La realtà della realtà

Partiamo da Montale.
C’è una sua poesia che conosco a memoria e riporto qui.

      Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

      Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
 [da Ossi di seppia, 1925]

Ossia, la vecchia domanda di paranoici e filosofi: come sappiamo che la realtà è quella che a noi pare essere? Come possiamo essere certi che quanto ci circonda non sia un complicato scherzo ai nostri danni? Che non esista un substrato più profondo, che genera la Matrice, che seleziona gli attori, che fa esistere quello che ci circonda, anzi, che fa esistere la nostra stessa esperienza? Come facciamo a sapere che l’albero esiste anche se nessuno lo guarda?

La risposta è semplice: non possiamo esserne certi. Anzi, possiamo essere certi di una cosa: noi non sappiamo veramente cos’è la consistenza della realtà.
Se ciò che compone il nostro essere e il mondo siano quark, esoleptoni fondamentali, un programma di supercalcolatore, angeli o gnometti, cosa cambia a noi? Se l’interfaccia del reale (cosa del reale posso conoscere) è separata dalla sua consistenza profonda, completamente separata, io non ho mezzo per raggiungere quella consistenza, non solo: non ne posso conoscere neanche l’esistenza. E se non mi tocca in nessuna maniera, non ho neanche la necessità di conoscerla. Solo quando mi toccasse, quando avesse un qualche influsso, un qualche impatto sulla mia vita allora diventerebbe un fattore decisivo; solo se mi volto e la vedo, questa consistenza, se irrompe nel reale, allora diventa reale per me.

Lo schermo di Montale, le pillole di Matrix, le inconsistenze che il protagonista nota in Truman Show o nei romanzi di Dick…sono modi romanzati e fittizi in cui la consistenza si è affacciata all’esperienza, in cui l’incomunicabile si è comunicato. Ma appunto, sono solo fantasie.
Storicamente, la comunicazione diretta tra l’inconoscibile e il conoscibile è invece avvenuta per certo una volta sola: il mattino di poco più di duemila anni fa, di cui in questi giorni facciamo memoria.
Potete chiamare quella consistenza ultima che garantisce la conoscenza substrato metaparticellare, grande teoria del Tutto o come preferite. Io la chiamo Dio.

nebbia

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 17 dicembre 2008 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Semplicemente quoto:

    “E se non mi tocca in nessuna maniera, non ho neanche la necessità di conoscerla.”

    Ed aggiungo: concordo, però anelo a conoscerla… se intuisco che potrebbe esistere e che la realtà potrebbe essere il suo “riflesso percettibile”. Come è per l’uomo alla ricerca di Dio o della “Teoria del Tutto”.

    Riquoto:
    “Solo quando mi toccasse, quando avesse un qualche influsso, un qualche impatto sulla mia vita allora diventerebbe un fattore decisivo; solo se mi volto e la vedo, questa consistenza, se irrompe nel reale, allora diventa reale per me.”

    E riaggiungo: vero, una volta conosciuto il “senso” a cui anelavo, questo diventa fattore decisivo… da condividere con gli altri. Come è per il Cristiano che incontra Dio o per il ricercatore che scopre la “Teoria del Tutto”.

    Thx Berlic!

    Bye,
    Max

  2. Sarà per questo che non ho mai accettato un “no” come risposta alla risposta alla domanda: “Se un albero cade in una foresta, e nessuno lo sente cadere, fa rumore?”. :)

  3. Mi piacerebbe dire qualcosa di rilevante, qualcosa che contribuisca, che aggiunga. Ma questa come altre volte, è già stato detto tutto.
    Per cui saluto, e domando: Berlic, hai letto VALIS?

  4. Sì, Alessandro, a suo tempo…

  5. Se l’essenza della realtà è ininfluente non cambia nulla nella nostra vita se siamo nel reale o siamo immersi in un sogno. Se invece, come credo, l’essenza della realtà è influente su di noi, allora essa conta eccome. SInceramente non vedo motivo per ritenere del tutto (e sottolineo del tutto) inconoscibile l’essenza della realtà, e non ho capito per quale motivo tu abbia detto ciò.

  6. Scusa Berlic, ma se la realtà che hai davanti è incerta, come puoi pretendere di conoscere la realtà della realtà?

    E se la realtà della realtà avesse a sua volta ancora un’altra realtà?

  7. xAgo: io faccio l’ipotesi che questa consistenza sia separata perchè di altro livello rispetto alla realtà stessa. Tu stai usando dei programmi al computer: sai forse in quale linguaggio sono scritti? Non ha importanza per te, finchè funzionano come ti aspetti. Mettiamo che sia la prima volta che vedi un computer. Uno ti dice che è scritto in Java, un altro in C#, un altro in turbopearl. Tu non sei assolutamente in grado di sapere a chi dare ragione, nè te ne frega molto. Per te sono puri nomi, potrebbero essere anche gnometti a far funzionare il computer. Ma se salta fuori uno che dice: “guarda, questo programma l’ho scritto io in Assembler” e te lo prova ricompilandolo davanti ai tuoi occhi e facendoti vedere come puoi usarlo al meglio…allora la cosa cambia.

  8. Ma se salta fuori uno che dice: “guarda, questo programma l’ho scritto io in Assembler” e te lo prova ricompilandolo davanti ai tuoi occhi e facendoti vedere come puoi usarlo al meglio…allora la cosa cambia.

    Giusto. Ma in questo caso io vedo chi ho di fronte.
    Vedo quello che fa, gli faccio domande, posso imparare l’assembler o il java e confrontarli.

    Nel caso della realtà (della realtà) è diverso. Abbiamo di fronte una certa realtà, ognuno da una sua “interpretazione” dell’altra realtà (scusate il giro di parole).

    L’interpretazione però non è basata su un qualcosa di empirico, dimostrabile, ma si tratta di semplici ipotesi e “rivelazioni”.

    Ecco perchè non ci sarà mai nessuno in grado di dire quale interpretazione sia vera, o se siano tutte sballate.
    Proprio perchè il criterio di discernimento non è basta sulla ragione e sull’osservazione della realtà.

    Dietro la realtà potrebbe esserci tutto e niente.

    Semplicemente non lo sappiamo!!!

    La posizione dell’agnostico è la più ragionevole.

  9. “in questo caso io vedo chi ho di fronte.
    Vedo quello che fa, gli faccio domande, posso imparare l’assembler o il java e confrontarli”.

    nell’altro caso puoi vedere come vivono, e confrontare quale ipotesi dà meglio ragione di ciò che sperimenti nella vita: se una religione dice che la legge della vita è l’amore, prova ad amare e vedere se sei più realizzato come persona; se una dice che basta offrire incenso, prova ad offrirlo e vedere se ti basta, eccetera…

  10. Ma questa “sperimentazione” dovrebbe portare l’umanità intera a convergere verso una certa religione o realtà, cosa che non avviene. Come mai?

  11. La posizione dell’agnostico sarebbe la più ragionevole se non ci fosse qualcuno che sostiene di essere il programmatore. In tale caso, la posizione più ragionevole diventa la verifica.

  12. Wow… bella quella del “Programmatore”!

    Concordo Berlic, perchè l’agnostico censura una parte della realtà… rifiutandosi aprioristicamente di verificarla… oppure si ferma alla “scorza”, allo scandalo iniziale.

    Censurando opportunamente un pezzo di realtà… a seconda del pezzo che si censura… si potrebbe rendere “ragionevole” qualunque cosa. Se invece la ragione considera tutto… allora deve usare l’esperienza, la verifica, per essere capace di fornire una risposta.

    Secondo me, la “convergenza” non avviene… proprio perchè all’uomo è lasciata la libertà di sbagliare (cioè di censurare, di non sperimentare)… qualcuno la chiama “libero arbitrio”.

    Ciao,
    Max

  13. Berlic, mi hai chiamato? Scusa la stroria seguente l’ho forse gia’ raccontata, ma e’ colpa tua, mi hai chiamato.

    Questa poesia e’ una delle mie preferite da quando studiammo Montale al liceo. Ho lasciato la Chiesa a circa 16 anni proprio per la ragione che descrivi, perche’ la Chiesa che avevo conosciuto era un’aggiunta inutile alla vita (gia’ di per se’ sufficientemente brigosa). Un binario parallelo, e pertanto non solo inconoscibile, ma, soprattutto, non interessante, in quanto privo di connessioni con il mio qui e ora. A 16 anni ho scelto di percorrere la mia strada nel qui e ora, con i piedi per terra, se necessario anche le mani. La poesia di Montale esprimeva con parole di cui io non ero capace il contenuto drastico di quella mia scelta, che si e’ approfondita di una sempre piu’ drastica consapevolezza grazie anche a quelle parole. Ad un certo punto ho anche fatto un patto di onesta’ con me stessa: non potevo cedere all’ipocrisia, ma sarei stata felice di cedere alla realta’. Ovvero: se in questo percorrere la mia strada qui e ora, mi fossi imbattuta (scontrata) in qualcosa che fosse un punto di contatto tra questo mondo e l’altro mondo, tra la realta’ e il suo significato, allora l’avrei accolto e insieme agli altri uomini “che si voltano” avrei potuto abbracciarlo (o esserne abbracciata).

    Ed eccomi qui! La realta’ non tradisce mai, se la interroghi onestamente. Un abbraccio a tutti e Buon Natale!

    Ciccia

  14. La posizione dell’agnostico sarebbe la più ragionevole se non ci fosse qualcuno che sostiene di essere il programmatore. In tale caso, la posizione più ragionevole diventa la verifica.

    Si ma la verifica in questo caso è impossibile.
    Infatti si parla di materia trascendende, non soggetta a verifica.
    Dimostrami l’esistenza del Paradiso o dell’Inferno.
    Presentami Dio, e allora la tua verifica sarà credibile.

  15. Antony Flew, paladino dell’ateismo scientifico, autore di Theology and Falsification, uno dei libri di filosofia più ristampati nel XX secolo, a 80 anni, ha rivelato di aver capito che Dio esiste affermando: “La mia scoperta del Divino è stato un itinerario (pellegrinaggio) della ragione e non della fede” ( There is a God,Come il più famoso ateo del mondo ha cambiato idea , Harper One 2007, p.93)

    Il suo non è un discorso di fede, ma unicamente di ragione. Infatti non è cristiano, ma semplicemente teista perchè con la ragione è arrivato a dimostrare l’esistenza di Dio.

  16. Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre.”

    Il punto è questo, Asmodeo: il trascendente si è incarnato, la morte è stata sconfitta. Rileggiti il discorso di S.Paolo all’Aeropago. (es. http://www.radio.rai.it/radio3/laviadipaoloegiovanni/view.cfm?Q_TIP_ID=996&Q_TITLE=Atene).
    Certo, occorre riconoscere quiello che si ha davanti, non pensare in anticipo che sia una bufala e dire “su questo ti sentiremo un’altra volta”.

  17. Come dice Max, infatti, la ragione è non censurare niente del reale.
    E’ cercare di capire cos’è quello schermo, come dice Ciccia. E magari anche riconoscere davanti all’evidenza di avere avuto torto per una vita, come nell’esempio di AnnaV. Una cosa è richiesta assolutamente: osservare la realtà e lasciare andare il preconcetto.

  18. Berlic, ma il tuo è un discorso che non risolve niente, ma lo sposta solo.

    Infatti potrei continuare a chiederti: Dimostrami che questo Gesù è veramente esistito ed è Dio.

    Come vedi ci avviamo verso un circolo vizioso senza uscita.

    Non posso nono dirti “su questo ti sentiremo un’altra volta”.

    La cosa che io non concepisco, è la scelta di questo Dio di “giocare a nascondino” con la sua creatura.
    Questo non lo capirò mai.

  19. Vedi come mai non tutti sono cristiani? Invece di seguire il metodo detto, di verifica, continui a prenderti in giro con le parole.
    Ma sei libero, anche di rifiutarti di capire, di fare esperienza, o di leggere il libro che consigliai due giorni fa sulla reale esistenza e divinità di Dio.
    Non è il circolo che è vizioso, è la tua mente che lo è. Troppo piccola per capire, ma questo sarebbe niente; troppo piccola per cambiare.

  20. @Berlic:

    Il vizio di voi cattolici è di considerarvi quasi dei semidei.

    Io nella mia piccola mente (illogica e irragionevole) ammetto di non riuscire a capire il “mistero” di Dio, o comunque del trascendente.

    Tu mentre,orgogliosamente dai del pirla agli altri, affermando implicitamente di essere quasi “una cosa” con Dio.

    Te lo dico senza ironia: Beato te che carpisci così bene i segreti di Dio.

    Ps: Io non voglio mconvincermi di una cosa attraverso un libro, ma voglio convincermi di una cosa per esperienza personale.

  21. Lo vedi che non vuoi capire? Noi non siamo semidei, siamo dei poveracci che vengono salvati da tutta la loro ignoranza, da tutto il loro limite.
    Dove avrei detto che riesco a capire il trascendente? Tutto quello che so è che il trascendente è qui, con noi.
    Se te lo dimostro con i dati storici tu non vuoi leggere; se te lo dimostro con i fatti e la vita tu non vuoi vedere. Venire a vedere, è la prima e l’unica cosa da fare per poveracci come me e te.

    Temo che questa manfrina finirà però esattamente come tutte le altre volte – quante sono, dieci, venti? – che ha seguito esattamente lo stesso copione. Aggressione verbale, copiincolla chilometrici e OT, cancellazione, domanda personale OT, domande IT finto interessate, risposte, rifiuto della risposta. Manca ancora il “va bene, questa volta voglio proprio vedere” e i seguenti insulti seguiti dal bando per completare il ciclo.
    Io prego sempre che tu cambi, Asmodeo. Capisci, è la fede che mi sorregge.

  22. Mi dispiace ma nulla di tutto questo farò questa volta.

    Rifletterò con calma

  23. Il problema è che non c’è una scala assoluta che indichi in modo univoco se una proposizione è più razionale di altre, quindi nessuno è costretto ad andare univocamente verso una direzione filosofica. Ovviamente esistono cose più ragionevoli di altre, ma poi è la libertà delle persone che entra in gioco.

  24. Ago86…

    Secondo me la “scala” assoluta è il tuo cuore (non quello anatomico, bensì quello di cui parla la Bibbia): il senso del giusto, del vero, del bene, etc. (che tutti hanno, tutti!).

    Il cuore senza la ragione… è inutile (perchè ha i criteri ma non riesce a metterli in pratica).
    La ragione senza cuore… è cieca (o finisce per censurare quello che non capisce, non avendo i criteri per giudicarlo).

    Concordo però sul fatto che nessuno è “costretto” ad aderire ad una proposta che gli viene fatta.

    Noi poveracci (si, ci sono anche io!), però, ci speriamo sempre. Anche e soprattutto quando quelli che sbagliano (in gergo, che “peccano”) siamo proprio noi.

    Ciao,
    Max

  25. “Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
    arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
    il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
    di me, con un terrore di ubriaco.”

    Che bisogno c’è di temere?

    «Io non sono, io non sarò. Io non ho, io non avrò». Questi pensieri spaventano la mente infantile ed estinguono la paura nel saggio.

    (Nâgârjuna, La Preziosa Ghirlanda)

    Mara nada

  26. Dio è indimostrabile.

    di-mostrare,far vedere fuori…Se di Dio si potesse far questo Lo si distruggerebbe, fra entrare l’infinito nel finito è impossibile.
    Eppure Dio è sempre visibile.
    Come è stolto dimostrare l’esistenza della tastiera che tocco, altresì lo è il voler dimostrare l’essere di Dio.
    Ciò che è evidente non ha dimostrazione come ciò che è vero non necessita di difesa, poiché la Verità stessa è a sua propria difesa.
    Non conta troppo in fin dei conti cosa è Dio, chi, c’è o non c’è.

    Come Cristo disse ” La Verità vi renderà liberi”

    Cerchiamo la Verità e questo fantomatico Dio si manifesterà .Cerchiamo la Verità, sempre , contro tutto e tutti e noi stessi. Si riconoscerà la religione per la sua natura, e la si potrà penetrare , incamminandosi verso la cristificazione/deificazione cioé la Santità.
    ma queste sono descrizioni di parte.La Verità fornirà tutte le risposte a chi per essa e verso essa si muoverà, con fedeltà,impegno e sincerità

    ciao

  27. utente anonimo

    Anonimo… dicevi:
    “La Verità fornirà tutte le risposte a chi per essa e verso essa si muoverà, con fedeltà, impegno e sincerità.”

    Beh…
    La Verità si è già mostrata, in Cristo Gesù: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”.

    Adesso pero’… come dicevi tu… occorre muoversi per essa (per Lui) e verso di essa (verso di Lui) con “con fedeltà, impegno e sincerità.”

    Oppure… rinnegarla o far finta di niente e continuare ad aspettare.

    Scegli tu.

    Ciao,
    Max

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