?

  14. Ci tengo a dire che il precedente commento non è mio.

    Sul fatto che sia la brama di senso che faccia “muovere” l’uomo all’arte e al pensiero, in certi casi indubbiamente è così. Lo era sicuramente per gli edificatori delle cattedrali gotiche, per dire, così come lo era per Piero della Francesca (i cui dipinti sono così “traboccanti” di senso che decifrarli integralmente è un’opera immane: perfino storici e iconologi illustri hanno trovato serie difficoltà). Eccetera eccetera.

    Però, secondo me, lo era molto meno per Leopardi, che tu citi, la cui opera intera è intrisa di un pessimismo spaventoso, al limite del disumano, proprio per via della “mancanza di senso” che lui percepisce nelle cose. Così come mi sembra che altri poeti, come Montale (esempio moderno) e Lucrezio (esempio antico), abbiano costruito la loro poesia proprio su un principio di assenza del senso (“Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”) e sulla impossibilità di qualsiasi consolazione (“nulla paga il pianto del bambino a cui fugge il pallone tra le case”).

  15. (mi riferivo al commento #14)

  16. xLicenziamentodp: Non ti preoccupare dell'(ex) commento 14, è il solito troll.
    Che non si riesca a trovare il senso non vuol dire che il senso non ci sia. E se Leopardi non riesce a trovarlo – ma non sempre: leggi l’inno “Alla sua donna” – è proprio quella mancanza, quella nostalgia che gli fa scrivere. “Dimmi, che fai, silenziosa luna?”
    Scrivere dell’assenza di senso implica già una ricerca. Come dice questa famosa poesia:
    Uno sconosciuto è mio amico
    uno che io non conosco, uno sconosciuto lontano lontano.
    Per lui il mio cuore è pieno di nostalgia
    perché Egli non è presso di me.
    Perché Egli forse non esiste affatto?
    Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza,
    che colmi tutta la terra della tua assenza?
    (Pär Lagerkvist)

    Il dramma della cultura moderna è che non sa o non vuole rispondere a questa nostalgia. E quindi l’ignora.

  17. Mi permetto di dire che il commentatore #12 ha capito ben poco di Matrix, se pensa che quel film volesse andare a parare sulla “mancanza di senso”…

  18. Che cos’è, nell’interpretazione di Žižek, il “deserto del reale”? È, grosso modo, una sorta di “reale puro”, “depurato” da ogni iniezione di senso fornita dalla filosofia o dalla religione o dal mito, e di conseguenza un reale difronte al quale siamo disarmati; un reale senza fantasmi, senza ideologia, senza niente: nude cose, e stop.

    Magari sbaglio, ma credo che anche “depurando” non si possa eliminare Cristo. Cristo non è “fornito dalla filosofia o dalla religione o dal mito”. Cristo è un fatto. Un avvenimento. E’ dunque parte di quel “reale puro”. E ne costituisce il senso in ragione della Sua umanità “piena”. E’ Lui, “l’amico sconosciuto”. Quella pienezza che ognuno cerca, quella “brama di senso” di cui si parlava. Ognuno la cerca a suo modo, al modo di Piero della Francesca o al modo di Leopardi e Lagerkvist. E poi c’è chi, un po’ vigliaccamente, ignora il problema.

    Ah… il bambino è felice tra le braccia dei propri genitori. E’ quell’abbraccio che placa il suo pianto. In essi egli vede, con occhi di bambino, la realizzazione della propria umanità. I genitori sono, per lui, immagine di quell’infinito, di quella pienezza. Sono la risposta alla sua, ancora elementare, ricerca di senso.

  19. @berlicche: ma infatti io non ho detto che l’eventuale “assenza di senso” sia una bella cosa; ed è umano, e naturale, che ci si disperi se si pensa che un senso non c’è, come sovente Leopardi pensava. Mi limitavo a registrare che, secondo più di una scuola di pensiero, la scoperta che non esiste alcun senso delle cose è un dato apprezzabile, una conquista. Io, personalmente, non ho certezze al riguardo.

    @maturin, Piero della Francesca non cercava nessuna pienezza del senso: era convintissimo che quella pienezza fosse in Cristo, e bon. Piero non è un autore dalla fede travagliata come Michelangelo o Sebastiano del Piombo, è un autore dalla fede certissima, geometrica. Le sue opere sono, a più riprese, più che esplicite in tal senso. Un esempio su tutti: nella “Risurrezione di Cristo”, il paesaggio che fa da sfondo, a sinistra di Cristo (ciò che indica: “prima della venuta di Cristo”) è spoglio, denudato, misero; mentre a destra (ciò che indica: “dopo la venuta di Cristo”) è rigoglioso, pieno di vita. Difficile essere più espliciti di così. Si tratta di un autore assolutamente non problematico per quanto concerne il tema della fede e del senso delle cose.

    Che poi Cristo faccia parte del “reale puro” di cui parla Zizek, mi pare (indipendentemente dal fatto che uno abbia fede o no) una fesseria colossale: se così fosse, la fede non avrebbe alcun valore. Il reale puro, inteso come lo intende Zizek, è totalmente privo di componenti metafisiche. E per chi non è credente, la religione – cristiana o altra – non è che mito, fanfola, invenzione: per alcuni è, semplicemente, una funzione consolatoria della psiche umana… ti basti leggere “Breaking the Spell: Religion as a Natural Phenomenon” di Daniel Dennett, per fartene un’idea.

    @ClaudioLXXXI, non mettermi in bocca cose che non ho detto. Lungi da me, peraltro, pensare che il senso di un testo narrativo, cinematografico o letterario che sia, “vada a parare” da una sola parte.

  20. utente anonimo

    ma…se niente ha senso
    e se ciò è una conquista…
    perchè
    “licenziamento del poeta”
    si trova qui?

    “per-ché” ?…
    ………..

    Diogene2

    PS e che vorrà dire “conquista”?

  21. @Diogene2, mi trovo qui perché questo blog stava tra i link di Azioneparallela, e di lì è trasmigrato nella cache del mio browser, sicché ogni tanto ci passo (di solito lurko, però). mi sfugge il legame però tra una faccenda seria come l’esistenza, o inesistenza, del senso delle cose, a un fenomeno così labile e scarsamente rilevante come la mia presenza qui (o altrove).

  22. (mi scuso per la pessima sintassi, ma sono al lavoro e scrivo di fretta)

  23. utente anonimo

    ti “sfugge” il legame…
    proprio così.
    (per ora)

    ———-
    Diogene2

  24. xLicenziamentodelpoeta: credo che tu abbia frainteso maturin, o forse il concetto di fede che esprime (ah, le parole…), cosi come maturin ha frainteso la riduzione che fa Žižek. Žižek riduce la realtà ad un substrato inconoscibile, su cui si accampano le nostre definizioni, ma così facendo restringe il reale stesso ad un meccanicismo puro di cui lui stesso pone i limiti. In effetti di fatto per lui la realtà è così orrorifica che la facciamo diventare immaginaria, quindi una costruzione in ultima analisi arbitraria. Ma il tessuto di questo reale comune qual’è? Se Cristo è stata una persona vera, se i miracoli sono stati veri e verificati, se Lui stesso era Dio allora negare la sua appartenenza al reale-reale, autodefinito deserto, equivale a “bianchettare” la sua figura aprioristicamente. Nel reale immaginario se tutto è una costruzione autogena non avviene niente perchè niente può esulare da quello che già si conosce. (qua però il discorso si fa molto lungo).
    In sostanza invece la fede è l’adesione ad un fatto reale, ma di cui non sono diretto testimone; esige una realtà, se no sarebbe inconsistente.
    Dennett non l’ho letto, me lo procurerò, anche se credo che sarà un già visto.
    Per concludere, la presenza non è mai un atto scarsamente rilevante. Per nessuno. Perchè se non ci siamo, che senso possono avere le cose?

  25. xCerrutiGino: Mancuso, Ohmygosh. Ho visto il video. Un pelagiano protestante con venature gnostiche che, in fondo, non è neanche più cristiano.
    Il solito filosofo che vuole rifondare il mondo sulle sue idee. Poarello.

  26. Perché protestante?
    Perché fa “teologia laica”? Non è questo un buon modo per comunicare con chi cristiano non è?
    Perché nella sua ricerca è libero rispetto al magistero? Mancuso fa notare che lo stesso magistero si è contraddetto (p.35):

    Nel 1832 papa Gregorio XVI so¬stenne con queste testuali parole che la libertà di coscienza in materia religiosa era un delirio: “Da questa inquinatissíma i fonte dell’indifferentismo scaturisce quell’assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire per ciascuno la `libertà di coscienza”‘ (ex hoc putidissimo “indafferentismi” fonte absurda illa fluir ac erronea sententia, seu potius deliramentum, asserendam esse ac vindicandam cuili¬bet “libertatem conscientiae”. (…) La svolta è giunta con la Dignitatis humanae, il docu¬mento più sofferto del Concilio Vaticano II, approvato pro¬prio nel giorno della chiusura, l’8 dicembre 1965.

    Sicuramente non è luterano, perché crede nel “valore salvifico del mondo”, mentre Lutero -se non sbaglio- aveva sfiducia nella natura e affidava tutto alla Grazia.

    Per quanto riguarda il suo essere cristiano (p. 134):

    È questo amore che la mia religione pone quale sorgente e meta dell’essere. Il cuore della religione cristiana è l’idea che il Principio Ordinatore del mondo (il Logos) rimanda a un Principio Personale (il Dío trinitario). La mia religione dice che il Logos impersonale immanente al mondo si è manifesta¬to come persona, perché c’è stato un uomo, Gesù di Nazaret, che l’ha perfettamente riprodotto in se stesso, ha perfetta¬mente attuato in sé e fuori di sé la logica dell’armonia cosmi¬ca, la relazione ordinata, che nel suo vertice si chiama amore. Lo ha fatto al punto tale che guardando a lui è possibile coni¬prendere che il Principio Primo dell’essere è in se stesso rela¬zione (in questo senso è trino) ed è in se stesso amore (in que¬sto senso è uno). Nell’evento dell’incarnazione del Logos è contenuta la più alta custodia, del mistero della persona uma¬na. Questo è il cuore del Cristianesimo, questo è ciò che esso ha consegnato all’Occidente, la terra dove, non certo a caso, sono nati i diritti dell’uomo.

    Sicuramente le tesi di Mancuso sono discutibili, a tratti veramente poco convincenti, ma, a parer mio, lo liquidi un po’ troppo sbrigativamente.
    Ricordo che anche Rosmini è stato messo all’Indice. Più di un secolo dopo è stato proclamato beato.
    Il Santo proibito: occhiodirovereto.splinder.com/post/14596671

    Personalmente credo che, almeno in questa vita, non potremo conoscere la Verità fino in fondo. Quindi di fronte a chi, coma Mancuso ma anche come il Catechismo, entra troppo in dettagli resto perplesso.

  27. Ha scritto inoltre Mancuso (cap. 9 – . Chiarimenti alla coscienza cattolica):

    Per quanto questo libro di teologia si svolga al cospetto della coscienza laica, o forse proprio per questo, ritengo necessario un chiarimento preliminare della mia prospettiva per i credenti, in particolare per chi, come me appartiene alla Chiesa cattolica. Pubblico il libro con la chiara consapevolezza che alcune affermazioni in esso contenute sono da ritener¬si, alla luce dell’attuale configurazione della dottrina cattolica, formalmente (io ritengo solo formalmente) eterodosse.
    Prima di entrare nel merito dei contenuti, occorre discutere il problema a livello di metodo: com’è possibile criticare pubblicamente alcuni dogmi della Chiesa e voler rimanere quello che sono felice di essere, cioè un figlio della Chiesa? Com’è possibile essere cattolico e insieme prendere le distanze pubblicamente da alcune parti della dottrina cattolica?
    Ha scritto un vero credente:
    La gente comune ha il potere di non pensare a ciò che non vuole pensare… così si conservano le false religioni; ma, presso molte persone, anche quella vera. Ci sono alcuni però che non hanno il potere di impedirsi di pensare e che, quanto più lo si proibisce loro, tanto più pensano. Costoro si liberano dalle false religioni, ma, se non trovano discorsi saldi, anche dalla vera.
    È un pensiero di Blaise Pascal, il numero 668 secondo l’e¬dizione Le Guern. Non so se vantarmene o dolermene, se sia un dono dello Spirito o una tentazione, di fatto io sono uno che non ha il potere di impedirsi di pensare. Guardo il mondo, e lo penso. Più è oscura la visione, più desidero sia illuminata dalla luce della ragione. Io amo la luce, sotto ogni punto di vista. Da teologo poi, guardo la realtà e la penso alla luce di Dio, alla luce che è Dio, ho Theos phos estin, “il Dio è luce”, dice Giovanni 1, 5.
    (…)
    Io credo che il Cristianesimo sia la più alta verità che agli esseri umani sia dato attingere, ma credo al contempo che avesse perfettamente ragione Simone Weil quando diceva che “bisogna ripensare daccapo la nozione di fede”.
    (…)
    Pubblico il libro con la speranza di venire confutato. Insegna Platone che “la confutazione è la madre di tutte le purificazioni”.

  28. Grazie Berlic per la precisazione.

    Ringrazio Licenziamento.
    Mi dispiace averlo frainteso.
    Mi dispiace che abbia frainteso.

  29. x Cerutti: Circa Mancuso, mi hanno destato molta sorpresa ascoltandolo alcune affermazioni palesemente errate espresse durante l’intervista (non chiedetemi adesso quali sono, ho passato la notte in bianco e so a stento come mi chiamo io). Stupito perchè non mi aspettavo simili cadute da un accademico, spero di avere capito male io. Ed anche quell’affermazione sul magistero è errata, perchè non tiene per niente conto del cambio di significato e di contesto delle due affermazioni. Magari sarà interessante in un prossimo post andare a ripigliare il Sillabo punto per punto e far vedere appunto quello che sto cercando di fare in questo post, cioè come il linguaggio può influire sulla percezione del mondo (su questo Žižek non ha torto).
    Rosmini ha criticato la Chiesa ma l’ha fatto dall’interno; ed infatti sta diventando santo. Mancuso se ne pone fuori, e per questo, se non cambia, si perderà come tanti altri prima di lui. Per questo ho usato il termine “protestante”.
    Pelagiano perchè pensa sia possibile salvarsi da sè. Gnostico perchè pensa che la salvezza arrivi da una conoscenza.
    Per il resto, ho avuto la netta impressione che – mi si scusi il termine – ciurlasse nel manico. Ma forse è solo un’impressione.

  30. @berlicche, è possibilissimo che io abbia frainteso @maturin e/o il senso di fede che esprime. Mi sembra che tu invece abbia bene inteso il pensiero di Žižek, fino ad un certo punto. Egli afferma più precisamente che uil “reale puro” è sì un luogo così orrorifico da non poter essere esplorato e inteso a fondo; tuttavia sostiene che la filosofia debba svolgere, in questo luogo inquietante, delle prudenti funzioni esplorative (cfr. il suo libro “Distanza di sicurezza. Cronache del mondo rimosso”)

    Naturalmente per il cristiano “Cristo è stata una persona vera, i miracoli sono stati veri e verificati, Lui stesso era Dio”, ma queste cose sono vere, appunto, per chi crede. La concezione del reale che Žižek presenta è incompatibile con il cristianesimo, ma anche con tante altre cose: ad es. è incompatibile con una laicità di tipo spinoziano, che si proponga di “attraversare la vita non con paura e pianto, ma in serenità, letizia e ilarità”. Per Žižek la vita è un territorio sinistro, ostile, che si può attraversare solamente a fucile spianato (metaforicamente, s’intende).

    Quanto a Dennett, il suo libro dà esattamente ciò che promette: uno studio naturalistico della religione. E il punto di un simile studio sta nell’analizzare un oggetto nelle sue manifestazioni osservabili. Un credente può trovarlo sgradevole, poiché Dennett definisce la religione come la religione come un insieme di credenze a proposito di agenti “soprannaturali”. Tuttavia a me sembra una definizione sensata e prudente. Dennett mira a spiegare i fenomeni religiosi in una luce antropologica. In nessun momento della sua ricerca egli si pone l’obiettivo, peraltro poco interessante, di dimostrare che Dio non c’è.

  31. Non conosco così bene Žižek, mi limito ad osservare che se la realtà è una costruzione mentale immaginaria allora anche la sua filosofia lo è ;-)
    Da essere umano, sono assai più interessato a viverla la vita, nel miglior modo possibile, partendo da quelo che ho: cioè la realtà e l’osservazione di essa (come già ieri, mi devo limitare a forza perchè ci sarebbe moltissimo da dire e discutere su questo)
    Su Dennett, sospendo il giudizio in attesa di leggerlo. Non mi fa problema che si analizzi la religione in chiave antropologica, purchè si sia pronti a riconoscere quando invece subentra l’oggettività del reale.

  32. berlic: “Mancuso se ne pone fuori”
    Lui dice di restare all’interno della Chiesa, pur criticando alcune dottrine (“com’è possibile criticare pubblicamente alcuni dogmi della Chiesa e voler rimanere quello che sono felice di essere, cioè un figlio della Chiesa?” alla risposta a questa domanda dedica un capitolo) e finora non è stato scomunicato.
    Per la Chiesa, ad esempio, l’anima è trasmessa a ogni singolo individuo da Dio. Per Mancuso è trasmessa dai genitori, a un livello “base”, e poi si sviluppa gradualmente, grazie alle esperienze, alla grazia, alla condivisione con altri. La creazione dell’anima da parte di Dio sarebbe quindi indiretta, perché tutto è stato creato da Dio, ma l’anima nascerebbe dal basso.
    A detta di Mancuso, la posizione di Rosmini era molto simile. Questa sera cercherò di riprendere in mano il libro di Dossi per controllare se conferma la cosa.
    Molte idee lasciano perplesso anche me: ad esempio il discorso che nel filmato Mancuso fa sulla “funzionalità” del cristianesimo. La Verità, come una persona, non può essere ridotta a strumento. Ma tieni conto che a “8 e mezzo” sono stati accennati (spesso troncando a metà il discorso) un po’ tutti gli argomenti approfonditi nel libro, che ha quindi tutt’altro respiro.

    Da http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2008/02/322738.shtml
    L’altra posizione, nota come traducianesimo spirituale, è quella alla quale aderisco. Essa afferma che la sostanza spirituale dell’anima deriva dall’anima e dal corpo dei genitori nello stesso momento della generazione del corpo. Si tratta di un punto di vista condannato da Pio IX quando in epoca moderna venne assunto da teologi quali i tedeschi Georg Kermes e Jacob Frohschammer e l’italiano Antonio Rosmini, ma che nell’epoca patristica era sostenuto da autorevoli padri della Chiesa tra cui Gregorio di Nissa. Questo grande Padre della Chiesa, uno dei fondatori della mistica cristiana, scriveva che il seme umano
    “si sviluppa e si manifesta secondo l’ordine fissato, fino alla sua completezza, senza dover aggiungere a tal fine nulla che venga dall’esterno; esso progredisce da se stesso, regolarmente, verso il suo stato di perfezione. È quindi giusto dire che né l’anima esiste prima del corpo né il corpo esiste senza l’anima ma per entrambi non vi è che una sola origine. A considerare le cose su un piano superiore, questa origine si fonda sulla prima volontà di Dio; da un punto di vista meno elevato, essa ha luogo nei primi istanti della nostra venuta al mondo”.
    È significativo notare che questa visione oggi ritenuta eterodossa era fatta propria dalla maggior parte dei padri occidentali, come si viene a sapere attraverso san Girolamo e sant’Agostino. Agostino, infatti, si riferisce a Girolamo dicendo che “propendeva più verso il creazionismo che non verso il generazionismo”, ma che “nello stesso tempo ricordava pure che l’opinione più comune nella Chiesa d’Occidente è che le anime vengano trasfuse nei figli attraverso la riproduzione generativa”. È altrettanto significativo sapere che questa è la posizione oggi assunta dalla Chiesa ortodossa, la quale ritiene che “sia il corpo sia l’anima ricevono il loro inizio simultariamente e maturano insieme, e che l’anima deriva dalle anime dei genitori, così come il corpo deriva dai corpi dei genitori”.

  33. Beh, il vantaggio di uno studio antropologico – se ben fatto – è proprio quello di dedurre quanto più possibile all’osservazione spassionata dei fatti. Chiaro che poi esiste una soglia oltre la quale, con questi presupposti, non si può andare.

    Mi spiego con un esempio: se io facessi uno studio antropologico sul comportamento dei manager, probabilmente emergerebbe il dato che i manager tendono ad avere fiducia nei mercati (siccome di mestiere faccio il manager, posso dire che sì, è vero, i manager tendono ad avere fiducia nei mercati). Il limite di uno studio di questo tipo è che non può rispondere alla domanda: “Ma questa fiducia, è ben riposta?”, perché esulerebbe dal proprio campo.

    Allo stesso modo Dennett non cerca di rispondere alla domanda: “Dio esiste?”, se non rilevando che non ve n’è certezza dimostrabile (dunque, per credere che Dio esista serve la fede). Dennett si limita a parlare del fatto che gli esseri umani sono “predisposti” a credere per via di fattori psicologici, culturali, e via discorrendo; e analizza questi fattori.

  34. (peraltro, aggiungerei io, non occorre essere credenti per professare una religione: per es. io non mi definirei “credente”, visto che sono a dir poco scettico nei confronti della fede, né seguo i precetti della religione cristiana…
    però sono andato a scuola dagli orionini prima e dai gesuiti poi; ho frequentato l’oratorio; ho fatto la cresima; mi sono sposato in chiesa; e se tornassi indietro, potendo scegliere, rifarei le medesime cose)

  35. xCerutti: non avendo letto il libro non posso scendere i particolari, ma Mancuso dovrebbe sapere che sei fuori dalla Chiesa nel momento in cui non accetti i dogmi che ne sono alla base. Non è questione di scomunica o no, se no la Chiesa sarebbe occupata 24/24 a scomunicare, mentre è molto più occupata, giustamente, a comunicare. Non è peccato essere d’opinione diversa fino a quando il dogma viene fissato; dopo, sì. E’ questa una delle cose che mi specie di Mancuso: sembra che si sia costruito “a tavolino” una posizione prendendo pezzi da tutte le maggiori eresie, e poi pretenda di stare ancora dentro la Chiesa. Non si capisce se ci è o ci fa.
    Il fatto dell’anima che citi, francamente, mi sembra abbastanza lana caprina.

    xLicenziamentodp: allora Dennett potrebbe essere più interessante del previsto. Tra parentesi ho postato su qualcosa di simile qualche giorno fa.
    E no, non bisogna essere credenti per professare una religione; ed è per questo che il cristianesimo, nel suo strato profondo, non è una religione ma un fatto.

  36. Il cristianesimo, nel suo strato profondo, non è una religione ma un fatto.

    Occhio Berlic! “fesseria colossale” in agguato…;-)

  37. Bè, Maturin, l’ha detto anche BXVI…da quel lato sto parato ;-)

  38. Riporto da “Il Santo proibito” di Michele Dossi, ed. Il Margine (p. 178):

    La strada era ormai aperta e la condanna giunse puntuale con il decreto del Sant’Uffizio, datato 14 dicembre 1887, noto come Post obitum dalle parole con cui iniziava. Esso dichiara che «dopo la morte di Antonio Rosmini» furono estratte dai suoi libri, specialmente postumi, e sottoposte al giudizio della Santa Sede «non poche proposizioni» che ai proponenti «non sembravano conformi alla verità cattolica» («baud consonae videbantur catholicae veritati»). La Congregazione del Sant’Uffizio, dopo accurato esame, aveva emesso dunque il seguente giudi¬zio: quaranta proposizioni estratte dalle opere di Rosmini «si dovevano riprovare, condannare e proscrivere, nel senso proprio dell’autore» («in proprio Auctoris senso). Seguiva l’elenco delle proposizioni rosminiane condannate.
    Le accuse fondamentali rivolte a Rosmini nel Post obitum sono le seguenti: ontologismo, cioè afferma¬zione che l’uomo ha una conoscenza naturale diretta e immediata di Dio; fraintendimento della dottrina cattolica relativa alla creazione, con conseguenti esiti panteisti; errori sull’origine e la natura dell’anima umana, che Rosmini riterrebbe generata dai genitori (generazionismo) e non creata direttamente da Dio stesso; scorretta enunciazione del dogma della Trinità e negazione del suo carattere di mistero; errori in merito al dogma dell’Incarnazione, in particolare affermazione dell’esistenza in Cristo di due persone, l’umana e la divina (antica eresia nestoriano), anziché, come vuole il dogma, di una sola persona con due nature.
    Sono segnalati poi errori relativi alla dottrina dei sacramenti: sul battesimo, Rosmini è accusato di sostenere che, mediante il battesimo, nell’anima del cristiano si imprime lo stesso Verbo divino; sull’eucaristia, è affacciata tra le altre l’accusa secondo cui nella dottrina di Rosmini il pane e il vino eucaristici rimarrebbero nella loro entità, cioè non muterebbero pienamente la loro sostanza nel corpo e nei sangue di Cristo. II peccato originale sarebbe ridotto da Rosmini a disordine di natura puramente fisica. Dell’immacolata concezione Rosmini direbbe che essa non ha origine da un’azione di Dio, ma da una trascuratezza dei demonio. Egli inoltre avrebbe inteso l’azione salvifica di Dio non come infusione di una vita nuova, ma come un’imputazione di innocenza puramente esteriore. Inoltre negli scritti rosminiani vi sarebbe la soppressione della differenza tra ordine naturale e ordine soprannaturale (l’intuizione dell’essere ideale diverrebbe una sorta di accesso conoscitivo naturale al soprannaturale). Infine sono condannate alcune proposizioni sulla dottrina della visione beatifica (Dio non sarebbe visto dai beati in pienezza ma solo in parte e relativamente al creato).

    Con una Nota su Rosmini la Congregazione per la dottrina della Fede nel 2001 cercò di spiegare che la condanna non si riferiva a Rosmini ma all’interpretazione di alcune frasi, ma mi pare poco convincente visto che il “Post obitum” recita:
    “Pertanto, come è costume della Suprema Congregazione, impreso un esame diligentissimo, e fatto il confronto di quelle proposizioni con le altre dottrine dell’Autore, massimamente secondo che risultano chiare dai libri postumi; giudicò doversi riprovare, condannare e proscrivere, nel proprio senso dell’autore, come di fatto con questo generale decreto riprova, condanna e proscrive le seguenti proposizioni”.
    da http://www.rosmini.it/Objects/Pagina.asp?ID=25

    O cosa vuol dire “nel proprio senso dell’autore”?

  39. xCerutti: Queste proposizioni condannate, Rosmini le ha sostenute pubblicamente contro la Chiesa? No; infatti tutte le volte che sono sorti dei dubbi su questioni del genere lui si è ritirato, ha dato ragione alla Chiesa. Tra le sue “formule della felicità” troviamo: Rivolgere tutti i propri pensieri ed azioni all’incremento e alla Gloria della Chiesa di Gesù Cristo e Rimanersi in perfetta tranquillità circa tutto ciò che avviene per la divina disposizione – non solo riguardo a sé, ma anche alla Chiesa di Cristo, operando a pro di essa dietro la divina chiamata.
    Il santo non è colui che non sbaglia, ma colui che ama la verità, Dio, più della sua opinione, di se stesso. Il che non mi pare proprio vero per qualcun altro…

  40. Il punto è: considerando che non ha mantenuto sempre “la stessa linea”, non possiamo prendere in considerazione l’ipotesi che può sbagliare anche la Chiesa cattolica? Tu ovviamente pensi che, almeno per questioni di fede e morale, non sia possibile; io il dubbio ce l’ho.
    Ciao

  41. La Chiesa cattolica, come gli uomini che la compongono, può sbagliare su tutto: tranne che sull’essenziale.

  42. utente anonimo

    Commentino veloce veloce,considerando che di filosofia ne so ben poco e di teologia idem :
    1) non c’è bisogno di dotte disquisizioni per accorgersi che il peccato originale esiste e si trasmette, basta guardare alla propria esperienza:come già diceva San Paolo quante volte vedo il bene e lo approvo e invece faccio il male!
    Per es. so bene che in oquesto preciso istante dovrei sbrigare una decina di pratiche che giacciono sulla mia scrivania ma trovo più interessante stare qui a postare, e via discorrendo, si potrebbero fare milioni di esempi riguardo ai figli,al marito ecc.Hanno tutti una costante :l’umiliazione di non riuscire a realizzare un bene intravisto e desiderato.Se questo non è il segno di una natura ferita dall’origine ditemi cos’è? non volete chiamarlo peccato originale? Chiamatelo Pinco Pallo, non cambia la sostanza.Come si trasmette? Boh,magari fra qualche centinaia di anni gli scienziati scopriranno qualche piccola increspatura nel DNA umano fino a quel momento sconosciuta:magari una delezione infinitesima o una traslocazione di un pezzetto di gene comune a tutta l’umanità.
    2)Vent’anni fa, quando mio padre voleva costringere mia sorella ad intraprendere degli studi che lei non voleva fare ,io gli scrissi una lunga lettera in cui concludevo: Il corpo lo danno i genitori, l’anima la dà Dio.
    Meno male che a quei tempi Vito Mancuso era uno sbarbatello e non rompeva con queste sue teorie a seguire le quali si ritornerebbe allo jus vitae ac nescis dei padri sui figli (come del resto teorizzato da parte della Bioetica contemporanea).Diritto di vita e di morte che cessò proprio con l’espandersi del cristianesimo : è azzardato pensare che i cristiani proprio perchè sapevano di non essere padroni delle anime dei loro figli, sapevano di non poter essere padroni dei corpi ?
    Velenia

  43. Chiesa e comunicazione[..] Riporto da http://www.usmi.pcn.net/interviste/intervista06_08.htm un passaggio di un’intervista a Cristina Carnicella. Lo stile comunicativo di Benedetto XVI è certamente diverso da quello di Giovanni Paolo II. In che cosa si differenzia secondo lei? [..]

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