Senza – II – Senza guida

Senza senso guidacentroChiesaCristoDioUomocertezzenessunofraintendimenti


Inutile cercare di negarlo: l’Europa è venuta su impastata di cristianesimo.


Unificata da un popolo guerriero, i romani, nel momento in cui il loro modello economico e sociale è andato in crisi e popoli con una storia e cultura molto diversi hanno preso il sopravvento essa era ancora ben lontana dall’essere persino un nome.

Un impero, una società di qualsiasi tipo, piccola o vasta, regge finchè c’è un’idea o un ideale che riesce a tenerla insieme. Quando questa, magari incarnata da una persona eccezionale, viene meno, tutto si sfascia; perchè nel tempo antico non si pensava che gli uomini potessero collaborare ad un fine comune. Cercate nella storia: è nazione contro nazione, popolo contro popolo, tribù contro tribù fino da quando c’è memoria. I re fanno la guerra tra loro, facendo pausa solo quando non hanno eserciti bastanti. Il barbaro, cioè chiunque altro, è costantemente al confine. Nessuna pietà per i vinti, che sono massacrati o resi schiavi. Non troverete eccezioni a questo.

L’impero dei primi secoli è fatto di gente che non crede più in niente, di popoli recalcitranti e di generali in cerca di potere. Nel volgere di pochi anni questo mondo che sembrava immutabile, fatto di piaceri e lussi, di grandi città e commerci fiorenti, di tecnica e industria, crolla. Nel mondo antico non c’è una guida che lo possa tenere insieme.

Ma, in mezzo all’insicurezza generale, sono uomini mossi dalla fede che lavorano per ricostruire strutture e vita.

Nelle città in rovina e spopolate sono le chiese i punti di aggregazione, di aiuto ai bisognosi, così come nelle campagne inselvatichite sono i conventi, il lavoro dei monaci. Prendendo i mattoni dell’Impero e le pietre dei popoli invasori, unendoli con la calce della fede e operosità, con il perdono reciproco e la misericordia che solo il cristianesimo può portare viene costruita una nuova civiltà.
Ogni terra dell’antico dominio si scopre unita da qualcosa che va oltre l’appartenenza ad una nazione. Si scopre popolo, fatto di fratelli; e i secoli seguenti serviranno poco alla volta a comprendere cosa ciò comporta.

monaci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 aprile 2009 su meditabondazioni, Senza e con. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. “Un’ideale” senza apostrofo. Senza retorica, poi, sarebbe meglio. Però crollerebbe il post.

  2. Grazie per la correzione, anonimo, non avevo fatto in tempo a rileggerlo meglio. Circa la retorica, perchè senza crollerebbe il post? Qual’è, esattamente, la parte che non è corretta? E qual’è la retorica?

  3. “Nel volgere di pochi anni questo mondo che sembrava immutabile, fatto di piaceri e lussi, di grandi città e commerci fiorenti, di tecnica e industria, crolla. Nel mondo antico non c’è una guida che lo possa tenere insieme”.

    Neppure il cristianesimo, dunque, visto che al momento del crollo era già religione di Stato…

  4. Un post su cui sono d’accordo. Anche da non credente ammetto di essere completamente imbevuto di cultura cristiana, per quanto riguarda valori e senso del bene o del male. Solo su una cosa dissento. Non mi smebra che l’avvento del Cristianesimo abbia migliorato di molto la convivenza tra nazioni: guerre c’erano e guerre ci sono tutt’ora. Anzi forse è stato più l’Illuminismo a limitare le guerre in Occidente.

  5. @ 1 anonimo

    in realtà è dall’Illuiminismo abbiamo conosciuto i peggiori eccidi della storia: il Terrore giacobino, la Grande Guerra, gulag, lager, Seconda Guerra Mondiale, la bmba atomica ecc ecc

    Le grandi guerre si sono scatenate proprio quando si è voltate le spalle al cristianesimo

    L’oste

  6. Non parlo di grandezza. Allora crociate e stermini di gruppi eretici sono meno importanti perchè sono morte meno persone? Però è dal secondo dopo guerra in poi, quando si sono sviluppati nelle loro caratteristiche attuali gli stati moderni, che il numero di guerre in Occidente è scemato. E mi pare innegabile che lo stato moderno sia figlio dell’Illuminismo.

  7. utente anonimo

    Grazie per la correzione, anonimo, non avevo fatto in tempo a rileggerlo meglio. Circa la retorica, perchè senza crollerebbe il post? Qual’è, esattamente, la parte che non è corretta? E qual’è la retorica?

    Si scrive qual è…si scrive qual è non qual’è.
    Mi sa che Asmodeo non aveva tutti i torti

    http://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/gramm01_qual.html

  8. Per Ut2006: La struttura dello stato romano verso la fine dell’Impero prescindeva totalmente dalla religione. Giustamente, peraltro: il ruolo del cristianesimo non è quello di “taccone” ad una entità politica. La mentalità della maggioranza dei cittadini imperiali, però, è esattamente uguale a quella di prima; e mancano totalmente quelle strutture – ospedali, ospizi, ricoveri, scuole, orfanotrofi – che saranno sviluppate nel corso dei secoli successivi. Ci sarebbe da parlare per ore, su questo. Nell’istante in cui l’autorità politica cessa (per invasione, o disordine centrale) il vescovo che è il referente per questo tipo di attività caritative, ed è la sola autorità che non fugge comincia a diventare anche autorità poli-tica. L’incontro con il cristianesimo è quindi spesso la verifica che la vita con questo approccio è migliore, più bella che altrimenti. Sul cambiamento che ciò causa di più domani.

    x1Anonimo: il primo atto di Illuminismo realizzato è il terrore Vandeano, dove per la prima volta da molti secoli in europa si realizza il genocidio di un popolo. La coscrizione obbligatoria segna un punto di svolta con il passato, preparando i massacri dei due secoli successivi. Al contrario, nel medioevo per la prima volta assistiamo a guerre regolamentate da accordi specifici; la Chiesa addirittura stabilisce in quali giorni e quali mesi si possa lecitamente battagliare, di fatto poche settimane all’anno. Per la prima volta i vinti non sono massacrati o resi schiavi, ma liberati o riscattati. La cavalleria è il punto più alto di questa concezione (e, non a caso, al tempo di Cervantes questo è già passato, ma ci torneremo). Tutto questo perchè l’altro è un fratello, non solo un nemico. Poi, dato che l’uomo è quello che è, le guerre non cessano così facilmente…

  9. OT: su “qual’è” o “qual è” io sono stato educato alla prima, e quindi mi è estremamente difficile correggermi – ringrazio per queste segnalazioni, facendo peraltro notare che non tutti però sono d’accordo con questa impostazione, come si evince anche dall’articolo segnalato. Io, poi, sono grande estimatore di Monelli…

  10. Distinguerei attentamente tra ciò che l’Illuminismo ha provocato e l’Illuminismo in sè. Mi stai forse dicendo che non ti riconosci negli ideli illuministi? Alla fine sono alla base della nostra società e della nostra Costituzione…

  11. “La mentalità della maggioranza dei cittadini imperiali, però, è esattamente uguale a quella di prima”.

    Mah, non sono tanto convinto. I convertiti al cristianesimo erano tantissimi, e della profondità della loro adesione testimonia la risposta alle persecuzioni. Probabilmente ci credevano più allora di oggi… In base a che cosa pensi invece che “l’impero dei primi secoli è fatto di gente che non crede più in niente”?

  12. x1anonimo: no, non solo non mi riconosco negli ideali illuministici ma li considero una delle più grandi disgrazie dell’umanità…come spero di dettagliare in questa serie di post.
    E le conseguenze derivano da ciò che è.

    xUt2006: esistono delle statistiche – imprecise finchè si vuole, ma tutto sommato abbastanza significative – sulla diffusione del cristianesimo negli ultimi anni dell’impero romano. Numericamente i convertiti non erano moltissimi rispetto alla gran massa del popolo, specie nelle periferie, ma certamente molto più attivi rispetto ai fautori della vecchia religione che erano realmente pochi. In ogni caso i vertici imperiali, allora come oggi, ne erano ben poco toccati. E’ la struttura stessa dell’Impero a non potere reggere, perchè concepita su un’economia schiavista – quindi espansiva e impossibile da mantenere a lungo -, su linee di comunicazioni ormai troppo lunghe, su un tipo di esercito non più sostenibile, e in ultima analisi sulla forza bruta nei rapporti. Suggerisco di andare a leggere la reazione di S.Agostino al sacco di Roma, 410, sintetizzato poi nel “De Civitate Dei”, per capire meglio il punto.

  13. Mi puoi dire la fonte di queste statistiche? L’argomento mi interessa.
    I vertici imperiali erano tutti ufficialmente e uniformemente cristiani, a partire da Teodosio, 100 anni prima della fine (nominale) dell’Impero d’Occidente. Naturalmente non saranno stati modelli di carità, ma questo si può dire di quasi ogni governante cristiano fino ad oggi… :-)
    Come sai, a partire almeno da Gibbon la storiografia ha spesso individuato proprio nel cristianesimo la causa del declino e della caduta dell’impero. Probabilmente non è vero, e sarebbe crollato in ogni caso; ma personalmente direi che le causa non è nell’assenza di una idea guida (che come ho detto mi pare fosse ben presente), ma nelle cause oggettive che alla fine riconosci anche tu: rendimenti decrescenti, eccessiva tassazione, ecc.

  14. Non so perchè, ma chi non condivide questi valori mi mette sempre l’ansia, immotivata per carità, ma pensare che qualcuno non condivida la Dichiarazione dei Diritti del’Uomo, che dell’Illuminismo è figlia, mi fa venire l’angoscia.

  15. Anonimo1, ma sei proprio arcisicuro che senza il cristianesimo si sarebbe mai arrivati a una carta dei diritti dell’Uomo? Se ci fossimo fermati ai romani o ai barbari, dico per dire, secondo te sarebbe stato possibile?

    Oso sostenere di no: a partire che in età antica nemmeno per ipotesi era affermabile che gli uomini fossero tutti uguali. La schiavitù era pratica universale e legittimata dal corpus delle leggi romane.

    Il primo che mi viene in mente che abbia formulato tanto ardita teoria era Uno che passeggiava in Galilea 2000 anni fa, e poco dopo di Lui un’altro della stessa genìa: S. Paolo.

    Correggimi se sbaglio.

  16. OPS: un altro senza apostrofo, ovviamente. Se no me le piglio da qualche anonimo.

  17. xIcaro: io stesso ho ammesso di avere una formazione morale cristiana, per cui non ho alcun problema ad ammettere che hai perfettamente ragione.

  18. @Icaro
    “in età antica nemmeno per ipotesi era affermabile che gli uomini fossero tutti uguali.”

    “Considera che costui, che tu chiami tuo schiavo, è nato dallo stesso seme, gode dello stesso cielo, respira, vive, muore come te!” (Lucio Anneo Seneca, lettere a Lucilio)

  19. xUt: Se non ricordo male è un dato che ho trovato in “Cities of God”, di Rodney Stark, che dedica diverso spazio al declino del paganesimo.
    Non è comunque vero che da Teodosio in poi i vertici imperiali fossero cristiani. Tra coloro che furono nominati consoli o prefetti da Teodosio, 83 in tutto, il 27% era cristiano, il 19% pagano e il resto non si sa. (van Haehling, 1978).
    Gibbons era ferocemente anticristiano, e dire che i suoi libri siano in larga parte pilotati da questo preconcetto è usare un eufemismo. La storiografia un po’ avanti è andata.
    Quell’idea guida, che se leggessi Agostino capiresti non esistere, è quello scopo comune che consente a un popolo di superare le difficoltà. Se manca la volontà di farlo, niente le potrà tenere in piedi, perchè saranno divise in se stesse.
    In Seneca – che comunque, sembra, frequentò S.Paolo – c’è si la condanna dei maltrattamenti agli schiavi, che comunque lui possedeva; ma non li considera mai fratelli.

    x1Anonimo: nei prossimi post illustrerò meglio, ma vorrei far notare che i diritti dell’uomo erano stati dettagliati ben prima, dal cristianesimo, insieme con i suoi doveri. La suddetta dichiarazione ha un grosso buco: non dice su cosa si fonda. Ma su questo parleremo poi.

  20. utente anonimo

    L’ultimo compito di italiano che ho svolto in classe era un saggio breve sul principio di humanitas. Tra i testi c’era anche un pezzo del De Beneficiis di Seneca, oltre a tutta una serie di citazioni classiche (Cicerone, Terenzio, Sallustio). Quello che mi ha colpito ad una prima lettura era il fatto che questi autori enunciavano una forma morale, in pratica identica a quella cristiana. Nel De beneficiis Seneca paragona la società ad un arco nel quale i mattoni si sostengono l’uno con l’altro. E nel saggio ho scritto che lo sforzo di questi mattoni sarebbe inutile senza la chiave di volta, che li regge tutti. In quest’ottica, Cristo (chiave di volta) è una necessità innanzitutto ontologica, non morale: la sostanza della moralità è Cristo, ma la forma era stata già genialmente intuita prima.

    E da qui, si potrebbe anche parlare del senso del sacrificio.

    Ringraziando Berlic per questi post,
    Eugenio.

  21. Quello di Seneca è un imperativo morale, che ha vita breve e non regge. Infatti Seneca non ha cambiato niente, è morto e basta. La sua posizione sarà ripresa molto più tardi…come vedremo nel post di oggi.
    La chiave di volta uno non se la può inventare: deve esserci, deve essere data.
    Grazie, Eugenio.

  22. Stark: mi sai dire a che pagina? Vedo a p. 67 un’estrapolazione che dà per l’anno 350 il cristianesimo al 52,9% della popolazione, quindi maggioranza assoluta (alla pagina seguente Stark mostra qualche dubbio sulla cifra, salvo dire a quella ancora dopo che le epigrafi cristiane a Roma la confermano in pieno).
    Classi dirigenti: hai ragione per Teodosio, avevo sopravvalutato la portata dei suoi editti. Comunque per Valentiniano III, uno degli ultimi imperatori d’Occidente, la percentuale dei cristiani sulle nomine è del 48%, 4% quella dei pagani (il resto è di religione ignota).
    Gibbon: come ho già detto, neanch’io accolgo la sua tesi.
    Idea guida: mi sa che non mi sono spiegato bene. L’idea guida che intendevo io è proprio il cristianesimo, che al momento del crollo dell’impero è la fede vigorosa della maggioranza assoluta della popolazione. Notare che sopravvive la parte orientale dell’impero, dove come dice lo stesso Stark (p. 202) la sopravvivenza del paganesimo era più marcata.
    Seneca: la frequentazione con S. Paolo è una leggenda senza prove reali (fu fabbricata persino una corrispondenza fra i due); le idee di Seneca si inquadrano bene nello Stoicismo. E dal brano che ho citato si vede benissimo che considerava gli schiavi come uguali in umanità, non si limitava a condannare i maltrattamenti. Quanto al fatto che si tratta “solo” di un imperativo morale, forse è il caso di riprendere in mano Kant, e la distinzione fra morale autonoma ed eteronoma… :-)

  23. xUt: Di Stark sostanzialmente il pezzo che tu citi, più l’ultimo capitolo. Se leggi con attenzione. come mi sembra tu già faccia, vedi che la pone come cifra limite, anche perchè i dati (es. le epigrafi) sono per le città che, come peraltro dimostra, hanno goduto di un’attenzione particolare.
    Forse non è inutile porre l’attenzione sul fatto che oggi la quasi totalità dei nostri politici si dichiare cristiana…

    La sopravvivenza della parte orientale è dovuta allo spostamento del centro del potere imperiale verso est, per non parlare del fatto che le linee di invasione dei “barbari” privilegiano un attacco verso la parte ovest dell’impero (oltre ad un sacco di altri motivi, ma veramente ci sarebbe da parlare per anni).
    Comunque, qual’è il tuo punto? Se anche i convertiti ci fossero, e fossero stati la maggioranza, comunque non credevano nell’organizzazione statale e imperiale. S.Agostino, appunto, lo dettaglia bene, ma anche altri. Ti ringrazio di avere tirato in ballo la questione, comunque, magari potrei approfondirla tramite gli autori dell’epoca.

    Sulla corrispondenza Paolo-Seneca non tutti concordano che sia apocrifa. Ci sono indizi che potrebbero far ritenere il contrario; certamente, in ogni caso, frequentano gli stessi ambienti nello stesso momento e un contatto è tutt’altro che improbabile. Non dimentichiamo che il cristianesimo ha già assunto abbastanza importanza da attirare l’attenzione di Nerone, il pupillo di Seneca stesso.
    Circa gli schiavi, ribadisco: essere fratello è qualcosa di più del rispetto e anche dell’uguaglianza. Quella di Seneca è una posizione magnifica, ma limitata dalla propria grandezza d’animo. Che infatti non sarà seguita da nessuno, specie quelli che lui ha cercato di educare. L’uomo parte sempre bene, ma poi decade. In questo senso e contesto, mi sfugge cosa intendevi citando Kant. Infatti il cristiano autentico si muove anch’esso con una morale autonoma, perchè intimamente convinto che sia meglio per lui stesso, e non per una paura o imposizione.

  24. Le città ospitavano più cristiani delle campagne (conosciamo tutti l’etimologia di “pagano”…), è vero, ma è anche vero che il potere era concentrato nell’ambiente urbano.

    Non mi pare che oggi tutti i politici si dicano cristiani. Ci sono intere tradizioni politiche (socialista, comunista, liberale) i cui aderenti sono in grande maggioranza non cristiani.

    Sulle cause della caduta dell’impero d’occidente sono d’accordo con te. Il mio punto è proprio questo: l’impero non è caduto perché fosse pagano (e neppure perché fosse diventato cristiano). Ci sono cause oggettive, di cui il disamoramento della popolazione è certo una – ma anche qui, la gente non ne poteva più a causa delle tasse soverchianti, non perché non si trovava a vivere nella res publica cristiana ideale. Una volta finite le persecuzioni, non credo che i cristiani avessero motivi di disaffezione molto diversi da quelli del resto della popolazione.
    Il punto di vista di Agostino è particolare: La città di Dio è stata scritta per giustificare il fatto che Dio aveva lasciato che i Visigoti saccheggiassero Roma nel 410. Non avevano avuto per caso ragione gli ultimi pagani, come Simmaco, quando avevano messo in guardia dall’abbandonare gli dèi? Tolta la statua della Vittoria dal Senato per l’insistenza di Ambrogio, ecco che Roma veniva per la prima volta saccheggiata dopo secoli… Chiaro che da parte cristiana si tentasse di prendere le distanze dai destini della città terrena.

    Infine: la morale è autonoma in quanto si giustifica da sé, non per paura o imposizione, ma neppure perché apporta vantaggi o rende più felici. Questo era il senso del richiamo a Kant. A proposito di Seneca e dei pagani “virtuosi”, mi viene in mente una frase famosa di Marguerite Yourcenar: “Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento in cui è esistito l’uomo, solo”. Non è stato un brutto momento.

  25. xUt: E’ vero, non tutti i politici. Più o meno che ai tempi di Valentiniano III? ;-)

    Ma neanch’io dico che è caduto perchè pagano, ma perchè nè il paganesimo nè il cristianesimo potevano tenerlo insieme. A differenza del paganesimo o della filosofia, però, il cristianesimo poteva ricostruire quel tessuto sociale collassato; e lo ha fatto.
    Non credo proprio che Agostino cerchi di creare una excusatio a posteriori. Esamina gli avvenimenti di quegli anni, e ti renderai conto di come gli Imperatori e i potenti in generale trattavano la Chiesa. Però nella Roma saccheggiata, il re goto trattiene le sue truppe dal massacro solo perchè c’è il Papa, che non è fuggito. A prescindere, questo è ben indicativo.
    Se pensi di mitizzare il periodo dei primi imperatori, come la Yourcenar, forse non hai ben presente cosa avveniva allora. Lo stesso tuo Seneca, nelle lettere, nè dà parecchie descrizioni – e non è che una parte del tutto. L’uomo solo è, appunto, solo. E solitudine vuol dire arbitrio e angoscia. Aristotele diceva che l’uomo solo o è una bestia o un superuomo. Se a te piace essere solo…io non sono un superuomo, e non voglio essere una bestia.

  26. Direi uguale che al tempo di Valentiniano III. Quel 48% mi ricorda certe percentuali della DC dei vecchi tempi… ;-)

    Per carità, non mitizzo certo il tempo dei primi imperatori, e neanche li mitizza la Yourcenar, credo. Il riferimento era al meglio del pensiero di quel periodo. Pure Seneca era un discreto figlio di buona donna; ma sapeva cos’è il bene, anche senza Vangelo.

    Aristotele diceva per l’esattezza che “Chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere o una bestia o un dio”. L’uomo solo della Yourcenar è invece l’uomo privo di dèi o di dio. Non è una bestia e non è un dio, è solo un uomo. A me pare abbastanza; ma forse valuto l’uomo più di quanto lo valuti tu… :-)

  27. Direi esattamente come ai tempi di Valentiniano III. Quel 48% mi ricorda certe percentuali della vecchia Dc… :-)

    Non mitizzo il tempo dei primi imperatori, per carità, e neppure lo fa la Yourcenar. Il riferimento era al meglio del pensiero prodotto in quel periodo. Pure Seneca era un discreto figlio di buona donna, ma sapeva distinguere il bene dal male, e senza bisogno del Vangelo.

    Aristotele diceva per la precisione che “chi è incapace di vivere in società o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere o una bestia o un dio”. La Yourcenar parlava invece dell’uomo privo di dèi e di dio. Non è né una bestia né un dio, è solo un uomo. A me pare abbastanza, ma forse valuto l’uomo più di quanto lo valuti tu… :-)

  28. Chiedo scuso per il doppio commento: credevo che Splinder si fosse mangiato il primo, e l’ho ricostruito a memoria.

  29. Oh, Ut, io valuto moltissimo l’uomo. L’uomo, certo, è capace di vedere il bene anche senza cristianesimo. Il problema però non è sapere cos’è bene, perchè (anche se oggi certuni lo negano) la coscienza del bene e del male è insita dentro l’uomo. La Bibbia la pone subito dopo la creazione, un bel po’ di tempo fa.
    Il problema non è sapere cos’è il bene, dicevo; è farlo. La nostra esperienza comune è che ogni nostra velleità di perfezione si spegne presto, ogni impulso buono degrada, con nostra umiliazione. “Vedo il bene e lo approvo, e seguo il male”, diceva Ovidio in quei tuoi anni. E se faccio il male, se sono da solo, chi mi può perdonare?

  30. Ma fare il bene, sostenere i nostri migliori impulsi è anche il problema del cristiano: Paolo riprendeva le parole di Ovidio, come sai (“infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”, anche se il riferimento era alla Legge mosaica). Avere qualcuno che perdona sarà magari bello (almeno per chi crede), ma come aiuta a fare il bene?

  31. Una coppia di miei amici ha un figlio adolescente da sempre refrattario al pettine e all’ordine. Sa qualche mese si lava ogni giorno , si veste con cura…come mai? E’ innamorato.
    L’amore ci fa fare quelle cose che nessuna costrizione o volontà riesce. E’ l’amore a Cristo che smuove il cristiano, che gli fa fare il bene. Qualcuno che ti vuole bene, per come sei, e perdona i tuoi sbagli: solo così si cambia. Per essere degni del suo amore.

  32. È vero, l’amore ci fa fare cose che nessuna costrizione o volontà riesce a farci fare. È l’amore per l’altro che smuove il non cristiano – ma anche il cristiano, naturalmente – l’altro concreto, che ci sta davanti, non l’altro come immagine di qualcuno o qualcosa di ulteriore. Un altro da amare per come è, per lui stesso. Un altro che quando gli sorridi, sorridi proprio a lui, e non a un terzo.

    E con questo, forse, potrei terminare questa piacevole conversazione…

  33. L’amore a qualcuno che non finisce, e perciò un amore che non può terminare.

    Ma se vuoi terminare tu, ti ringrazio per i preziosi spunti e l’interessantissimo confronto.

  34. utente anonimo

    Sarò maligno,
    … ma il congedo di Ut

    mi sembra una vera fuga,
    al solo accenno, alla sola idea di doversi sentir ricordare da qualcuno l’ Amore infinito ed eterno di Colui che ci ha amati fino a versare il suo Sangue per noi tutti e anche per lui…
    (come ben ci ha mostrato il film
    Passion di Mel Gibson)
    e doversi sentir chiedere nell’intimo:
    “Mi ami tu, solo un po’..dopo che Io, il tuo Dio, ti ho amato così?”…
    Il sig Ut, come tanti, ha il terrore
    di sentire questa domanda umile
    da parte di un Dio, “tremendo e fascinoso”, che esce dal suo Regno beato e viene, in carne e ossa a farsi massacrare e uccidere per amore nostro, espiando i nostri peccati…
    non la potrebbe sopportare,
    perchè sconvolgerebbe il suo quieto vivere, sazio (?) di certezze e indifferentismi…
    e fugge!
    Ma ormai è vicino il tempo in cui i vari Ut nel mondo, e tutti gli uomini
    “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”
    (testo di Benedetto XVI, 2007, che riprende una profezia di Zaccaria).

    Non potremo sfuggire, caro Ut,
    all’Amore eterno che ci chiama a sè, e dovremo dirgli “sì” o “no”, prima o poi…accettandone tutte le implicazioni, dentro e fuori dallo spazio-tempo!

    Escher

  35. Escher, il dialogo con Ut2006 ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che si può essere di idee differenti e discutere in modo costruttivo e rispettoso. Non lo conosco, ma non mi sembra il tipo da fuggire; e, anche fosse, sono l’ultimo a potere e volere giudicare gli altri per questo. Sono troppo peccatore, fuggo troppo io per primo per poterlo fare.

  36. utente anonimo

    Vero, Berlic: anch’io tendo sempre
    alla fuga…e la mia era una constatazione che parte dalla mia esperienza personale, comune a tutti gli uomini peccatori, che mentre cercano Dio ne temono però l’incontro autentico e respingono l’andare “oltre”:
    non era “giudizio” nel senso di “condanna”, figurarsi (altro equivoco di parole e significati, in voga da tempo…),
    ma esortazione a partire da me stesso, estesa a tutti.
    Ma comunque OK, capisco che le mie esternazioni sono totalmente fuori moda, antiestetiche (e …controproducenti?)
    Ricevuto, grazie.

    Escher

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