Parla come mangi

Il postmoderno, in quanto condizione generale e non stile artistico, dev’essere valutato come un depotenziamento verso il grado zero della circolazione dei significati sociali che conduce verso il massimo dolore, la massima insignificanza dei significati sociali, la massima insignificanza dell’esistenza. E’ l’epoca della sussunzione reale: la società è diventata fattore di produzione capitalistica, perciò tutti gli elementi sono intercambiabili nella funzione di valorizzazione.

[E’ l’]esaurimento dei valori collegati ad una società capitalistica progressiva. Proprio l’inattualità, nella misura in cui si fa attraversare la tragedia della non realizzazione, impone l’essere.

Il movimento verticale di queste nubi cromatiche crea un’equivalenza tra i valori morali e temporali, imposti dalla struttura gerarchica della nostra mente.

(…) analizzate attraverso un’analisi storica a posteriori.

Dà al concetto un senso esistenziale e all’atto esistenziale un valore concettuale

Sopra alcune frasi tratte dal numero antologico di questo mese della rivista Flash Art. Personalmente, penso che l’arte sia come una barzelletta. Una barzelletta che non capisci e ti devono spiegare non è una barzelletta. Quando vedi un’opera d’arte ti devi accorgere che è un’opera d’arte, se te la devono spiegare un dubbio al fondo rimane. E così la scrittura, l’esporre un’idea, se è fatta solo per compiacersi e non per far capire è solo inchiostro o eco di voce. Certamente non è vita.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 24 settembre 2008 su Maggiori, meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 131 commenti.

  1. “E se arte è ciò che fa l’artista, chi è che ha definito tali quegli individui?”

    E’ evidente! la rivista!

    Impara Berlicche come creare un mercato!

  2. Ahahah…OK…guarda che il mio commento al post precedente non voleva essere una critica…ridevo di me che nonostante sono al 3° anno di università mi ritrovo a cercare sul dizionaro più del’1% delle parole scritte in un discorso (nella mia lingua madre)…
    Il senso del post si capiva tutto, volevo solo una conferma di significato.

    Riguardo l’arte… negli ultimi anni ho visto n-volte questa mancanza di significato nella gran parte di produzioni artistiche…anche in fotografia (che in teoria rappresenta la realtà così com’è). Gran parte delle opere considerate come “le migliori” sono opere dal significato contorto che a mio avviso comunica solo un profondo disagio dell’artista (credo dovuto ad una mancanza di Senso originaria)
    Anche nella scienza vedo che inizia a dilagare la mancanza di chiarezza o di un Signifcato originario… c’è chi vede nel bosone di Higgs il senso unico dell’intera esistenza… sarò stupida ma mi sembra un pochino riduttivo…

    Però…non tutto è marcio, anche se pochi, ci sono artisti (fotografi) che creano delle opere belle (non mancanti di Significato) o scienziati che guardano alla realtà affascinati come bambini… Sarà un caso che buona parte di quest’ultimi sono credenti? (E qui si scateneranno le peggiori critiche…).

    Ad ogni modo tutto questo so che lo sai, era solo per spiegarti come mai non mi viene difficile capire i post (nonostante l’ “apparente” non chiarezza).

  3. Se un giorno ti trovi a passare accanto a porta S. Paolo a Roma, getta una sguardo verso le sagome lignee accanto a cui passano indifferenti viaggiatori.
    C’è una targa da qualche parte che spiega che sono un monumento alla resistenza. Ed anche lì il dubbio rimane.
    Rik

  4. avevo scritto due righe a riguardo dei testi incomprensibili fatti solo per retorica e autocompiacimento
    spero che non venga preso come tentativo di farmi pubblicità ma vi lascio lo stesso il link:
    http://senzaalcunnome.splinder.com/post/17140521

    sul discorso dell’arte però vorrei richiamare l’attenzione al fatto che ci vuole una predisposizione e un bagaglio di conoscenze per poterne godere. Utilizzare la fruibilità immediata come termine per definire qualcosa come opera artistica potrebbe portare a definire un sonetto di Dante come non artistico perchè ai più fondamentalmente incomprensibile.
    Questo non toglie che ormai l’arte si è staccata dal populino per diventare fenomeno di una elite intellettuale.
    Cosa che forse, in fin dei conti non è stato poi neanche così un male visto la capacità del popolo di contaminare tutto ciò che tocca.

  5. f.f. Dante parlava la lingua del suo popolo… se avrebbe voluto avrebbe scritto in latino…
    l’arte deve essere comprensibile… è diventata un mero business quando persone in crisi di ispirazione hanno cominciato a confondere la acque per mascherare la loro insipienza…
    non tutti sanno che negli anni 90 il museo di arte moderna di amsterdam ha distrutto con l’esplosivo un bel po’ di opere di cosiddetti artisti moderni… erano così incomprensibili che erano inutili.

    ritornando al thread , io ho capito quello che il personaggio ha scritto… ed è aria fritta.
    si possono fare immense costruzioni verbali senza esprimere assolutamente nulla…
    la vera arte è sostanza , anche se è impalpabile…
    caposkaw

  6. Io la prima frase l’ho capita: è grave?
    Nella seconda, è proprio “Si fa” o dovrebbe essere “Ci fa”? Perchè mi pare che la grammatica zoppichi …
    nella terza, mi pare che “temporali” si dovrebbe contrappore a “eterni” e non a “morali” a meno che non si dia per scontato che i valori morali sono eterni, il che mi parrebbe strano vista la rivista….
    La quarta è mitica in quanto le analisi storiche NON a posteriori mi piacerebbe proprio vederle… Fantastoria?
    La quinta è intrigante: qual’è quella cosa senza la quale i concetti diventano insignificanti e la vita ottusa?
    Nihil sloggata

  7. Notare come riviste influenti vendendo parole senza senso riescano a creare fenomeno artistici, con tutto il fenomeno economico che ci va dietro, il quale in realtà e il vero obiettivo.
    Si arriva a definire l’arte come appannaggio di chi ha una predisposizione e un bagaglio di conoscenze per poterne godere (Fede?), il popolo non ha che da comprare!

  8. E se la vera arte fosse riuscire a vendere a caro prezzo parole senza senso?

  9. @caposkaw si Dante al suo tempo parlava con la lingua del popolo, adesso però la maggior parte delle persone (studenti) disprezza Dante perchè è difficilmente comprensibile e non ha gli strumenti per comprenderlo questo significa che i sonetti di Dante non son più arte?

    Prima di iniziare la solita filippica contro la solita lobby fatevi un esame di coscienza e chiedetevi se avete gli strumenti per comprendere
    magari in futuro ciò che la nuova arte dice sembrerà facilmente comprensibile dal populino del futuro che dirà ah i tempi andati dell’arte moderna nun se capisce un cazz.

  10. per apprezzare dante, bisogna almeno saper leggere.
    tu dici che saper leggere è “una predisposizione e un bagaglio di conoscenze per poterne godere.”?
    la bellezza e l’arte sono cose che si insegnano e si imparano , ma non all’università, nella vita.
    se però sei circondato da bruttezza, chiamata arte, e circonfusa di chiacchere vuote ma complicate, difficilmente apprezzerai la bellezza…
    è come aver sempre bevuto in un bicchiere lavato con candeggina… ti ci abitui , e quando bevi da un bicchiere pulito, ti manca il sapore di candeggina…
    tu dici che tra mille anni apprezzeranno l’ncomprensibile arte moderna, e io ti chiedo: perchè negli anni 90 gli olandesi hanno distrutto un bel po’ di esemplari di quella arte moderna?
    incomprensibile non vuol dire bello…
    caposkaw

  11. Chi siamo noi miseri dall’intelletto insufficiente, noi non possiamo capire, ma quella (abbiate fede) è arte! Mi han detto che il Museo la ha pagata cara!

  12. incomprensibile non vuol dire bello, ma l’incomprensibile non vuol dire nemmeno brutto. Cosa penseresti di un cieco che dice che schifo l’ultima cena?

    suvvia come al solito ciò che non capite vi spaventa e lo disprezzate.

  13. @utente anonimo mia madre in campo dell’arte è importante, ha una sua pagina su wikipedia, ha iniziato un movimetno artistico che negli anni 90 ha spopolato, ha scritto numerosi libri e non ha mai guadagnato una lira, quindi smettila con i luoghi comuni tipici dell’ingnoranza della lobby di persone assetate di soldy e dedite alla masturbazione intellettuale.
    Vattene in chiesa e stattene lì!

  14. Fantasia Finale, se una persona si impegna a capire il fiorentino del ‘300, e i suoi vari riferimenti, si ritrova arricchito.
    Se una persona si impegna a studiare l’idioletto e i riferimenti di certi critici d’arte contemporanea, si ritrova rincoglionito (scusate la parola).
    La differenza è tutta qui.

    Poi, un discorso a parte, sarebbe da fare sull’arte figurativa.
    E’ da anni e anni che ci rifletto, e non sono ancora arrivato ad una provvisoria conclusione.
    Però, una cosa è certa: se ci fosse un terremoto, una persona qualsiasi riconoscerebbe in un’opera anche di 4000 anni fa un manufatto artistico.
    Con molta arte contemporanea, sarebbe invece assai difficile distinguere l’opera dalle macerie indistinte.

  15. Voglio dire, FF, che il tuo discorso in difesa di ciò che appare ai più incomprensibile, non è sufficiente.
    E’ una notte in cui tutte le vacche sono nere.
    In cui potrei dire che un mio rutto è poesia pura, solo che tu non ne capisci il significato.
    Ma invece, dopotutto, un rutto è un rutto, comunque io lo rivesta.

  16. Aragonbiz, questo mi ricorda un fatto avvenuto a Belluno qualche anno fa, assieme ai ferrivecchi di scarto di un cantiere fu asportata e portata in fonderia un’opera d’arte intitolata ‘La cattedrale’, pare che l’unico a notare la sua assenza fu l’autore, che fece causa al comune per l’indebito asporto….

  17. è cambiato il concetto di arte (che poi è il significato del brano sopra che ammetto essere eccessivamente complicato), molta arte adesso non sopravvive alla sua messa in opera, dall’arte della performance la stessa oggettività dell’arte è messa in discussione. Se una persona si impegna a conoscere l’arte moderna ne esce arricchito, tutto il resto è pregiudizio di chi non ha voglia di impegnarsi, come lo studentello ignorante che dice, che mi serve studiare la divina commedia?
    Suvvia un po’ di umiltà o la consumate tutta davanti al crocifisso?

  18. FF, si certo. Però – in molti casi, non tutti – questo cambiamento di concetto non funziona.
    E’ come se alla Fiat decidessero di cambiare il concetto delle automobili facendole senza ruote.
    E’ IL NUOVO CONCETTO DELL’AUTO! SENZA RUOTE.
    Ok … prima mi aggiorno … poi vedo che, tutto sommato, di un’auto senza ruote non me ne faccio nulla. E non la compro.
    Alla Fiat saranno liberissimi di dire che io non capisco il nuovo concetto.
    Però, io sono anche libero di dire che questa novità non mi serve, non mi piace, e che voglio altre novità, altrimenti sono disposto a comprarmi un cavallo!

  19. scusa un attimo…
    tu stai dicendo che noi non siamo umili perchè non capiamo certe maifestazioni che sono chiamate arte moderna (e che a volte io personalmente chiamo schifezze)?
    scusa un attimo, che ne pensi te dei bambini impiccati di cattelani?
    caposkaw

  20. Riassumo: Berlic espone una tesi semplice e giusta.
    Uno strumento di comunicazione che non comunica, o che ha bisogno di eccessive altre comunicazioni per essere spiegato (comunicazioni a loro volta poco comprensibili) è inadeguato. Non serve allo scopo. Non è un buon strumento di comunicazione. Lo butto nel cesso.

    Ora tu replichi: non comunica perchè non lo decodificate. … e fai l’esempio di Dante, che richiede uno sforzo di decodificazione

    Però, a parte il fatto che Dante scrisse in volgare proprio per essere capito da più persone della sua epoca, il discorso non funziona lo stesso.
    Perchè un marziano, analizzando la Commedia, pur non decodificando, quantomeno si renderà conto di trovarsi di fronte a qualcosa di fortemente organizzato (desinenze di segni, numero di versi che compongono un canto, numero dei canti in una cantica, ecc.)
    E, se lo stesso marziano, invece, si troverà in mano la “fontana” di Duchamp/Mutt e un orinatoio, penserà invece di trovarsi di fronte due oggetti assolutamente simili.
    Non ricaverà maggiore informazione dall’opera di Duchamp.
    Invece, potrebbe, con altre ricerche, decodificare almeno in parte il testo di Dante, e ricavarne enormi conoscenze prodotte dall’uomo.

    Nel primo caso, si tratta di un’opera che ha un valore intrinseco e permanente; nel secondo, di un’opera (al di là della fabbricazione dell’orinatoio), che ha un valore totalmente estrinseco e contingente.

  21. T.S.Eliot e Borges, due tra i più grandi poeti e scrittori del secolo scorso, impararono l’italiano unicamente per potere capire Dante. Ne apprezzavano la bellezza intrinseca dei versi senza comprenderne il senso. E’ stato leggere questo che mi ha fatto riprendere in mano la Divina Commedia ed apprezzarla. Se poi posso osare, il successo delle letture dantesche di Benigni, un successo popolare, parla da solo.
    Chi parla di Dante come incomprensibile è da questo smentito, e sorge il dubbio che sia per ostilità preconcetta al poema cristiano; la stessa ostilità che fa attribuire certi giudizi all'”ignoranza cristiana” quando il loro estensore è Nada, che si professa buddista e in chiesa non ci va.

    xNihil: non è così grave. In effetti dopo averle lette un po’ di volte ti abitui quasi. Tra parentesi, la prima è di Toni Negri. Nell’ultima si parla del lavoro di un certo artista.

  22. Il solito duello tra me(liceo scientifico) e mia sorella(liceo artistico).

    Aria fritta.
    Da un certo periodo in poi si e’ passati da arte ad aria fritta.
    Se prendi in mano un qualunque libro di arte del liceo, inizi le prime pagine e non sei molto soddisfatto, ma apprezzi la buona volonta’ e noti con piacere che, man mano che i secoli passano, si migliora.
    Si migliora fino a raggiungere standard davvero altissimi, e inizia a piacerti, la materia, a piacerti davvero molto.
    Ogni nuova opera d’arte e’ bella, lampante, ogni spiegazione del prof te la fa apprezzare sempre di piu’, ne capisci il segreto, il senso, ma partivi gia’ un qualcosa, un’espressione del quadro, una mano torta in una statua, che ti faceva subito alzare il livello di guarda “E’ BELLA”.
    Pian piano(nemmeno troppo piano) i quadri iniziano ad annoiarti.
    Non chiami piu’ il tuo vicino per fargli vedere un’immagine.
    Magari si, ma lo si fa per ridere.
    Dei gelati pelosi…ahahah, li vendono alla chicco…
    Cacca in scatola…ma chi e’ il prila che l’ha comprata??Ma soprattutto, cosa centra con storia dell’arte??
    E si inizia a fare le parole crociate sotto il banco, ma per fortuna siamo alla fine…

    L’unica cosa che mi diverte di tutto questo, e’ che gli unici che ci smenano sono gli artisti, cresciuti in licei artistici dove hanno imparato a truffare, che truffano le uniche persone che si lasciano truffare.
    Altri artisti, che trufferanno a loro volta altri truffatori.
    E io me ne resto fuori e sghignazzo, con il mio bel Canova sotto gli occhi.

    PS: mio non in senso possessivo, sarebbe troppo bello.

  23. grandioso!
    intendo il canova!
    almeno lui è comprensibile…
    caposkaw

  24. @berlic parli con l’unico studente che su Sermonti si è studiato tutta la Divina Commedia, dal primo all’ultimo canto. Benigni è grandioso ma tal volta esagera un pochino.

  25. senti ff , preferisci un canova a un duchamp (quello del gabinetto…)
    caposkaw

  26. Ma l’arte non dovrebbe essere fortemente soggettiva?
    Comunica emozioni, quali siano dipende dalla persona che vi interagisce. Anche il rigetto è un’emozione. O la confusione, il disorientamento. Non sono molto ferrata in materia di scultura moderna, ma nel ventesimo secolo abbiamo avuto artisti grandiosi nel campo della fotografia, del cinema, della poesia, della musica, della letteratura, del teatro, persino della street art (Bansky anyone?)… non pensiamo all’arte solo come madonne versus merda d’artista.

  27. Bello questo discorso, questo “problema” dell’arte. Interessante soprattutto quello che diceva crazysketch. Vi inviterei a buttare un occhio sul mio post di oggi su http://www.zegio.splinder.com , che casualmente tocca un tema a me caro e a questo molto affine. ciao

  28. Bello questo discorso, questo “problema” dell’arte. Interessante per me soprattutto quanto diceva crazysketch. Vi inviterei a buttare un occhio sul mio post di oggi su http://www.zegio.splinder.com , che casualmente tocca un argomento a me particolarmente caro e a questo discorso molto affine. Ciao

  29. @Leilani: “non pensiamo all’arte solo come madonne versus merda d’artista.”

    :-)

    che poi la merda di artista era una genialata incredibile ^^

  30. @caposkaw ma che cavolo di confronti fai, è come dire preferisce la gioconda o un rave di 14 ore continuate.

    perdincibacco sono cose differenti.

  31. Certo, Leilani, nel secolo scorso abbiamo avuto moltissimi grandi artisti in moltissimi campi.
    Cinema, Fotografia, Letteratura, Poesia.
    E’ arte anche questa.

    Ma se ci spostiamo sull’Arte pittorica o scultorea, quella dove tanti furbetti si appoggiano a vicenda, io non vedo grandissimi artisti o opere.
    Si, ok, le studio, le vedo, mi sparo mostre ed eventi, ma non me ne ricordo una che sia una.
    So che c’è uno che ha fatto dei tagli suuna tela, ma il nome, o lo leggo, senno’ zero.
    Bravo, innovativo…ma io all’asilo sai quanti fogli ho stracciato??

    Certamente pero’ non rappresentavano il distacco da ogni forma d’arte pre esistente,bla bla bla la creazione di uno stile innovativo e rivoluzionario bla bla bla il pittore che non crea ma distrugge, l’arte si fa oggetto di vita vissuta bla bla bla avvicina all’uomo si libera dalle catene della bellezza per affacciarsi sul mondo bla bla bla

    Bla bla bla.

    Entrano ed escono non mi colpiscono.
    Non pungono.
    Mi lasciano del tutto indifferenti.
    Unica cosa che sucitano in me e’ un bel “ma chi sono i furboni che si illudono che dietro ci sia un senso…”
    E in gran parte sono artisti…
    E’ un circolo vizioso.
    Un circolo che ha perso decisamente il senso del Bello e della Bellezza, preferendo a questa la Sensazione.
    Poi poco importa che tipo di sensazione ci suscita, basta che ci squota.
    Ma in un opera d’arte non cerco questo.
    Cerco la Bellezza, io.
    E non trovandola, la cerco in altri tempi.

    Leonde(lo stesso di #22)

    Ps: si, strepioso Canova.

  32. Grazie, Berlic, mi hai rasserenata. Stavo cercando di consolarmi dicendomi che probabilmente è solo perchè ho preso 30 e lode all’esame su Heidegger, ma temevo fosse una cosa grave lo stesso…

  33. @26 “Ma l’arte non dovrebbe essere fortemente soggettiva? ”

    Alè! E con la categoria del “soggettivo” risolviamo sempre tutto.
    Ma si dai, è tutto soggettivo … se ti dò una martellata in testa, è soggettivo no? Il tuo dolore dopo soprattutto, io mi diverto, è soggettivo no?
    C’è anche chi ha preteso (anzi pretende) che fossero opere d’arte vere e proprie torture su soggetti consenzienti … quindi, se ti dò una martellata in testa magari è arte anche quella!
    Una “azione”, un nuovo concetto d’arte .. che capite, voi, che siete rimasti a Raffaello … CONSERVATORI, BACIAPILE!!!
    :-)

  34. Leilani, l’arte sarà soggettiva, ma l’uomo è fatto in un solo modo. C’è un’esperienza comune dell’essere umano per cui ci si capisce tra pigmei africani ed eschimesi, ed anche con i nostri avi di 30000 anni fa, come ho descritto nei precedenti post. Un orinatoio potrà essere una rottura rispetto ad un certo concetto di arte, ma mi dispiace: non è arte. Se qualcuno vuole comprarselo, affari suoi, ma il suo posto è nella stanza più piccola della casa.
    E certo che ci sono stati artisti grandi, grandissimi nel secolo scorso. Ma quella che si può chiamare l’arte “ufficiale”, o meglio una certa critica militante, li ha bellamente ignorati per la gran parte, intenta a spararsi i pipponi di cui sopra. Ci sono artisti che mi fanno venire le lacrime agli occhi per la genialità che esprimono. Accidenti, un Jean Giraud ha una mano che Rembrandt si sognava…

  35. l’uomo è fatto in un solo modo… eh no, Berlic.
    Nella tua risposta hai esteso il tuo personale senso estetico e metro di giudizio a regola universale.
    Ma non funziona così, altrimenti avremmo tutti gli stessi gusti, le stesse percezioni. Invece c’è chi ama Bach e chi gli Slayer, c’è chi ama entrambi e chi nessuno dei due, c’è chi vede in foto “orinatorie” arte (vedi “man pissing on chair” di Wolfgang Tillmans), c’è chi la vede in opere più rassicuranti e a tema religioso (vedi Giotto) che magari lasciano altri freddi.

    La stessa definizione di arte è molto ampia e suscettibile di variazioni.
    Che poi la critica, spessissimo, si concentri su pipponi autoreferenziali è vero (al cinema specialmente), ma in fondo non sta neppure a loro (per fortuna!) decidere cosa sia o non sia l’arte.

  36. @ aragonbiz: è una forma creativa.
    Quindi sì, è soggettiva.
    Se fatichi a distinguere tra una foto e una martellata sul cranio però è inutile che te lo spiego…

  37. Sorry Berlic ma splinder continua a tranciarmi i commenti…

    dicevo:

    @ FF: anche secondo me :D
    soggettività, appunto…
    Che poi, appunto, la merda d’artista aveva un significato critico nei confronti dello stesso mondo dell’arte.

    @ leonde: l’arte visiva si è ritrasformata, se vogliamo considerare solo pittura e scultura tagliamo via un bel pezzo, ma facciamolo pure. Anche io vado a mostre ed eventi, anche se preferisco la fotografia, e tutta questa desolazione non la vedo.
    Ti lasciano indifferente?
    Bene, passa avanti o addirittura indietro, verso quello che invece ti scuote, ti emoziona.
    A me lascia indifferente gran parte del cubismo, del futurismo e molta arte rinascimentale. E, wow, per non saper nè leggere nè scrivere questa mi pare proprio soggettività! :D

    Quindi sì.
    Cerchiamo la bellezza dove la vediamo e facciamo bene certe volte a cercare in posti diversi.
    Cosa importa l’opinione di un critico?

  38. xLeilani: Chi vede arte nella foto di Tillmans? E che cosa c’è di artistico nella foto di Tillmans? Se a uno piacciono i peni, un pene è artistico? La differenza tra quella foto e una foto di una rivista pornografica dov’è, solo nel fatto che chi l’ha scattata si fa chiamare artista?
    L’arte è qualcosa di diverso da “mi piace” oppure no. Tant’è vero che culture diversissime tra di loro producono forme artistiche simili. Se non ci fosse un’idea di bello e di arte comune a tutto il genere umano sarebbe possibile questo?
    Giotto può anche non piacermi, ma guardandolo devo dire “è arte”. E il tempo, la fatica, la tecnica, la cultura, l’intelligenza e il talento necessari per realizzare quella pittura rendono chiaro la differenza tra un vero artista e uno che fotografa la gente mentre piscia.

  39. Io, per esempio.
    E la prima cosa che ho notato della foto la prima volta che l’ho vista era la cresta. Poi gli anfibi. Poi, in ultimo, il pene. Soggettivo anche questo presumo.

    Ti stupirà ma esistono anche persone che considerano artistica la pornografia… ma è buffo, comunque, che tu abbia subito associato una nudità maschile integrale con il porno, quando l’arte canonica è piena di donne senza vestiti nei panni di Venere e questa associazione non salta fuori altrettanto spesso.

    L’arte è diversa dal gusto estetico di per sè? Of course. La definizione di arte è ben più ampia.
    E non sei affatto tenuto, davanti a Giotto, a percepire le sue opere come “arte” nel senso che lo intendi tu – ovvero come espressione creativa che merita una sorta di status, a differenza di altre, come quella foto che disprezzi e non consideri tali. Nel tuo stesso usare il concetto di arte lo fai riferendoti al tuo proprio gusto estetico, alla tua percezione di bello, di ordine, di armonia.
    Che non è uguale per tutti, per quanto alcune forme siano culturalmente più condivisibili di altre.

    Conosci i lavori di Tillmans? No.
    Eppure sei già pronto a relegarlo nella categoria “uno che fotografa la gente mentre piscia” dopo aver visto una foto in mezzo alle centinaia che ha scattato, presumendo allo stesso tempo che non abbia fatto nessuno sforzo, nessun lavoro, nessuna preparazione.
    E qui ti volevo.

  40. ma l’uomo è fatto in un solo modo è fatto come Berlic!!!!!!

    mi spiace che non ci siano faccine per esprimere l’ilarità che certe tue affermazioni mi provocano!

  41. Leliani, prima di cercare di spiegarmi la differenza fra un atto di violenza e un’opera d’arte (differenza che non è contemplata in alcuni celebrati artisti del secolo scorso), cerca di capire quello uno ti dice.

    Se ti dò una martellata in testa, esiste un piano soggettivo … il tuo, il mio, quello di uno spettatore.
    Esiste, però, anche un piano oggettivo. In particolare, il tuo dolore sarà si tuo, ma determinato da un ben preciso oggetto che ti viene in testa. Inoltre, uno spettatore che non sia perverso, avrà una sensazione di sgomento, o di compatimento ecc.

    Allo stesso modo, la foto che hai mostrato del punk che piscia ha una certa oggettività, e una determinata reazione che oggettivamente determina nelle persone.
    Qualcuno, potrà anche dire “per me, è meglio della Cappella Sistina”. Certo. Ma resta il fatto che, oggettivamente, si tratta di un’opera inferiore ad essa.
    Per tanti motivi che non sto ad elencare; dico solo : perchè è un’opera che dice assai di meno dell’altra, che dà a noi assai di meno. Oggettivamente.
    E questo, non si può negare. E’ così, come 1+1 fa 2 (e non è soggettivo … posso pensare che faccia 3, ma non è così).

  42. Aragon, ho capito dove volevi andare a parare ma il paragone è del tutto fuori luogo. Il dolore fisico e la percezione del bello sono generati da diversi stimoli e funzionano su piani differenti. Cosa sia superiore o inferiore, tra un’opera e un’altra da cosa è determinato? Dal numero di persone che la pensano in un modo o nell’altro? Dalla quantità di lavoro che ci va nel realizzarla? Dalla sensazione che suscita?

    Quello che da o non da, non è oggettivo. L’emozione è un prodotto umano e come tale scaturisce da un singolo. Che tanti singoli possano guardarsi in faccia, sorridersi e dirsi d’accordo non cambia la natura del processo.

  43. Permettimi di pensare che ha reazioni estetiche rilevanti vedendo un punk che piscia è un persona leggermente abbrutita :-)
    Comunque, se vai a fondo, vedrai che il tuo modo di pensare non spiega niente.

  44. Abbruttita? Uhm, no non direi. L’ultima volta che mi sono guardata allo specchio ho visto una normale e sana ventiduenne. Magari un po’ stanca, ma sempre io.
    Il mio modo di pensare non spiega niente? Perchè, cos’avrei dovuto spiegare? Cosa trovo sexy nei punk molto magri?

  45. Questo dibattito è estremamente interessante. Io la penso sostanzialmente come Fantasiafinale. Le critiche di Berlicche all’arte contemporanea sono assolutamente sensate e largamente condivisibili. Sottoscrivo il tuo post precedente punto per punto. Tuttavia occorrono due precisazioni:
    1) l’arte contro cui si scaglia Berlicche non è TUTTA l’arte contemporanea, ma solo l’arte che appartiene al filone concettuale inaugurato da Duchamp. Un filone certamente dominante nelle esposizioni internazionali. Per attirare il grosso pubblico, queste esposizioni diventano sempre più simili a circhi in cui appaiono cose strane e curiose, come le mucche a pezzi sotto formalina (Damien Hirst). Ma il contemporaneo è fatto di tante cose. Kandinskij non è Duchamp.
    2) Berlicche, purtroppo, ragiona secondo un pregiudizio populista molto diffuso fra i cattolici. Il pregiudizio secondo cui i “poveri” e gli “ultimi” hanno sempre ragione mentre gli intellettuali hanno sempre torto. E così Berlicche e i berlicchiani si scagliano contro un fantomatico “partito degli intellettuali”, i quali non saprebbero riconoscere la vera arte che invece è rivelata agli “ultimi”. E così Berlicche insinua che la vera arte, per essere tale, deve piacere automaticamnete agli “umili” senza cultura. Se fosse vero questo, dovremmo considerare irrimediabilmente brutti tutti i più grandi capolavori cinematografici, tutti irrimediabilmente flop presso il grosso pubblico. Per fare un solo esempio, Solaris di Tarkovskij nessuno voleva distribuirlo in Italia, dovettero doppiarlo e distribuirlo alcuni “intellettuali”. Per converso, dovremmo considerare belle le più immonde porcherie trash che piacciono alla maggioranza del pubblico. Comprese le pellicole di Rocco Siffredi.
    Di recente è uscito in Francia un libro di un critico molto importante contro la stessa arte che condanna anche Berlicche. Ebbene, egli sostiene che di queste degenerazioni concettuali non sono colpevoli gli intellettuali cattivoni ma proprio il pubblico che non capisce l’arte. Le mucche e gli squali sotto formalina trionfano perché il pubbligo pagante vuole vedere queste cose. Questo critico (adesso mi sfugge il nome) dice che all’origine di questa decadenza c’è l’idea che l’arte debba piacere a tutti automaticamente, senza studio e senza sforzo. Invece l’arte esige uno sforzo di comprensione. Platone diceva: “La bellezza è difficile”. Al primo ascolto, una canzone di Madonna è più appagante delle variazioni Goldberg di Bach (senza nulla togliere a Madonna). Bach è centomila volte superiore a Madonna, ma quest’ultima vende centomila volte più dischi di Bach. Il popolo deve essere educato ad apprezzare la bellezza. La nostra preoccupazione deve essere quella di educare il popolo ad apprezzare le cose difficili, non quella di dare al popolo cose facili. E ricordo che la cosa più facile di tutte è la pornografia. Che infatti è la merce più venduta al mondo.

  46. Dimenticavo: gli impressionisti, che sicuramente oggi piacciono un po’ a tutti, ai loro tempi non piacevano praticamente a nessuno. Quando esponevano le prime volte, erano coperti di insulti e contumelie dal pubblico. Il grosso pubblico ha sempre torto, fatevene una ragione. .

  47. mi sono innamorato :-)

  48. xLeilani: non mi hai risposto. Cosa c’è di artistico nella foto di Tillmans?
    Se io associo con la pornografia quell’opera è perchè francamente non ci vedo altro senso. Perchè il punto è quello: che senso ha quella foto? E’ fine a se stessa. Mentre l’arte è arrivare alla sostanza delle cose. L’arte implica una fatica: è come scrivere bene, qualsiasi stupido è capace di scrivere, ma solo un genio è capace di dire cose profonde in modo semplice, e questo a prezzo di fatica e sacrificio. Quella foto e tante altre opere non sono arte perchè sono leggeri come cartacce, non vanno al nucleo delle cose, che è sempre una bellezza.
    Tillmans sarebbe “famoso” se nelle sue foto non ci fossero organi sessuali ogni 3×2?
    Sai se conosco i lavori di Tillmans? No. Eppure sei pronta a relegarmi nel limbo dei malinformati.
    Eppure, se tutti gli uomini concordano che certe cose sono arte, vorrà dire che qualcosa di comune c’è, no?

    Reginadistracci, hai frainteso completamente il mio ragionamento. Mai detto che i poveri e gli ultimi hanno sempre ragione e gli intellettuali torto. Però, come qualcuno ha detto, molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità. Alcuni intellettuali hanno confuso il ragionamento con l’arte, e hanno usato il preconcetto, in bene e in male, per giudicare. Disgraziatamente, sono proprio quelli che (grazie soprattutto all’appartenenza politica) hanno avuto l’egemonia dell’educazione artistica e della critica per decenni. Magari quel quadro di Giotto potrà piacere o non piacere, ma se mi spiegano il significato delle stelle sul mantello, della posizione dei personaggi, del colore oro, la tecnica impiegata, come si colloca nell’evoluzione della pittura italiana dopo lo guarderò con più rispetto, quantomeno. L’ignoranza non è mai un bene; è un bene invece la semplicità che consente di vedere il bello senza paraocchi.
    E, comunque, come ho detto, non tutto quello che piace è arte. Al contrario di certuni non ho mai considerato tali i film di Pierino. Con Hirst, poi, non c’è neanche quel problema.

  49. Cosa c’è di artistico nella foto di Tillmans?

    cose che in quanto omofobo non puoi neanche lontanamente comprendere.

  50. Cenno a ff lo psicotroll, poi invito tutti a mantenere con lui il digiuno: se nella foto ci fosse una donna sarebbe lo stesso.
    Il preconcetto e l’avere guardato troppo foto del genere ti accecano.

  51. Leiliani, in realtà, la foto di Tillmann, può piacere solo nel senso di apparire spiritosa, irriverente, buffa. In sostanza, la sua “presa estetica” non può andare al di là di quanto non faccia una barzelletta ben raccontata.
    Può – soggettivamente – piacere o meno come può piacere una barzelletta.
    Però – oggettivamente – non va comunque al di là di una barzelletta. E dire che mostra un “nuovo concetto d’arte” è come dire che il libro di barzellette di Totti sia da porre come nuovo concetto di letteratura.
    (nota che ho fatto il paragone con la Cappella Sistina che, prima dell’intervento del mutandaio, e dopo la sua rimozione, in quanto a rappresentazione di genitali non è secondo a nessuno :-)
    Tanto per toglierti l’arma del presunto “bigottismo”, una delle poche e spuntate che vi rimangono … :-)

  52. guarda berlic che meno mi dai attenzioni più son felice perchè se attiro le tue attenzioni vuol di dire che sto scivolando nel baratro dell’imbecillità… non ti rendi conto neanche delle cazzate che dici!

  53. comunque te lo ripeto berlic la tua ignoranza è spaventosa, come al solito ti dimostri incapace di empatizzare al di là della tua stretta e stupida cultura.

  54. “Invece c’è chi ama Bach e chi gli Slayer”

    uno ama quel che conosce. dubito che uno che ascolta gli Slayer si sia mai preso la briga di ascoltare Bach. semplicemente gli hanno fatto credere che gli Slayer “è fiko”, mentre Bach è roba da vecchi rimbambiti.
    è così oggi che si formano i gusti: su ordine del Grande Fratello (che non è quello che posta su qs blog :-)

  55. @cicciopelliccio non ce la fate proprio a non avere una visione idiota della realtà io amo la musica teknusa tuz tuz, psy, quella zarra alla gigi d’agostino, ma quando sulla radio ho la possibilità di ascoltare qualche nota di Bach non mi azzardo a cambiare stazione. Vivete in castelli di pregiudizi luoghi comuni e cazzatine varie.

  56. dal punto di vista psicologico, è interessante vedere l’involuzione del troll… da una posizione propria (condivisibile o non) si è arrivati all’insulto gratuito….
    se tu non sei in grado di convincere nessuno, è a causa della tua debolezza di argomenti… non basta essere figlio di artisti (autonominatisi o no?) per avere spirito artistico…
    caposkaw
    (scusa berlic!)

  57. la volontà argomentativa viene meno con dei ciocchi di legno ;) la povera regina che si strappa gli stracci ha speso mezzora della sua vita per convincere berlic del suo pregiudizio, ma lui è sordo a qualsiasi cosa quindi perchè spendere parole per convincervi?
    Quando discuto con altre persone quii dentro si nota la differenza di timbro perchè c’è la possibilità di interagire a vicenda trovare posizioni condivisibili, contaminarsi a vicenda.
    Voi al contrario (berlic, caposkaw, brandavide e qualche altro che adesso dimentico) siete piccole persone arroganti inutili con ruoli sociali infimi e sostanzialmente deboli di mente corpo, e per chi ci crede, anima.

  58. Un taglio verticale in una tela, di oggettivo c’è solo una tela rotta, la parte artistica è solo soggettiva, tutto quello che quel taglio ti richiama in mente….
    Ed è talmente universale che richiama qualcosa nella mente di tutti, dal selvaggio al più istruito degli uomini, è talmente universale che, se non ve ne siete accorti, c’è anche nel logo di windows xp.

    Il Richiamo è una tela rotta, l’arte è dentro di voi, deriva incontestabilmente dalle vostre esperienze, conoscenze,emozioni…
    e tutti i significati (più o meno profondi) che sapete attribuirvi, dalla vostra memoria in fondo…

    Mara nada

  59. “l’arte è dentro di voi, deriva incontestabilmente dalle vostre esperienze, conoscenze,emozioni”

    così decretò Freud, prima che Berlic riconduca tutto alle cazzate inventate da chi mente sapendo di mentire, giusto per aprire il ventaglio della discussione oltre le tesi dei signori della verità.

  60. L’arte non è soggettiva, altrimenti basterebbe mettere nei musei le macchie simmetriche che usano gli psicologi e ognuno ci vede quello che vuole. Ma la bellezza oggettiva dell’arte non è immediata, è difficile.
    A parte questo, mi dispiace davvero che la discussione sia degenerata a tal punto, con Fantasia finale che esce fuori dai gangheri (e magari ha anche un po’ ragione, ma gli insulti non portano da nessuna parte) e Berlicche che dice di essere stato da me “frainteso”. No, non credo di averti frainteso. Semplicemente ho portato alla luce un pregiudizio inconscio che molti cattolici non sanno di avere nell’inconscio, cosicché quando glielo mostri a livello conscio, loro non lo riconoscono. E voglio sottolineare che anch’io sono cattolica, di Cielle (diciamola tutta). Solo che, essendomi laureata in Storia della critica d’arte, credo di essere più qualificata di molti altri a parlarne. E nei miei anni di studio mi sono accorta che questo pregiudizio populista e anti-intellettuale è molto diffuso ed è all’origine della decadenza dell’arte. E’ vero che ci sono intelettuali e intellettuali. E’ giusto condannare i critici marxisti che negli ultimi quaranta anni hanno spacciato per arte qualunque sputo con sopra il marchio della “lotta di classe”, oppure i critici post-moderni che spaccianoper arte i lampadari di tampax (apparsi alla Biennale) nella speranza di venderli a quotazioni record agli speculatori. Ma io dietro questa condanna ci leggo anche l’idea che i critici in quanto tali, che gli intellettuali in quanto tali non capiscono niente perché ragionano troppo, l’idea che l’umile contadino che è superiore a loro perché parla come mangia e sta con gli occhi spalancati come Marcellino-pane-e-vino invece di perdere tempo a ragionare. E voglio notare che questo pregiudizio non è cattolico. Affonda le sue radici nell’egalitarismo giacobino e nel sessantottismo più becero. Ma poi Péguy a questo pregiudizio gli ha costruito un monumento. Mi riservo di dire cose più approfondite su questo. Ho già preparato uno scritto.

  61. Dice FF

    “l’arte è dentro di voi, deriva incontestabilmente dalle vostre esperienze, conoscenze,emozioni”
    così decretò Freud, …

    Caspita … è veramente clamoroso che nel 2008 i “liberi pensatori” siano promotori della cultura dello “ipse dixit” (con Froid Nicce Aideghèr al posto di Aristotele).

    Miii, l’ha detto froiid ….

    FF abbiamo capito … lo sa anche un bambino, non c’è bisogno di froid per sapere che l’effetto di un’opera qualsiasi avviene dentro di noi … però, il semplice concetto che tu stenti ad ammettere è che le reazioni, comunque, saranno diverse a seconda delle diverse opere, che hanno oggettivamente differenze strutturali, qualitative ecc.
    Vale anche per la roba da mangiare … è come se tu sostenessi che i noodles in scatola della campbell hanno lo stesso livello qualitativo di un piatto di spaghetti come Dio comanda fatti da un grande cuoco … e pretendessi che, siccome oggi la Campbell fa i noodles, questi equivalgano a quegli spaghetti …

    Che c’entra, froid?

  62. Magari, a te piacciono di più i noodles della campbell … mangiateli pure, contento tu …

  63. @Aragonbiz non hai capito un tubo perchè sei ignorante, ma non nel senso che ignori altre verità, ma che ignori la possibilità di apertura alla conoscenza esterna a te.

    Ho citato Freud per una apertura alla una forma diversa di concezione artistica, che potrebbe affiancarsi alla vostra sterile discussione finalizzata a definire cosa è arte e cosa non lo è che come ogni discussione qui dentro è finalizzata alla definizione di un senso di identità del quale siete privi.

    Per Freud l’arte è nel dominio del massimo grado di soggettività, perchè consiste nel sottrarsi al principio di realtà e abbandonarsi al principio del piacere. L’artista nella sua incapacità di mettere in atto il principio di realtà ha il dono di riuscire ad esprimersi artisticamente soddisfaciendo il suo istinto al piacere tramite la produzione artistica. Allo stesso modo chi usufruisce dell’arte si sottrae al principio di realtà per soddisfare il principio del piacere nell’osservare l’opera artistica. Ed è in questa nuova chiave che volevo aprire a una nuova concezione dell’arte che consiste nel concreto superamento del principio di realtà a favore di quello del piacere, e non in una sterile soddisfazione delle relazioni fra le parti o fra i suoi contenuti. Fornendo un esemplare esempio delle infinite capacità di adattamento dell’uomo.

    Non è la chiave, non è l’ipse dixit che a voi è tanto chiaro, è una apertura a una nuova forma di significato.

  64. FF, spiegami meglio una cosa.
    Perchè “il principio del piacere” e “il principio di realtà” dovrebbero essere così disgiunti?
    E ancora : perchè dobbiamo partire dall’assunto che l’arte non abbia a che fare con “il principio di realtà”.
    Che sia una interpretazione della realtà? (non in senso becero di mera riproduzione illusionistica delle cose, ovviamente).

  65. @regina di stracci

    uff… soffro un po’ d’invidia della tua cultura :) perdo le staffe perchè purtroppo questo conflitto dura da molto e gli insulti sono reciprochi i miei più diretti :)
    ps: ricordo che quando da piccino vagavo per la biennale di venezia rimanevo assorbito da quelle sculture quasi ipnotizzato.

  66. Riscrivo l’ultima frase:
    perchè dobbiamo partire dall’assunto che l’arte non abbia a che fare con il “principio di realtà”, che non sia invece una interpretazione della realtà in cui possiamo rispecchiarci (con piacere, anche) ?

  67. @Aragonbiz è inutile parlare, riconduci sempre il tutto ai tuoi paradigmi culturali che per te sono un limite insuperabile. Non so che farci.

  68. “soddisfaciendo” si scrive con una “i” sola.

    l’arte che si sottrae alla realtà è spazzatura.

    andy warhol non si è mai sottratto alla realtà, anzi l’ha esaltata.

    un artista che mira ad abbandonarsi al principio del piacere non è un artista, è un coglione.

  69. Ho capito: appena esci dall’ipse dixit vai in tilt.
    Leggi intanto Gadamer cosa scrive sull’arte, poi magari userai Freud in modo adeguato e non come passe-partout

  70. @cicciopelliccio ma se non hai capito un tubo perchè non reciti il padre nostro e stai zitto evitando di fare la figura del cretino?

  71. Reginadistracci, ti assicuro che mi hai frainteso. Oppure semplicemente non sono stato in grado di spiegarmi bene. Quel pregiudizio a cui tu ti riferisci nel primo commento io non ce l’ho assolutamente, nè conscio nè inconscio. E lo so perchè sull’argomento, credimi, ho approfondito parecchio.
    Nel tuo secondo commento però dici una cosa lievemente diversa.
    Nel primo dicevi “(…) insinua che la vera arte, per essere tale, deve piacere automaticamnete agli “umili” senza cultura”, e io ti ho contestato quel “piaceva”, perchè io posso riconoscere che una cosa è arte senza che mi piaccia, e mi può piacere una cosa senza che sia arte.
    Nel secondo commento, intanto non ritengo vero che questo “pregiudizio populista e anti-intellettuale” sia “all’origine della decadenza dell’arte”. Non mi pare che un Takemitsu nella musica o uno qualsivoglia degli artisti di cui sopra abbia quel seguito popolare che tu sostieni dovrebbe avere; anzi, vivono di critici intellettuali. Ma io non sono contro i “critici intellettuali” come categoria; sono contro coloro che cessano di considerare la realtà e ragionano di preconcetti. Io sono infinitamente grato ad una serie di critici meravigliosi che mi hanno spiegato musica, pittura, scultura facendomele conoscere a fondo per quello che sono. Queste persone potevano essere anche intellettuali, ma non erano certo parolai tipo quelli delle frasi di questo post. Di questi ultimi sì, il contadino ad occhi spalancati è superiore: non perchè non sappia meno di loro, ma perchè quelli, pur sapendo, non sanno e si pongono come idolo il loro sapere. Non è l’essere intellettuali o contadini il punto di distinzione: è l’avere o no gli occhi spalancati sulla realtà.

  72. sono contro coloro che cessano di considerare la realtà e ragionano di preconcetti.

    sei praticamente contro te stesso ;-)

  73. Ultime due cose, scusandomi con Berlicche per essere stato insistente e polemico.

    a) non mi è parso di ravvisare in berlic il pregiudizio di cui parla regina di stracci (mi è parso che lo abbia immaginato un po’ lei, magari è un po’ ossessionata da questa caratteristica)

    b) Berlic ha ragione : MAI DARE DA MANGIARE AI TROLL!

    Saluti a tutti e grazie per la discussione.

  74. di che ringrazi non ti è servita a niente questa discussione, le uniche cose che ne hai dedetto sono che raginadistracci si immagina le cose e che non si deve da re da mangiare ai troll, complimenti!!!

  75. reginadistracci, per quanto può valere, il pregiudizio di berlic io mica l’ho notato….
    e per usare tue parole , berlic nonmi sembra proprio un cattocomunista…
    caposkaw

  76. Solo una precisazione: il pericolo, il pregiudizio di cui parla Reginadistracci esiste realmente, e se vogliamo risale quantomeno al buon selvaggio di Rousseau e figliastri. E’ appunto un pre-giudizio. A parte quanto da me già detto condivido il suo intervento.

  77. certo, quando parlavo di troll non mi riferivo di sicuro a reginadistracci che ha scritto cose interessanti.
    Ma in realtà, non si E’ mai troll, si FA i troll … quindi, mi riferivo ad FF quando fa il troll, non ad FF o a chicchessia in quanto persona.

  78. @ berlic: so se li conosci? Evidentemente no, altrimenti l’avresti riconosciuta come parte di una serie e sapresti già il perchè della tematica. E non useresti quel “3×2”, perchè avresti notato che su 150 fotografie quelle che contengono nudità sono 5. Non scansiono il librone perchè ho paura di rovinarlo, ma se vuoi ti do l’isbn.
    Io non ti ho relegato a niente, ho solo notato dalla tua reazione che basta un pene per farti urlare “al porno al porno”. Che tu la consideri “cartaccia” e non arte dipende solo ed esclusivamente dal tuo parametro estetico. Io lo trovo bellissimo. Tillmans E’ famoso, è stato anche il primo fotografo a vincere il Turner, sai com’è. Ma, visto che non ti piace, come immagino non ti piacciano neppure Larry Clark e Nan Goldin (Diane Arbus manco a parlarne), sei pronto a considerare i loro lavori come superficiali e inutili. Il critico dentro di te è spuntato facendo esattamente la stessa cosa che hai condannato più sopra.

    Se invece si spendesse meno tempo a decidere quale cartellino incollare e più a godere di quella bellezza che cerchiamo nell’arte, forse si apprezzerebbe di più.

    @ aragon: tu ci hai visto un lato buffo e spiritoso, io no. Non vorrei scioccarti ma è una prova a favore del soggettivo… come il tuo “oggettivamente” si basa sulla tua opinione e non sul vero e proprio dato oggettivo. Il soggetto non è affatto nuovo all’arte, quando parlavo di cambiamenti nell’arte visiva mi riferivo a come la fotografia come mezzo sia stata agente di cambiamento rispetto ai canoni precedenti.

    Il bigottismo in realtà è un concetto che hai inserito e trattato solo tu, se ci fai caso non ho mai parlato di questo. Coda di paglia?

    @ ciccio: io ascolto entrambi.
    E sono abbastanza intelligente e matura da basare le mie preferenze su qualcosa di più rilevante dell’opinione di perfetti sconosciuti. Anzi, approfondendo il tema ti accorgerai che una buona parte del metal è legato alla musica sinfonica.
    Com’è facile etichettare, nevvero?

  79. un artista che mira ad abbandonarsi al principio del piacere non è un artista, è un coglione

    Ciccio, ti rendi conto che se vogliamo separare l’edonismo dagli artisti dobbiamo etichettare come ‘coglioni’ gran parte di loro, vero?
    E non mi riferisco solo ai poètes maudits o alle rockstar.

  80. Io non ti ho relegato a niente, ho solo notato dalla tua reazione che basta un pene per farti urlare “al porno al porno”.
    lol
    mi sono innamorato una seconda volta, e mi pento di una frase detta in passato :-)

  81. Scuse accettate ;)

  82. Berlic quando legge i miei commenti

    http://it.youtube.com/watch?v=yWD-sZi0hAg

  83. Leilani, ancora non mi hai detto dov’è l’arte in quella foto e come faccio a distinguerla da un analogo soggetto preso da una rivista porno.
    Ritorniamo alla domanda: è artistico perchè l’ha fatto un artista, e come mai quello è definito artista?
    Io sono pronto a considerare qualsiasi cosa come superficiale e inutile se è superficiale è inutile. Per non considerarlo come tale mi si deve dire dov’è la profondità o l’utilità.
    E, comunque, non basta certo un pene per farmi gridare “al porno”. Se fai una capatina in piazza della Signoria, a Firenze, di quegli affari ne vedrai parecchi. Attaccati alle statue di Michelangelo, per esempio. Ma, sorry, lì è arte. Another level.

  84. ecco berlic alle prese con l’arte “moderna”

    http://it.youtube.com/watch?v=2a_ajsIVxyU

    confrontare i peni di michelangelo con quelli di Tillmans è il solito terrorismo dialettico tipico di Berlic, uno rimane talmente basito dal confronto che non riesce nemmeno ad elaborare la risposta.

    Dove è l’arte nei peni di Tillmans?
    Non tocca a noi dirlo, in quano popolo non abbiamo gli strumenti per farlo. L’arte si è ritirata dal popolo per evitare che la sua ideologia la stuprasse come fa con ogni cosa, come volete fare voi, asservire l’arte alla vostra ideologia del reale. L’arte è libera, purtroppo oramai tutti hanno abbastanza cultura per parlare e pensano che quella che hanno basti per parlare di tutto questo è il prezzo della diffusione di massa della cultura. La cosa orrenda è che io molto spesso nel chiacchierare ho pure disprezzato
    l’arte moderna (la chiacchiera) ma non ho mai cercato di imporla cosa che tu non riesci ad evitare, il tuo stesso blog è un continuo stremante tentativo di persuadere con le tue chiacchiere.

  85. Berlic, ma per te l’arte cos’è? Find Waldo? Non c’è un punto preciso in cui guardare, beccare una piccola “A” e dire toh, il marchio c’è, allora è arte.

    Quanto all’analogo della rivista porno, sarà che non ne ho mai comprate ma non ce la vedo proprio all’interno una foto così. Proprio perchè non ha intento coitale.
    Ma immagino che tu sia più ferrato in materia, se insisti tanto.

    Formuliamo meglio la domanda, ti va? Vogliamo parlare di cosa renda Tillmans un artista e non “un pirla qualcunque che fotografa la gente che piscia” oppure un – sigh – “pornografo”?
    Vogliamo parlare del suo approccio ai soggetti, agli ambienti, ai portrait di persone famose e non famose, di Berlino? Perchè è uno dei miei fotografi preferiti e mi piacerebbe parlare di tutte queste cose, ma non se te ne esci con frasi quali: “Io sono pronto a considerare qualsiasi cosa come superficiale e inutile se è superficiale è inutile. Per non considerarlo come tale mi si deve dire dov’è la profondità o l’utilità.”, che fanno capire quanto poco ti interessi discutere veramente di arte e quanto invece tu sia già entrato nel loop del “so meglio io e so tutto io”.

    Non so se prendere come lato umoristico oppure esasperante il fatto che a parlare con te si trasforma anche il più innocente dei discorsi in una comparazione sul “chi l’ha più grosso”. Mi piacerebbe sapere perchè, soprattutto per il fatto che non c’è nulla da competere su questo tema. Non ci sono squadre, non si tratta di accaparrarsi il cavallo vincente. Puoi anche rilassarti.
    Se vuoi semplicemente sentirti dire che tu sei su “another level” e i tuoi gusti sono più delicati, più sopraffini, più intellettuali… va bene lo stesso. Ma puoi dirtelo benissimo allo specchio da solo, non ti servono interlocutori. Quelli servono per scambiarsi esperienze.

  86. Mamma mia quanta acredine..che mi sono perso, la guerra dei mondi?

    Uno se ne esce un istante a vivere la vita reale…. e guarda che cosa succede!

    La sapete una cosa…? magari non ve ne frega niente, ma io di arte non ci capisco un TUBO.
    Però quando guardo qualche opera di Gaudì, o Kandinsky o (soprattutto), di Maurizio Bottoni, trovo che è BELLO.

    Ecco, io penso che se a me che sono ignorante non piace una cosa, magari piacerà a qualcun altro; al massimo chiedo che non insulti le cose o le persone che amo (vedi al tanto contestata Rana crocifissa di Bolzano).

    Di sicuro Dio è il miglior artista, però. Quando guardo mia moglie non posso non pensarlo… :-)

  87. Leilani, citerò Conrad: “l’arte può essere definita come il tentativo di una singola mente di rendere all’universo sensibile la maggior giustizia possibile”. A mio parere l’arte attinge nel profondo del senso delle cose, ed implica, come ho già scritto, un sacrificio e una genialità. Senza una delle tre componenti abbiamo un’opera superficiale, un oggetto commerciale oppure una bruttura o tuttalpiù un oggetto di artigianato. Non arte.
    Parliamo pure dell’approccio ai soggetti di Tillmans; ma vedendo quella foto fuori dal contesto, senza sapere che è sua, la definiresti ancora arte? Di certo c’è che con il David di Michelangelo non puoi sbagliarti. Ti invito, seriamente, a fare il paragone e domandarti dove stia la differenza tra le due opere.
    Vorrei poi farti sommessamente notare che non sono stato io a tirare fuori quella foto e quelle questioni, e i motivi per cui l’hai fatto non spetta a me cercare di indovinarli. “Chi ce l’ha più grosso” è un gioco che lascio agli adolescenti, io sono oltre quella fase. Sto cercando di ragionare seriamente, insulti e grevità lasciamole ai ragazzini.
    So tutto io ? No, non so tutto io: tanto è vero che aspetto con ansia la tua risposta alle mie domande, per vedere se riesci a convincermi.
    Io l’utilità e la profondità in certe opere non riesco a vederla (difetto mio, senza dubbio); se me la sai indicare te ne sarò grato.

  88. Ecco, io penso che se a me che sono ignorante non piace una cosa, magari piacerà a qualcun altro;

    ecco la differenza, ciò che piace a me. saluti icaro mi quieti in modo impressionante :-)

    berlic: ma hai mai fatto un opera d’arte? Sai si dice chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, e aggiungo io, chi non sa insegnare giudica. E’ il tuo passatempo prediletto, ti sei eletto al pungolo di chi si allontana dal dogmatismo della chiesa. Riconduci tutto a quello, a una filosofia storpiata da te. Parli del senso profondo delle cose come fosse acqua fresca e poi ti lamenti di chi ti prende per il culo rilegandolo alla categoria di troll. E ti dico non ti prendo per il culo per le tue idee ma per il modo ridicolo al quale ci rimani attaccato.
    :-)

  89. gli Slayer sono un gruppo para-nazista

    il metal e la musica sinfonica centrano come i film di Boldi con quelli di Fellini

  90. Avevo detto che smettevo, ma le repliche di Leilani sono valide e meritano una risposta.

    – Leilaini, tu scrivi, sempre sulla foto di Tillmans: “tu ci hai visto un lato buffo e spiritoso, io no. Non vorrei scioccarti ma è una prova a favore del soggettivo… ”

    Secondo me solo in una certa misura (e attenta, non sostengo che l’arte sia oggettiva … sostengo che tutte le cose sono insieme oggettive e soggettive, che questa distinzione è fallace …)

    Il fatto è che tu hai ragione, non è una immagine umoristica … io ho selezionato (accettato) un solo aspetto, quello dello sberleffo e della irriverenza, della boutade (qualcosa di simile al “vaffanculo” grillesco, in questo caso che il giovine punk rivolge ad una umile sedia da ufficio, dove magari ha faticato per giorni e giorni suo padre).
    Ma esistono tanti altri “semi” (elementi di segno) in quella foto. Che io non voglio vedere, che rifiuto, mentre tu no.
    E’ una foto di impatto molto forte, cruda, in effetti di tipo punk. Dopo pochi secondi, incominci a sentire la puzza di piscia, immaginare l’imbottitura impregnarsi, colare, marcire … immagini il seguito della devastazione del locale. Non condivido il gusto dell’apprezzamento fisico della esuberanza sballata del giovane, in precario equilibrio (embè? non essere gay è forse una colpa?).
    Insomma, è una immagine che vuole essere urticante, e lo è, per cui non mi va di contemplarla … taglio quei semi, non li voglio vedere.
    Perchè? E perchè tu si?

    Per quanto mi riguarda, la ragione è molto semplice … ho il doppio dei tuoi anni e quindi, ho passato il momento e il fascino di queste “boutades” ribellistiche e nichiliste … e non è perchè mi sia “ammosciato” … ma perchèho visto troppa gente che avrebbe potuto essere di valore, fonte di gioia per gli altri, gioiosa in sè, rovinarsi appresso a questa cazzate immani … gente che è morta, che ora – ma anche allora – vive di merda e fa vivere chi gli sta accanto di merda; che perde la propria umanità, e si degrada peggio di un animale …
    Questa retorica dell’out, del ribellismo, non è una cosa nuova: è una cosa STRAVECCHIA … c’era quando avevo la tua età, e anche prima.
    Ho letto in rete l’intervista che Tillmans ha rilasciato a Rolling Stone. Dichiara, fra l’altro (semplico), che negli anni ’90 lui pensava di cambiare il mondo facendosi di exstasy, ma poi purtroppo il mondo è andato come andato … è un bravo professionista, ma è un enorme pirla, un cazzone … che vivacchia cercando di rappresentare una generazione, la tua, attraverso le immagini e le manifestazioni di essa più deteriori
    Esite in realtà – e Tillmans non l’ha ancora capito, nonostante sia bello stagionato come me – tutta una spinta funzionale al “sistema” che fa sì che si promuova questa merda per i giovani. Ma sarebbe un altro discorso …

    Torniamo sul piano dell’arte, del soggettivo e dell’oggettivo: dentro di me, sento che non devo contemplare quella immagine … dapprima perchè la trovo brutta … ma poi capisco che la trovo brutta perchè contiene tutti quei “semi”. E credo che gran parte degli uomini, di istinto, la trovino brutta per lo stesso motivo.
    La pipì è brutta, puzza, non perchè puzzi oggettivamente, ma perchè è un rifiuto; perchè se la bevessimo staremmo male; perchè se pisciassimo ovunque vivremmo in un ambiente malsano e staremmo male.
    Parimenti, un oggetto artistico che pone positivamente (l’arte pone sempre positivamente, anche il negativo) qualcosa che fa stare male, tendiamo a rifiutarlo.
    Ora, esiste però una forma di perversione spirituale che fa si che, a poco a poco, e per gradi, si tenda ad apprezzare questo male.
    E tu, lo vedo nel tuo blog, ne sei affetta.
    Mi spiace, perchè si vede benissimo che sei una persona intelligente, brava. Perchè sei una persona, mi spiace.
    E ti auguro con tutto il cuore di superare questa cosa.

    Perchè la bellezza, o la bruttezza del mondo, si, non sono oggettive; dipendono anche da noi.

  91. Ringrazio Aragonbiz per il bell’intervento, che centralizza una questione fondamentale: lo scopo ultimo dell’arte – e in definitiva dell’esistenza. Questo, e la spiegazione estesa su cosa per me sia un’opera d’arte, nei prossimi post. Anche in questo, bisogna costruire.

  92. Berlicche
    Quello che tanto scandalizza te e Aragonbiz è la naturale tendenza dei giovani a fare e provare anche esattamente l’opposto di quello che gli viene proposto.
    E’ così che evolve l’umanità.
    E non è detto che quello che gli viene proposto sia esatto, è solo quello a cui siamo abituati.

  93. Io non sono Nessuno!

    Tu chi sei? Anche tu – sei – Nessuno?

    Bene allora saremo in due!

    Ma non dirlo a nessuno!

    Ci caccerebbero – e tu lo sai!

    Emily Dickinson

  94. all’anonimo.
    i giovani non si ribellano a quello che gli viene proposto , obbediscono soltanto al conformismo del “ribellarsi è giusto” tramandato dal 68 in poi…
    come puoi vedere, è solo abitudine non mediata dalla ragione…
    caposkaw

  95. che palle ste mattonate clline, non si legge mai nulla oltre lo scopo…

  96. Berlic, non è la prima volta che lo fai.
    Consideri il tuo punto di vista l’unico e sottointendi che chi ne ha un altro sia per forza in errore o addirittura un po’ matto. Ma va bene così, ci farò l’abitudine e ci eviteremo lunghe, sterili, discussioni che non vanno da nessuna parte se non verso l’emicrania.

    @ aragon: ma ce la fai a scrivere il mio nome giusto? :D
    Anwyway…

    Dell’orientamento sessuale del giovine veramente non so dire.
    E non è il punto centrale del discorso, così come non lo è l’età – mia, tua o del fanciullo.
    Ma immagino che inserirmi in uno stereotipo ti tranquillizzi rispetto a quello che ti turba veramente, ovvero il fatto che a me non disturbi e non consideri pirla l’autore (per aver fatto lo stesso discorso che musicisti facevano per l’LSD, soprattutto).

    Quello che io trovo scioccante o repulsivo è altro, per te è questo.
    Il fatto che tu possa associare una cresta alla dissoluzione e a chissà quali turpi passatempi magari deriva da tue esperienze personali, per me è solo un taglio di capelli.
    E a fare pipì ci andiamo tutti, è dall’asilo che la cosa non mi causa più risolini divertiti o occhioni spalancati.
    E’ così difficile immaginare che si possa non essere tutti uguali e non avere tutti le stesse reazioni?
    Causa un disorientamento così grande?

    Le tue illazioni su cosa mi “affligga” mi fanno sorridere, ma se volessi mai passare da me e parlarne fai pure. Non mordo sai?

  97. Splinder non mi ama…

    mancava un pezzo

    Berlic, sempre per te: se rileggi, ti accorgerai che ho citato alcuni autori (non solo il primo, che avevo postato come termine di paragone tra due estremi) che sapevo sicuramente non avresti nè apprezzato nè considerato artisti, per un semplice motivo – farti sommessamente notare che, pur essendo l’arte spesso immediata e rassicurante, non deve necessariamente esserlo per potersi definire tale e che in effetti cercare di definire rigidamente cosa sia o non sia l’arte è masturbazione mentale analoga a quella del critico da te citato.
    Estremamente semplice come concetto. Devo aver sottovalutato l’impatto che poteva avere su di te la foto di un pene, visto che ha finito per catalizzare tutta la tua attenzione.

  98. ehehe … pazienza, cara Leilani; solo, non illuderti di prendere in giro nessuno coi tuoi trucchetti verbali …

  99. Trucchetti e prese in giro non sono passatempi che mi divertono.
    Noto però che per una volta hai azzeccato il mio nome, facciamo progressi!

  100. Leilani, in che modo chiederti ragione delle tue affermazioni è affermare che il mio punto di vista è l’unico valido?
    Se affermi che una certa cosa è arte ma poi non sai motivarlo, anzi, ti rifiuti di motivarlo, posso solo pensare che tu abbia un’idea estremamente confusa di cosa l’arte sia, o ti renda conto di non saper rispondere. E’ una deformazione di avere un’educazione scientifica: volere definire esattamente le cose.
    Come ti ho già spiegato, ma forse non eri attenta perchè continui a tirare fuori la faccenda, non è certo il pene che mi spaventa di quell’immagine ma la sua vuotezza e la sua pretesa.
    Prova a rispondere alle mie domande; ma se non ci riesci come puoi pretendere di insegnare cos’è l’arte, se non sai darne una definizione, rigida o flessibile che sia?

  101. Non mi sto riferendo a quello, lo sai.
    Il fatto che io sia stanca e non abbia voglia di darti motivazioni sapendo che non sarò presa sul serio non significa non averle, significa non avere energie da bruciare.
    Non è la prima volta che discutiamo su qualcosa, ma a differenza delle altre ora mi fermo appena riconosco i segni del solito meccanismo. Sarò io che sono particolarmente stanca questa settimana, ma non ne ho la pazienza.
    E’ anche per questo che mi sono rifiutata di spiegarti, come se ce ne fosse bisogno, la differenza tra una scultura del ‘500 e una fotografia del 1997. E’ un paragone che non ha senso, come voler comparare un madrigale del ‘300 con un singolo di Cindy Lauper.
    Possono essere considerati belli a livelli diversi, ma è abbastanza lampante che veicolino messaggi diversi attraverso canali diversi, pur sfruttando entrambi lo stesso stimolo sensoriale. Se ci si rifiuta di considerare il contesto non ha senso mettere insieme le due cose, è come buttare nello stesso calderone una carota ancora da pulire e un soufflè al cioccolato e poi chiedere a dieci persone qual’è più buono, come il fatto che loro preferiscano 9 su 10 il soufflé tolga alla carota la sua natura di cibo e come se quell’uno che invece detesta il cioccolato perda la sua natura di essere umano.
    Fammi domande serie, sinceramente interessate. Vedrai che ti rispondo.

  102. E’ una domanda sinceramente interessata. Come sai che non sarai presa sul serio? Io ti prendo sempre sul serio, come prendo sul serio anche tutti gli altri che scrivono qui. Se non rispondi è perchè ti rendi conto che non hai una risposta valida, e preferisci buttarla in lagna. Ma preferirei di molto che tu la prendessi seriamente.
    Tu stai dicendo che sia la scultura del ‘500 che la fotografia contemporanea sono arte. Bene, spiegami cosa le rende arte, qual’è la cosa che le accomuna: perchè se le definisci entrambe arte ci deve essere qualcosa che le accomuna.
    Se viceversa non c’è niente che le accomuna allora non possiamo dire che sono entrambe arte. Una è arte, l’altra qualcosa di diverso.
    Una canzone di Cindi Lauper e il madrigale sono entrambe musica, quello che cambia è la complicatezza, gli strumenti, il senso della composizione: ma in comune hanno un sacco. E se preferisco il soufflè non posso negare che anche la carota sia cibo, così come non posso negare che Pier della Francesca sia arte anche se non mi piace. Piacere-non piacere, come ripeto da ‘mo, è un qualcosa che in gran parte esula dalla definizione di arte.
    La carota è cibo perchè rientra nella definizione di cibo, Lauper e il madrigale rientrano entrambe nella definizione di musica, mentre il gusto per il cioccolato non rientra (inspiegabilmente) nella definizione di umano; quindi?

  103. Magari è tutta una mia percezione dettata dalla stanchezza e dalla settimana pesante, sarà.
    Ma per te è un problema così grande se qualcuno si accorge di non voler più continuare a discutere con te?
    Pensavo che la cosa non ti dispiacesse affatto, anzi, che fosse il contrario.
    La prendo sul serio, abbastanza da lasciar perdere quando mi sembra che si stia discutendo sul niente.

    Se non ho risposto, come ti ho detto, era per perdita d’interesse nei confronti della discussione.
    Visto che ci tieni tanto, ti chiarifico: sì, sono entrambe forme d’arte e la cosa che le accomuna è il fatto di essere rappresentazioni creative, ovvero produzioni artistiche. Volendo usare wikipedia, “forme creative di espressione estetica”.

    Quanto sia appropriato poi fare confronti tra fotografia e scultura senza tenere conto del fatto che sono mezzi diversi, è anche un’altra domanda da porsi.

    Sono entrambe visioni di una stessa umanità che grazie a Dio non è tutta identica.
    Con l’analogia del soufflè intendevo esprimere questo concetto che ora francesizzo per renderti più limpido: grazie al cazzo che Michelangelo è Michelangelo, ma questo significa che chiunque non abbia il talento per la scultura di Michelangelo sia un cane?

    Credevo che parlando del termine in sè stesso facessimo riferimento tutti alla stessa parola e quindi non fosse che una domanda retorica. Dove “vedi l’arte”, perdonami se te lo dico, è una domanda del cavolo.

    Quando si intavolano discorsi sul “cosa sia veramente arte” e cosa sia, per usare un tuo termine, “cartaccia” – facendolo, come ho forse erroneamente sottointeso perchè pensavo fosse chiaro, tra persone che non sono critici e guardano all’immediato – entra in gioco un giudizio legato inevitabilmente alla persona che lo esprime. A quello che riceve da ciò che ha davanti o che ascolta, alla sua formazione estetica, persino culturale. Io posso considerare “cattiva arte” la rana crocifissa, ma non posso dire che non sia arte.
    Posso dire che è capace anche un bambino di due anni a pugnalare una tela, ma quella tela non smette di essere arte.

    Se poi vogliamo considerare tale, come una specie di marchio di qualità, solo opere particolarmente geniali che allora sì, sono Arte con la A maiuscola, dovremmo sfoltire di brutto il nostro elenco limitandoci a pochi eletti.
    E, sono pronta a giurarci, avrà ben poco a che fare con l’oggettiva qualità quanto con la soggettiva sensazione.
    Piacere o non-piacere dovrebbe esulare dal concetto di arte, ma a livello inconscio ha un grande spazio nella formulazione del giudizio finale. Se non ti piace farai molta fatica a vederci un qualche valore.

    Come poi mi sembra d’aver già detto – in fondo una parola non è che un’etichetta che affibbiamo a un oggetto o a una persona per renderci più facile il compito di interpretarla.
    Ma quando l’etichetta diventa più importante del soggetto a cui viene cucita, è ora di guardarla in prospettiva.

  104. A Berlicche. D’accordo, mi sbagliavo, tu non hai il pregiudizio anti-intellettuale e populista. Però ribadisco che è proprio questo pregiudizio che ha rovinato l’arte, aprendo le porte alla speculazione commerciale. L’arte è travolta dall’inarrestabile valanga di porcherie commerciali al cinema, nella musica e, ultimamente anche nell’arte. E già, perché oggi l’arte di Arté è quanto di più commerciale possa esistere. Metti uno squalo in salamoia in un museo, oppure delle statue in silicone di adolescenti nudi con grossi genitali in testa (cose apparse a Londra), oppure una performance con delle donne nude che mangiano attorno ad un tavolo, e la gente accorre a fare “oooo…”. Nelle aste internazionali le opere concettual-carnevalesche hanno raggiunto quotazioni dieci volte superiori alle madonne del cinquecento. Tekemitsu l’ho sentito una sola volta alla radio, comunque non mi sembra malvagio. Molto ermetico, sulla linea della musica Stockhausen. Stockhausen avrà tanti limiti, è troppo ermetico, disincarnato, platonico e tutto quello che vuoi, ma la sua musica è molto ricercata, a tratti genuinamente visionaria. Il problema oggi è che alla gente di Stockhausen o di Ligeti o di Bartòk non gliene frega niente, mentre Caparezza con le sue boiate si arricchisce.

    Per FF. Anche a me da bambina mi divertivano le cose che vedevo in certi musei d’arte contemporanea. Tuttora considero l’arte concettual-surreale estremamente seducente e divertente. Solo che non tutto quello che colpisce e diverte è arte. Anzi, a volere essere precisi, Duchamp concepisce l’arte concettuale come arte per il cervello e non per gli occhi, come arte senza bellezza e quindi come non-arte. Duchamp mira lucidamente all’azzeramento dell’oggetto artistico. Egli appiccica arbitrariamente un “significato” volutamente cerebrale ad un oggetto qualunque non artistico (“ready made”). L’oggetto diventa il mero contenitore di un significato, sebbene un contenitore reso “magico” dall’artista. L’artista diventa un mago che trasforma in arte un oggetto qualunque: una vera e propria “trasustanzazione”.
    Le performance e le installazioni, di moda nelle Biennali, sono come gli oggetti “ready made” di Duchamp: meri contenitori di un messaggio cerebrale del tutto arbitrario, strumenti per provocare una reazione emotiva di orrore, di disgusto, di meraviglia ecc. Quello che conta non è dunque l’oggetto artistico (che in fatti non è artistico: un pisciatoio vale l’altro) ma il significato appiccicato sopra. Un significato quasi sempre nichilista. Il pisciatoio rovesciato somiglia ad un corpo femminile materno. Significato: la vita umana è pura esistenza organica che si decompone e marcisce, essendo l’urina segno tangibile di questo marcire. Tutta l’arte post-concettuale esibisce il disgusto nichilista per la vita, intesa come mera sopravvivenza corporea. E dagli col letame, lo sperma, i genitali e giù di lì.
    Dunque l’oggetto concettuale non è concepito come un oggetto estetico. Anche se sul mercato vale miliardi, lo squalo in salamoia di Hirst non ha né vuole avere un valore estetico. Tuttavia non escludo che certe installazioni concettuali, più impregnate di gusto surreale, possano avere un intrinseco valore estetico. Non sono una purista, sono convinta che si possa tirare fuori la bellezza anche dai materiali di scarto. Sono convinta che anche un assemblaggio di oggetti rotti, kipple, rottami arrugginiti possa avere una bellezza poetica. Ma per tirare fuori la bellezza dai materiali di scarto ci vuole una intenzione estetica e la capacità tecnica di realizzarla. Ebbene io purtroppo questa capacità non la vedo in giro. Vedo solo installazioni che i primi cinque minuti ti urtano, ti divertono e ti colpiscono, ma che dopo cinque minuti ti fanno sbadigliare. Insomma, il concettuale oggi è al massimo una riedizione, molto involgarita, della poetica barocca: “è del poeta il fin la meraviglia”.

    Vorrei dire la mia anche sulla fotografia. Tutta la diatriba intorno a Tilman secondo me è oziosa. Tilman è un fotografo, inutile tentare di dimostrare che è pure un grande artista. Egli può essere al massimo un artista minore. Io non esco mai di casa senza la macchina fotografica, ho scattato migliaia di fotografie, conosco tutti i tipi di luce. Ho anche aperto un blog di sole fotografie. Ebbene, proprio la mia pratica approfondita della fotografia mi ha fatto capire che la fotografia non è arte. Mi correggo: la fotografia è un’arte minore. La fotografia si scontra con i contorni troppo nitidi degli oggetti, con la durezza impenetrabile delle superfici, con la rozezza della materia. Ma l’arte non è la rappresentazione della superficie delle cose. L’arte mira proprio a sfondare le superfici per afferrare un significato, un contenuto più profondo. L’arte è un impasto di oggettività e soggettività, è la profondità spirituale della realtà colta attraverso la profondità spirituale dell’io. Per esprimere queste profondità, l’artista deve modificare le apparenze, piegarle all’intenzione espressiva. Il fotografo ha una possibilità molto limitata di piegare le apparenze alla sua intenzione: può variare le prospettive, trovare nuovi punti di vista, regolare le luci, scegliere gli oggetti da fotografare. A volte riesce ad esprimere questa visione profonda. Ma nella maggioranza dei casi, egli descrive la realtà esterna. Egli è al massimo un acuto osservatore che sa trovare quei punti in cui sulla superficie della realtà brilla il riflesso di una bellezza superiore.

  105. Dopo essermi sciroppato gli interminabili e numerosi commenti di questo post mi è solo venuta tanta tristezza.
    Secondo me non potrete mai mettervi d’accordo perché non avete chiaro nemmeno il concetto di bellezza come probabilmente non l’ho chiaro neanche io.

    Solo un appunto sulle affermazioni di reginadistracci:
    “Egli è al massimo un acuto osservatore che sa trovare quei punti in cui sulla superficie della realtà brilla il riflesso di una bellezza superiore”

    Hai appena descritto una forma di arte. Dal dizionario garzanti: “attività umana che si compie con l’ingegno e secondo regole dettate dall’esperienza e dallo studio”

    Per osservare devi ingegnarti nella scoperta ed avere esperienza nella “cattura” dell’immagine. Esistono pure le scuole di fotografia, guarda un po’…

    Nonché trascuri che è proprio quella certa Bellezza Superiore la creatice delle tue “superfici della realtà”.

    Affermazione ancora peggiore: “la materia è rozza”
    Ma è proprio necessario e fondamentale che un oggetto risulti degno di apprezzamento solo se sconvolto e/o modificato dall’uomo?

    Che si faccia un giro su Flickr.

    Asklepios.

  106. xLeilani: non è un problema, basta dirlo chiaro…non è che mi scandalizzo. Personalmente, sono reduce da qualche ora di terrore – il PC non si avviava, grazie a MS – ma ora va e quindi si può anche cazzeggiare ;-)
    Scherzi a parte, mi pare che il nodo fondamentale sia che io vedo l’arte come una oggettività che può essere vista in modo soggettivo e tu una soggettività e basta.
    Per cui una tela pugnalata per me non è arte perchè indistinguibile da una tela strappata accidentalmente da un gancio, per te invece sì.
    Ne consegue che io sono in grado di dare una definizione di arte, ma tu no. Mi sembra di avere portato nella discussione abbastanza prove a sostegno della tesi mia; ma visto la natura della divergenza, a questo punto fermiamoci pure. La settimana ventura ne parlerò ancora, portando anche esempi pratici.

    xReginadistracci: scusami, ma ancora mi sfugge nel tuo ragionamento come rientri un Hirst nel preconcetto populista di cui parli. Mi sembrerebbe esattamente il contrario. Dove sbaglio?
    Il secondo CD di musica che abbia mai comprato era di Takemitsu. Mi aveva affascinato il titolo: “A flock descends into the pentagonal garden”. Da lui appresi il concetto di musica aleatoria: cioè si tirano a caso le note da suonare.
    Posso fare un programma che suona meglio di così. E’ arte?
    Sulla fotografia, la mia opinione è che può essere arte, ma che parte svantaggiata perchè non può che in rari casi scavare per raggiungere l’archetipo. Ovvero, il fotografo raramente è creatore, ma può solo cogliere quelo che gli è dato. Ma cercherò di parlarne meglio più avanti.
    Asklepios, credo che reginadistracci
    intendesse dire circa questo.

  107. Berlic, secondo me Reginads ha in parte ragione. Nel senso che esiste indubbiamente in una certa arte contemporanea, una tensione verso lo “spontaneo”, l’irrazionale, il viscerale, che è anti-intellettualistico, anche se pilotato in senso intellettuale.
    Tra l’altro, è qualcosa che si può notare anche nel travisamento della arte popolare e primitiva come arte “naif”, spontanea, viscerale (ipotesi del tutto campata per aria, come ogni studio serio sull’arte primitiva continua a dimostrare).
    In questo senso, la tua posizione che vede l’origine di questo in Rousseau, e la sua, non sono poi così distanti …

  108. Solo un piccolo cenno sulla fotografia.
    In realtà la fotografia può essere arte quando – in base ad una selezione – perviene ad una composizione.
    Questa selezione può avvenire materialmente (scartanto n scatti insignificanti, e cogliendo solo quelli che, un po’ per fortuna, un po’ per ricerca, possiedono quel quid che li rende notevoli e “arte”), oppure attraverso una vera e propria composizione preparata (ad es. Arnold Newman lavorava così: preparava il terreno, faceva composizione e selezione a priori)
    Sull’arte scrivo qualcosa nel tuo ultimo post.

  109. Berlicche, il pregiudizio populista (l’idea, cioè, che l’arte debba piacere a tutti senza sforzo di apprendimento culturale) ha portato, puramemte esemplicemente al dominio del commercio nell’arte. Si va affermando l’idea che è arte ciò che piace alla maggioranza della gente: quindi ciò che è commerciale. Un economista ha perfino dedicao un saggio allo squalo di Hirst, viste le quotazioni inimmaginabili che ha raggiunto. E i direttori di musei fanno a gare per esporre la mucca a pezzi: la gente accorre a frotte. Come ha detto qualcuno, oggi le mostre concettuali sono le nuove fiere e i nuovi baracconi in cui la gente va a vedere cose strane e curiose. La gente va a vedere queste cose non perché sono “belle”, ma perché urtano, colpiscono, fanno orrore ecc. Ti basti sapere che una galleria milanese quest’estate ha cercato di comprare il famoso manichino del condannato sulla sedia elettrica esposto nel luna park dell’idroscalo.
    Il populismo rousseouiano da una parte ha portato al primitivimso, all’ “art brut”, dall’altra ha portato al pop. Populismo oggi fa rima con pop, non con primitivo.
    Comunque spero di pubblicare entro domani un post sull’arte contemporanea in cui cerco di spiegare la distinzione fra le du correnti principali del moderno (astrattismo e concettualismo) fino alla vittoria definitiva del concettuale, che poi è diventato arte commerciale.

  110. Ok, reginadistracci, passi per lo squalo, ma il resto della compagnia non mi sembra molto popolare; non del tutto, almeno. Voglio dire: a chi piace Stockhausen? E, diciamocela tutta: per quanto Picasso sia un genio, a chi piace realmente l’astrattismo di Picasso? Eppure arriva di lì tutto quanto.
    Mi dà più l’impressione che ci sia una sinergia: ovvero i critici indicano quello che pare a loro, li propongono come i nuovi modelli; e chi vuole passare per sofisticato deve affermare “oh, sì, è meraviglioso” per non sembrare un burino. A meno che, naturalmente, non sia Fantozzi portato a vedere “la corazzata Potemkin”, che non a caso come esempio è diventato famoso perchè liberatorio.
    E’ il fenomeno della moda: la moda è dettata dalle case di moda, non dal “popolo”.
    Il fatto che nell’arte si è passati dalla contestazione, la ribellione per far piazza pulita dei “padri”, passata attraverso l’ideologia che l’ha fatta diventare nuovo canone indiscutibile nel senso letterale del termine. Per poi finire nel commerciale quando l’ideologia è crollata, come tentavo di delineare nel post precedente.

    Sì, Aragonbiz: non siamo affatto distanti e probabilmente è una questione più di sfumature che di sostanza.

  111. @reginadistracci il problema è che se ognuno parlasse di quello che sa non ci sarebbero problemi, quando qualcuno invece, in virtù della sua mezza cultura borghese si arroga il diritto di giudicare arte e non arte ha dei seri problemi non nel campo di giudizio artistico, ma nel campo di giudizio in senso lato. Ad esempio nel tuo discorso, interessantissimo, assumi la posizione neutrale di chi espone la realtà delle cose attraverso il filtro della propria esperienza, al contrario di chi impone il filtro della propria esperienza agli altri. Voler dare una definizione di arte per chi non ne ha fatto ragione d’esistenza è un errore a priori, perchè si può basare soltanto su un giudizio estensionale, superficiale delle cose, e non intensionale, dentro le cose alla ricerca del minimo comune denominatore. Molto spesso basandosi sul lato esterioriore si può prendere un colossale abbaglio, un esempio banale lo si ha nelle lingue, chi direbbe che il cinese è sintatticamente uguale all’italiano se non per un unico cambiamento nella struttura interna?
    E invece volendo osservare le cose e non inculcare i soliti 4 concetti che lasciano il tempo che trovano.
    Io mi tiro fuori da questa retrogradissima discussione su ciò che è arte ciò che non lo è volevo soltanto far notare il solito stremante errore di chi vuole assumere se stesso a metro di giudizio di tutte le cose.

    Vorrei concludere con un pezzo di Heidegger che mi ha colpito molto e penso possa aiutare a una autoanalisi del modo di avvicinarsi alla discussione, che qui oltre all’hai ragione, sei un troll, sei un demente, vieni dalla mia sponda non va.

    […]poiché è il discorso ha perso o non ha mai raggiunto il rapporto originario con l’ente di cui si discorre ciò a cui si partecipa non è l’appropriazione originaria di questo ente ma la diffusione della ripetizione del discorso. Ciò-che-è-stato detto si diffonde in cerchie sempre più larghe e ne trae autorità. La chiacchiera si costituisce in questa diffusione, in questa ripetizione del discorso nelle quali le incertezze iniziali in fatto di fondamento si aggravano fino a diventare infondatezza. La totale infondatezza della chiacchiera non è un impedimento alla sua diffusione pubblica ma un fattore determinante. La chiacchiera che è alla portata di tutti non solo si esime da una comprensione autentica ma si diffonde con una comprensione indifferente per la quale non esiste più nulla di certo con la sua presunzione di assumere dall’inizio la comprensione di ciò di cui si parla e che impedisce ogni riesame e ogni nuova discussione.”

  112. x Berlicche: io non sono una autorità in materia, comunque la mia impressione è che l’arte contemporanea passi da un estremo all’altro senza possibile sintesi: 1) estrema incomprensibilità basata su di un codice accessibile solo alle élite, 2) degenerazione commerciale. Entrambi questi estremi sono esito della negazione della natura metafisica della bellezza, come spiegherò in futuro.
    Ebbene, l’arte concettuale è l’esempio perfetto, essendo passata da un estremo all’altro. Negli anni sessanta, settanta e ottanta era l’arte per gli intellettuali parolai che erano in grado di decodificare il significato appiccicato sugli orinatoi e sulle sedie rotte (rivediti Alberto Sordi e la sua signora alla biennale del ’78 per farti due risate). Negli anni novanta, la svolta: il gioco intellettuale fine a se stesso evapora e restano opere da baraccone che attirano l’attenzione del pubblico alla ricerca di emozioni forti. Alcune gallerie londinesi dirigono il gioco, esponendo i letti sfatti pieni di siringhe della Emin, una specie di Emy Winehouse – strafatta e sballata – del concettuale. Intanto Jeff Koons, noto come marito di Cicciolina, raggiunge quotazioni stellari con opere talmente kitsch che fanno male agli occhi: statuine di Michael Jackson, cuori giganti o coniglietti di plastica. Egli dichiara espressamnete di volere soddisfare il gusto del pubblico, copiando o stile della cultura di massa.
    Per quanto riguarda Picasso, bé, lui era l’anima del commercio. Era talmente ricco che si era comprato perfino un castello. Ancora oggi il Museo Picasso a Parigi è affollato come la metro all’ora di punta.
    In musica, invece, le cose vanno molto diversamente. La musica fin dal principio si è divisa in due filoni: da una parte la musica “d’uso” – dal pop alle canzonette di Sanremo – dall’altra la musica sinfonica. Ebbene, mi dispicace, ma la musica sinfonica moderna, nonostante alcuni gravi limiti, resta grande musica. Takemitsu non so, non lo conosco abbastanza. Ma Ligeti e Stockhausen sono grandissimi, più Ligeti (secondo il teologo Bruno Forte, la musica di quest’ultimo è in grado di esprimere l’ineffabilità del mistero dello Spirito; Ligeti lo puoi ascoltare in 2001 odissea nello spazio e in Shining di Kubrick). Il problema è che oggi i grandissimi sono destinati alla miseria, mentre gli infimi si arricchiscono. Nulla di cui sorprendersi: il popolo non apprezza la grande musica, in passato lo sapevano, tanto è vero che i musicisti non dipendevano dal mercato ma dal mecenatismo dei principi e degli esperti.
    Invece Picasso e gli astrattisti sono ancora un altro problema, che affronterò. Comunque Picasso era l’anima del commercio. Era talmente ricco che si comprò perfino un castello.

    x FF. Ti assicuro che qui nessuno ragiona per schemi o per imporre i propri schemi agli altri, nemmeno Berlicche. Magari per esigenze retoriche talvolta assume un tono perentorio. Comunque, credimi, ti capisco. Anch’io vado fuori dai gangheri quando dicono che l’arte contemporanea la possono fare anche i bambini all’asilo. Io l’ho studiata ed amata. In passato ho avuto una passione per Kandinskij, Jackson Pollock e Burri. Ma passato l’amor fou, ho dovuto giudicare con distacco quest’arte, o dovuto riconoscere che ha dei gravi limiti. Il contemporaneo non va condannato in blocco (come fanno certi apocalittici alla Blondet) ma tuttavia va giudicato, per vedere cosa c’è di buono e cosa c’è di cattivo.
    P. S. ma che movimento ha fondato tua madre?

  113. ti ho mandato un pvt :)
    per il resto che dirti, avrai ragione tu, e sono anche dell’opinione che ci si può azzardare a dire buona arte o arte non buona, ma sicuramente non ci si può azzardare a fare un giudizio del tipo arte e non arte, usando poi come metro per farlo la sua tensione alla verità o il suo aspetto formale.

    Saluti

  114. Uhm…sinceramente questi opposti eccessi penso che ci siano solo nel momento in cui consideri l’arte per così dire ufficiale (quella indirizzata da Flash art, per intenderci); ma il mondo, per fortuna, non si limita a quello. Di Koons e gli altri mi impressiona come siano passati di fatto dal totale impegno “politico” al relativismo più assoluto senza cambiare minimamente stile e linguaggio – ne avevo accennato. Ma temo che in realtà coloro che si appassionano alle loro opere siano tutt’altro che un popolo, quanto piuttosto un ambito autoreferente e scarsamente – in proporzione – numeroso. Per contrapposizione, ti invito ad esempio a dare un’occhiata al mondo dei fumetti, magari anche solo ad una sua piccola parte come i fumetti di supereroi. Se sfogli i cataloghi ci trovi opere da mozzare il fiato: originali, con tecniche innovative, letteralmente centinaia di giovani con un talento mostruoso. E’ commerciale fino al midollo, ma va oltre al commerciale, spesso molto oltre. Snobbati dalla cultura di un certo livello; ma è quella l’arte veramente popolare.
    Ligeti lo conosco bene, da quando fui folgorato dal suo “Lux Aeterna”. Sugli astrattisti anch’io dirò qualcosa.

  115. i fumetti…. oddio. lol
    mi parlassi di Manara come darti torto, ma di super eroi (quelli giapponesi che sparano raggi gamma dal sedere? Oppure quelli sui cliscé volemosi bene, l’amicizia vince ogni difficoltà etc etc) mi fai ammazzare.

  116. mai dare da mangiare ai troll …

  117. e allora perchè continui a farlo? Fai come Berlic ignorami se ti riesce così difficile vuol dire che mi dai importanza.

  118. Berlicche è assai più compiutamente cristiano di me, FF. Metaforicamente, mi prudono “le mani”, anche se so che sto sbagliando a rispondere. Altro che porgere l’altra guancia.
    La realtà è che, quasi dall’inizio, sei stato tu a non voler discutere, a dire che eravano tutti ignoranti ecc. ecc., tranne la ReginaDS (in un patetico tentativo di portarla dalla tua parte … che però, si capisce, è una aprioristica e acritica difesa della “arte contemporanea”, ora che, da almeno 20 anni, nelle sue linee principali è ormai frusta (come una vecchia e avvizzita donna di facili costumi), ed ha annoiato ormai la gran parte degli esseri pensanti privi di complessi d’inferiorità culturali, (del tipo “ma se dico questo, sembro non aggiornato! … ke penseranno di me!?”).

    Non hai portato nessun contributo di ragionamento alla discussione.
    Solo qualche citazione di Freud e Heidegger. A mio avviso, anche notevolmente a sproposito.
    Tutto questo è molto triste. Fa abbastanza pietà, onestamente.
    E credo che sia comunque un bene per te che qualcuno te lo dica in faccia molto chiaramente.

  119. qui l’unico esaurito sei tu, la discussione tra me e berlic ti precede e quindi non ti sorprendere se non capisci ciò che dico che è riferito prevalentemente a lui e non te di cui sinceramente non mi interesso. Che sia OT è probabile, perchè mentre tu come una gallina ti sei battuto per trovare un criterio di definizione di arte non arte estensionale (cerca la definizione) io ho proposto un criterio intensionale (Freud). Dopo di che ho proposto una spiegazione della natura di questa sterile discussione citando Heidegger e condito tutto dal mio solito modo di rivolgermi alla gente del calibro di Berlic, a dirla tutta i tuoi messaggi non li ho neanche letti non stavo parlando con te sei tu che cerchi un confronto con me, domandati perchè ti interessa.

    Per il resto ho apprezzato di Regina di Stracci il suo modo di proporsi critico ma di chi ha studiato, non critico di chi ha leggiucchiato.
    Anche io potrei citare quello e questo, farmi bello con gli artisti che conosco e di cui ho visto magari due foto o un paio di dipinti e sculture, ma sinceramente questa è chiacchiera e la lascio a te. Ps: leggiti perchè la gente ama la chiacchiera potresti esserne sorpreso.

  120. Si, si. Hai ragione.

  121. sei preoccupante, mi interpelli ti rispondo e replichi si si hai ragione…
    non ci stai più dentro.

  122. @112:reginadistracci:
    “Ti assicuro che qui nessuno ragiona per schemi o per imporre i propri schemi agli altri, nemmeno Berlicche. Magari per esigenze retoriche talvolta assume un tono perentorio.”
    ???????????????????????????????

    Mara nada

  123. Seguo sempre il blog, ma non intervengo quasi mai, un pò perchè trovo molto più interessante ascoltare (in questo caso leggere) che parlare (scrivere) ed un pò perchè alla fine le discussioni su internet mi sembrano sempre un pò sterili. Devo dire che in questa mia frequentazione silenziosa ho incontrato un fenomeno particolare, che è quello di Fantasiafinale2. Leggendo sono arrivato a concludere che: o si tratta effettivamente di un troll (ma mi sembra improbabile) oppure di una persona che nello scrivere non tiene in minimo conto della coerenza (intesa non tanto come pervicacia nel sostenere le proprie posizioni ma proprio più banalmente come capacità logica di scrivere frasi in sè consistenti). Lo si vede infatti invitare gli altri ad uscire dai luoghi comuni e dai pregiudizi ed argomentare allo stesso tempo i propri ragionamenti con frasi del tipo “vattene in chiesa” (come risposta al primo intervento di un anonimo che non conosce), “mattonate clline”, “voi fate/siete cosi cosà” ecc. Ancora, accusa chi si sente di poter parlare di tutto perchè in possesso di una cultura “medio-borghese”, e nel contempo discetta con piglio sicuro di ogni argomento. E arriva a vantarsi, dopo 28 (!!!) messaggi spesi a commento del post, che lui non si fa bello delle proprie limitate conoscenze sul tema ed evita di chiacchierare a sproposito. Prevedo già le obiezioni di FF2 (i suoi pregiudizi sono solo verso chi si è mostrato a suo modo di vedere “meritevole” di subirli, in tema d’arte comunque in famiglia ne ha sempre sentito parlare ecc.) ed in parte le capisco: nel mio intervento ho volutamente forzato i termini. Il fatto è che non sopporto chi fa il pelo agli altri ma non guarda a se stesso. E, aldilà dei contenuti, il modo di argomentare di FF2 è chiaramente arrogante, tendenzialmente settario e, a volte, pretestuosamente saccente. Il che non coincide per nulla con l’immagine di pensatore libero ed intelligente che egli vuol rendere di sè.

    Enrico

  124. Accidenti, oggi è impossibile loggarsi su splinder! Comunque ho fatto in tempo a pubblicare il mio post sull’astrattismo in
    http://www.reginadistracci.splinder.com
    Berlicche, ti giuro che lo troverai molto interessante!
    Tornando a noi, Koons, Emin e Hirst non attirano solo una minoranza intellettualoide che legge Flash Art. La gente non compra le loro opere (le può comprare solo Bill Gates) ma li va a vedere alle esposizioni. E li va a vadere – lo ripeto per l’ennesima volta – non perché sono sono belle, ma perché sono cose curiose. Sei mai andato al museo Pompidou a Parigi? E’ pieno di tutte le opere che vedi in Flash Art. Ebbene, c’è una folla enorme a tutte le ore del giorno e della notte.
    del giorno e della notte.
    Quanto ai fumetti, scusami, ma sono al massimo un’arte minore. Purtroppo oggi una Victoria Francés, con le sue illustrazioni gotico-kitsch, è considerata una grande artista da tutti i tradizionalisti nauseati del moderno. Così si realizza la profezia di Scruton: il rifiuto del moderno porterà al ritorno del naturalismo kitsch.

    Per Aragonbiz: Bisogna uscire dall’idea che c’è una minoranza di critici che si inventa che il re è vestito è una maggioranza sana che vede che il re è nudo. E’ sbagliato bestemmiare contro quelli che bestemmiano contro l’arte contemporanea (come FF) ma è altrettanto sbagliato bestemmiare contro l’arte contemporanea, ridurla al risultato di un complotto di critici modaioli. L’arte contemporanea è certamente fallita. Ma prima di condannare il suo fallimento, bisogna conoscere che cosa cercava di essere. L’arte moderna è sfracellata al suolo perché voleva salire una torre troppo alta a mani nude. Ma non ha senso insultare l’arte spiaccicata sul terreno senza capire da quali altezze è caduta. Il primo a non pensare che l’arte contemporanea fosse solo un complotto di critici, era Paolo VI. Con sommo scandalo dei tradizionalisti, aveva dedicato un settore dei musei vaticani al contemporaneo. Egli era allievo di Maritain, che al contemporaneo si era molto dedicato. Ebbene, Maritain condannava con parole di fuoco certi errori (parlava addirittura di “influssi diabolici”) ma riconosceva anche che molti aspetti del contemporaneo rappresentavano un progresso rispetto all’arte classica. Certo, poi quegli aspetti non sono stati bene sviluppati, e ha prevalso il nulla. Ma c’erano, e vanno riconosciuti. Sennò rischiamo di fare i nostalgici passatisti alla Blondet, che auspicano puramente e semplicemente la ripetizione accademica dell’arte pre-moderna. Negli anni dieci i futuristi aupicavano la distruzione di tutti gli edifici e tutte le opere d’arte del passato. Oggi invece mi sembra di vedere il movimento uguale e contrario: il passatismo. I passatisti chiedono di distruggere tutti gli edifici e tutte le opere di arte moderna. Ma così non si va da nessuna parte.

  125. Molto rapidamente:
    ricordo la regola II: si commentano i post, non i commentatori. Che si dicano cose giuste o sbagliate, è una questione di metodo.

    Reginadistracci, è un bel post (ieri non sono riuscito a commentarlo causa splinder) con cui sono in massima parte d’accordo. E’ lo stesso discorso che cercherò di approfondire da parte mia.
    Sono d’accordo che nell’arte moderna c’è qualcosa da salvare, fosse ance solo l’averci fatto capire i suoi limiti
    …ma fai male a considerare i fumetti un’arte minore…;-)

  126. x luoghincompiuti. Sono d’accordo con te, certo. Ti dirò che sono tuttora appassionato d’arte delle “avanguardie storiche”, mi sono molto formato su esse. Ho seguito con costanza, fino a non molti anni or sono, il panorama della arte contemporanea da museo.
    Forse anche per questo ho ormai poche esitazioni a ritenere che un certo ciclo si sia definitivamente chiuso, e che rimanga in vita solo per speculazioni finanziarie e soldi pubblici. Che l’arte contemporanea ci sia, ma non sia nei musei, nelle “opere d’arte”, ma nelle cose vive (e ad esempio, anche nelle produzioni tipo cinema, prodotti industriali, fotografia, fumetti).
    Che, in generale, il museo sia un modo di fruizione dell’arte che uccide, o quantomeno mortifica l’arte : il museo è stretto parente degli zoo, delle esposizioni di animali impagliati, ecc.

  127. rispondo solo ad Enrico, menti, non hai letto nulla di questo blog prima di adesso se no sapresti come solitamente mi approccio alla discussione, adesso però mi sono messo sullo stesso livello dell’interlocutore medio, soltanto senza ipocrisia ;)

  128. Spezzo una lancia in favore della fotografia.

    Io ADORO la fotografia, e non mi pare un’arte minore, anzi è la più bella. Io adoro i paesaggi, ma non solo, e certi fotografi sono così..BRAVI. Mi perdo ad ammirare un cielo, una foglia, un abete…e penso che mi piacerebbe poter vedere quelle cose, non dico fotografarle perché è improbabile…

    Però, a parte questo, mi accorgo che c’è un livello dell’arte che cerca di comunicare qualcosa che va al di là del bello.

    Che le oepre d’arte più riuscite siano quelle che fanno passare il significato attraverso una forma splendida, come la Divina Commedia, mi pare indiscutibile.

    Mentre scrivo quest’ultima frase mi balena in mente la Gioconda, che non vuol dire nulla se non la bellezza della modella ( a mio umile avviso). Secondo me (e qui gioca la mia ignoranza), è stranota solo perché non si sa se sorrida o meno. Ma a me, con rispetto parlando, che cavolo me ne importa?

    Scusate la divagazione.

  129. Hai ragione, Icaro, infatti quando parlo di Bellezza la pongo vicino a Verità, a Giustizia. La Divina Commedia è bella anche perchè ha tanti livelli di lettura; così come ad esempio le opere dei pittori Rinascimentali. Dentro la “Primavera” di Botticelli, ad esempio, ci sono così tanti significati nascosti, dentro un’opera così bella, che in contrapposizione gli artisti moderni con le loro chiacchjere sono più fatui di una bolla di sapone.

  130. Io ai significati nascosti della Primavera di Botticelli ho dedicato pure un raccontino. Su http://www.fugadalfuturo.ilcannocchiale.it

  131. La stessa definizione di arte è molto ampia e suscettibile di variazioni.
    Ampia va bene, ma un concetto non può contenere negazione in sé stesso. Non serve esprimersi utilizzando delle parole (come si sta facendo qui), se poi non è possibile intendersi su un significato comune delle stesse (al di là della loro possibile capacità di contenimento delle realtà che descrivono).

    Che poi la critica, spessissimo, si concentri su pipponi autoreferenziali è vero (al cinema specialmente), ma in fondo non sta neppure a loro (per fortuna!) decidere cosa sia o non sia l’arte.
    Ah sì? E allora a chi sta? Non un caso che il valore della critica sia costantemente rigettato, oggi…
    No, mi spiace Leilani, ma tutto il modo di procedere è sterile. Non ho ancora letto nulla di convincente, e se Berlic può apparire “schematizzante”, lo stesso vale per voi, all’inverso, perché vi costruite sul rifiuto di una determinata convenzione, di qualunque tipo sia, unicamente perché la trovate sgradevole.

    Posso apprezzare benissimo quello che vedo di buono in un’arte “corrotta”, ma devo vederci qualcosa di buono, e questa è la parte oggettiva che ci interessa centrare. Per capirci, amo il Genesis P-Orridge di “Roman P.” o di “Godstar”, ma non certo quello di “Unclean”. Amo il Sade di “Les Crimes de l’amour” o di tante lettere da Vincennes o dalla Bastiglia, ma non certo quello de “La filosofia nel Boudoir”.

    Non è determinante che l’arte si leghi ad una iconografia religiosa, ma certo occorre una assoluta sincerità in essa, che possa svelare persino le contraddizioni dell’artista stesso, nel suo rapporto con chi lo apprezza.

    Nel ragazzo che fa la pipì sulla sedia di arte non c’è manco l’ombra: è solo una banale esposizione di una immagine passata per la testa di chi l’ha realizzata. E il punk è cessato nel 1977 o giù di lì. Forse già prima; gli Human League già evidenziavano le contraddizioni dell’etica punk nel 1978, con il brano “Blind Youth”, di quel piccolo capolavoro di album (testi e musica) che è “Reproduction”, di cui approfitto per proporre questo bellissimo pezzo:
    Morale / You’ve lost that loving feeling:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: